domenica 12 ottobre 2008

Parigi-Tours a Gilbert

Giornata di Parigi-Tours, corsa che un tempo era nella lista delle prove di Coppa del Mondo al pari della Milano-Sanremo, oggi trattata con meno lustro e prestigio, nonostante sia arrivata alla 102° edizione. E’ una corsa per velocisti, lunga ma non impegnativa e che ogni tanto regala soddisfazione anche a chi tenta azioni personali.
Vanno in fuga in cinque, il crono man Zabriskie, Lemoine, Euser, Delfosse e Velers. Il tutto andrà a vanificarsi ai meno venticinque dall’arrivo. Nasce da qui una lunga serie di attacchi che vedono fra i protagonisti Turgot, Vogondy, Delage e Kuyck. A loro si aggiunge alla battaglia il noto belga Gilbert.
Il tutto sembra utopico, ai meno 3 km dall’arrivo, lungo l’infinita strada lineare che porta all’arrivo, il quintetto ha davvero pochi secondi. Ma il gruppo non si organizza per il meglio e sotto il triangolo rosso dei mille metri finali i fuggitivi hanno ancora un buon margine.
Vince il più famoso dei cinque, Philippe Gilbert della Francaise des Jeux’s (saranno contenti i francesi), che sconfigge il connazionale Jean Kuickx e il francese Sebastien Turgot. Primo degli italiani Daniele Bennati, arrivato ottavo dietro ad Erik Zabel e davanti di due posizioni a Tom Boonen, grande favorito di giornata.
Corsa la Parigi-Tours non rimane che il Giro di Lombardia, dove già si annuncia grande battaglia fra i grandi.

mercoledì 8 ottobre 2008

La fiera dell'ipocrisia



Maledetto mondo ipocrita. In ogni settore c’è ipocrisia perché la gente è così, non ci si può fare nulla per cambiarla.
In questi giorni invece di parlare di news sul mondo del ciclismo che va a rotoli ho preferito dedicare 4 post divisi in parti a Paolo Savoldelli.
Motivo? Nausea, tanta nausea nel leggere di scandali sul doping. Non c’è giorno che non venga menzionato il doping. I due casi più eclatanti? La doppia positività di Piepoli al Tour de France e quella di Stefan Schumacher sempre nella corsa francese. La lista aumenterà nei prossimi giorni… Per Schumacher il rischio è di due anni, come Riccò. Per il compagno di squadra di Riccardo, tal Leonardo Piepoli, non c’è nessun problema: aveva 37 anni e la squalifica gli anticipa solamente la chiusura della sua carriera, infangata. Non ci voleva comunque un laureato in ingegneria per capire quanto fosse inverosimile la vittoria del trentasettenne sulla salita dell’Hautacam. Idiota chi ci ha creduto.
Chiusa prima parentesi. Ne apro subito un’altra. Notizia di giornata: Il ciclismo fuori dai giochi Olimpici?”.
E poi…

Il Comitato olimpico internazionale potrebbe escludere il ciclismo dai Giochi Olimpici. Lo ha annunciato il vicepresidente del Cio, Thomas Bach, in un'intervista al quotidiano tedesco "Frankfurter Allgemeine". L'idea è nata dopo gli ultimi due casi di doping che hanno coinvolto Leonardo Piepoli e Stefan Schumacher, trovati positivi all'Epo di ultima generazione (Cera) al Tour de France di quest'anno.
"Tutto ciò è drammatico perché dimostra che il ciclismo è lontano dal raggiungere un cambiamento di coscienza" ha detto Bach. "La stupida sfrontatezza sembra stia continuando, il ciclismo sta perdendo la sua credibilità" ha proseguito il vicepresidente del Cio che ha concluso: "Dobbiamo domandarci se non sia giunto il momento di ordinare una pausa al ciclismo dalle Olimpiadi".


Ed io dico: ma che siete scemi? Mica lo scopriamo ora il doping in questo sport, anzi, NELLO sport. La positività di Schumacher ha infangato le Olimpiadi con la sua partecipazione nella prova a cronometro? Perché, pensate che i partecipanti di altri sport siano più puliti? Penso proprio di no.
Lo sport vive nel doping, non c’è solo il ciclismo. Radiare questo sport dai giochi olimpici sarebbe un gesto ingiusto e ipocrita.
Il ciclismo sta perdendo di credibilità? L’ha già persa da tempo ma molti altri sport dove fanno passare tutti per puliti non è da meno. Se volete escludere il ciclismo allora fate prima a non preparare nemmeno i prossimi giochi olimpici.
Provo disprezzo.

Paolo Savoldelli story - ultima parte

Discovery (2006), Astana (2007) e Lpr (2008)


















Dopo la grandissima stagione targata 2005, Paolo Savoldelli è uno dei grandi attesi insieme a Ivan Basso per il Giro d’Italia 2006. Il capitano della Csc è in vena di riscatto da quella crisi che gli costò l’intera classifica finale, mentre Savoldelli ha voglia di riconfermare con ancora più autorità la sua magia rosa.
Quell’anno il Giro partiva dal Belgio in omaggio ai tanti immigrati italiani andati a lavorare in quella nazione. Il cronoprologo di Seraing mette subito in allerta gli avversari del falco: Paolo Savoldelli stravince infliggendo distacchi abbastanza alti per i soli 6 km del tracciato.
Il primato durerà fino alla 3° tappa, quella con arrivo a Namur, quando Stefan Schumacher vince la tappa e gli ruba la rosa (la sua ultima maglia rosa).
Tutto tranquillo fino alla 5° tappa: la cronosquadre. Era dal 1989 che una cronosquadre non veniva affrontata nella corsa rosa. La Csc di Basso fa subito capire di essere la squadra più compatta in assoluto, 2° a un solo secondo si piazza la T-Mobile di Ullrich, venuto al Giro per allenarsi in vista del Tour de France. Si difende bene la Discovery Channel di Savoldelli, terza a 39”. Nonostante la vittoria della Csc a vestire la maglia rosa sarà l’ucraino Sergei Honchar, militante nella T-Mobile.
Dopo il secondo posto nella tappa intermedia di Saltara, Savoldelli è 2° a soli 6” da Honchar, alle sue spalle l’avversario più temibile, Ivan Basso a 11”. Tutto è quindi pronto per l’indomani, la tappa che farà arrivo sulla Maielletta sarà il primo responso per chi vuole fare suo il Giro.
Ma è una giornata no quella di Savoldelli sulla Maielletta, mai in corsa e sicuramente in affanno per il ritmo imposto da Basso, il falco chiude 15° a 2’20”.
Il Giro continua con tappe intermedie e alla 11° tappa si arriva ad una cronometro in stile Tour de France: 50 km nelle strade di Pontedera.
Che fosse venuto per allenarsi si sapeva ma questo Jan Ullrich che domina e si prende il lusso di sconfiggere anche la maglia rosa Ivan Basso, era del tutto inaspettato. Sarà l’ultima vittoria del tedesco in carriera, spodestato poi dall’Operacion Puerto qualche mese più tardi. E Savoldelli? Se la cava bene rispetto agli altri big della vigilia perdendo 1’19” da Ullrich e precisamente 51” da Basso che crea l’abisso fra se e gli scalatori quali Cunego, Simoni e Di Luca. Il Giro sembra già chiuso.
Savoldelli prosegue sempre con linearità, in salita si capisce che non ha assolutamente un gran passo e deve solo limitare i danni sul padrone della corsa, Ivan Basso. Un po’ come succedeva in quel Giro 1999 quando invece di Basso era Pantani a dominare la strada.
Nella 13° tappa, quella di La Thuille. in una giornata freddissima, vince Piepoli controllato da Basso, tutti gli altri staccati compreso Savoldelli che chiude con altri 2’36” di svantaggio. Il bergamasco nel dopo corsa si ritroverà terzo nella generale a 5’30” dal bionico della Csc.
Stessa storia tre giorni più tardi, sul Bondone, ai -13 km dall’arrivo Savoldelli si stacca insieme a Cunego e Di Luca mentre davanti Basso fa man bassa di tutti i suoi avversari volando verso l’ennesimo successo. Pagherà sulla cima 3’27” dal varesino, complice anche l’allergia che non lo fa esprimere al meglio di se stesso.
E’ un Giro per scalatori, non c’è altro da dire, le salite sono davvero tante, dopo il Bondone sarebbe la volta del durissimo Plan de Corones, inedito e sterrato. Ma quel giorno nevica e la tappa viene tagliata eliminando il Passo delle Erbe e facendo terminare la corsa sul Passo Furcia. In questa tappa Savoldelli cede il terzo posto in classifica nei confronti di Simoni. Perderà ogni speranza nelle ultime tappe di montagna prima del grande finale, dapprima nel tappone dolomitico con arrivo sul Passo San Pellegrino e poi nella gloriosa tappa dell’Aprica, quando Simoni e Basso vanno via di forza. A Milano sarà quinto a 19’22” da Ivan Basso, portandosi a casa, però, la classifica della combinata (maglia blu vestita per tutto l’arco del Giro).
Dopo un Maggio assai logorante partecipa al Tour de France con una Discovery Channel orfana del suo autoritario capitano Lance Armstrong. Quella del Tour 2006 sarà infatti una Discovery assai disorientata e senza uomini in grado di tenere botta per l’alta classica. Di fatto, il Tour del falco termina dopo dodici tappe.
Al termine del Tour de France Savoldelli viene contattato da Alexandre Vinokourov per correre con la nuova squadra kazaka, l’Astana, dal budget elevato. Savoldelli fa armi e bagagli e ancora una volta cambia team.
E nonostante i 34 anni è un Savoldelli tutt’altro che tramontato. L’aria d'Astana è efficace, il falco trova una grande forma al Giro di Romandia come era sempre abituato e vince il cronoprologo di Friburgo. Si presenta poi al Giro d’Italia 2007 con velleità di maglia rosa. Nella cronosquadre di apertura l’Astana è subito seconda a 13” dalla Liquigas. In seguito ad una caduta nell’arrivo di Pinerolo (11° tappa), Savoldelli dovrà rinunciare a puntare al Giro d’Italia, che probabilmente non avrebbe vinto lo stesso, mettendosi a disposizione del compagno di squadra Eddy Mazzoleni, quell’anno in uno stato di grazia che gli consentirà di salire nello scalino più basso del podio.
Paolo sarà importantissimo per Mazzoleni soprattutto nella tappa Dolomitica con arrivo alle Tre Cime di Lavaredo: il falco farà guadagnare moltissimi secondi al compagno di squadra lungo la discesa del Giau consentendogli di risalire al secondo posto provvisorio.
Ritrovata poi la forma dopo la caduta di Pinerolo, il bergamasco dimostrerà di essere della partita nell’ultima cronometro di Bardolino-Verona, vincendo la tappa sul compagno di squadra Eddy Mazzoleni, terzo a Milano.
Si prepara poi a dare man forte ad Alexandre Vinokourov al Tour de France. Quell’anno il kazako doveva essere l’uomo da battere ma in seguito ad una caduta e poi alla positività all’antidoping, seguita poi a quella del compagno di squadra Kashechkin, il team Astana sarà costretto a lasciare il Tour de France.
Dopo tale vicenda Savoldelli passa ad una nuova squadra, la LPR dove trova l’ultimo vincitore del Giro d’Italia, Danilo Di Luca. Durante il Giro d’Italia 2008 sarà un importantissimo gregario per l’abruzzese, aiutandolo in più occasioni (ricordate nella tappa con arrivo sul Ponte Pora?). In seguito alla partecipazione al Giro d’Italia ha annunciato il ritiro dal mondo professionistico fissato al termine della stagione odierna.
Mancherà sicuramente la sua figura, da tempo diventata d’obbligo in palcoscenici quali i grandi giri.

martedì 7 ottobre 2008

Paolo Savoldelli story - III parte

Gli anni bui alla T-Mobile e la seconda vittoria al Giro d'Italia






















Dopo la vittoria inaspettata al Giro d’Italia, per Paolo Savoldelli si riaprono nuovi orizzonti. La sua avventura con la Index-Alexia è già finita dopo un anno. Il falco decide di cedere alle offerte lusinghiere del Team Telekom e viene così acquistato dalla squadra tedesca per prendere il posto di Jan Ullrich, quell’anno militante con il Team Bianchi dopo le disavventure avvenute nel 2002. Alla Telekom, Savoldelli deve dividere il posto con altri grandi big: Santiago Botero, Andreas Kloden e Alexandre Vinokourov. Fatto sta che in due anni il bergamasco non avrà mai la possibilità di correre il Tour de France. Motivo? Mille cadute. Elencarle tutte non è facile ma ci provo: cadde mentre si allenava a Tenerife; ebbe un incidente con una moto mentre si allenava in Germania; quindi si ruppe il polso durante il Giro di Colonia, riportando anche un trauma cranico; infine gli esplose una ruota mentre si allenava in California riportando la frattura della clavicola destra.
In poche parole, due anni neri.
A fine 2004 la parentesi T-Mobile (ex Telekom), è conclusa e per lui arrivano offerte dalla squadra di Lance Armstrong. Si, proprio così, Savoldelli passa dall’altra parte della parrocchia, questa volta alla Discovery Channel (ex Us Postal) e la fortuna, come per magia ritorna.
Sono passati altri tre anni dall’ultimo Giro d’Italia, la carriera del falco è un continuo alternarsi di momenti esaltanti ed altri da dimenticare. Ma a trentadue anni Paolo si ritrova alla corte di Armstrong come gregario. Pochi scommetterebbero di rivederlo lottare in un grande Giro ma da quell’anno anche la squadra di Armstrong partecipa al Giro d’Italia, ovviamente senza Armstrong. Quindi, dopo tre anni, un ritorno assai gradito. Ma quale sarà il livello attuale del bergamasco dopo diverse stagioni lontano dai grandi giri? La risposta è immediata. Savoldelli appare ringiovanito, anzi, ridimensionato. La Discovery Channel lo ha evidentemente ricaricato e già dal prologo di Reggio Calabria si vede: 4° a 1” dal vincitore.
La prima settimana da sfogo a corridori come Cunego, Petacchi e Bettini. In maglia c’è Danilo Di Luca ma l’ottava tappa prevede una cronometro di 45 chilometri. Vince Zabriskie, Ivan Basso è secondo a 17” e Savoldelli terzo a 44”. Subito distanziati Simoni e Cunego, la sfida è rinviata a Zoldo Alto. E così è: l’undicesima tappa con Passo Duran e l’arrivo a Zoldo Alto fa subito disastri. Fuori Cunego, il vincitore dell’anno prima è affetto da mononucleosi e vivrà un Giro in sordina. Così i due che erano sembrati più brillanti a Firenze si ritrovano a duellare anche sulle Dolomiti. Ed è proprio Paolo Savoldelli a vincere allo sprint contro Ivan Basso che vestirà la maglia rosa nel dopo corsa. Per Paolo Savoldelli è la conferma di essere ritornato ad alti, anzi, altissimi livelli.
Passano due tappe e succede l’impensabile. Se sul Duran il più forte era sembrato Ivan Basso, nella tappa di Ortisei è Savoldelli a fare la voce grossa. Attacca e stacca la maglia rosa giù di corda. La tappa va a Ivan Parra, fuggitivo della prima ora ma è Savoldelli a vestire la maglia di leader, tre anni. Il falco diventa padrone con 50” su Basso e 53” su Di Luca.
Nella 14° tappa Basso esce definitivamente dai giochi. Ecco spiegata la crisi di Ortisei, il capitano della Csc colpito da una congestione gastrointestinale, continua a testa alta la corsa giungendo sul traguardo di Livigno con 42 minuti di ritardo.
Per Savoldelli ora è tutto un po’ più facile. Che Basso fosse l’uomo da battere già si sapeva ed ora che non c’è più per Paolo diventa un fatto di amministrazione della corsa.
A Livigno vince di nuovo Parra con l’ennesima fuga da lontano, Simoni attacca Savoldelli il quale viene colpito dai crampi perdendo 20” dal trentino e da Di Luca ma conservano in classifica un vantaggio di 25” sull’abruzzese e di 1’48” su Simoni.
Passano i giorni e si arriva alla tappa di Limone Piemonte. Va in fuga Basso che vince la corsa mentre lungo gli ultimi 5 km di salita attacca Gilberto Simoni che, insieme al fenomenale venezuelano Josè Rujano, stacca sia Di Luca che Savoldelli riportandosi a soli 58” da quest’ultimo nella classifica generale.
Savoldelli pensa a chiudere i conti nella cronometro di Torino. Sapendo di andare più forte di Simoni e di Di Luca nelle prove contro il tempo, la maglia rosa crea distacchi che lo mettono in sicuro per l’indomani. Savoldelli giunge 4° a 23” dal vincitore di tappa, di nuovo Ivan Basso. Paolo distanzia di un minuto Simoni respingendolo a 2’09” nella classifica finale: è qui che vince il suo secondo Giro.
In poche parole, una cronometro amica, quasi a volerlo riparare dalla crisi sul Colle delle Finestre che avrà il giorno dopo. Una tappa bellissima, ormai passata alla storia. Un duello indimenticabile e quella che doveva essere una situazione stabilizzata si rivela invece apertissima ad ogni risultato.
Simoni attacca all’inizio del Colle delle Finestre mentre Savoldelli non riuscendo a tenere il ritmo del trentino decide di andare su del suo passo evitando il fuori giri. Saggia decisione.
In cima al Colle delle Finestre, dove tutto è sterrato, Simoni, Rujano e Di Luca hanno 2’20” di vantaggio sul falco bergamasco. Savoldelli ha perso momentaneamente la rosa.
Lungo la discesa, sfruttando le sue note doti di discesista, Savoldelli ritorna sotto e si avvicina a 1’30” dal terzetto. A quel punto mancano una quindicina di chilometri e arriva il primo colpo di scena: Di Luca ha i crampi e si stacca subito da Simoni e Rujano appena la strada torna a salire verso Sestriere. Saltato Di Luca l’avversario più pericoloso per Savoldelli ora è Simoni. Ma la maglia rosa, lungo la salita finale trova in Van Huffel e Ardila Cano, un grande aiuto così da limitare i danni sui due uomini al comando. Inoltre, a pochi chilometri dall’arrivo Rujano stacca Simoni e lo priva dei secondi di abbuono andando a vincere la tappa. Simoni arriva con 26” di ritardo, Di Luca 1’35”, Savoldelli a quasi 2 minuti così da riuscire a vincere il suo secondo Giro d’Italia, sicuramente il più sofferto, il più combattuto.
La classifica finale è davvero allucinante dopo la tappa del Sestriere: primo Savoldelli, alle sue spalle Simoni a 28”, terzo la rivelazione Rujano a 45” mentre Di Luca deve accontentarsi del quarto posto a 2’42”.
E’ con questa seconda vittoria al Giro d’Italia che Savoldelli otterrà la giusta importanza che ad oggi lo contraddistingue.
Come per contratto, dopo la vittoria del Giro d’Italia il falco viene chiamato dalla sua squadra per andare a fare il gregario di Lance Armstrong nelle strade di Francia.
Darà man forte alla squadra nella cronosquadre di Blois, vinta fra l’altro dalla Discovery. Sulle Alpi tiene alto il ritmo, prima che il texano inizi a menare nei chilometri finali.
Tuttavia si toglie una bella soddisfazione personale. Nella 17° tappa con arrivo a Revel, il falco si inserisce in una fuga da lontano. Se ne vanno in 17, il gruppo dorme e ai cinquanta dall’arrivo il vantaggio è salito a 24 minuti. Grviko comincia a fare selezione, nella fuga ne rimangono solo otto e sull’ultima salitella se ve vanno Hinault e Savoldelli, mentre, poco dopo rientrano Arvesen e Gerrans,
E’ Arvesen ad azzardare lo scatto nel finale di corsa ma Savoldelli con una progressione allucinante lo recupera e lo supera proprio sull’arrivo. Arriva così la vittoria di tappa anche al Tour de France segno di una stagione irripetibile per il falco. A Parigi sarà 25° a 44’30” dal capitano Lance Armstrong,
Paolo può finalmente dire “Ciao ciao” alla scalogna.


to be continued...

lunedì 6 ottobre 2008

Paolo Savoldelli story - II parte

Il cambio di squadra e la vittoria del Giro d'Italia 2002


Ancora prima che finisse il Giro d’Italia che lo ha reso famoso al pubblico, Paolo Savoldelli parlava di Tour de France. Ne parlava bene vedendola una corsa più adatta alle sue caratteristiche con lunghe discese e allo stesso tempo, salite non pendenti come quelle del Giro d’Italia. Valutazione che ancora oggi non mi convince, il Tour, secondo il mio punto di vista, non era una corsa per il falco.
Quell’edizione si presentava alla vigilia assai povera di big. I due ultimi vincitori, di fatto non ci sono: Marco Pantani che già prima di Madonna di Campiglio escludeva una sua possibile partecipazione al Tour, la riconfermava maggiormente ora che c’era stato il dramma. Jan Ullrich, caduto e con problemi ad un ginocchio rimandava gli appuntamenti alla Vuelta a Espana (che avrebbe poi vinto). Sicuramente stanco per le fatiche del Giro d’Italia, Paolo non sarà mai in corsa e nel giorno dell’Alpe d’Huez saluta tutti e ritorna a casa.
Arriva il 2000. Paolo Savoldelli come negli anni scorsi entra in forma a fine Aprile, andando a vincere la tappa di Malcesine al Giro del Trentino finendo poi 3° nella classifica finale. Al Giro di Romandia vince il prologo e anche la classifica finale, dimostrando di essere prontissimo per puntare al Giro d’Italia. Un’attesa lunga dodici mesi. Sappiamo che la riconferma è sempre la più difficile. Si parte da Roma con un cronoprologo. C’è Ivan Gotti, ritorna Pavel Tonkov, c’è anche il terzo classificato dell’anno precedente Gilberto Simoni oltre a Rebellin e Casagrande. Infine ritorna Marco Pantani un anno dopo l’esclusione. E tutti i riflettori sono inesorabilmente su di lui.
59 millesimi e l’amarezza di non aver vestito la maglia rosa sin dal prologo è quello che prova Paolo Savoldelli quando termina i primi 4 km e mezzo di questo Giro. Un Giro d’Italia che parte bene ma che già dopo la prima tappa, quella con arrivo a Terracina, lo vede coinvolto in una caduta.
In seguito a quella caduta il Giro di Savoldelli cambia faccia. Nel primo arrivo in salita, precisamente sull’Abetone vinto da Casagrande, il falco accuserà ben 4 minuti.
Poi, nel primo arrivo dolomitico, sembra rinascere: a Selva di Gardena è 6° e giunge sul traguardo con il gruppo maglia rosa. Quella sarà l’ultima tappa ad alto livello in un Giro che volgerà sempre più verso il basso: 24° a 39’24” dal vincitore Stefano Garzelli.
Per riscattarsi appieno ci vuole una bella prestazione in un palcoscenico di alto livello. Così ad un anno di distanza ritorna l’ipotesi Tour de France. Savoldelli partecipa al Tour del 2000, quello della grandissima sfida fra Pantani ed Armstrong nelle salite che hanno fatto la storia della Grand Boucle.
Ma qualcosa non va più come prima. Dopo il primo arrivo in salita perde 7’26” e fino alla quattordicesima tappa, quella con l’Izoard e l’arrivo a Briancon, non si farà più vedere. Proprio quel giorno, va in fuga a 107 chilometri dall’arrivo ma ha la sfortuna di avere davanti un Santiago Botero in giornata e all’arrivo sarà secondo a 2’30” dal colombiano. Beh, sempre meglio di niente. A Parigi il bilancio è ancora deludente: 41° a 1h32’ dal vincitore Lance Armstrong.
Il 2001 è l’ultimo anno con la Saeco. Savoldelli mostra di esserci già dalla Tirreno-Adriatico: 4° nella classifica finale.
Al Romandia, poche settimane prima del Giro d’Italia, riconferma la giusta forma, vince il cronoprologo e la seconda tappa con arrivo a Vevey ed è 12° nella classifica finale.
Si arriva al Giro d’Italia che prevede tre arrivi in discesa che vanno a favore del falco bergamasco, desideroso di ritornare ai livelli del ’99. Così non sarà. Delude nel prologo di Pescara e il giorno dopo, esattamente come l’anno precedente, è coinvolto in una caduta nella famosa tappa di Francavilla al Mare che fra i grandi toglie di mezzo un papabile per la vittoria finale: Casagrande Francesco.
Nella 4° tappa, primo arrivo in salita a Montevergine di Mercogliano è attardato per una foratura e all’arrivo giungerà con due minuti e mezzo di ritardo. Sarà inesistente per tutto l’arco della corsa, ma non si ritirerà, onorando nonostante tutto il Giro d’Italia. Rispunterà proprio nell’ultima tappa di montagna con arrivo in discesa ad Arona, dopo aver scalato per due volte il Mottarone. Nel giorno di un Simoni senza avversari, Savoldelli coglie il secondo posto a 2’25”. A Milano sarà 14° a 18’42” dal trentino.
E’ tempo di bilanci. Per il 2002 la Saeco cambia completamente faccia, re leone Mario Cipollini se ne va alla Acqua&Sapone mentre Paolo Savoldelli, caduto momentaneamente in disgrazia, deve cedere il posto a Gilberto Simoni. Il falco troverà da correre nella Index Alluminio.
Ed è proprio in seguito a questo cambiamento che il bergamasco rilancia la sua carriera. Pedala bene già dalla primavera centrando un buon 4° posto alla Tirreno-Adriatico e un 12° posto al Giro di Romandia senza però dare segni incisivi di un ritorno ai livelli di quell’ormai famoso 1999.
Dal 1999 sono ormai passati tre anni e Savoldelli non è più riuscito a riconfermarsi. Caso vuole che nel Giro d’Italia 2002 qualcosa ritorni a girare a suo favore. Quell’anno la corsa rosa parte da Groningen, in Olanda, per festeggiare l’entrata dell’€uro (bella fregatura).
Già dal cronoprologo è terzo a 4” da Carlos Dominguez. Nelle tappe successive vive all’ombra della corsa rimanendo comunque sempre poco distante dai primi. Il più in forma sembra Stefano Garzelli che fa man bassa di tutte le tappe più importanti. Il varesino è maglia rosa dopo l’arrivo in salita di Limone Piemonte. Ma qualcosa si abbatte contro il Giro, nella 9° tappa Garzelli viene espulso in seguito alla positività al Probenecid mentre a Campitello Matese, secondo arrivo in salita, Gilberto Simoni vince la tappa su Casagrande per poi lasciare la corsa il giorno seguente in seguito ad una non negatività che prenderà pieghe sempre più strane. Ma questa è un’altra storia.
In poco tempo i due principali favoriti non ci sono più e nelle tappe i distacchi diventano sempre più minimi. Zero leader e dopo la 14° tappa, la cronometro di Numana vinta da Hamilton, Paolo si ritrova 9° nella generale a 59” dal primo dei big: un australiano emergente di nome Cadel Evans. Quindi, nonostante delle prestazioni poco buone, il falco è ancora in corsa per la vittoria finale. A scommetterci sono comunque in pochi, più blasonato è ora il nome di Casagrande che a detta di molti vincerà il Giro con una gamba sola. La corsa prosegue e si arriva alla 15° tappa con arrivo a Conegliano. Una tappa insignificante, non fosse che in una salita di terza categoria Casagrande viene accusato di aver chiuso nelle transenne il colombiano Freddy Garcia. La giuria lo esclude dal Giro e anche l’ultimo superfavorito della vigilia non c’è più. Tutto sembra andare a “puttane” ma il giorno dopo c’è la tappa sulle Dolomiti con la Marmolada e l’arrivo a Corvara di Badia. Vince il colombiano Perez Cuapio mentre Savoldelli giunge al traguardo secondo a 53” dal messicano. Maglia all’australiano Evans, il falco è sesto a 48”. Giro apertissimo ma allo stesso tempo di infimo livello.
Dopo la giornata dolomitica si giunge all’ultima tappa di salita, quella con arrivo a Folgaria. Quando mancano 55 km all’arrivo se ne vanno Perez Cuapio e una vecchia conoscenza, Pavel Tonkov, anche lui in sordina fino a questo momento. Cuapio cede e Tonkov vola via verso Folgaria. Ma insieme al messicano a saltare sono anche due nomi che fino a Corvara erano a pochi secondi dalla maglia rosa: Frigo e Aitor Gonzalez. I due escono dalla lotta per la vittoria finale. E nel giorno delle beffe non poteva mancare la ciliegina sulla torta. A otto chilometri dall’arrivo, accortosi che la maglia rosa sta soffrendo, è il capitano della Csc, Tyler Hamilton ad aprire il gas. Gli risponde Savoldelli e l’americano non riesce a seguirlo. Savoldelli se ne va in progressione staccando i pochi avversari rimasti giungendo al traguardo con 2’11” di svantaggio dal russo Tonkov. Savoldelli scava buoni distacchi, Caucchioli paga oltre un minuto, Hamilton quasi due, la maglia rosa Evans, andato in crisi di fame, perderà 17 minuti in soli 8 chilometri. Per Savoldelli arriva la prima inaspettata maglia rosa, piovuta dal cielo. La cronometro finale di Monticello Brianza conferma il suo primato, sarà terzo a 1’18” da Aitor Gonzales, vincitore di tappa. Per Paolo Savoldelli l’obiettivo che fino a tre settimane fa era quasi improponibile, diventa realtà: il Giro d’Italia è suo. Come Balmamion, senza vincere tappe.

continua...

domenica 5 ottobre 2008

Paolo Savoldelli story - I parte

Dal 1996 al Giro d'Italia 1999


Paolo Savoldelli è stato uno di quei corridori che piano piano è riuscito a raggiungere livelli sempre più alti. Passato professionista nel 1996, ancora ventitreenne alla Roslotto-Zg, il nostro, si scoprì presto corridore da corse a tappe. Nel 1997 si fece notare riuscendo ad arrivare 13° nella classifica finale del Giro d’Italia. La Saeco, l’allora squadra di Mario Cipollini e del vincitore del Giro d’Italia 1997 ebbe la buona idea di ingaggiarlo per la stagione 1998.
Savoldelli non deluse le aspettative, qualche settimana prima dell’inizio del Giro vinse la tappa di Tione e la classifica finale del Giro del Trentino. Fu un buon segnale e la 9° posizione nella classifica finale al Giro d’Italia non fece che aumentare i suoi crediti.
Nel 1999 Gotti passa alla Polti e Savoldelli diventa il capitano, conquistandosi i gradi sul terreno, piazzandosi 10° alla Fleccia Vallone, 4° al Giro di Romandia e vincendo per il secondo anno consecutivo il Giro del Trentino, ideale trampolino di lancio per definire la forma in vista della corsa rosa.
Al Giro d’Italia viene presentato come uno dei tanti rivali venuti a sfidare Marco Pantani il quale ringrazia gli organizzatori per avere finalmente a disposizione un Giro altimetricamente a proprio favore. Sarà una corsa per scalatori infatti dalla Spagna sbarca l’anti Pantani: Josè Maria Jimenez. C’è poi Gotti e il suo compagno di squadra Virenque, Camenzind e Jalabert, Rebellin e Zulle ecc.
Sin dai primi giorni Savoldelli c’è, controlla Jalabert e Pantani nelle tappe intermedie, li marca sul Monte Sirino ma all’ottavo giorno, nella giornata gelida del Gran Sasso, cede oltre un minuto. Il giorno dopo, nella cronometro di Ancona vinta da Jalabert, cede altri 2’08” e si ritrova 12° a 2’44” in classifica dal francese e da Pantani.
I giorni passano e arriva la tappa della Fauniera. Sarà il giorno che cambierà la vita di Paolo Savoldelli. Ad oggi la sua vittoria più bella in assoluto. Un’impresa.
La tappa è lunga 187 km e dopo il primo tratto pianeggiante prevede la scalata della Fauniera, la discesa, un’altra salitella e un’altra discesa prima dell’arrivo a Borgo San Dalmazzo.
Sul Colle della Fauniera cominciano i fuochi d’artificio, si muove Jimenez ma è un fuoco di paglia così è Pantani ad accelerare sgretolando il gruppo e scollinando tutto solo con un minuto di vantaggio su Gotti, 1’43” su Clavero e Simoni, 2’08” (!!!) su Savoldelli. Ma è qui che Savoldelli da scacco matto al pirata.
Savoldelli, sapendo di essere un buon discesista e conoscendo evidentemente il finale del percorso, scollina sulla Fauniera molto più riposato rispetto ai rivali. Si butta così a tutta lungo la lunga discesa, recupera Gotti e Clavero e se li porta dietro andando a riprendere anche Pantani. Poi stacca tutti e continua la sua cavalcata solo. Guadagnerà 1’47” in una quarantina di chilometri nei confronti del terzetto scoprendosi il discesista contemporaneo più forte in assoluto. Chi diceva che la discesa non creava grandi distacchi ha dovuto ricredersi. Al termine della tappa: maglia rosa a Marco Pantani, Paolo Savoldelli risalirà dalla dodicesima alla seconda posizione a soli 53”. Quello che fino a ieri era un corridore ancora da decifrare, oggi si è scoperto grande protagonista per grandi giri.
Il resto del Giro è un continuare a stringere i denti per perdere il meno possibile dal padrone della corsa: Marco Pantani. Il giorno dopo ad Oropa il pirata si inventa l’ennesima prodezza da campione recuperando ben 49 ciclisti nei chilometri finali in seguito ad un salto di catena. Savoldelli pagherà 49” giungendo settimo. Qualche giorno più tardi, nella cronometro di Treviso, il neo falco arriva secondo nella cronometro vinta da Gotchar e si riporta a 44” di ritardo su Pantani. Da quel momento, comincerà il lungo show di Pantani nei tanti arrivi in salita. A Savoldelli non rimane che limitare i danni: 2’46” sull’Alpe di Pampeago e quasi 2’ a Madonna di Campiglio.
Sabato 5 Giugno succede quel che succede, Savoldelli potrebbe partire con la maglia rosa addosso dopo che Pantani è stato fatto fuori, ma non lo farà, dimostrando grande sportività.
Il Giro, comunque, non lo avrebbe vinto lo stesso. Nella tappa del Mortirolo con arrivo all’Aprica il falco è davvero al lumicino delle forze. Un Giro d’Italia corso oltre i propositi gli fa perdere in una sola giornata oltre quattro minuti da Ivan Gotti che trova in Gilberto Simoni e Roberto Heras i compagni ideali accumulare minuti di vantaggio e vestire la maglia rosa a Milano.
Savoldelli coglie quindi un meritato secondo posto in uno dei Giri più duri della storia. Ed ora in molti si aspettano grandi cose da questo lombardo capace di resistere in salita, dominare le discese e cavarsela molto bene anche a cronometro. Si parla già di Tour de France.

...continua

sabato 4 ottobre 2008

Alexandre Vinokourov ritorna!

Con chi? Si dice Astana...

Tempo di ritorni e soprattutto tempo di cicli mercato. Ci ha ripensato e ha deciso di rifarsi di nuovo vivo nel mondo professionistico Alexandre Vinokourov che ha terminato la squalifica per doping (ricordate al Tour de France lo scorso anno) ed ora fa un annuncio generale che sa di beffa, visto che dopo la sospensione il kazako aveva annunciato il ritiro dalle corse.
E’ quindi passato poco per ritrovare Vinokourov, prova eclatante che la legge non è uguale per tutti ma ormai è inutile ripeterlo. L’ex corridore dell’Astana sorprende soprattutto per queste dichiarazioni “Il primo obiettivo sarà il Giro d’Italia”, corsa che lui non ha mai preso in considerazione avendo da sempre seguito la linea Telekom che lavorava esclusivamente per il Tour de France. Un Giro d’Italia che in pochi giorni, ma sono solo ipotesi, potrebbe popolarsi di tantissimi nomi importanti del ciclismo internazionale se contiamo che non c’è da escludere una partecipazione di Lance Armstrong al Giro del Centenario.
Vinokourov ha poi detto di sperare di ritrovare posto nell’Astana ed io mi chiedo? Ma se è il club dove ce ne è di meno!? Cos’è che tutti vogliono andare all’Astana? Pagano in lingotti d’oro? Oppure fa comodo mettersi dalla parte del più forte? Fatto sta che quando ho letto che il kazako aveva voglia di tornare nel suo vecchio club mi sono fatto un po’ di risate.
Dal canto suo, Johan Bruyneel, direttore sportivo dell’Astana ha smentito momentaneamente il ritorno di Vinokourov, dichiarando di non essere al corrente di un possibile legame.
Fatto sta che un altro ex grande corridore ha deciso di tornare e l’Astana, ancora una volta, è la candidata ad accaparrarselo. Ad essere cattivi si potrebbe dire che questa squadra stia diventando un vero e proprio ripostiglio.

venerdì 3 ottobre 2008

Franck Schleck sospeso dalla CSC

Vinse sull'Alpe d'Huez nel 2006



















La stagione sta finendo ma non finiscono i casi doping. Oggi è la volta di Franck Schleck, il maggiore dei due fratelli. Il ciclista lussemburghese, maglia gialla per varie tappe nell’ultimo Tour de France è stato da poco sospeso dalla Csc, squadra dove militava da diversi anni.
Franck Schleck ha ammesso di aver versato, nel marzo 2006, circa 7000 euro a Eufemiano Fuentes. 6691 euro, per la precisione, è la cifra versata dal ciclista a favore del conosciutissimo medico spagnolo.
Sabato scorso, alla vigilia del Mondiale di Varese, furono effettuale delle perquisizioni nell’hotel della squadra lussemburghese. Secondo il quotidiano tedesco “Suddeutsche Zeitung” il nome di Franck Schleck era collegato alla famosa “Operacion Puerto” e appunto al già citato dott. Fuentes: prova una ricevuta di 6691 euri.
A questa notizia il presidente dell’Unione ciclistica internazionale Pat Mc Quaid aveva lasciato tale dichiarazione “Non ci sono prove concrete del coinvolgimento di nessun atleta né ci sono documenti ufficiali. Ho letto della vicenda sui giornali e su internet, nessuno ci ha comunicato nulla e questo non è certo sufficiente per escludere un corridore dai Mondiali. Lo prevede il regolamento”.
Ieri Franck Schleck aveva detto di avere la coscienza pulita in merito ai contatti con Fuentes. Oggi l’ammissione di colpa e l’allontanamento dalla Csc.
Queste le parole del team manager: “Schleck ha tenuto un comportamento irresponsabile anche nei confronti della squadra”. Chi parla è Bjarne Riis, ex corridore e vincitore di un Tour de France (nel 1996), vinto facendo uso di EPO. Quindi, da che pulpito.
State pur certi che Franck Schleck non avrà lo stesso trattamento che hanno avuto i corridori italiani implicati in casi similari. Tanto per far capire quanto conti poco la frase “La legge è uguale per tutti”.
E intanto dai laboratori antidoping potrebbero arrivare nuovi scandali. L’associazione mondiale per la lotta al doping ha fatto avere all’Uci i risultati dei test sui campioni di sangue e urine prelevati al Tour de France, fatti con le nuove tecnologie che permettono di individuare anche il doping di nuova generazione, il CERA, tanto per intenderci. Secondo voci di corridoio c’è da attendersi nel prossimo futuro un altro capitolo di doping che riguarderebbe nomi blasonati delle due ruote. Come che non bastasse.

giovedì 2 ottobre 2008

Riccardo Riccò: squalificato 24 mesi

Ci vediamo il 30 Luglio 2010















Non è stata accolta la richiesta della procura federale di una squalifica complessiva di 20 mesi a Riccardo Riccò. Proprio oggi è arrivata dal tribunale nazionale dell’antidoping la squalifica di due anni (a partire da Luglio 2008). Delusione e amarezza per il corridore di Formigine che ai microfoni ha dichiarato che lascerà spazio agli avvocati i quali sicuramente ricorreranno al Tas. Il ritorno, ad oggi, è previsto per il 30 Luglio 2010, quindi niente Giro d’Italia e niente Tour de France per le prossime due stagioni.
Nato a Sassuolo il primo Settembre del 1983, Riccò ebbe già in giovane età traversie: nel 2001 dopo la vittoria del titolo italiano juniores di ciclocross è nella rosa degli azzurri per il mondiale, ma viene fermato per ematocrito alto. Passa fra gli Under 23 e deve rinunciare alla maglia azzurra per lo stesso motivo: sospeso 45 giorni. Nel 2005 è fermato due volte: altri 90 giorni di stop (45+45), stesso motivo. L'Uci, prima di passare professionista nella Saunier Duval, gli rilascia un certificato che attesta valori ematici naturali al di sopra del 50%. Da qui successi sorprendenti fino a quel 17 Luglio 2008 che segna, di fatto, la fine della sua prima parte di ciclista professionista.
Quando tornerà avrà 26, quasi 27 anni e probabilmente ancora la possibilità di rifarsi una carriera con nuovi successi. Ma questa è un'altra storia.
Ritorniamo a quel 17 Luglio 2008: durante il Tour de France, ai controlli antidoping della prima tappa a cronometro viene trovato positivo alla CERA (considerata EPO di terza generazione). A causa di questo scandalo la sua squadra, la Saunier Duval, decide di ritirare dalla Grand Boucle tutti i suoi corridori. Occorre precisare che il CERA non figura ancora nell'elenco delle sostanze dopanti di molte federazioni (tra cui l'UCI) ma è inclusa tra le sostanze dopanti proprio del Tour de France.Il 18 luglio 2008, il general manager della Saunier Duval Mauro Gianetti attraverso un comunicato stampa licenzia Riccò e il fido Leonardo Piepoli, ribadendo che la squadra è assolutamente estranea a qualsiasi tipo di pratica dopante. Il 30 luglio 2008 Riccò, nel corso della prima udienza davanti alla procura antidoping italiana, confessa di aver assunto l'Epo di terza generazione, il cosiddetto CERA. Nella conferenza stampa successiva alla confessione dichiara di aver commesso un errore personale e di aver agito da solo.
Una storia che non trova ancora una vera trasparenza. Ma di certo, oggi il Tribunale ha voluto mandare un segnale abbastanza chiaro al mondo delle due ruote. Chi sbaglia paga? Questo però non si può dire. Meglio invece dire “alcuni che sbagliano, pagano, altri sono ancora in gruppo che continuano a correre e vincono”. La giustizia d’altra parte non è mai stata uguale per tutti. Carriere spezzate, allontanamenti senza essere mai stati trovati positivi. Questa è la situazione attuale per molti, troppi. Non è il caso di Riccò ma di altri nomi risalenti ad un passato ancora ravvicinato. Rivedere alcuni regolamenti e fare davvero giustizia, sarebbe la cosa più sensata per un mondo che è marcio dalla testa ai piedi.

mercoledì 1 ottobre 2008

Calendario UCI 2009

Il 2008 è ancora in atto, fino al Giro di Lombardia il ciclismo rimarrà in piedi per poi immergersi negli ultimi mesi finali dove non ci saranno corse di alto livello.

Ma arriviamo a noi perchè è appena stato diramato il calendario del prossimo anno. Le corse si divideranno in Uci Pro Tour e gare storiche (HIS).
Il Giro d'Italia avrà inizio il 9 Maggio 2009 da Venezia e si concluderà a Milano il 31 Maggio. Il Tour de France, invece, dal 4 al 26 Luglio mentre la Vuelta dal 29 Agosto al 20 Settembre. Nulla di invariato.

Di seguito il calendario completo Uci del 2009:

20.01.2009 25.01.2009 Tour Down Under - AUS - UPT
08.03.2009 15.03.2009 Parigi-Nizza - FRA - HIS
11.03.2009 17.03.2009 Tirreno-Adriatico - ITA - HIS
21.03.2009 21.03.2009 Milano-Sanremo - ITA - HIS
05.04.2009 05.04.2009 Giro delle Fiandre - BEL - UPT
06.04.2009 11.04.2009 Giro dei Paesi Baschi - SPA - UPT
08.04.2009 08.04.2009 Gand-Wevelgem - BEL - UPT
12.04.2009 12.04.2009 Parigi-Roubaix - FRA - HIS
19.04.2009 19.04.2009 Amstel Gold Race - OLA - UPT
22.04.2009 22.04.2009 Fraccia Vallone - BEL - HIS
26.04.2009 26.04.2009 Liegi-Bastogne-Liegi - BEL - HIS
28.04.2009 03.05.2009 Giro di Romandia - SVI - UPT
09.05.2009 31.05.2009 Giro d`Italia - ITA - HIS
18.05.2009 24.05.2009 Giro di Catalunya - SPA - UPT
07.06.2009 14.06.2009 Giro del Delfinato - FRA - UPT
13.06.2009 21.06.2009 Giro di Svizzera - SVI - UPT
04.07.2009 26.07.2009 Tour de France - FRA - HIS
01.08.2009 01.08.2009 Classica di San Sebastian - SPA - UPT
02.08.2009 08.08.2009 Giro di Polonia - POL - UPT
16.08.2009 16.08.2009 Vattenfall Cyclassics - GER - UPT
19.08.2009 26.08.2009 Giro del Benelux - UPT
23.08.2009 23.08.2009 GP Ouest France - FRA - UPT
29.08.2009 06.09.2009 Giro di Germania - GER - UPT
29.08.2009 20.09.2009 Vuelta di Spagna - SPA - HIS
17.10.2009 17.10.2009 Giro di Lombardia - ITA - HIS