
Protagonisti indiscussi della corsa, manco a dirlo, Andy Schleck e Alberto Contador. Il lussemburghese e lo spagnolo, il futuro e il presente del ciclismo internazionale. Se le sono date di santa ragione, il biondo e il moro. Schleck, al contrario di Contador, ha fatto la voce grossa nelle prime due settimane, riuscendo a mantenere un livello alto fino a Parigi. Il madrileno, invece, ha vissuto un Tour sottotono, forse offuscato dalla forza dello stesso Schleck. Tuttavia, a portare a casa la maglia gialla, è stato proprio colui che è apparso meno brillante, ovvero Contador: furbo, intelligente, tattico, capace di dosarsi ove necessario e, anche per quest’anno, più forte del lussemburghese.
Una sfida, come di consueto, vissuta di fortune e sfortune inframmezzate nelle tre settimane: da ambedue le parti, s’intende.
Molto rappresentativo il duello verso la cima del Col du Tourmalet, anche se i due rivali non sono riusciti a regalare, per quanto mi riguarda, grandi emozioni. Di fatto, il Tour è finito quel Giovedì sera, con qualche suspance nella cronometro antecedente a Parigi grazie ad un Andy supersprint. Nel complesso il più sfortunato dei due è stato il lussemburghese, che poi abbia goduto di privilegi creati dal forte cronoman della medesima squadra, è altrettanto vero.
Il contorno, come detto in precedenza, è stato caratterizzato da varie uscite di scena, a partire da Franck, la spalla di Andy, che ha abbandonato i sogni di gloria sulle strade del pavè… successivamente Lance Armstrong, attanagliato dalle diverse cadute verso Avoriaz o Cadel Evans, stoico campione fratturato ma volenteroso di arrivare fino a Parigi.
Così la conquista del gradino più basso del podio è andata al russo Denis Menchov, re dei regolaristi e il più forte dei big nella cronometro finale: 1’52” guadagnati sulla maglia gialla.
A dar vita dura al russo nella conquista del terzo posto, ci ha pensato il campione olimpionico Samuel Sanchez che sul Tourmalet ha dato l’idea di potercela fare, senza però mettere in conto la performance di Menchov a Pauillac.
Passando al mondo delle volate, come nelle più rosee previsioni a dettare legge è stato Mark Cavendish, vincitore di cinque sprint ma privato della maglia verde dal volpone spezzino.
E’ stato un Tour positivo per i francesi (6 vittorie contro le 2 dell’anno scorso), lo è stato anche per Fabian Cancellara, leader indiscusso delle prove contro il tempo e maglia gialla per diversi giorni. Peccato che lo svizzero non abbia grandi capacità nelle tappe di alta montagna. Per finire… L’Italia deve ringraziare principalmente lo sprinter Alessandro Petacchi, capace di due vittorie e la classifica punti; non poco per un classe ’74. A Petacchi va dato merito del fatto di aver riportato nella penisola una maglia, quella verde, che mancava dal controverso sessantotto (vittoria di Franco Bitossi, se non erro).
Quasi inesistente, invece, Ivan Basso. Il vincitore dell’ultimo Giro d’Italia, contrastato dalla bronchite, è peggiorato di tappa in tappa.
A terminare il trio italico: il piccolo principe di Verona, Damiano Cunego. Un combattente capace di regalare frammenti di spettacolo, osando nelle fughe e rincorrendo, senza successo, la magica maglia a pois. Ne esce ancora una volta battuto, ma a testa alta.







L’arrivo successivo a Bagneres de Luchon, può nascondere qualche agguato anche se il Port de Bales non è certo selettiva al punto tale da stravolgere la classifica generale.
“Ritengo sempre che il cambio di velocità è per persone oltre i 45 anni. Non è meglio trionfare con la forza dei propri muscoli piuttosto che grazie all'artificio meccanico del deragliatore? Ci stiamo rammollendo, per me...datemi una bici a rapporto fisso!” (cit. Henri Desgrange, L'Équipe 1902)





Verbier, secondo e penultimo arrivo in salita di un Tour per passisti, vede finalmente lo scossone atteso oltre due settimane. Scattato ai meno cinquemila metri dall’arrivo, Alberto Contador fa il vuoto, l’unico a limitare i danni è uno straordinario Andy Schleck che oggi può dire di essere quasi pronto per le grandi corse a tappe. Terzo Vincenzo Nibali, mai così forte in passato, sorprendente Wiggins, fino a ieri pistard, oggi uomo da corse a tappe. Lance Armstrong ha perso la sfida con il compagno di squadra, da Martedì lo spagnolo sarà in giallo, per il texano invece è arrivato il momento di mantenere un podio non così certo come sembra. Primo degli italiani in classifica, Nocentini che oggi ha corso alla grande perdendo due minuti e mezzo. Nibali ora è settimo, 2’51” il suo ritardo, non vincerà il Tour de France ma un posto nei primi cinque potrebbe essere realtà.
La Francia in festa, Feillu vince il primo arrivo in salita ma in concomitanza con questo, Nocentini, che era in fuga insieme al francese, riesce a conquistare la maglia gialla, nove anni dopo Alberto Elli.
Nel secondo giorno di gloria del fenomeno Cavendish si è rivisto il Lance Armstrong dei bei tempi, furbo e scaltro nel capire il momento giusto della corsa. Il gruppo si taglia in due, davanti rimangono una trentina di corridori, nessun nome importante apparte Armstrong.
E’ partito il Tour de France con una cronometro da Monaco. Scelta discutibile, la classifica ora appare già segnata e probabilmente dopo la cronosquadre della prossima settimana verranno avvantaggiati i corridori militanti nelle squadre più competitive.

