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giovedì 16 settembre 2010

Sondaggio: Il grande giro che preferite?


Come nelle più rosee previsioni ne esce vincitore il Giro d’Italia, corsa simbolo della penisola tricolore, nata nel lontano 1909 e capace, ad oggi, di ben novantatre edizioni disputate.
Una corsa che negli anni è entrata di diritto nella storia del panorama storico, culturale ma soprattutto sportivo, raggiungendo l'apice negli anni quaranta e cinquanta grazie alla famosa rivalità tra Gino Bartali e Fausto Coppi, campioni che elevarono il Giro ai livelli del Tour de France.
E' da ritenersi il secondo GT più importante del panorama ciclistico internazionale anche se la morfologia del territorio lo rende più affascinante e avvincente della Grande Boucle.
Gli scenari della corsa rosa e le combinazioni da incastrare nell'arco delle tre settimane sono le più svariate; il disegno ideale prevede la partenza da una località del meridione e successiva risalita nella parte settentrionale della penisola. Ma tutto ciò è alquanto relativo.


Le cittadine simbolo del Giro, almeno per quanto riguarda il luogo di chiusura della competizione, sono Verona, Roma, Firenze e soprattutto Milano, città dove ha sede il giornale che organizza la corsa - La Gazzetta dello Sport - che prende il particolare colore rosa proprio dalla maglia del vincitore del Giro d'Italia.
Spazia dalle coste marittime, alle salite collinari appenniniche, giungendo poi sulle Alpi, laddove spesso e volentieri si decidono le sorti della classifica finale e dove tante storie eroiche sono state scritte dai più celebri talenti della bicicletta: Alfredo Binda, Eddy Merckx, Charly Gaul, Jacques Anquetil, Laurent Fignon, Bernard Hinault, Miguel Indurain, Marco Pantani ecc.


Molte le salite famose, tra le più importanti ed alte v'è certamente il passo Stelvio (2758 mslm), considerato assieme al non troppo distante passo Gavia (2651 mslm) una sorta di tetto della corsa rosa.
Negli ultimi decenni gli organizzatori hanno spesso e volentieri scoperto salite dalle pendenze proibitive; il miglioramento dei fondi stradali e i nuovi materiali adottati nelle specialissime dei corridori hanno contribuito a far si che si andasse alla ricerca di itinerari che potessero creare maggiore selezione. Se nell'era di Coppi il passo Pordoi era considerato come una salita di grandissimo valore, oggi i nuovi colossi sono denominati passo Mortirolo oppure monte Zoncolan, asperità più idonee ai rapporti delle mountain bike che non a quelli delle bici da corsa.
Attualmente gli occhi sono tutti puntati sull’edizione del 2011, quella del centocinquantenario dell’unità d’Italia che, secondo indiscrezioni, dovrebbe ripercorrere parte del tragitto affrontato da Garibaldi. La partenza sarà collocata nel capoluogo del Piemonte mentre la conclusione torna, dopo tre anni, in quel di Milano con probabili passaggi in Sicilia e dintorni.

giovedì 24 giugno 2010

Arriva l'Estate, ecco il Tour

Giugno è il mese che anticipa il Tour de France tra campionati nazionali, Giro del Delfinato e quello di Svizzera così da ridefinire la condizione in vista della corsa a tappe più famosa del mondo.
Cosa offre il percorso? 61 km a cronometro, pochi se valutiamo la maggior parte delle edizioni precedenti. Questo può risultare un punto a favore degli scalatori, soprattutto se contiamo che l’unica vera cronometro in linea è posizionata come diciannovesima e penultima tappa prima della conclusione di Parigi.
Le montagne? Né troppo poche né in abbondanza, diciamo che lo spazio ci sarebbe per combinare qualche cosa.
Dopo una prima settimana nervosa e da non sottovalutare visto il pavè del Belgio, ci si avvierà con le prime asperità dell’ottava tappa, quella con il Col de la Ramaz e l’arrivo in salita a Morzine-Avoriaz. Vi ricordate la lunga fuga di Richard Virenque nel 2003? All’epoca, però, dopo avere scalato la Ramaz si terminava direttamente nella località di Morzine senza andare ad affrontare l’asperità di quest’anno.

Le Alpi si consumano in due giorni divisi da uno di riposo, quindi non è detto che vada a modellarsi in modo abnorme la graduatoria generale.
Dopo l’arrivo ad Avoriaz ci sarà la tappa di Saint Jean de Maurienne che presenta quattro passi, la Colombiere, l’Aravis, Saisies e la Madeleine.
Dodici anni fa La Madeleine fu teatro di una sfida tra titani, Pantani vs Ullrich con la vittoria in volata del tedesco ma all’epoca la salita veniva affrontata dal versante opposto e l’arrivo era posizionato ad Albertville, quest’anno luogo di passaggio della Grand Boucle.

Molto più incisivi i Pirenei, anche se di quattro tappe solo due sembrano avere un’altimetria di spessore.
Nella 14° tappa si andrà ad affrontare un finale già visto, ovvero la scalata del Pailheres e l’arrivo ad Ax 3 Domaines vinto da Carlos Sastre nell’edizione del centenario (2003), e dall’austriaco Georg Totschnig nel 2005. E’ la classica giornata che può creare selezione.

L’arrivo successivo a Bagneres de Luchon, può nascondere qualche agguato anche se il Port de Bales non è certo selettiva al punto tale da stravolgere la classifica generale.
Si può dire lo stesso anche della 16° tappa, quella con arrivo a Pau, capace di ben quattro salite da scalare (Peyresourde, Aspin, Tourmalet e Aubisque) ma con gli ultimi sessanta chilometri pianeggianti che ricompatteranno eventuali tentativi degli uomini di alta classifica.
Così tutto sarà rinviato alla tappa con arrivo sul Tourmalet e che vedrà affrontare il Col de Marie Blanque e il Col du Soulor prima di aggredire la salita che attribuirà il souvenir Henri Desgrange. “Bianco come Pierrot”, “dal volto cadaverico”, così il pistard e giornalista francese definiva il Colle del Tourmalet, salita leggendaria nonché vetta regina del Tour ’10.

“Ritengo sempre che il cambio di velocità è per persone oltre i 45 anni. Non è meglio trionfare con la forza dei propri muscoli piuttosto che grazie all'artificio meccanico del deragliatore? Ci stiamo rammollendo, per me...datemi una bici a rapporto fisso!” (cit. Henri Desgrange, L'Équipe 1902)

venerdì 12 marzo 2010

Ricordi di un gregario

Ricordi di un gregario (Fiorenzo Tomasin)



Ne ho scelto uno a caso ma nel libro “Cosa comanda, sior capitano?” di Ido Da Ros, di aneddoti divertenti ce ne sono davvero tanti.

“Noi gregari finchè eravamo in gruppo e potevamo essere utili ai capitani, bene; altrimenti venivamo abbandonati a noi stessi. Mi è capitato di forare all’inizio di una tappa e di aver dovuto inseguire fino al traguardo. Nella Sestri Levante-Asti del Giro del ’60 ho inseguito per quattro ore. Sono arrivato ultimo a 35 minuti, stavano già togliendo lo striscione d’arrivo. Donato Piazza, che ha corso qualche anno prima di me, mi ha raccontato che in una tappa in cui andavamo ai 50 all’ora Magni ha preteso che lui si fermasse a fare rifornimento di acqua fresca. Il povero Donato ce l’ha messa tutta per raggiungere il capitano, ma, ovviamente, non ci è riuscito. E’ entrato con le borracce nella camera d’albergo, dove Magni si stava già facendo il bagno, e gli ha detto: “To’, Fiorenzo, ecco l’acqua!”. Ma di Magni ho sentito raccontare anche altro. Che, per esempio, in corsa si appoggiava ad un gregario facendosi trainare e, in quella posizione, riusciva addirittura a schiacciare un pisolino. Era furbo e sadico. Se si accorgeva che uno dei suoi cominciava ad andare più forte di lui, lo mandava in continuazione a prendere acqua”.

venerdì 5 marzo 2010

Parigi - Tours 2001

Parlando e ricordando anni passati…

E’ una di quelle domeniche di fine estate apparentemente noiose, anzi, l’estate se ben ricordo era già finita da almeno due settimane. Parigi-Tours, penultima prova di Coppa del Mondo del calendario Uci. La più sterile delle dieci classiche, piatta come una qualsiasi frazione per velocisti, ma lunga e per questo da non sottovalutare.
Succede che due briganti del gruppo, Jacky Durand il primo, Richard Virenque il secondo, s’inventano una fuga dopo neanche venti chilometri dalla partenza.

Durand lo conosciamo bene, è uno di quelli che al Tour è perennemente al largo, per quanto riguarda Richard, beh, che dire.
Virenque è uno di quei ciclisti molto lontani dall’attuale mentalità ciclistica, è un potenziale favorito della Grand Boucle che ha il coraggio di promuovere fughe apparentemente senza senso ma che fanno solo bene allo spettacolo perché di quello, prima di tutto, ha bisogno il pubblico.
Virenque non sarà mai un fuoriclasse, nulla ha del rivale Pantani, né lo scatto esplosivo né la continuità successiva ad esso. Eppure è dotato di grandissimo fondo e fantasia, caratteristiche indispensabili che lo hanno portato a raccogliere non pochi successi personali.
Lo scalatore francese cade in disgrazia al Tour del 1998, tramonta per la Francia, senza ancora saperlo, la possibilità di avere un corridore da alte classifiche. Ma a differenza di altri, Virenque torna a livelli discreti sia nel 99 che nel 2000, prima di ammettere di essersi dopato e ripiombare nell’abisso.
La sua ultima parte di carriera riprende timidamente nell’Estate del 2001, alla Domo, un team di medio livello che gli da l’ultima opportunità per un riscatto.

La fuga continua tranquilla in quella Domenica autunnale, il vantaggio dei due fuggitivi raggiunge i sette minuti, non pochi ma nemmeno chissà quanti se valutiamo la distanza chilometrica.
Accendo la tv e mi sincronizzo su Raitre. Si, all’epoca guardavo ancora il ciclismo alla televisione. Fuga di Virenque e Durand, sgrano gli occhi incredulo, eppure è così…
Il vantaggio non è più elevato, si sta maciullando pian piano grazie anche ad un vento contrario che non vuole dare soddisfazione alcuna a quei due “evasi”.
Le côte sono brevi e pedalabili, ma è proprio sull’ultimo cavalcavia che viene racchiuso il momento chiave dell’esito finale. Durand da buon non scalatore si impianta di botto, mentre il compagno di fuga, in barba alla fatica, al vento contrario e alla moltitudine di ore nelle gambe, rilancia l’andatura: è solo.
Il gruppo è come un aspirapolvere, sa per certo che quelli lì stanno messi peggio e che possono solo perdere secondi a palate. Così è per Durand che non ha saputo rilanciare sulla facile côte, ma il gruppo ha sbagliato i conti sull’altro, dimenticandosi per un attimo che una sua dote primaria è la resistenza allo sforzo prolungato.
Sta di fatto che si arriva all’ultimo chilometro con Virenque in fuga per pochi secondi, chi si intende di ciclismo sa che un fuggitivo tutto solo può perdere tempi spropositati rispetto ad un gruppo di ciclisti intento a preparare la volata finale. Ma a volte, il più debole prevarica sul più forte e il 7 ottobre del 2001 sancisce il riscatto della pecora nera sul “branco”. Richard Virenque ritorna ad alzare l’indice al cielo (e per fortuna che non era il medio), lasciandosi ad un urlo liberatorio che risuona quanto basta nelle orecchie di chi l’ha infangato per vari anni.
Sconfitti i favoriti Freire e Zabel, quest’ultimo amaro per la coppa persa ai danni del tulipano Erik Dekker che ringrazia quella freccia un po’ bizzarra (così veniva definito da BS) capace di imprevedibili quanto spettacolari antiche gesta.


lunedì 8 febbraio 2010

sabato 6 febbraio 2010

Monte Terminillo (Mons Tetricus)

1° puntata: Monte Terminillo


Il primo arrivo in salita del prossimo Giro d’Italia sarà situato sul Monte Terminillo (o Mons Tretricus), asperità lunga e selettiva, che creerà una prima panoramica della classifica generale. Il 16 Maggio non è poi così lontano, la tappa sarà di 189 chilometri e lascerà sicuramente il segno.
Ma quali sono le origini ciclistiche del Terminillo? Fu prima di tutto “lanciato” da Benito Mussolini, il quale non perse tempo nel dare ordine di costruire la strada che da Rieti s’inerpica lungo il colle. Da qui le promozioni pubblicitarie usando il palcoscenico del Giro d’Italia.
Fu ideata la cronoscalata Rieti-Terminillo che diventò un rituale della corsa rosa dal ’36 al ’39. Primo vincitore fu Olmo ma erano gli anni di Bartali il quale vinse la cronoscalata l’anno successivo portandosi a casa anche la prestigiosa maglia di leader. Nel trentotto e trentanove, anticipando l’ascesa al trono di Coppi, a fare la voce grossa fu Giovanni Valetti, vincitore di quelle due edizioni. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, quella che per alcuni anni era divenuta una salita importante per la manifestazione ciclistica italiana, perse lustro tracollando nell’oblio più completo.
Fu ripresa negli anni sessanta come semplice abbellimento di frazioni che si concludevano a Rieti, prima di vivere altri sedici anni di digiuno. Ricomparsa nel settantotto e successivamente nel ’81 e ’86, ritornò finalmente come arrivo in salita solo l’anno successivo quando a vincere fu Jean Claude Bagot, nella stagione del Roche cannibale.
Di passaggio nel ’91, è di nuovo arrivo nel 1992, quando Luis Herrera diede l’ultima zampata da leone prima di appendere la bici al chiodo.
Ritroviamo il Terminillo nell’edizione del 1997: Pavel Tonkov vive una prima settimana da urlo, vince la cronometro di San Marino e due giorni più tardi, nella quinta tappa con arrivo sul Mons Tetricus, si ritrova vestito di rosa ma stretto nella morsa del trio Leblanc, Pantani, Gotti.
Tre ossi duri ma alla fine, il cosacco dell’armata rossa ha la meglio e porta a casa la seconda vittoria di tappa, in un’edizione che lo vedrà secondo a Milano alle spalle di quel Gotti capace di riportare in Italia un Giro che per cinque anni era stato dominato dalle compagini straniere.
Sei anni più tardi sarà la volta di Stefano Garzelli, ritornato da un periodo di stop causa doping, riesce a correre una prima parte di Giro da padrone, basti pensare che quattro giorni prima aveva già esultato alle Terme Luigiane.
Ma sul Terminillo, Garzelli eccede, non si fa intimorire dal ritmo forsennato imposto dalla Saeco di Simoni e quando quest’ultimo accenna l’attacco è lo stesso Garzelli a rispondere e tenere testa al trentino sino all’arrivo, dove, come da pronostico, lo brucia. Per Stefano, la maglia rosa durerà solo due giorni, ma vivrà una sorta di rinascita terminando secondo nella classifica finale dominata da Simoni.
A tre anni dall’ultimo fuggiasco passaggio, siamo qui ad aspettare di nuovo un degno arrivo su un monte che non è mai passato inosservato per quanto concerne la classifica finale. C’è da dire che dal dopoguerra ad oggi, chi ha vinto sul Terminillo ha poi perso il Giro e questo potrebbe accadere anche quest’anno, essendo la prima tappa importante, sarà determinante ma al tempo stesso una bella lotteria e non è detto che vengano a crearsi distacchi abissali. E’ sicuramente l’occasione adatta per Pellizotti, il delfino di Bibione non credo si farà molti scrupoli a staccare gli avversi e soprattutto l’Avversario (Basso). Attenti a Sastre, anche se quest’ultimo lo vedo meglio sulle Alpi ed un occhio di riguardo lo riserviamo anche a quel Riccardo Riccò che ha dalla sua le caratteristiche giuste per papparsi molte tappe del Giro, non ultima quella del Terminillo. Basso ed Evans dovranno soprattutto marcare a uomo, di sicuro non potranno vincere una fantomatica volata a ranghi ristretti, a loro basterà scremare il gruppo e pregare di avere la gamba adatta per rimanere da soli prima dell’ultimo chilometro. Cosa non facile in una salita come questa.

martedì 17 novembre 2009

Passo San Pellegrino 2006

San Pellegrino 2006
E' storia recente ma sembra ieri

1° Garate tagliato a metà sulla destra
2° Voigt a 4" centro foto

7° Simoni a 2'15" tutta grinta 8° Basso " una sfinge
10° Di Luca a 2'19" appena dietro

a 25" dal gruppo maglia rosa arrivano Cunego e Gutierrez
a 2'01" dal gruppo maglia rosa, Savoldelli e Piepoli


Bs le chiamerebbe "le foto del cassetto" o del cassonetto.

mercoledì 11 novembre 2009

2009

ARMSTRONG VS CONTADOR, LA SFIDA IN CASA

E arriviamo a quest’anno, alla stagione del Giro del Centenario, del ritorno di Armstrong e Basso, mancava soltanto Ullrich all’appello ma il crucco si è dato alle macchine.
La Milano-Sanremo se la giocano le nuove leve, vince Cavendish che sconfigge Haussler. Il Giro delle Fiandre è di nuovo di Devolder che sconfigge Haussler, ancora secondo, terzo Gilbert.
Parigi-Roubaix, tris di Boonen, imbattibile, secondo Pozzato in una bolgia a suo sfavore, terzo il vichingo Hushovd.
L’Amstel è di Ivanov su Kroon e un aggressivo Gesink, pochi giorni dopo Rebellin sconfigge Andy Schleck e Damiano Cunego alla Freccia Vallone, verrà successivamente trovato positivo al CERA, ma in merito al secondo posto dell’Olimpiadi di Pechino del 2008. E’ dramma.
La Liegi Bastogne Liegi viene stravinta da un incontenibile Andy Schleck, il ragazzino che arrivò secondo al Giro del 2007, oggi può ritenersi uno dei maggiori esponenti della bici.
Giro del Centenario, ci sono molti nomi internazionali, a partire da Armstrong ma non manca Sastre, Menchov, Leipheimer ecc…
Un percorso anomalo, prima Alpi e poi Appennini, scombussola il tutto. Armstrong viene da un infortunio, non sarà della partita. Di Luca sembra essere quello di due stagioni fa, vince a San Martino di Castrozza, contiene Menchov all’Alpe di Siusi, vince poi la Cuneo-Pinerolo ed è la degna maglia rosa di metà giro.
Ma quando è l’ora della maxi crono delle Cinque Terre, Denis Menchov sbaraglia chiunque, conquista la maglia ai danni di Di Luca e lo tallona in ogni salita.
Sastre vince sul Monte Petrano, Pellizotti sul Blockhaus, Sastre di nuovo sul Vesuvio e dietro a questi c’è sempre Menchov, l’ombra di Danilo Di Luca. Non brilla invece Basso, sono lontani i tempi in cui dava minuti su minuti agli avversari.
Neanche la caduta nella cronometro finale di Roma piega il russo, Menchov è rosa fino alla fine, Di Luca perde per 41”, verrà successivamente trovato positivo al CERA.
Terza piazza per Pellizotti, quarto Sastre, quinto Basso e sesto Leipheimer, è stato un Giro di alto livello.
Passiamo al Tour de France, atteso Armstrong che dopo il Giro d’Italia si dice pronto per poter ben figurare in Francia. Ma dovrà vedersela col compagno di squadra, Contador, ritornato dopo due anni per riprendersi quella maglia gialla piovuta dal cielo.
L’Astana domina, è la squadra più forte e si vede sin dalle prime battute. L’Italia vive otto giorni in giallo con Rinaldo Nocentini, peccato per non aver portato a casa nemmeno una tappa. La situazione rimane stazionaria e noiosa fino alle Alpi, a Verbier Contador apre le danze e stacca tutti prendendosi il giallo che porterà fino a Parigi. A Le Grand Bornand, trova nei fratelli Schleck i veri rivali per la conquista dello scettro, specialmente Andy, questo giovane sorprendente che fa paura a chiunque. Armstrong è un po’ più indietro ma riuscirà nella cronometro di Annecy a salire alla terza piazza, dietro un Contador imprendibile e ad un Andy Schleck lunare.
Il Mont Ventoux decreterà la conquista del secondo Tour a Contador, Andy non può nulla, oltre quattro minuti sono troppi da recuperare in una giornata, terzo Armstrong a 5’24”, l’americano ne esce con dignità.
Primo degli italiani Nibali, settimo, da segnalare la conquista della maglia a pois di Pellizotti, maglia che mancava da molti anni in Italia.
A Settembre è l’ora della Vuelta che vede al via svariati nomi importanti. L’Italia porta a casa due tappe con Cunego che però non arriverà a Madrid. Per quanto riguarda la classifica, Valverde riesce finalmente a fare suo un grande giro, Samuel Sanchez è secondo a 55”, terzo Evans a poco più di un minuto e mezzo. Ivan Basso è il primo degli italiani, quarto a 2’12”, la sua stagione può ritenersi più che dignitosa, bene anche Tiralongo, ottavo a 9’11”.
Mondiali a Mendrisio, l’Italia ben figura con le donne, Cantele è argento a cronometro e bronzo in linea, Guderzo è oro in linea, saranno le uniche medaglie dell’intera settimana iridata.
Cancellara ritorna vincitore del campionato mondiale a cronometro, egemonia assoluta la sua, per la terza volta.
Nella prova in linea, doveva essere l’anno dei grandi nomi e così è stato. L’Italia ne esce sconfitta dopo tre annate vincenti, a vincere è Cadel Evans, uomo da grandi giri che stacca tutti e giunge a braccia alzate a Mendrisio. Per l’Australia è vittoria storica nel medagliere finale.
La stagione si conclude con il Giro di Lombardia vinto da un cannibale Philippe Gilbert che mette dietro l’olimpionico Sanchez e l’eterno piazzato Kolobnev.
Finisce così l’ultimo decennio ciclistico che abbiamo vissuto, tra qualche mese se ne apre uno nuovo, si spera con più pulizia e correttezza.


Questo è uno degli ultimi articoli dedicati al mondo professionistico, sinceramente sono stanco di dedicare spazio a questo mondo, ci sono sicuramente molti siti che fanno lo stesso e x questo il blog prenderà una nuova forma, come premesso qualche tempo fa. Metterà in secondo piano il mondo professionistico e parlerà principalmente del ciclismo amatoriale, quello immerso nei boschi, nelle colline o al fianco di una rupe rocciosa, di un lago o delle onde del mare, in una giornata di pioggia o di torrido sole, il ciclismo metropolitano, o quello delle strade dimenticate, il ciclismo lontano da riflettori e pettorali di gara. Questo sarà il mio nuovo ciclismo.

domenica 8 novembre 2009

2008

IL NUOVO GIGANTE

Penultimo appuntamento con il riassunto del decennio che sta per finire. Di questa annata ci ricorderemo di varie cose, prima di tutto la vittoria di Fabian Cancellara alla Milano-Sanremo. Lo svizzero sconfigge Pozzato e Gilbert. Al Giro delle Fiandre ha la meglio Devolder su Nuyens e Flecha, la Parigi-Roubaix è per la seconda volta di Boonen, Cancellara è battuto. Terzo Ballan, l’italiano è per la seconda volta nel podio della classica del pavè, un giorno potrebbe vincerla.
Trittico delle Ardenne, sempre positivo per l’Italia. Damiano Cunego fa sua l’Amstel Gold Race sconfiggendo Franck Schleck e Valverde, due abbonati di queste corse.
Alla Freccia Vallone Krichen sconfigge Evans, Cunego è terzo e promette bene per la Liegi che però viene vinta per la seconda volta da Valverde, il quale batte Rebellin e Franck Schleck. In tre anni, Valverde non è mai andato sotto il secondo posto alla Liegi, complimenti.
Arriva Maggio, è tempo di Giro d’Italia. E’ un’annata fortunata, ci sono molti nomi internazionali, a partire da Contador e Kloden, esclusi dal Tour perché militanti nella discussa Astana.
C’è anche Menchov che promette bene mentre l’Italia punta soprattutto su Di Luca, campione uscente ma reduce da una Primavera sofferta.
E’ un Giro che si deciderà principalmente nell’ultima settimana, difatti nelle prime due ci sono distacchi residui, Riccò vince due tappe, è il vero uomo di punta dell’Italia. La cronometro di Urbino è vinta da Bruseghin, il veneto sembra in palla e lo dimostrerà nelle salite successive.
Nella prima tappa alpina, quella dell’Alpe di Pampeago, vede la fuga di Sella che tutto solo vince con oltre quattro minuti sul secondo. I migliori si controllano, va forte Menchov ma non guadagna più di tanto, idem per Riccò e Pellizotti, mentre Contador è offuscato, ma in classifica risulta il primo dei big. Sarà sua la maglia rosa l’indomani, sulla Marmolada, che vede il bis clamoroso di Sella. Lo spagnolo si difende con i denti da Riccò e in classifica è davanti a tutti. Difenderà poi il primato nella cronoscalata di Plan de Corones, aumentando il vantaggio, ma viene attaccato da Riccò e Di Luca nella tappa del Monte Pora mantenendo la maglia rosa per soli 4” su Riccardo e 21” su Danilo. L’indomani è il giorno del Mortirolo, tutto sembra aperto ma nessuno ha la forza di fare la differenza, così, Sella va a prendersi la terza vittoria in questo Giro, mentre Di Luca cede abbandonando definitivamente i sogni di gloria.
A sancire la vittoria di Contador è soprattutto la cronometro finale di Milano dove sbaraglia i diretti rivali e conquistando la corsa rosa senza aver portato a casa nemmeno una tappa (come Balmamion).
Secondo è un polemico Riccò, incontenibile ma spettacolare, terzo Bruseghin che corona un sogno e priva a Pellizotti il podio per soli due secondi. Dopo dodici anni, uno straniero vince il Giro.
Al Tour, l’Astana non c’è e si sente. La corsa inizia nel migliore dei modi, Riccò fa sognare gli italiani, vince a Super Besse, stacca tutti sull’Aspin e arriva solo a Bagnere de Bigorre, in molti lo inquadrano come un possibile vincitore del Tour, ma in seguito alla tappa dell’Hautacam viene trovato positivo al CERA e viene fatto fuori insieme alla Saunier Duval. Ecco perché i giallo-bianchi andavano così forte! Per il terzo anno consecutivo, il Tour è nella bufera, ma la corsa va avanti, si giunge sulle Alpi senza più sogni ma tanti bisogni.
Dopo l’arrivo di Prato Nevoso, Evans perde la maglia gialla ai danni di Franck Schleck ma la classifica ha ritardi risicati, non c’è un uomo dalla marcia in più.
Ci penserà l’Alpe d’Huez a incoronare Sastre re della corsa. Stacca tutti e giunge solo sul mitico traguardo con oltre due minuti di vantaggio sul gruppo dei migliori. Resiste a Evans nella cronometro finale e a Parigi è in giallo. Secondo Evans, terzo il sorprendente Kohl, vincitore della maglia a pois, successivamente positivo al CERA.
E’ l’anno delle Olimpiadi a Pechino, la prova a cronometro è di Cancellara che saluta tutti e chiude così la sua stagione, la prova in linea è di Samuel Sanchez che sconfigge Davide Rebellin e Cancellara.
A Settembre è tempo di Vuelta, qui ritroviamo gli Astana con il duo Contador-Leipheimer, praticamente imbattibile.
Manipolano la corsa nelle tappe più importanti, Contador vince ben due arrivi in salita fra cui l’Anglirù, Leipheimer vince le due cronometro e a Madrid è secondo come Barrichello a 46” dal capitano. Terzo l’infaticabile Sastre, decimo Bruseghin primo degli italiani.
Si giunge successivamente alla settimana iridata di Varese. Si gioca in casa e si domina. La prova a cronometro non è roba nostra, difatti va a Grabsch su Tuft e Zabriskie, ma nella prova in linea non ci sono cazzi, Ballan da finisser mette tutti al palo e a gran sorpresa è il successore di Bettini che annuncia il ritiro. Secondo un amaro Cunego ma rilancia per Mendrisio.
Per Cunego la stagione non è comunque finita, poco tempo dopo è l’ora della vittoria al Giro di Lombardia, la terza, vinta contro due giovani, Brajkovic e Uran…
Ma quello che ora fa più paura è l’annuncio del ritorno di Armstrong, la stagione si conclude così, con l’annuncio del ritorno del texano e quello di Ivan Basso, tutto ciò per far sognare un 2009 da Centenario…

mercoledì 4 novembre 2009

2007

Bettini nella storia

In questa stagione viene escluso Ivan Basso, da poco approdato alla Discovery Channel, coinvolto nell’Operacion Puerto, rimarrà fuori per quasi due anni. L’Italia, orfana, cerca nelle nuove leve nomi di rango, intanto, alla Milano-Sanremo vince per la seconda volta Freire Gomez. Al Giro delle Fiandre la vittoria va ad Alessandro Ballan, terzo è Paolini, diversamente, alla Parigi-Roubaix vince un australiano, il primo del suo paese, un nome blasonato quale Stuart O’Grady.
All’Amstel Schumacher sconfigge Rebellin e Di Luca, Rebellin si prenderà poi la rivincita alla Freccia Vallone sconfiggendo Valverde e un Di Luca abbonato ai terzi posti.
Danilo è in palla e qualche giorno più tardi conquista la Liegi sconfiggendo Valverde e Franck Schleck. L’abruzzese è anche molto blasonato in prospettiva Giro d’Italia, all’orizzonte non sembrano esserci grandi rivali.
Il Giro difatti inizia nel migliore dei modi, è sua la cronosquadre e l’arrivo in salita a Montevergine, va forte anche al Santuario della Madonna della Guardia vincendo poi il tappone alpino dell’Izoard con arrivo a Briancon.
La giornata che segnerà la definitiva vittoria sarà la tappa delle Tre Cime di Lavaredo vinta dal giovane Riccardo Riccò su Piepoli. Quel giorno ci ricorderemo soprattutto dell’attacco in coppia di Savoldelli e Mazzoleni, quest’ultimo risale in classifica al secondo posto senza tuttavia impensierire la maglia rosa.
Nella giornata dello Zoncolan, sorprende soprattutto il fratellino Andy Schleck, capace a 22 anni di un secondo posto mozzafiato nella generale, stacca Di Luca e viene preceduto solo dal duo Saunier Duval, Simoni e Piepoli.
Per Di Luca è fatta, perde altro terreno nella prova contro il tempo di Verona ma a Milano conserva 1’55” su Andy Schleck e 2’25” su Mazzoleni.
E’ il Giro del cambio generazionale, a vincere è un non giovane ma dietro sia Schleck junior che Riccò scalpitano in vista del 2008.
Passiamo al Tour de France, un Tour drammatico per via dei soliti scandali doping. Doveva essere il Tour di Vinokourov ma causa una caduta, il kazako si ritroverà ad arrancare. Non lo accetterà.
La corsa è senza leader, a Tignes Rasmussen s’inventa la fuga da lontano e conquista la maglia gialla. Nei giorni seguenti si susseguono gli scatti, brilla specialmente Contador, questo nuovo volto iberico ritornato da un brutto infortunio.
Rasmussen dispone di oltre due minuti su Valverde e Mayo, ma sappiamo quali sono le sue lacune a cronometro… Cronometro vinta da Vinokourov che fino a qualche giorno prima non stava nemmeno in piedi. Rasmussen se la cava benissimo e mantiene il giallo per un minuto su Evans e due minuto e mezzo su Contador.
Quando cominciano i Pirenei, diventa un duello tra Rasmussen e Contador, a Plateau de Beille vince lo spagnolo mentre cede clamorosamente Evans, abbandonando così i propositi di vittoria.
Il giorno successivo nel tappone di Loudenville, Vinokourov fa bis, verrà poi espulso dalla corsa per trasfusione di sangue.
Nella tappa successiva Rasmussen sembra chiudere il Tour, stacca tutti e vince sull’Aubisque, ipotecando così la possibile vittoria finale. Ma la sera stessa viene cacciato dal Tour dalla sua squadra per avere mentito sulla sua reperibilità nel mese di giugno ed alimentando così i sospetti di doping sul suo conto. Tutta colpa di Cassani!
La Grand Boucle è caduta di nuovo in disgrazia, non era bastato il caso Landis del 2006, nel 2007 si raddoppia e a Parigi si arriva con una classifica segnata inesorabilmente. La cronometro finale vinta da Leipheimar consegna a Contador la vittoria finale che vince a sorpresa per soli 23” sull’australiano Cadel Evans.
Ma di questo Tour si ricorderà ben altro.
Alla Vuelta, la Russia domina e contrasta in modo egregio gli spagnoli, disabituati all’egemonia di qualche anno fa. La vittoria va a Denis Menchov che ha la meglio su Sastre e Samuel Sanchez, Evans è quarto. Per Menchov è la seconda Vuelta in tre anni, per molti è destinato a diventare un volto importante in prospettiva Tour de France.
Passiamo poi al Mondiale di Stoccarda. L’Italia vince il medagliere grazie anche alla vittoria di Marta Bastianelli nella prova in linea delle donne, oltre al bronzo della Bronzini.
Ritornando ai professionisti, la prova a cronometro è vinta di nuovo da Cancellara che sconfigge Bodrogi e Clement.
Il momento clou lo viviamo nella prova in linea degli uomini, Paolo Bettini risponde a chi non lo voleva in corsa con uno sprint al cardiopalma che lo corona per la seconda volta consecutiva campione del mondo.
La stagione si conclude qualche settimana più tardi con il consueto Lombardia, la sfida è italiana, Riccò vs Cunego, vinta dal veronese che fa bis, quarto Andy Schleck il quale incombe sulla stagione futura in modo molto pericoloso.

mercoledì 21 ottobre 2009

2006

RIVEDREMO MAI PIU' QUEL BASSO?


Il 2006 è l’inizio di una nuova era. Il vuoto dell’assenza di Armstrong dopo sette, otto stagioni di sbalorditive performance crea disorientamento ma la cosa che sconquasserà il tutto sarà Operacion Puerto.
La stagione inizia con la vittoria di Filippo Pozzato alla Milano-Sanremo, ad oggi possiamo dire che è stata la sua più importante vittoria della carriera, insieme alle due tappe del Tour.
Il Giro delle Fiandre è per la seconda volta consecutiva di Tom Boonen, il quale perde la Roubaix ai danni di un Cancellara formidabile.
All’Amstel Gold Race Franck Schleck sconfigge Wesemann, ma il re del trittico delle Ardenne è Alejandro Valverde, vincitore di Freccia Vallone e Liegi, quest’ultima davanti agli italiani Bettini e Cunego.
Poi ci si avvia per il Giro d’Italia che sarà principalmente a senso unico. Chi l’anno precedente ne era uscito con le ossa rotte, medita vendetta e così è. Paolo Savoldelli è subito in rosa ma ben presto la perde ai danni di vari outsiders, prima che Ivan Basso dia inizio alla vera guerra.
La vera corsa ha inizio sulla Maielletta, ottava tappa vinta proprio dal varesino che risponde ad un generoso attacco di Damiano Cunego. Da qui nessuno riuscirà più a strappargliela di dosso, quella maglia rosa che andrà ad allargarsi in modo un po’ troppo sovrumano.
Basso più che un ciclista sembra un ciao elaborato, perde la crono di Pontedera ma Ullrich non è certo uomo da classifica in questo Giro, perde anche a La Thuille ma Piepoli non può impensierirlo nella generale. In poche parole, Basso guadagna terreno in ogni tappa sui veri avversari i quali, giorno dopo giorno, cedono in successione.
Ed è sul Monte Bondone che raggiungiamo il culmine della corsa. E’ la giornata della grande sfida tra Simoni e Basso, vinta da quest’ultimo in modo esagerato. Nei giorni seguenti, Basso controllerà e continuerà a fare distacchi, regalando qua e là briciole a Piepoli (primo al Furcia), o benedicendo la fuga di Garate sul San Pellegrino.
Il Giro è già chiuso ma nel giorno del Mortirolo, Basso non fa alcun regalo, stacca Simoni verso l’Aprica e scatena le ire del trentino, il quale a suo tempo non era certo più generoso del varesino.
La classifica finale parla chiaro, il secondo è a 9’18” di ritardo da Basso, si chiama Gutierrez e in tanti si chiedono come sia riuscito ad arrivare così in alto. Terzo Simoni, commovente a quasi dodici minuti, poi Cunego a diciotto, Savoldelli a diciannove… Cose da marziani.
Ci si prepara per il Tour e Basso fa paura. Se sarà il Basso del Giro, sarà suo anche il Tour. Ma l’Operacion Puerto incombe, Basso, Ullrich e Vinokourov sono di fatto rispediti a casa senza muovere un colpo di pedale.
Il Tour, orfano dei più forti, prosegue nei giorni seguenti a livelli abbastanza bassi. Landis è la prima maglia gialla di prestigio, poi, una fuga bidone cambia volto alla generale, Pereiro Sio è il nuovo leader, chi riuscirà a farlo capitombolare?
Landis sembra riuscirci nel giorno dell’Alpe d’Huez (vinta da Franck Schleck sul nostro Cunego), ma lo spagnolo ha la pellaccia dura e appena Landis vive una giornata nera, si riprende di nuovo il giallo.
Il giorno successivo, l’americano della Phonak fa l’impresa di dare oltre cinque minuti al gruppo dei più forti risalendo in classifica generale… Se vede anche senza binocolo che c’è qualcosa di anomalo e difatti in seguito lo scopriremo. Intanto per tutti, in quel Luglio del 2006, Landis è vincitore del Tour, secondo Pereiro e terzo Kloden, ma nel 2007, il Tour sarà dato a Pereiro in seguito ad una positività di Landis. Brutta storia da dimenticare. Nota positiva per l’Italia, la maglia bianca di miglior giovane al piccolo principe, Cunego.
La Vuelta viene dominata da uno degli esclusi del Tour, Vinokourov riesce così a vincere il suo primo grande giro, atteso da anni. Sconfigge Valverde e il connazionale Kashechkin, primo degli italiani Piepoli, tredicesimo.
Passiamo al finale di stagione, positivo per l’Italia. Il campionato mondiale si svolge in Austria, a Salisburgo. La prova a cronometro viene vinta da Cancellara su Zabriskie e Vinokourov, mentre nella gara in linea viviamo un’esaltante momento quando Paolo Bettini alza le mani al cielo, quattro anni dopo Cipollini, sconfiggendo il vecchio Erik Zabel e un Valverde abbonato ai piazzamenti mondiali.
Bettini vincerà anche il Lombardia su Sanchez e Wegmann, onorando l’iride sino in fondo. La stagione si chiude qui, lascia un minimo di amaro in bocca per le note vicende del Tour e dell’Operacion Puerto, ma si va avanti, sempre.

martedì 13 ottobre 2009

Franck Vdb

Generazione novanta


Per i più giovani, chi era Franck Vandenbroucke? http://pensiericiclismo.blogspot.com/2008/11/il-ritorno-di-vdb.html

R.i.p.

venerdì 9 ottobre 2009

2005

Armstrong 7

Il 2005 è un anno di rilancio per il ciclismo, almeno se si considera il Giro d’Italia, da anni in decadenza. La stagione inizia con la Milano-Sanremo vinta da Alessandro Petacchi, velocista spezzino che ha raccolto in modo egregio l’eredità di Mario Cipollini.
Tom Boonen vince il suo primo Giro delle Fiandre e non contento di ciò fa sua anche la Parigi-Roubaix sconfiggendo Hincapie.
Per il secondo anno consecutivo l’Amstel Gold Race è di un italiano, dopo Rebellin è la volta di Danilo Di Luca che sconfigge Michael Boogerd, secondo per la quarta volta nella corsa di casa.
Di Luca vince anche la Freccia Vallone e a quel punto tutti dicono che potrebbe imitare Rebellin facendo il clamoroso tris alla Liegi, cosa che non avviene visto che il kazako Alexandre Vinokourov batte Voigt e… Boogerd. Da non crederci.
A Maggio è la volta del Giro d’Italia, corsa che riscopre i team stranieri di alto livello, per anni assenti. Ci sono finalmente nomi degni di nota, per lo più italiani. Scopriamo un Di Luca da grandi giri, un venezuelano di nome Rujano capace di prodigiose fughe e un Basso che per buona metà della corsa è il vero padrone, prima di precipitare in quel di Stelvio causa problemi fisici.
Così, dal tracollo di Basso ne escono bene principalmente Savoldelli e Simoni i quali si sfidano in modo epico nella tappa del Sestriere, con il Colle delle Finestre per la prima volta.
Quel giorno succede di tutto, il vincitore sarà Rujano che sbigottisce tutti conquistando il terzo posto nella classifica finale ma è Simoni il vero sconfitto di giornata, riesce si a staccare Savoldelli, ma per 28” è dietro. Una vera disdetta.
Arriva poi il Tour de France e la Discovery Channel parte già con il morale alle stelle dopo la vittoria del falco al Giro. In Francia il capitano è Lance Armstrong che ha già annunciato l’addio al ciclismo. Rivisto oggi non si può dire ciò.
Possiamo dire che è l’edizione nella quale il texano è stato più giorni in maglia gialla… In poche parole, chi si aspettava una sconfitta si è sbagliato di grosso.
L’americano è in maglia gialla già dalla cronosquadre di Blois e nessuno riuscirà più a strappargliela di dosso, nemmeno un Basso dai livelli mai visti o un Ullrich non certo malaccio.
Armstrong manipola a suo piacimento la corsa, controlla e stacca gli avversari sulle Alpi, ingaggia poi sui Pirenei delle sfide molto interessanti con Basso senza però cedere alcun secondo.
La cronometro di St Etienne parla chiaro, Armstrong ha vinto per la settima volta il Tour de France con 4’40” di vantaggio su Basso e 6’21” sul rivale di sempre Ullrich.
Passiamo alla Vuelta a Espana che era stata vinta da Roberto Heras, squalificato in seguito ad un controllo antidoping in una delle ultime tappe. Così, dopo anni e anni di vittorie iberiche, uno straniero è re di Spagna, si chiama Denis Menchov e in molti lo mettono come possibile protagonista dei prossimi grandi giri. Dietro di lui Carlos Sastre e Francisco Mancebo, già quarto al Tour de France. Petacchi vincerà la classifica a punti.
Inoltratisi nel finale di stagione, possiamo dire che il mondiale rispecchia un po’ quello che era stato Zolder tre anni prima. Largo ai velocisti e così è, Boonen sconfigge Valverde e Geslin e si fregia della preziosa maglia iridata.
La prova a cronometro rispecchia il podio dell’anno precedente, primo Rogers, secondo Gutierrez quindi Cancellara.
Il tutto si conclude con il Giro di Lombardia, vinto da Bettini su Simoni e un nome che sentiremo spesso negli anni venturi, Franck Schleck.
Che aggiungere… è la stagione che chiude il cerchio di Armstrong, dovrebbe in teoria aprire le speranze sia di Basso che di Ullrich ma l’onda Operacion Puerto è minacciosa e precluderà a molti nomi fin qui blasonati la possibilità di vincere la Grand Boucle. Ne riparleremo nella prossima puntata.

martedì 6 ottobre 2009

2004

MORTO UN "PAPA" non SE NE FA UN ALTRO

Dove eravamo rimasti… 2003. Ora c’è il 2004, anno che comincia drammaticamente per la scomparsa di Marco Pantani che condizionerà tutto l’arco della stagione.
Alla Milano-Sanremo vince Freire che sconfigge uno scatenato Zabel, il Giro delle Fiandre è roba di Wesemann mentre alla Parigi-Roubaix è lo svedese Backstedt ad esultare.
Ad Aprile Davide Rebellin compie una grande impresa, vince l’Amstel davanti all’onnipresente Boogerd, vince la Freccia Vallone davanti a Di Luca e come se non bastasse conquista la Liegi davanti ancora a Boogerd. In poche parole, in una settimana vince quello che molti non vincono in un’intera carriera.
Comincia il Giro d’Italia, la penisola è alla ricerca di un nuovo corridore da imprese. Il vuoto della morte di Pantani si fa sentire anche dopo vari mesi e questo, secondo molti, va colmato. Così, al Giro d’Italia, un Giro sotto molti punti di vista misero, è la volta di voltare pagina. Simoni non è in formissima, Garzelli vive di alti e bassi, tutti gli altri sono abbastanza mediocri e ben presto esplode Damiano Cunego, ventiduenne, scalatore ed esplosivo anche nelle volate ristrette. Cunego domina la tappa di Falzes conquistando la maglia rosa che difenderà in modo egregio dalle grinfie del compagno di squadra Gilberto Simoni, con il quale ingaggerà vari colpi di fioretto anche a parole.
Vincendo il Giro d’Italia, Cunego sembra colmare, ma solo in parte, quel vuoto lasciato da Pantani… Però è roba di poche settimane, il veronese non è mai assomigliato al pirata e non ripercorrerà quel tipo di carriera.
Al Tour de France il motto è “impedire ad Armstrong di conquistare l’ennesimo Tour de France” che lo porterebbe a quota sei, numero mai raggiunto da nessun altro ciclista.
Ullrich è il più acclamato tra gli avversari ma ben presto lui e Vinokourov vanno alla deriva e per il texano diventa molto facile l’avvicinamento di Parigi.
Armstrong lascia vincere Ivan Basso a La Mongie, va poi a vincere a Plateau de Beille, a Villard de Lans e poi, nel giorno della tappa dedicata a Marco Pantani, la cronoscalata dell’Alpe d’Huez, ipoteca in modo plateale il suo sesto Tour.
Non lascia nemmeno le briciole agli avversari, sono sue anche le tappe di Le Grand Bornand e di Besancon, distanziando di oltre sei minuti Kloden e Basso, i due avversari più brillanti, mentre Jan Ullrich esce per la prima volta dal podio arrivando quarto ad oltre otto minuti. Per Armstrong è il sesto Tour e secondo molti può vincerne altri…
In piena Estate, Paolo Bettini fa onore all’Italia vincendo l’oro ad Atene, per il grillo è l’apice di una carriera che non ha ancora finito di stupire.
E’ poi la volta della Vuelta a Espana, corsa che viene dominata in modo plateale dagli iberici. Nessun straniero nei primi 10, la vittoria va ancora una volta a Roberto Heras, inesistente al Tour ma leone nella corsa di casa. Sconfigge Perez di soli 30” e Mancebo di 2’13”. Quarto è Valverde ad oltre tre minuti e mezzo ma questo atleta è ancora un “bambino” e secondo molti ha un avvenire d’oro.
Si giunge al finale di stagione con i campionati mondiali di Verona. Acclamato più di tutti è proprio il corridore di casa Cunego che corre molto bene ma è Freire Gomez a fregiarsi del titolo per la terza volta. Secondo Zabel, proprio come alla Milano-Sanremo, terzo l’italiano Paolini che per una giornata ha pensato un po’ di più a se stesso. La prova a cronometro viene vinta dall’australiano Michael Rogers che sconfigge Ivan Gutierrez e un certo Fabian Cancellara.
Tutto si conclude con il Giro di Lombardia vinto da Damiano Cunego che corona così una stagione molto bella. Sconfigge Boogerd, secondo ancora una volta, mentre Basso conferma il piazzamento del Tour, è terzo. Ed è proprio di questi due, Basso e Cunego, che la gente già parla per una probabile sfida al Giro d’Italia 2005... Ma questa è un’altra storia.

lunedì 14 settembre 2009

2003

Armstrong è battibile, ma vince



Questa annata fu abbastanza serena, pochi casi doping e alcuni momenti emozionanti quanto basta. Ad inizio anno ci sono buone notizie per due grandi campioni che negli ultimi tempi non avevano più brillato. Ullrich ritorna con il Team Coast, divenuto poco dopo Bianchi, mentre Marco Pantani rilancia per l’ultima occasione della vita, sperando di poter partecipare anche al Tour de France.
La Milano-Sanremo è di Paolo Bettini che raccoglie l’eredità del campione del mondo, Cipollini. E’ l’anno di Peter Van Petegem che vince sia la Roubaix che il Giro delle Fiandre entrando una volta per tutte nella storia delle classiche di un giorno.
Alexandre Vinoukourov vince l’Amstel, alla Liegi è l’americano Tyler Hamilton ad alzare le braccia al cielo.
Arrivato Maggio parte il Giro d’Italia, da Lecce, con tre corridori desiderosi di riscatto. Simoni vuole riprendersi la vittoria dopo l’esclusione dell’anno precedente, idem Garzelli che riparte con la Sidermec e infine Pantani che, lontano anni luce rispetto ai tempi migliori, riacquista dignità nei risultati.
La prima settimana vede l’inizio dell’era Petacchi, lo spezzino vince e convince battendo a ripetizione un Cipollini sotto tono. Cipollini riuscirà comunque a portare a casa due tappe prima del ritiro per una caduta.
Garzelli è invece la prima maglia rosa importante della corsa, vince sul Terminillo sconfiggendo Simoni ma nel giorno di Faenza, viene attaccato da lontano dal trentino e perde il primato.
E’ l’anno dell’esordio dello Zoncolan al Giro, l’arcigna salita viene domata da Simoni ma i distacchi sono limitati. Rinasce Pantani che nelle durissime pendenze ritrova un minimo di se stesso tenendo testa ad un Garzelli che quel giorno capisce di non essere all’altezza di Gibo.
Simoni domina anche sulle Dolomiti, è sua Pampeago, si difende nella cronometro di Bolzano e quando arrivano le Alpi piemontesi sfrutta una caduta dei due pelati (Garzelli e Pantani), per incrementare altro vantaggio nella classifica.
A Cascata del Toce, ultimo arrivo in salita, la maglia rosa vince senza regalare nulla a nessuno ma di quel giorno si ricorderanno soprattutto gli ultimi scatti di un pirata che ancora sperava in una convocazione al Tour del centenario. Nulla di tutto ciò, Simoni vinse il Giro e si partì tutti per la Francia senza Pantani (e Cipollini). Per lui fu la tegola definitiva.
Fu un Tour molto interessante, poteva essere l’anno giusto per sconfiggere il marziano texano ma l’eroe dei fumetti riuscì ancora una volta ad avere la meglio.
In quell’edizione Armstrong non fu mai superiore agli altri, più che altro riuscì a mantenere i nervi saldi quando Ullrich, ritornato finalmente ad alti livelli, lo sconfisse dapprima nella cronometro di Cap decouverte e poi ad Ax 3 Domaines. Armstrong si riprese la rivincita a Luz Ardiden e nella cronometro finale di Nantes dove il nostro conquistò il quinto Tour mettendosi dietro il crucco e Vinokourov.
Alla Vuelta la sorpresa si chiama Isidro Nozal, un giovane spagnolo che vive una bella edizione della corsa iberica. Grazie ad una fuga e a delle belle prestazioni nelle prove a cronometro, Nozal riesce ad arrivare in maglia amarillo al penultimo giorno di corsa, giorno in cui va in crisi venendo così sconfitto da Roberto Heras di soli 28”. Terzo arriverà un Alejandro Valverde che cominciava timidamente a far vedere il suo talento, divenuto realtà negli anni successivi.
Il finale di stagione, come al solito, è incentrato sul mondiale, che quest’anno si corre ad Hamilton, in Canada.
Il percorso non è né particolarmente duro né così facile e alla fine dei conti spunta la sorpresa, è Astarloa, vincitore della Freccia Vallone, che nel finale allunga e sconfigge Valverde e Van Petegem. La prova a cronometro va a David Millar il quale sconfigge l’australiano Rogers, mentre per l’Italia è una disfatta, nessun piazzamento degno di nota.
Che altro aggiungere… la stagione viene chiusa con una notizia shock, muore Josè Maria Jimenez, lo scalatore che due anni prima vinceva gli arrivi alla Vuelta a Espana si spegne all’età di trentadue anni in una clinica. Questo evento, insieme a tanti altri eventi successi successivamente, segnarono inevitabilmente dentro di me una visione malsana e negativa dello sport professionistico.

venerdì 11 settembre 2009

2002

Cipollini iridato

Questa annata è stata, secondo il mio punto di vista, assai negativa e monotona. Il 2002 è comunque un anno abbastanza positivo per l’Italia del pedale grazie a Mario Cipollini che all’età di trentacinque anni vive la stagione di maggior successo. Il toscano è primo alla Milano-Sanremo, una corsa che lo aveva sempre respinto.
Alla Parigi-Roubaix Johan Musseuw fa tre sconfiggendo Wesemann e un giovanissimo Boonen che già all’epoca veniva additato come un possibile protagonista della corsa del pavè.
Andrea Tafi vince il Giro delle Fiandre mentre la Liegi Bastogne Liegi è roba italiana, vince Paolo Bettini su Garzelli, terzo Basso.
E’ l’anno dell’entrata in vigore dell’€uro e proprio per questo motivo il Giro d’Italia vivrà le prime tappe in Olanda, Germania, Belgio e Francia.
E’ un Giro assolutamente pessimo, la non negatività di Garzelli mentre vestiva la maglia rosa è una brutta tegola, come lo è la bizzarra vicenda delle caramelle sudamericane di Simoni, altro escluso dalla corsa.
I più forti vengono persi per strada, Casagrande si autoelimina in una giornata insignificante che anticipava le Dolomiti, facendo sbandare (inconsapevolmente) un altro corridore nello sprint del gpm. E’ il terzo escluso.
Pantani si ritira ai piedi della Marmolada, per lui è la peggior stagione della carriera. Quel giorno a vincere è Perez Cuapio, già vincitore a San Giacamo. La maglia rosa passa sulle spalle di Cadel Evans, l’ex biker che per forza di cose si ritrova in cima alla classifica. Ma dura poco, il giorno successivo, a Folgaria, l’australiano esce da ogni classifica e insieme a lui cadono nella rete anche Frigo e Aitor Gonzales, altri uomini di alta classifica.
A giovarne sono soprattutto Tyler Hamilton e Paolo Savoldelli. L’americano si muove per primo, Savoldelli gli risponde e lo distanzia. A Folgaria a vincere sarà un Tonkov in fuga ma Savoldelli conquista la sua prima maglia rosa, che difenderà fino a Milano arrivando davanti ad Hamilton e all’altro italiano Caucchioli.
Per il falco è la rinascita ma il Giro ne esce davvero male, non solo per la mancanza di prestigio nella classifica finale ma anche per tutto ciò che è successo durante la corsa.
A Giugno Commesso vince il campionato italiano davanti a Frigo e Casagrande, poi si parte tutti per una Grand Boucle abbastanza povera di emozioni.
C’è Armstrong ma manca il suo grande rivale Jan Ullrich, inoltre all’orizzonte non ci sono corridori in grado di impensierire l’americano.
Armstrong conquista la maglia gialla già dal cronoprologo di Lussemburgo e nel primo arrivo in salita a La Mongie, se la riprende sfilandola ad un Igor Gonzalez de Galdeano che per diversi giorni aveva fatto pensare di poter essere in grado di tenere il texano.
Armstrong vince anche a Plateau de Beille, il suo avversario più importante è Beloki ma non ha il motore del fuoriclasse. Tra gli sfidanti ci sarebbero anche Heras ma quest’ultimo è gregario dell’americano ed è quindi in non condizione per poter agire con la sua mente.
Sul Mont Ventoux viviamo la fuga di Virenque che riesce a salvarsi da un Armstrong che anche quel giorno ha dato il massimo distanziando i suoi avversari di vari metri.
Le tappe alpine si rivelano inutili, ormai tutto è scritto e Armstrong controlla i suoi avversari come fosse nulla. A Cluses, in una tappa di media montagna, Dario Frigo vince e spezza il lungo digiuno italiano.
La cronometro finale di Macon determina il quarto successo di Armstrong, il più facile e anche il più noioso dei quattro. Secondo Beloki a 7’17”, terzo Rumsas a 8’17”, primo degli italiani è Ivan Basso vincitore della maglia bianca di miglior giovane.
La Vuelta è dominata come non mai dagli spagnoli che trovano in Aitor Gonzalez una speranza per le grandi corse a tappe. Aitor, che aveva già fatto vedere i suoi numeri al Giro d’Italia, vince senza troppi problemi la sua prima grande corsa a tappe. Sembra il preludio ad una carriera fantastica, qualcuno lo addita come l’anti Armstrong per i prossimi Tour ma lo spagnolo finirà ben presto nell’anonimato.
Alla Vuelta si rivedono Casagrande e Simoni, i due grandi esclusi del Giro d’Italia cercano riscatto nelle strade di Spagna, il toscano è settimo, Simoni decimo.
Ai Mondiali di Zolder, disegnati su misura per i velocisti, a vincere la prova a cronometro è quel personaggio di Santiago Botero che già al Tour era riuscito nell’intento di sconfiggere Lance Armstrong in una prova a contro il tempo. Nella prova in linea Cipollini mantiene le promesse, dopo le proteste per l’esclusione dal Tour, re leone sconfigge Mc Ewen e Zabel nella volata finale. Per Cipollini è il coronamento di un sogno, spezza il digiuno italiano ai mondiali che permaneva dalla vittoria di Bugno a Benidorm nel novantadue.
La stagione, come al solito, si conclude con la classica delle foglie morte, vinta da Michele Bartoli su Davide Rebellin e Oscar Camenzind.
La Coppa del Mondo va a Paolo Bettini che poi ne vincerà altre tre prima che il ProTour spazzi via questa simpatica graduatoria.
Il grande vuoto della mancanza di Jan Ullrich si è fatto sentire, il tedesco, cascato in un vortice extra ciclistico, non ha potuto prendere parte a nessuna gara di rilievo, buttando via una stagione che poteva sicuramente essere vissuta in modo vittorioso anche al di fuori del Tour.

lunedì 7 settembre 2009

2001

La sfida dell'anno



Nel 2001 Erik Zabel vince per la quarta volta la Milano-Sanremo entrando di diritto nella storia di questa classica. Alla Parigi-Roubaix è l’olandese Knaven a sconfiggere Musseuw mentre alla Liegi lo svizzero Camenzind vince l’ultima corsa di rilievo della sua fuggitiva carriera.
Il Giro d’Italia offre un percorso strano e nemmeno troppo avvincente, martoriato poi dal blitz di Sanremo.
Tutto comincia normalmente, fino a Montebelluna non succede quasi nulla di rilevante. Nel giorno delle Dolomiti saltano Pantani e Garzelli, i due più attesi della vigilia. Hanno la meglio la maglia rosa Dario Frigo e il trentino Gilberto Simoni che lascia vincere il Pordoi a Perez Cuapio conquistando la maglia rosa.
Contro ogni pronostico, nella cronometro di Salò il Gibo riesce a limitare i danni ed è ancora in rosa. Tutti aspettano la giornata di Sant’Anna di Vinadio ma viene annullata per protesta dopo la giornata tormentata del blitz dei Nas a Sanremo.
Fuori Frigo per doping, la corsa rosa può ritenersi chiusa vari giorni prima della fine. Il podio finale di Milano fa già capire molte cose: primo Simoni, secondo Olano e terzo Unai Osa.
Finito il Giro che aprirà un periodo molto sterile, il ciclismo si sposta ai campionati italiani vinti da Daniele Nardello su Michele Bartoli.
Al Tour de France scoppia la polemica dell’esclusione dei due carismatici corridori italiani Cipollini e Pantani e la loro mancanza si sentirà soprattutto quando le fasi cruciali chiederanno spettacolo alla corsa.
Lance Armstrong è inattaccabile, già dall’Alpe d’Huez mette in seria difficoltà i suoi avversari, Ullrich limita, mentre Beloki e Moreau non hanno la stoffa degli altri due e finiscono per essere comprimari.
Grazie ad una fuga bidone della prima settimana, Armstrong non vestirà facilmente la maglia gialla. L’americano domina la cronometro di Chamrousse e a Saint Lary Soulan dopo l’ennesimo successo sfila la maglia al francese Simon. E’ il Tour dei passisti, nessun scalatore riesce ad andare più forte di Armstrong e Ullrich, la sfida per quanto possa essere di alto livello è anche noiosa, prevedibile e scontata.
Vincendo la cronometro finale, Armstrong dimostra superiorità rispetto al tedesco della Telekom distanziandolo in classifica finale di ben 6’44” mentre Beloki riesce in extremis a conquistare il podio che poteva essere del kazako Kivilev (altro corridore della fuga bidone), morto due anni più tardi alla Parigi-Nizza.
Noi italiani ce lo ricorderemo soprattutto come uno dei Tour più scarsi per l'Italia che oltre a non portare a casa alcuna vittoria o maglia importante, non riuscirà nemmeno a mettere un italiano nei primi dieci.
Passando alla Vuelta, è ancora una volta roba spagnola. Per gli iberici è dominio assoluto, 18 spagnoli nei primi 25 posti.
Botero e Sevilla manipolano la prima settimana, poi sembra Beloki l’uomo da battere ma ben presto accusa le fatiche del Tour scivolando fuori da ogni classifica, agevolando Sevilla che riesce a tenere la maglia quasi sino alla fine, ma proprio nella cronometro finale vinta da Botero, viene superato di 47” dallo spagnolo Angel Casero.
L’Italia porta a casa due vittorie, una di Simeoni e una di Simoni, per quanto riguarda la classifica finale nessun italiano è degno di nota, il migliore è ventesimo, si chiama Pellizotti e dicono possa fare grandi cose nel futuro.
Da segnalare anche le tre vittorie di Jimenez, a quel tempo ancora in forma ma destinato di li a poco a cominciare il declino che lo porterà in poco più di due anni verso la morte.
Ai Mondiali di Lisbona viviamo un percorso sicuramente sopravvalutato rispetto alle reali caratteristiche. Jan Ullrich vince la prova a cronometro per la seconda volta sconfiggendo Millar e Botero mentre nella prova in linea Simoni fugge nell’ultima erta, ma nel gruppo inseguitore succede l’incredibile, Lanfranchi si mette a tirare senza un vero senso tattico, qualcuno dirà che i corridori della Mapei si erano messi d’accordo per favorirsi. Ad ogni modo, anche senza le tirate di Lanfranchi, l’azione di Simoni sarebbe stata prima o dopo annullata. La stampa su questo fatto ci marciò a lungo creando un vero e proprio giallo sportivo… fatto sta che ad alzare le braccia a Lisbona fu un Mapei, Freire Gomez (secondo iride), davanti ad un altro Mapei, il grillo Bettini che studiava per diventare lui un giorno campione del Mondo.
La stagione viene conclusa poi al Lombardia con la vittoria di Danilo Di Luca, era l’inizio di una lunga serie di successi italiani destinata a continuare tutt’ora.
Una stagione con alcuni momenti degni di nota, è stato il grande anno di Gilberto Simoni, mattatore sulle salite d’Italia, di Spagna e protagonista degno di nota anche al Mondiale di Portogallo.
L’azione più bella la viviamo però in una corsa molto piatta, la Parigi-Tours, che grazie alla lunga fuga di Virenque, primo al traguardo con il gruppo che sopraggiungeva a pochi metri, ha acquisito grande fascino diventando sicuramente l’immagine più significativa di chi non vuole mollare.
Il Tour è ormai in balia dell’era Armstrong, se due edizioni vinte vi sembravano poche, con il terzo successo l’americano comincia a fare sempre più la voce grossa, non trovando nella sua strada avversari degni di nota, nemmeno Jan Ullrich, forte di fisico ma molto scarso di testa.

>>>Continua con il 2002 nella prossima puntata>>>

mercoledì 2 settembre 2009

2000

L'anno del Giubileo, ma anche l'anno della sfida titanica


Comincia con questo articolo il riassunto personale del decennio ciclistico, spaziando nei miei ricordi di ciò che ho vissuto.
Premettendo che alle soglie del nuovo millennio avevo molta più passione di oggi e che cadevo dalle nuvole alla parola doping, posso assolutamente dire che a quel tempo vedevo il tutto in modo più positivo.
Ricordo un Giro d’Italia abbastanza scadente, non c’erano nomi troppo illustri e soprattutto la mancanza di un Pantani al top fece risultare quel Giro un po’ moscio. Casagrande fece una grande azione sull’Abetone andando a prendersi una maglia rosa che, secondo le teorie, avrebbe potuto portare sino a Milano. Ma l’imprevedibilità è dietro l’angolo, il toscano non riuscì più nei giorni successivi a fare il vuoto e piano piano, da dietro, riemersero Simoni e Garzelli. L’epilogo arriverà nella tappa di Briancon che presentava l’Agnello e poi l’Izoard.
Fino a quel giorno Pantani non si era mai visto, ma nelle salite che confinano con la Francia, il pirata riemerse dalle acque diventando per un giorno il gregario di lusso del compagno di squadra Garzelli. Illuse Simoni sull’Izoard, sfiancandolo. Casagrande era già visibilmente in calando e rimaneva appeso alla bilancia ancora per poco. Con l’aiuto di Pantani, Garzelli si ritrovò la sera di Briancon a due passi dalla maglia rosa che era ancora addosso a Casagrande. Il giorno successivo ci pensò la cronometro del Sestriere a sancire la vittoria di Garzelli ma di quel Giro, oggi come oggi, ci si ricorda ancora una volta la “rinascita” seppur brevissima di Pantani.
Nell’Estate che vedeva Vamos a bailar in testa alla hit parade, uno scontro atteso si consumava sulle strade francesi. Come nei migliori film di azione si può intitolare il tutto come “Pantani, la sfida più difficile”. Così fu.
La cronosquadre lo fece scivolare molto in basso nella classifica, ma due anni prima con un distacco ancora più pesante seppe capovolgere la situazione. Sognare a volte fa bene ma non sempre si può vivere in una favola.
La sera buia di Hautacam, Lance Armstrong aveva già chiuso il Tour, infliggendo distacchi pesanti sia a Ullrich che ad un Pantani anni luce lontano da quel Pantani che dodici mesi prima vinceva ogni arrivo in salita.
Poi arrivò il giorno del Ventoux ma Pantani stentava ancora una volta a tenere le ruote del gruppo maglia gialla. “E’ finito, senza la roba non va da nessuna parte”, queste le frasi di un’Italia che lo aveva già in parte lasciato, ma che all’occorrenza lo andava a riprendere. Invece no, l’elefantino – come lo chiamava il texano – rientrò nel gruppo e cominciò la danza macabra. Piantò vari scatti prima di rimanere solo. La folla questa volta impazzisce “Vedi che forse oggi vince” ma l’illusione durò pochi istanti, Armstrong rientrò prepotentemente prendendosi quasi gioco dello scalatore romagnolo, il quale, quel giorno era inferiore ad Armstrong ma ebbe la forza di tenerlo sino all’arrivo, dove il texano gli lasciò la vittoria.
Cominciarono poi le polemiche, Pantani non apprezzò il fatto che l’americano andasse in giro dicendo che lo aveva fatto vincere e già sull’Izoard i due ricominciarono a martellarsi.
Diciamoci la verità, dei due chi cominciava a saltare era soprattutto l’americano, non più brillante come qualche giorno prima, anche se la classifica era dalla sua, probabilmente veniva a mancare la lucidità mentale che lo ha sempre contraddistinto.
Fu Courchevel la giornata del giudizio, lì Pantani ritornò davvero Pantani, ma solo per una giornata. Quel giorno staccò Armstrong e arrivò solo all’arrivo andando a prendersi una vittoria simbolo, fra l'altro l’ultima della sua carriera.
Il giorno dopo tentò il volo folle, simile ad Icaro, destinato però ad avere esiti negativi. La fuga nacque sotto una brutta stella, Marco non ebbe appoggio da altri fuggitivi e in più si alimentò male finendo ben presto in crisi di fame. Tutto ciò servì a mandare in crisi Lance Armstrong, ancora una volta battuto, questa volta indirettamente.
Armstrong vinse il Tour, Pantani si ritirò la sera stessa di Morzine e li si può dire che finì l’era del pirata e delle bandane, durata troppo poco ma si sa, le cose belle sono sempre di sfuggita.
Al di fuori di Giro e Tour non ho particolari ricordi, Jan Ullrich vinse le Olimpiadi di Sidney riscattando la sua stagione non esaltante, il Mondiale andò a sorpresa al lettone Vainsteins, fu l’anno della seconda vittoria di Musseuw alla Parigi-Roubaix e della terza vittoria di Zabel alla Milano-Sanremo.
Fu anche un anno senza grossi scandali doping ma quelli sarebbero venuti a valanghe negli anni a venire.

>>>to be continued 2001>>>

venerdì 5 giugno 2009

Reperto storico


Ecco cosa è saltato fuori dal baule delle cose vecchie, l'anno di Giovanni Battaglin, ma alla vigilia i riflettori erano puntati tutti su Saronni e Moser. Un pò come quest'anno con Basso e Armstrong e alla fine è spuntato il terzo incomodo

lunedì 13 aprile 2009

Parigi-Roubaix: oltre un secolo di storia

Ieri si è corsa la mitica Parigi-Roubaix, monumento del calendario ciclistico internazionale. Gara durissima per le condizioni avverse del tracciato, stracolmo di pavè e dal chilometraggio davvero lungo e adatto a pochi. Non sono un grande amante delle classiche del Belgio, però penso siano sicuramente spettacolari e hanno quel qualcosa di storico e antico.
I re della Parigi-Roubaix sono stati molti, nata nel 1896, ha vissuto tutti i decenni del ciclismo diventando negli anni quaranta e cinquanta bottino dei grandi: Van Steenbergen, Coppi, Bobet. Erano i tempi in cui chi andava forte nei grandi giri, riusciva a ben figurare anche nelle classiche che oggi sono viste solo ed esclusivamente piatto prelibato per passistoni di grossa stazza.
Van Looy la vinse tre volte prima del successo di Felice Gimoni del 1966, quindi l’onda Merckx (tra successi) e soprattutto Roger De Vlaeminck unico e per ora irraggiungibile nell’impresa di vincerla ben quattro volte (’72-’74-’75-’77). Chissà se Boonen riuscirà a eguagliarlo e superarlo nelle prossime stagioni.
Tra gli italiani più forti in questa corsa, impossibile non menzionare Francesco Moser, vincitore tre volte di fila dal ’78 al ’80.
Con l’avvicinarsi del ciclismo moderno, è diventata una corsa per specialisti del pavè, lontani i ricordi di un improbabile successo di Bernard Hinault che poi divenne realtà a discapito di molti, uno degli ultimi uomini da grandi giri, insieme a Sean Kelly, a conquistare la tremenda corsa.
Negli ultimi vent’anni i vincitori sono stati tutti uomini da corse di un giorno, grandi passisti come il francese Duclos-Lassalle, lo “zingaro” Tchmil, gli italiani Ballerini e Tafi, Van Petegem, il leone delle Fiandre e per ultimo il suo erede, Tom Boonen, capace di vincerla tre volte.
La lista di nomi sarebbe troppo lunga, ne ho citati solo alcuni ma tutti coloro che hanno vinto la Parigi-Roubaix sono diventati la storia del ciclismo.