domenica 26 ottobre 2008

Basso è tornato




























E’ ritornato Ivan Basso, l’ultima volta che aveva preso parte ad una corsa ciclistica era nella Primavera del 2007. E’ passato molto tempo ma a differenza di altri il varesino non ha mai smesso di fare la vita da ciclista e non è facile allenarsi con costanza se non si hanno impegni durante la stagione. Basso ha simulato grandi giri, tappe di montagna (ad Agosto si è fatto il percorso della Dolomiti Stars), simulazioni di cronometro e quant’altro possa servire per mantenere la gamba da professionista. In poche parole, non è andato in depressione e rimboccandosi le maniche ora è qui ed è uno dei favoriti del Giro del Centenario. La Liquigas gli ha dato fiducia e probabilmente è stata una mossa di mercato azzeccata.
Si parlava di ritorno e difatti il nuovo capitano della Liquigas ha disputato una corsa proprio oggi, precisamente nel “sol levante”, la Japan Cup, corsa asiatica di livello non alto ma pur sempre un test importante per Basso, il quale nemmeno si ricordava più cosa volesse dire pedalare con il numero attaccato sulla schiena. Il responso è subito positivo.
Ha vinto Damiano Cunego, come prevedibile, ma Basso non è stato fermo, anzi, coraggiosamente ha attaccato nel penultimo giro selezionando il gruppo e all’ultima tornata a riattaccato per la seconda volta andando via insieme a Cunego lungo la salita più dura. Dopo l’ascesa è rientrato l’ex campione d’Italia Visconti, seguito da Agnoli ma nello sprint finale è stato Cunego ad avere la meglio su tutti. Secondo Visconti, terzo Basso che conferma di essere preparato per ripartire. “Ora posso affrontare l’Inverno col sorriso”, ha concluso il varesino.
Possiamo proprio dire che è tornato a tutti gli effetti. Gli avversari sono avvisati.

sabato 25 ottobre 2008

Mont Ventoux 2000

Il racconto di quella giornata




























Le Mont Ventoux 2000, penultima volta che il gigante fu inserito come arrivo del Tour de France. Era il 13 Luglio di oltre otto anni fa e la corsa aveva scoperto un nuovo padrone. Nell’anno x della tanto aspettata sfida tra Pantani-Ullrich-Armstrong, gli organizzatori hanno pensato bene di bilanciare la corsa al meglio: oltre alle cronometro ci sono anche le salite.
Ma Pantani non è più Pantani, ce ne siamo accorti il 10 Luglio ad Hautacam, in una fredda giornata di pioggia le prime carte sono state messe sul tavolo e il responso è negativo: cinque minuti persi dal texano. Nemmeno Ullrich non sembra più quel giovanotto del 1997 che faceva il bello e cattivo tempo con il suo pedalare in modo potente: oltre tre minuti lasciati al texano. La forza di Armstrong ad Hautacam ha reso Ullrich e Pantani piccini e battibili. Di fatto il Tour appare semi chiuso visto che l’americano amministra già quattro minuti sul secondo (Ullrich) dopo dieci tappe.
I giorni passano e arriva la tappa del Ventoux, salita nota per il repentino cambiamento climatico e soprattutto l’assenza di vegetazione in quota.
Quando comincia l’ascesa finale le cose sembrano mettersi ancora male per il pirata, grande atteso di giornata per la rivincita. Si stacca sotto il ritmo asfissiante della Banesto e rimane a bagnomaria proprio come non era abituato a fare quando la strada saliva. Ma da grande campione, ai meno 6 dall’arrivo riacciuffa il gruppo dei migliori dove ci sono Ullrich, Botero, Beloki, Virenque ed Heras, oltre ovviamente alla maglia gialla Lance Armstrong.
Neanche il tempo di rientrare e accodarsi a qualcuno che il pirata parte subito all’attacco seguito da Roberto Heras. Sarà il primo di una lunga serie di attacchi emozionanti.
La vegetazione oramai non c’è più ma lo scalatore di Cesenatico sembra esserci a tutti gli effetti, nonostante non sia in condizione super. Sebbene non prenda il largo, Pantani continua imperterrito a tenere alta l’andatura, Heras è già stato ripreso dal gruppetto trainato da Jan Ullrich mentre la maglia gialla, per ora, sta a guardare. Il primo a cedere è Virenque, la presenza del capitano della Mercatone Uno lo ha fatto saltare del tutto e prosegue spalleggiando con il suo ritmo cercando di limitare i danni.
Si vede che la situazione sta per esplodere, il secondo scatto del pirata allunga il gruppetto ma non si stacca nessuno, anzi, i nostri si studiano, specialmente Ullrich che invece di guardare in avanti continua a voltarsi nervosamente cercando il cambio da qualcuno e facendo venire a galla il suo momento non ottimale.
Pantani rimane a centro gruppo per un paio di metri poi riparte per la terza volta, questa volta più convinto dei suoi mezzi. I cinque stanno a guardarsi, il texano parla all’auricolare, evidentemente chiede lumi su come muoversi. Poco dopo si muove Santiago Botero, la rivelazione di questa giornata, il quale, con uno stile inguardabile riesce ad avvicinarsi al pirata. Quando Armstrong si accorge che Ullrich è a tutta, scatta con un impressionante agilità passando a velocità doppia Botero e riportandosi su Pantani facendogli segno con la mano di seguirlo.
Pantani rimane a scia, davanti non potrebbe stare visto che l’americano mulina le gambe con un’agilità talmente elevata da far pensare che stia andando con il 39 in pianura.
Il resto lo sappiamo tutti, arrivati in prossimità dell’arrivo Armstrong lascerà tagliare per primo il traguardo a Pantani. Ad essere obbiettivi si può certamente dire che quel giorno il più brillante era ancora Armstrong il quale in effetti sembrò poter avere la forza per vincere. Quale fu l’errore del texano? Semplicemente sbandierare nel dopo corsa di aver fatto vincere il Ventoux al pirata. D’altro canto, come è giusto che sia, il re della montagna Marco Pantani non ringraziò e mai accettò quel gesto, tutt’altro, si impegnò per staccare il texano (lo staccò qualche giorno più tardi a Courchevel), dimostrando così di non aver bisogno di regali per vincere in salita. Armstrong accusò il colpo e da quella giornata venne a crearsi una rivalità a distanza fra i due: ad oggi mai consumata.

giovedì 23 ottobre 2008

Tour 2009: le Alpi




Le Alpi vengono affrontate ben sei giorni dopo i Pirenei e questo amplio buco potrebbe rimescolare le carte, come già scritto, facendo aumentare la forma ad alcuni e facendola diminuire ad altri. Motivo per cui vedo epiloghi diversi nelle due fasce montane. Ma arriviamo al dunque, tre tappe di montagna più quella stazionaria di Colmar che però ritengo adatta a fughe di giornata. Le Alpi apriranno i battenti Domenica 19 Luglio 2009, con l’arrivo a Verbier, in Svizzera. La tappa verrà pedalata quasi tutta in Suisse ma di salite se ne vedranno pochissime fino all’erta finale. Per me Verbier è tabù, non saprei le difficoltà di questa salita, so solamente che è lunga 9 km e che per arrivarci si passa per Martigny. Arrivo che fa parte della storia del Giro della Svizzera, nel 2009 scelto come secondo arrivo in salita al Tour de France.
Il giorno dopo riposo prima di avviarsi verso la 16° tappa, quella che da Martigny arriverà a Bourg Saint Maurice. Si toccheranno ben tre nazioni in questa giornata, dapprima la Svizzera da dove si parte e dove si affronterà il Grand Saint Bernard (2473 m.), salita eterna, lunga 30 chilometri con pendenze del 5,7% e difficile solo negli ultimi 7 km che oscilleranno dal 7 al 9,7%. Qui si potrebbe staccare qualcuno. Dopo il Gran San Bernardo si scende nella lunga discesa che porta ad Aosta, quindi si continuerà nelle strade italiane per 80 km, passando a Morgex e scalando il Petit Saint Bernard (2184 m.), altro “panettone” di giornata, lungo 27 km ma con una pendenza del 4,6%, praticamente un falsopiano che raramente toccherà pendenze incisive. Una volta in cima al Piccolo San Bernardo si scende nella lunga discesa che porterà di nuovo in Francia, a Bourg Saint Maurice. 160 chilometri, pochi se vogliamo ma con ben 57 chilometri di salita, quasi tutta facile ma pur sempre salita… Non credo ci sarà selezione, purtroppo i due San Bernardi sono alti quanto pedalabili. Largo alle fughe, chi vorrà vincere dovrà fare selezione negli ultimissimi chilometri del Gran San Bernardo, cercando di portare via una fuga che resista nel Piccolo San Bernardo. Impresa non facile se dietro si mettono d'accordo gli squadroni.
Rientrati in Francia i nostri dovranno vedersela con l’ultima tappa alpina, quella con più salite. Da Bourg Saint Maurice si inizierà subito a scalare Cormet de Roselend, 19 chilometri non facilissimi ma con vari tratti di riposo, la salita tocca spesso i 7% di pendenza ma è la prima di giornata e non farà alcun danno. La seconda asperità è il Col des Saisies (22 km al 5,5%), poi una cinquantina di chilometri pianeggianti e la Cote d’Araches che anticipa il Col de Romme, la vera chicca di giornata: 9 km al 8,8% di pendenza media e che potrebbe fare molto male a chi non ha il ritmo dei migliori. Il Col de Romme lascia poco fiato, sembra tutto tranne che un monte francese e tocca spesso punti al 10, 12%. Sarà un momento chiave, anche perché la discesa successiva è breve, circa 6 km che serviranno per tirare il fiato prima dell’ultimo monte, il Col de la Colombière. La Colombière sarà affrontata a metà, gli ultimi sei chilometri più impegnativi che non vanno mai sotto l’8% e che nell’ultimo chilometro arrivano a toccare il 10%. Sarà quindi un finale duro anche se la discesa verso Le Grand Bornand potrebbe ricompattare gli eventuali attaccanti. Di certo sarà giornata di grande selezione, un momento chiave.
Valutandole attentamente le Alpi sono molto più difficili dei Pirenei, presentano un arrivo in salita e due arrivi in discesa con salite vicine all’arrivo. Se poi contiamo che anticiperanno la cronometro di 40 km andando di conseguenza a influenzarla, beh, possiamo dire che non è poi così “facilissimo” questo tracciato. Attenti specialmente alla tappa di Le Grand Bornand, chi avrà la giusta inventiva potrà guadagnare molto sui diretti avversari.
Le altimetrie




























Il Piccolo San Bernardo è lungo ma troppo facile e difficilmente qualcuno perderà contatto

















Dopo il Col de Romme, 7 chilometri molto duri che porteranno in cima alla Colombière

Tour 2009: i Pirenei

Parto con il commentare i Pirenei. Quando si inizierà a scalarli la classifica sarà già stata movimentata da una cronometro di 15 km e una cronosquadre sulla trentina. Quindi molti specialisti della prova contro il tempo si ritroveranno messi molto bene rispetto agli scalatori (d’altra parte questo è il Tour de France).
I Pirenei apriranno i battenti già alla 7° tappa, il primo arrivo in salita nelle “asperità” di Arcalis, vicino Andorra. A dirla tutta è una salita sostanzialmente facile, lunga si 11 km ma con pendenze che fanno ridere chi se ne intende di vere asperità. Ci saranno nei primi 4 km delle pendenze che alterneranno il 7 e l’8% ma poi spianerà per i rimanenti 7 km al 5/6%. Nel 1997, se ricorderete, a vincere su questa salita fu il Kaiser Jan Ullrich che staccò tutti andando al traguardo a braccia alzate. Quella volta i distacchi furono molto ampli ma l’altimetria era anche più dura di quella che affronteranno i corridori nel 2009. Motivo per cui credo che i distacchi saranno contenuti ma chi ha le cartucce da sparare le spari subito perché questa è l’unica tappa “dura” che si affronta nei tornanti pirenaici. Il resto è noia.
L’ottava tappa che arriva a Saint Girons è da considerarsi una media tappa di montagna. La salita più lunga è collocata nei primi chilometri e le altre due oltre ad essere corte e distanti dall’arrivo di ben 40 km (!!!), hanno pendenze non oltre l’8% alternando tratti di frequente riposo.
La segue a braccetto la terza e ultima tappa pirenaica. Della serie “Come sprecare salite leggendarie”. Di “boiate” ne ho viste tante ma quella di mettere i monti lontani dall’arrivo è una cosa frequente e fastidiosa del Tour. La nona tappa presenta il Col d’Aspen (6,5% pendenza media) e Col du Tourmalet (17 km al 7,4% di pendenza media!) a 70 chilometri dall’arrivo. Il Tour 2009 non sarà quindi deciso sui Pirenei, al massimo saranno un mesto antipasto in vista della parte finale della corsa francese. Una sonora bocciatura per quanto riguarda l’ottava e la nona tappa, per gli scalatori in questo “trittico” ci sarà davvero poco da fare.

Altimetria di Arcalis



E le altimetrie delle tre tappe Pirenaiche













mercoledì 22 ottobre 2008

Tour de France 2009

Le Tour de Ventoux



























E’ stato presentato questa mattina il Tour de France 2009. Partirà da Monaco con una cronometro di 15 km adatta agli specialisti. Ci saranno poi due tappe pianeggianti e alla 4° tappa una cronosquadre di 38 km che potrebbe far accusare ulteriormente terreno agli scalatori. Quinta tappa ancora per velocisti, poi la sesta frazione si correrà nelle strade di Spagna, da Gérone a Bercellona (non sarà comunque l’unico sconfinamento della corsa francese). La tappa del giorno successivo presenta già il primo arrivo in salita, da Barcellona i nostri si sposteranno fino ad Arcalis, 2240 metri. I Pirenei saranno protagonisti anche nei giorni successivi. L’8° tappa presenta 3 passi e un arrivo pianeggiante (Saint Girons), adatto alle fughe da lontano, la 9° tappa uguale, Aspin e Tourmalet a metà percorso e settanta chilometri finali in totale pianura. In poche parole, i Pirenei sono stati sfruttati malissimo anche se collocati molto presto e questo potrebbe essere “spettacolare” rendendo la corsa meno banale. Dopo il trittico dei Pirenei ci sarà il primo riposo e lo spostamento al centro Francia, a Limoges, dove per tre tappe ci sarà molto spazio per fughe e velocisti. Per ritrovare un po’ di salita bisogna aspettare la 13° tappa, quella di Colmar, ma più per scalatori questa ha tutta l’aria di essere l’ennesima tappa per outsiders. Quindi ampio spazio a fughe, prima dell’arrivo nelle Alpi che avranno sfogo dalla quindicesima tappa: Pontarlier-Verbier (Svizzera), 207 km, secondo arrivo in quota. A Verbier secondo e ultimo riposo prima della settimana finale. La 16° tappa che partirà da Martigny presenta due lunghe salita, il Grande San Bernardo e il Piccolo San Bernardo, prima di involarsi in discesa verso Bourg-Saint Maurice.
Il giorno dopo le Alpi prendono tutto il loro sfogo presentando cinque passi, l’ultimo dei quali il Col de la Colombiere prima della discesa finale verso Le Grand Bornand. Come vedete, anche le Alpi sono state sfruttate poco.
Dopo le Alpi una cronometro di 40 km ad Annency, ma siamo appena alla 18° tappa e il Tour deve ancora giocare l’asso dalla manica.
Infatti l’edizione del 2009, come potete notare, è mooolto facile altimetricamente parlando e potrebbe agevolare addirittura qualche passista rivolto alle cronometro. Ma il penultimo giorno, sette anni dopo Virenque e nove dopo Pantani, ritorna il Mont Ventoux in tutta la sua grandiosità. Eccolo quindi il giorno chiave della Grand Boucle che offre un percorso simile alla concezione del Giro d’Italia, con salite sin dalla prima settimana ma mai troppo incisive fino al giorno della resa dei conti. Nemmeno la cronometro di due giorni prima potrà “parare” chi sul monte ventoso avrà la sventura di incappare in una giornata nera. E forse sta qui il fascino di questa edizione, differenziarsi dal solito schema da Tour e puntare tutto su un arrivo mitico del Massiccio Centrale collocato il giorno prima della passerella ai Campi Elisi. Personalmente lo troverei un percorso assai soft e congeniale ai passistoni non fosse che gli organizzatori hanno pensato alla ciliegina sulla torta. Una parola sola: Mont Ventoux. Sarà il monte calvo il vero protagonista della corsa, nonché arbitro finale.
A breve commenterò una per una le tappe chiave del nuovo Tour de France.

martedì 21 ottobre 2008

Fantaciclismo: ipotesi sul Giro del Centenario

No, non è al 100% il percorso del prossimo Giro d'Italia. Sono solamente delle ipotesi che vogliono assomigliare il più possibile a quello che sarà il percorso ufficiale della corsa più importante d’Italia. La partenza da Venezia è già nota a tutti da vari mesi e devo dire che è una buona idea. L’ultima volta che il Giro partì da Venezia, se avete buona memoria, fu nel 1997 con una tappa in linea vinta da Mario Cipollini. Il Giro del Centenario, invece, proporrà l’ennesima cronosquadre che dal 2007 apre puntualmente la corsa.
Si sa già anche dove terminerà. Non sarà Milano bensì Roma, la capitale, città super snobbata dal Giro d’Italia. L’ultimo passaggio fu nel 2000 quando il cronoprologo aprì le danze in onore del Giubileo. Era dal 1989 che il Giro non si concludeva a Milano, in quell’edizione fu Firenze la città prescelta per il gran finale. Negli anni 80 non ci fu infatti la tradizione di far concludere la corsa nella grigia città padana e a dirla tutta sono contento che il Giro del Centenario termini (non la stazione) proprio nella capitale, sperando in un giorno di sole che risplenda e risalti il contorno di questa città.
Terminando a Roma il Giro prenderà pieghe diverse geograficamente parlando. Intanto ci sarà un inversione dei monti, le Alpi all’inizio e gli Appennini alla fine, proprio come non eravamo abituati. Per molti “na cazzata” per altri un buon diversivo. Io faccio parte di quest’ultimo gruppo e sono fiducioso sulla spettacolarità del percorso anche con questo cambiamento di fronte. Tutto sommato, se si vuole, anche gli Appennini offrono salite dure.
Ritorniamo alla prima settimana, Friuli e Veneto saranno i protagonisti principali con tappe a Trieste e forse anche a Valdobbiadene (o dintorni). Non verranno sfruttate appieno le Dolomiti, sarà solo un mesto passaggio a quanto pare. Come dicevamo, Alpi all’inizio così già alla 4° tappa potrebbe esserci un arrivo in quota: Alpe di Siusi, tutt’altro che facile da affrontare. E se è vero che le prime salite sono quelle che fanno più danni, allora questo arrivo potrebbe essere interessantissimo per la classifica.
Ci saranno sicuramente degli sconfinamenti in Austria prima di spostarsi in Lombardia e in Piemonte. Dopo le prime due settimane che interesseranno anche Liguria, l’Emilia Romagna e la Toscana si scenderà nel centro-sud.
Interessante l’arrivo sul Monte Petrano, quasi sicuro e con pendenze medie del 7%, altra insidia per chi vuole indossare la rosa.
BlockHaus è un altro nome proveniente dal passato che ritorna a riaffiorare nelle menti degli appassionati. Altro arrivo lungo e difficilissimo, tanto per sfatare il mito degli Appennini “dolci”. Tzè… A vedere le altimetrie di varie salite appaiono dure assai.
Le ultime tappe andranno a spingersi al Sud, fino a Benevento prima di rientrare nella provincia di Napoli. L’arrivo sul Vesuvio è un altro interessantissimo rumor nonché speranza per chi vuole innalzare la durezza del percorso. Sarebbe l’ultimo arrivo in salita prima delle ultimissime tappe finali, fra cui la cronometro nella capitale che sancirà il vincitore della corsa.
Un Giro del Centenario che vuole quindi la sua particolarità, rimanere un’edizione che si differenzia rispetto a molte altre. Strizza l’occhio agli scalatori amanti delle pendenze ma non disdegna le cronometro (se ne contano due individuali oltre la cronosquadre).

lunedì 20 ottobre 2008

I migliori della stagione

Miglior corridore 2008
Alberto Contador















Lo spagnolo ad inizio Maggio è al mare con la fidanzata. Lo chiama il ds annunciandogli che dovrà fare i bagagli e volare in Sicilia per prendere il via al Giro d’Italia. Il nostro parte con una condizione non al top e già nella cronosquadre di Palermo si vede rincorrere i compagni. Man mano i giorni passano e la condizione cresce. Nella 7° tappa con arrivo a Pescocostanzo risponde agli attacchi di Riccò e Di Luca e nella 10° tappa, la cronometro ondulata di Urbino, arriva secondo a soli 8” da Bruseghin. A quel punto capisce che può puntare alla classifica.
Lo capisce ancora di più sulle Dolomiti quando non si stacca mai più del dovuto dagli avversari riuscendo addirittura a vestire la sua prima maglia rosa in seguito alla tappa del Fedaia.
L’ultima settimana riesce ad amministrarla bene anche se nella 19° tappa, quella con arrivo al Monte Pora, cede nel finale riuscendo a mantenere il primato di soli 4” su Riccò e 21” su Di Luca. L’indomani c’è la tappa del Mortirolo, i pronostici sono per Riccò ma quest’ultimo ormai ha giocato tutte le carte cosi che la classifica rimane invariata. La forma cresce per Contador a differenza di quella del modenese che man mano va a lumicino. E infatti nella cronometro di Milano lo spagnolo guadagna 1’53” in soli 28 km. Vince il Giro d’Italia al 80% della condizione: voto 8.
L’Astana non può correre il Tour de France e quindi dovrà impegnarsi per la Vuelta a Espana. Arrivato con una condizione migliore di quella del Giro d’Italia, Contador corre da padrone quando la strada sale e si difende bene nelle prove contro il tempo dal compagno di squadra Leipheimer. Vince sull’Angliru e a Fuentes de Invierno e vince la Vuelta de Espana per soli 46” su Leipheimer ma i suoi obiettivi li ha centrati tutti: voto 7,5

Miglior velocista
Mark Cavendish

Ha soli 23 anni ma vince che è una meraviglia. Mark Cavendish è stato la sorpresa nelle volate del 2008 vincendo due tappe al Giro d’Italia (Catanzaro e Cittadella) e centrando il poker al Tour de France (Chateauroux, Toulouse, Narbonne, Nimes). Voto: 8














Miglior scalatore
Alberto Contador
Non è stato l’anno degli scalatori e quei pochi che hanno fatto bene sono stati trovati positiva alla Cera. Quindi togliendo Sella e Riccò vince a tavolino Alberto Contador che a Settembre, alla Vuelta de Espana, ha fatto suoi due arrivi in quota quali il durissimo Angliru e Fuentes de Invierno.

Miglior crono man
Fabian Cancellara



















Vince e convince nelle prove contro il tempo. Forte e possente come Indurain, il nostro quando si tratta di vincere le cronometro è il primo della lista. Il momento migliore lo ha raggiunto vincendo le Olimpiadi di specialità a Perchino. Quanto basta per rimanere il sovrano delle crono. Voto: 7,5

Miglior corridore nelle corse di un giorno
Damiano Cunego















Peccato che non ci sia più la tanto amata Coppa del Mondo perché Cunego potrebbe vincerla spesso… Il veronese ha dimostrato di essere uno dei più forti nelle corse in linea. Batte Schleck all’Amstel Gold Race, è secondo al Mondiale e vince il Giro di Lombardia a fine stagione. Voto: 8

Miglior corridore nelle corse a tappe
Alberto Contador

Vince anche qui l’iberico. Ha dimostrato grande regolarità e completezza, vince e si difende in salita, rosicchia secondi o minuti agli avversari più pericolosi nelle cronometro. Ideale per vincere la classifica finale di un grande giro. Al momento, il migliore. Vedremo se saprà riconfermarsi nelle prossime stagioni. Voto: 9

Miglior giovane (1983 in poi)
Roman Kreuziger






















L’ho sentito nominare per la prima volta lo scorso Giugno ma non è certo una novità. Questo cecoslovacco già vincitore di un campionato del mondo juniores è passato professionista nel 2006 a soli vent’anni e l’anno scorso ha concluso la Vuelta a Espana al 21° posto! Quest’anno, a soli 22 anni, ha vinto il Giro di Svizzera. Teniamo d’occhio nelle prossime stagioni. Voto: 9

Delusione del 2008
Filippo Pozzato















Unica nota positiva il secondo posto alla Milano-Sanremo vinta da Fabian Cancellara. Per il resto, vacche magre. Mai visto al Tour de France, stenta a vincere anche nelle corse in linea, partecipa alla Vuelta a Espana vestendo per onor di popolo la maglia d’oro e poi scompare di nuovo. Cambierà squadra a fine stagione e vedremo se la nuova aria porterà successi più importanti. Voto: 5

Miglior squadra
Csc























Csc vs Astana. La Csc vince Milano-Samremo, Tour de France e Olimpiadi a cronometro, l’Astana vince Giro di Romandia, d’Italia e la Vuelta dimostrandosi la migliore nelle corse a tappe. Visto che la Csc ha vinto grazie a molti corridore e non uno solo come è avvenuto per la maggiore nelle vittorie Astana, dico Csc.

sabato 18 ottobre 2008

Damiano Cunego superstar

Vince e convince nella classica delle foglie morte













E’ la corsa che chiude la stagione del grande ciclismo, dopo di lei, infatti, ci sono solo corse di secondo piano. E’ la classica d’autunno, quella pittoresca che viene affrontata tra i boschi dai colori forti della Lombardia. Una corsa che in molti aspiravano ma che uno solo è riuscito a prendersela, per la terza volta tra l’altro.
Era uno dei più attesi Damiano Cunego e così è stato. Il veronese, che già a fine Settembre correva molto bene (secondo al Mondiale), ha confermato di essere uomo da corse a tappe vincendo per la terza volta il Giro di Lombardia. Ha finalmente corso da padrone, supportato da una Lampre autoritaria che ha stoppato ripetutamente gli attacchi di nomi noti quali Garzelli, Simoni e Scarponi.
Sul Civiglio va via Kroon, poi Kolobnev e Horner ma è lo scatto di Cunego il più energico. Il capitano della Lampre scollina primo insieme a Failli e Horner, gli unici riusciti a resistergli e si tuffa lungo la discesa staccando i due compagni di fuga. Su Failli e Horner, intanto, si riporta il campione olimpionico nonché favorito di giornata, Samuel Sanchez, oltre al connazionale Moreno. Ai piedi della salita del San Fermo della Battaglia Cunego ha 10” di vantaggio sugli inseguitore e in cima allungherà a 20” dimostrando la sua forza.
Arriva quindi solo sul traguardo, portando il vantaggio ad una ventina di secondi sul secondo, il giovane sloveno Brajkovic che gioisce pensando di aver vinto il Lombardia, non sapendo forse che Cunego è già arrivato… Terzo Uran che arriva insieme a Brajkovic, poi il gruppo dei migliori regolato da Giovanni Visconti.
E vanno così a quota due le classiche stagionali, dopo l’Amstel Gold Races ad Aprile ecco il Lombardia a Ottobre, concludendo una stagione che lancia segnali abbastanza evidenti: Cunego è un grande per le corse di un giorno. Si impegni in questi traguardi diventando il numero uno anche perché non è facile andare forte sia da una parte che dall’altra e il prossimo anno dubito che il veronese possa competere per la maglia rosa al Giro d’Italia.
Ora si entra nella parte finale della stagione, scriverò meno ma scriverò… Nelle prossime settimane ci saranno le presentazioni del Tour de France e del Giro d’Italia 2009 alle quali non potrò non dedicare un paio di post.
Alla presto.

lunedì 13 ottobre 2008

Giro del Centenario: al via Lance Armstrong

Piccola Italia, ti sei venduta

Alle 15 è giunta la notizia da Rcs. Lance Armstrong dice si al Giro d'Italia 2009. Gli organizzatori si prostrano e gli preparano il tappeto rosso a Venezia. Il texano verrà quindi a fare il turista agonistico per una ventina di giorni. Ancora non si sa se con velleità di leader o solo di preparazione in vista del Tour de France. In poche parole, un Armstrong inedito, diverso anni luce da colui che rifiutava i tanti inviti della corsa rosa finalizzando le sue forze solo ed esclusivamente sulla più celebre corsa francese.
Che Armstrong sarà? E’ fantascienza pensare che dopo tre stagioni di inattività e 37 anni in carniere si possa tornare ad alti livelli? Fantascienza pura o film alla Rocky Balboa. Non so quali prodotti sintetici abbiano inventato negli Stati Uniti, probabilmente sostanze che oggi risultano invisibili e che fra cinque, sei anni diventeranno il nuovo “Cream de la cream” per i ciclisti di alto livello. Chissà che il fantasma del Pirata non giochi brutti scherzi al texano.
Mi fermo qui. Ah, ultima cosa: Il Giro come si sa partirà da Venezia ma non si concluderà a Milano bensì a Roma (come nella prima edizione). Quasi sicuro. Se così fosse ci troveremo un percorso con le Alpi all’inizio e gli Appennini alla fine. Praticamente il contrario della solita routine. Meglio cambiare, no?

Ale-jet c'è

2009 e 2010: le ultime stagioni?


Un ritorno di cui non ho mai parlato fino ad ora è quello dello sprinter Alessandro Petacchi. Il ciclista spezzino è tornato il 30 Agosto scorso. La sua breve Odissea comincia dopo la vittoria nella tappa di Pinerolo al Giro d’Italia 2007, quando vengono trovate quantità di salbutamolo in eccesso all’interno dei campioni prelevati ai controlli antidoping. Conclude il Giro d’Italia vincendo la maglia ciclamino ma viene poi sospeso dalla sua formazione, il Team Milram. In seguito viene richiesta una squalifica di un anno e a causa del processo salta il Tour de France 2007. Il 24 Luglio viene quindi prosciolto da tutte le accuse per la buona fede riscontrata nell’atto inconsapevole di doping.
Petacchi riprende a correre tranquillamente nel finale di stagione e all’inizio del 2008 continuando sempre a vincere vari sprint nelle corse a cui prende parte. Il 6 Maggio 2008, viene squalificato per un anno dal TAS di Losanna in base ai fatti relativi alla tappa di Pinerolo (con tanto di revocazione delle cinque vittorie di tappa al Giro 2007). Salta Giro e Tour ma lo scorso Luglio ha ritrovato una squadra per cui correre nelle prossime due stagioni: Lpr.
Il 31 Agosto scorso, infine, la sospensione dello spezzino è andata concludendosi in quanto decorreva dal 1 Novembre 2007 e conteneva i due mesi di sospensione cautelare già scontati nel 2007.
La Lpr viene comunque non invitata alla Vuelta a Espana oltre che alla Parigi-Tours e al Giro di Lombardia per non aver accettato il passaporto biologico.
Quindi tutto rinviato al prossimo anno. Alessandro Petacchi avrà 35 anni, riuscirà a riproporsi ad alti livelli? Glielo auguro soprattutto per rispondere con i fatti a chi gli ha creato molti buchi nelle ultime due stagioni.