lunedì 14 settembre 2009

2003

Armstrong è battibile, ma vince



Questa annata fu abbastanza serena, pochi casi doping e alcuni momenti emozionanti quanto basta. Ad inizio anno ci sono buone notizie per due grandi campioni che negli ultimi tempi non avevano più brillato. Ullrich ritorna con il Team Coast, divenuto poco dopo Bianchi, mentre Marco Pantani rilancia per l’ultima occasione della vita, sperando di poter partecipare anche al Tour de France.
La Milano-Sanremo è di Paolo Bettini che raccoglie l’eredità del campione del mondo, Cipollini. E’ l’anno di Peter Van Petegem che vince sia la Roubaix che il Giro delle Fiandre entrando una volta per tutte nella storia delle classiche di un giorno.
Alexandre Vinoukourov vince l’Amstel, alla Liegi è l’americano Tyler Hamilton ad alzare le braccia al cielo.
Arrivato Maggio parte il Giro d’Italia, da Lecce, con tre corridori desiderosi di riscatto. Simoni vuole riprendersi la vittoria dopo l’esclusione dell’anno precedente, idem Garzelli che riparte con la Sidermec e infine Pantani che, lontano anni luce rispetto ai tempi migliori, riacquista dignità nei risultati.
La prima settimana vede l’inizio dell’era Petacchi, lo spezzino vince e convince battendo a ripetizione un Cipollini sotto tono. Cipollini riuscirà comunque a portare a casa due tappe prima del ritiro per una caduta.
Garzelli è invece la prima maglia rosa importante della corsa, vince sul Terminillo sconfiggendo Simoni ma nel giorno di Faenza, viene attaccato da lontano dal trentino e perde il primato.
E’ l’anno dell’esordio dello Zoncolan al Giro, l’arcigna salita viene domata da Simoni ma i distacchi sono limitati. Rinasce Pantani che nelle durissime pendenze ritrova un minimo di se stesso tenendo testa ad un Garzelli che quel giorno capisce di non essere all’altezza di Gibo.
Simoni domina anche sulle Dolomiti, è sua Pampeago, si difende nella cronometro di Bolzano e quando arrivano le Alpi piemontesi sfrutta una caduta dei due pelati (Garzelli e Pantani), per incrementare altro vantaggio nella classifica.
A Cascata del Toce, ultimo arrivo in salita, la maglia rosa vince senza regalare nulla a nessuno ma di quel giorno si ricorderanno soprattutto gli ultimi scatti di un pirata che ancora sperava in una convocazione al Tour del centenario. Nulla di tutto ciò, Simoni vinse il Giro e si partì tutti per la Francia senza Pantani (e Cipollini). Per lui fu la tegola definitiva.
Fu un Tour molto interessante, poteva essere l’anno giusto per sconfiggere il marziano texano ma l’eroe dei fumetti riuscì ancora una volta ad avere la meglio.
In quell’edizione Armstrong non fu mai superiore agli altri, più che altro riuscì a mantenere i nervi saldi quando Ullrich, ritornato finalmente ad alti livelli, lo sconfisse dapprima nella cronometro di Cap decouverte e poi ad Ax 3 Domaines. Armstrong si riprese la rivincita a Luz Ardiden e nella cronometro finale di Nantes dove il nostro conquistò il quinto Tour mettendosi dietro il crucco e Vinokourov.
Alla Vuelta la sorpresa si chiama Isidro Nozal, un giovane spagnolo che vive una bella edizione della corsa iberica. Grazie ad una fuga e a delle belle prestazioni nelle prove a cronometro, Nozal riesce ad arrivare in maglia amarillo al penultimo giorno di corsa, giorno in cui va in crisi venendo così sconfitto da Roberto Heras di soli 28”. Terzo arriverà un Alejandro Valverde che cominciava timidamente a far vedere il suo talento, divenuto realtà negli anni successivi.
Il finale di stagione, come al solito, è incentrato sul mondiale, che quest’anno si corre ad Hamilton, in Canada.
Il percorso non è né particolarmente duro né così facile e alla fine dei conti spunta la sorpresa, è Astarloa, vincitore della Freccia Vallone, che nel finale allunga e sconfigge Valverde e Van Petegem. La prova a cronometro va a David Millar il quale sconfigge l’australiano Rogers, mentre per l’Italia è una disfatta, nessun piazzamento degno di nota.
Che altro aggiungere… la stagione viene chiusa con una notizia shock, muore Josè Maria Jimenez, lo scalatore che due anni prima vinceva gli arrivi alla Vuelta a Espana si spegne all’età di trentadue anni in una clinica. Questo evento, insieme a tanti altri eventi successi successivamente, segnarono inevitabilmente dentro di me una visione malsana e negativa dello sport professionistico.

venerdì 11 settembre 2009

2002

Cipollini iridato

Questa annata è stata, secondo il mio punto di vista, assai negativa e monotona. Il 2002 è comunque un anno abbastanza positivo per l’Italia del pedale grazie a Mario Cipollini che all’età di trentacinque anni vive la stagione di maggior successo. Il toscano è primo alla Milano-Sanremo, una corsa che lo aveva sempre respinto.
Alla Parigi-Roubaix Johan Musseuw fa tre sconfiggendo Wesemann e un giovanissimo Boonen che già all’epoca veniva additato come un possibile protagonista della corsa del pavè.
Andrea Tafi vince il Giro delle Fiandre mentre la Liegi Bastogne Liegi è roba italiana, vince Paolo Bettini su Garzelli, terzo Basso.
E’ l’anno dell’entrata in vigore dell’€uro e proprio per questo motivo il Giro d’Italia vivrà le prime tappe in Olanda, Germania, Belgio e Francia.
E’ un Giro assolutamente pessimo, la non negatività di Garzelli mentre vestiva la maglia rosa è una brutta tegola, come lo è la bizzarra vicenda delle caramelle sudamericane di Simoni, altro escluso dalla corsa.
I più forti vengono persi per strada, Casagrande si autoelimina in una giornata insignificante che anticipava le Dolomiti, facendo sbandare (inconsapevolmente) un altro corridore nello sprint del gpm. E’ il terzo escluso.
Pantani si ritira ai piedi della Marmolada, per lui è la peggior stagione della carriera. Quel giorno a vincere è Perez Cuapio, già vincitore a San Giacamo. La maglia rosa passa sulle spalle di Cadel Evans, l’ex biker che per forza di cose si ritrova in cima alla classifica. Ma dura poco, il giorno successivo, a Folgaria, l’australiano esce da ogni classifica e insieme a lui cadono nella rete anche Frigo e Aitor Gonzales, altri uomini di alta classifica.
A giovarne sono soprattutto Tyler Hamilton e Paolo Savoldelli. L’americano si muove per primo, Savoldelli gli risponde e lo distanzia. A Folgaria a vincere sarà un Tonkov in fuga ma Savoldelli conquista la sua prima maglia rosa, che difenderà fino a Milano arrivando davanti ad Hamilton e all’altro italiano Caucchioli.
Per il falco è la rinascita ma il Giro ne esce davvero male, non solo per la mancanza di prestigio nella classifica finale ma anche per tutto ciò che è successo durante la corsa.
A Giugno Commesso vince il campionato italiano davanti a Frigo e Casagrande, poi si parte tutti per una Grand Boucle abbastanza povera di emozioni.
C’è Armstrong ma manca il suo grande rivale Jan Ullrich, inoltre all’orizzonte non ci sono corridori in grado di impensierire l’americano.
Armstrong conquista la maglia gialla già dal cronoprologo di Lussemburgo e nel primo arrivo in salita a La Mongie, se la riprende sfilandola ad un Igor Gonzalez de Galdeano che per diversi giorni aveva fatto pensare di poter essere in grado di tenere il texano.
Armstrong vince anche a Plateau de Beille, il suo avversario più importante è Beloki ma non ha il motore del fuoriclasse. Tra gli sfidanti ci sarebbero anche Heras ma quest’ultimo è gregario dell’americano ed è quindi in non condizione per poter agire con la sua mente.
Sul Mont Ventoux viviamo la fuga di Virenque che riesce a salvarsi da un Armstrong che anche quel giorno ha dato il massimo distanziando i suoi avversari di vari metri.
Le tappe alpine si rivelano inutili, ormai tutto è scritto e Armstrong controlla i suoi avversari come fosse nulla. A Cluses, in una tappa di media montagna, Dario Frigo vince e spezza il lungo digiuno italiano.
La cronometro finale di Macon determina il quarto successo di Armstrong, il più facile e anche il più noioso dei quattro. Secondo Beloki a 7’17”, terzo Rumsas a 8’17”, primo degli italiani è Ivan Basso vincitore della maglia bianca di miglior giovane.
La Vuelta è dominata come non mai dagli spagnoli che trovano in Aitor Gonzalez una speranza per le grandi corse a tappe. Aitor, che aveva già fatto vedere i suoi numeri al Giro d’Italia, vince senza troppi problemi la sua prima grande corsa a tappe. Sembra il preludio ad una carriera fantastica, qualcuno lo addita come l’anti Armstrong per i prossimi Tour ma lo spagnolo finirà ben presto nell’anonimato.
Alla Vuelta si rivedono Casagrande e Simoni, i due grandi esclusi del Giro d’Italia cercano riscatto nelle strade di Spagna, il toscano è settimo, Simoni decimo.
Ai Mondiali di Zolder, disegnati su misura per i velocisti, a vincere la prova a cronometro è quel personaggio di Santiago Botero che già al Tour era riuscito nell’intento di sconfiggere Lance Armstrong in una prova a contro il tempo. Nella prova in linea Cipollini mantiene le promesse, dopo le proteste per l’esclusione dal Tour, re leone sconfigge Mc Ewen e Zabel nella volata finale. Per Cipollini è il coronamento di un sogno, spezza il digiuno italiano ai mondiali che permaneva dalla vittoria di Bugno a Benidorm nel novantadue.
La stagione, come al solito, si conclude con la classica delle foglie morte, vinta da Michele Bartoli su Davide Rebellin e Oscar Camenzind.
La Coppa del Mondo va a Paolo Bettini che poi ne vincerà altre tre prima che il ProTour spazzi via questa simpatica graduatoria.
Il grande vuoto della mancanza di Jan Ullrich si è fatto sentire, il tedesco, cascato in un vortice extra ciclistico, non ha potuto prendere parte a nessuna gara di rilievo, buttando via una stagione che poteva sicuramente essere vissuta in modo vittorioso anche al di fuori del Tour.

lunedì 7 settembre 2009

2001

La sfida dell'anno



Nel 2001 Erik Zabel vince per la quarta volta la Milano-Sanremo entrando di diritto nella storia di questa classica. Alla Parigi-Roubaix è l’olandese Knaven a sconfiggere Musseuw mentre alla Liegi lo svizzero Camenzind vince l’ultima corsa di rilievo della sua fuggitiva carriera.
Il Giro d’Italia offre un percorso strano e nemmeno troppo avvincente, martoriato poi dal blitz di Sanremo.
Tutto comincia normalmente, fino a Montebelluna non succede quasi nulla di rilevante. Nel giorno delle Dolomiti saltano Pantani e Garzelli, i due più attesi della vigilia. Hanno la meglio la maglia rosa Dario Frigo e il trentino Gilberto Simoni che lascia vincere il Pordoi a Perez Cuapio conquistando la maglia rosa.
Contro ogni pronostico, nella cronometro di Salò il Gibo riesce a limitare i danni ed è ancora in rosa. Tutti aspettano la giornata di Sant’Anna di Vinadio ma viene annullata per protesta dopo la giornata tormentata del blitz dei Nas a Sanremo.
Fuori Frigo per doping, la corsa rosa può ritenersi chiusa vari giorni prima della fine. Il podio finale di Milano fa già capire molte cose: primo Simoni, secondo Olano e terzo Unai Osa.
Finito il Giro che aprirà un periodo molto sterile, il ciclismo si sposta ai campionati italiani vinti da Daniele Nardello su Michele Bartoli.
Al Tour de France scoppia la polemica dell’esclusione dei due carismatici corridori italiani Cipollini e Pantani e la loro mancanza si sentirà soprattutto quando le fasi cruciali chiederanno spettacolo alla corsa.
Lance Armstrong è inattaccabile, già dall’Alpe d’Huez mette in seria difficoltà i suoi avversari, Ullrich limita, mentre Beloki e Moreau non hanno la stoffa degli altri due e finiscono per essere comprimari.
Grazie ad una fuga bidone della prima settimana, Armstrong non vestirà facilmente la maglia gialla. L’americano domina la cronometro di Chamrousse e a Saint Lary Soulan dopo l’ennesimo successo sfila la maglia al francese Simon. E’ il Tour dei passisti, nessun scalatore riesce ad andare più forte di Armstrong e Ullrich, la sfida per quanto possa essere di alto livello è anche noiosa, prevedibile e scontata.
Vincendo la cronometro finale, Armstrong dimostra superiorità rispetto al tedesco della Telekom distanziandolo in classifica finale di ben 6’44” mentre Beloki riesce in extremis a conquistare il podio che poteva essere del kazako Kivilev (altro corridore della fuga bidone), morto due anni più tardi alla Parigi-Nizza.
Noi italiani ce lo ricorderemo soprattutto come uno dei Tour più scarsi per l'Italia che oltre a non portare a casa alcuna vittoria o maglia importante, non riuscirà nemmeno a mettere un italiano nei primi dieci.
Passando alla Vuelta, è ancora una volta roba spagnola. Per gli iberici è dominio assoluto, 18 spagnoli nei primi 25 posti.
Botero e Sevilla manipolano la prima settimana, poi sembra Beloki l’uomo da battere ma ben presto accusa le fatiche del Tour scivolando fuori da ogni classifica, agevolando Sevilla che riesce a tenere la maglia quasi sino alla fine, ma proprio nella cronometro finale vinta da Botero, viene superato di 47” dallo spagnolo Angel Casero.
L’Italia porta a casa due vittorie, una di Simeoni e una di Simoni, per quanto riguarda la classifica finale nessun italiano è degno di nota, il migliore è ventesimo, si chiama Pellizotti e dicono possa fare grandi cose nel futuro.
Da segnalare anche le tre vittorie di Jimenez, a quel tempo ancora in forma ma destinato di li a poco a cominciare il declino che lo porterà in poco più di due anni verso la morte.
Ai Mondiali di Lisbona viviamo un percorso sicuramente sopravvalutato rispetto alle reali caratteristiche. Jan Ullrich vince la prova a cronometro per la seconda volta sconfiggendo Millar e Botero mentre nella prova in linea Simoni fugge nell’ultima erta, ma nel gruppo inseguitore succede l’incredibile, Lanfranchi si mette a tirare senza un vero senso tattico, qualcuno dirà che i corridori della Mapei si erano messi d’accordo per favorirsi. Ad ogni modo, anche senza le tirate di Lanfranchi, l’azione di Simoni sarebbe stata prima o dopo annullata. La stampa su questo fatto ci marciò a lungo creando un vero e proprio giallo sportivo… fatto sta che ad alzare le braccia a Lisbona fu un Mapei, Freire Gomez (secondo iride), davanti ad un altro Mapei, il grillo Bettini che studiava per diventare lui un giorno campione del Mondo.
La stagione viene conclusa poi al Lombardia con la vittoria di Danilo Di Luca, era l’inizio di una lunga serie di successi italiani destinata a continuare tutt’ora.
Una stagione con alcuni momenti degni di nota, è stato il grande anno di Gilberto Simoni, mattatore sulle salite d’Italia, di Spagna e protagonista degno di nota anche al Mondiale di Portogallo.
L’azione più bella la viviamo però in una corsa molto piatta, la Parigi-Tours, che grazie alla lunga fuga di Virenque, primo al traguardo con il gruppo che sopraggiungeva a pochi metri, ha acquisito grande fascino diventando sicuramente l’immagine più significativa di chi non vuole mollare.
Il Tour è ormai in balia dell’era Armstrong, se due edizioni vinte vi sembravano poche, con il terzo successo l’americano comincia a fare sempre più la voce grossa, non trovando nella sua strada avversari degni di nota, nemmeno Jan Ullrich, forte di fisico ma molto scarso di testa.

>>>Continua con il 2002 nella prossima puntata>>>

mercoledì 2 settembre 2009

2000

L'anno del Giubileo, ma anche l'anno della sfida titanica


Comincia con questo articolo il riassunto personale del decennio ciclistico, spaziando nei miei ricordi di ciò che ho vissuto.
Premettendo che alle soglie del nuovo millennio avevo molta più passione di oggi e che cadevo dalle nuvole alla parola doping, posso assolutamente dire che a quel tempo vedevo il tutto in modo più positivo.
Ricordo un Giro d’Italia abbastanza scadente, non c’erano nomi troppo illustri e soprattutto la mancanza di un Pantani al top fece risultare quel Giro un po’ moscio. Casagrande fece una grande azione sull’Abetone andando a prendersi una maglia rosa che, secondo le teorie, avrebbe potuto portare sino a Milano. Ma l’imprevedibilità è dietro l’angolo, il toscano non riuscì più nei giorni successivi a fare il vuoto e piano piano, da dietro, riemersero Simoni e Garzelli. L’epilogo arriverà nella tappa di Briancon che presentava l’Agnello e poi l’Izoard.
Fino a quel giorno Pantani non si era mai visto, ma nelle salite che confinano con la Francia, il pirata riemerse dalle acque diventando per un giorno il gregario di lusso del compagno di squadra Garzelli. Illuse Simoni sull’Izoard, sfiancandolo. Casagrande era già visibilmente in calando e rimaneva appeso alla bilancia ancora per poco. Con l’aiuto di Pantani, Garzelli si ritrovò la sera di Briancon a due passi dalla maglia rosa che era ancora addosso a Casagrande. Il giorno successivo ci pensò la cronometro del Sestriere a sancire la vittoria di Garzelli ma di quel Giro, oggi come oggi, ci si ricorda ancora una volta la “rinascita” seppur brevissima di Pantani.
Nell’Estate che vedeva Vamos a bailar in testa alla hit parade, uno scontro atteso si consumava sulle strade francesi. Come nei migliori film di azione si può intitolare il tutto come “Pantani, la sfida più difficile”. Così fu.
La cronosquadre lo fece scivolare molto in basso nella classifica, ma due anni prima con un distacco ancora più pesante seppe capovolgere la situazione. Sognare a volte fa bene ma non sempre si può vivere in una favola.
La sera buia di Hautacam, Lance Armstrong aveva già chiuso il Tour, infliggendo distacchi pesanti sia a Ullrich che ad un Pantani anni luce lontano da quel Pantani che dodici mesi prima vinceva ogni arrivo in salita.
Poi arrivò il giorno del Ventoux ma Pantani stentava ancora una volta a tenere le ruote del gruppo maglia gialla. “E’ finito, senza la roba non va da nessuna parte”, queste le frasi di un’Italia che lo aveva già in parte lasciato, ma che all’occorrenza lo andava a riprendere. Invece no, l’elefantino – come lo chiamava il texano – rientrò nel gruppo e cominciò la danza macabra. Piantò vari scatti prima di rimanere solo. La folla questa volta impazzisce “Vedi che forse oggi vince” ma l’illusione durò pochi istanti, Armstrong rientrò prepotentemente prendendosi quasi gioco dello scalatore romagnolo, il quale, quel giorno era inferiore ad Armstrong ma ebbe la forza di tenerlo sino all’arrivo, dove il texano gli lasciò la vittoria.
Cominciarono poi le polemiche, Pantani non apprezzò il fatto che l’americano andasse in giro dicendo che lo aveva fatto vincere e già sull’Izoard i due ricominciarono a martellarsi.
Diciamoci la verità, dei due chi cominciava a saltare era soprattutto l’americano, non più brillante come qualche giorno prima, anche se la classifica era dalla sua, probabilmente veniva a mancare la lucidità mentale che lo ha sempre contraddistinto.
Fu Courchevel la giornata del giudizio, lì Pantani ritornò davvero Pantani, ma solo per una giornata. Quel giorno staccò Armstrong e arrivò solo all’arrivo andando a prendersi una vittoria simbolo, fra l'altro l’ultima della sua carriera.
Il giorno dopo tentò il volo folle, simile ad Icaro, destinato però ad avere esiti negativi. La fuga nacque sotto una brutta stella, Marco non ebbe appoggio da altri fuggitivi e in più si alimentò male finendo ben presto in crisi di fame. Tutto ciò servì a mandare in crisi Lance Armstrong, ancora una volta battuto, questa volta indirettamente.
Armstrong vinse il Tour, Pantani si ritirò la sera stessa di Morzine e li si può dire che finì l’era del pirata e delle bandane, durata troppo poco ma si sa, le cose belle sono sempre di sfuggita.
Al di fuori di Giro e Tour non ho particolari ricordi, Jan Ullrich vinse le Olimpiadi di Sidney riscattando la sua stagione non esaltante, il Mondiale andò a sorpresa al lettone Vainsteins, fu l’anno della seconda vittoria di Musseuw alla Parigi-Roubaix e della terza vittoria di Zabel alla Milano-Sanremo.
Fu anche un anno senza grossi scandali doping ma quelli sarebbero venuti a valanghe negli anni a venire.

>>>to be continued 2001>>>

domenica 30 agosto 2009

Sta finendo un decennio

Agosto è ormai giunto verso il termine e si è appena aperta la parte finale di una stagione che sancisce la fine del primo decennio del nuovo millennio. Proprio di questo decennio, nei prossimi giorni, saranno dedicati dieci post dove verranno riassunti bene o male i dieci anni appena trascorsi ricordando i momenti migliori. Si partirà dal 2000 giungendo man mano ad oggi, trattando principalmente tutto ciò che riguarda il ciclismo nelle sue gesta.
Intanto, ieri è partita la Vuelta, che mi rifiuterò di commentare principalmente per la grande delusione che ormai mi affligge per un mondo a me lontano, cioè quello delle competizioni dove non ho, da tempo, nessuna certezza sulla pulizia e l’onesta dell’intero ambiente. Già il fatto che oggi come oggi ci siano trentasettenni che vanno forte come ventottenni fa capire a che punto siamo arrivati. Ma secondo molti è giusto andare avanti così e allora andiamo avanti facendo a finta che la situazione stia migliorando di anno in anno.

sabato 1 agosto 2009

Buone vacanze

Il blog chiude i battenti, Agosto è arrivato ed è arrivato tempo di vacanze. La mia stagione ciclistica, attualmente in standby, ricomincerà a fine Agosto. Così con essa anche il blog che, sofferente dei continui “scandali” doping, potrebbe davvero lasciare da parte il mondo professionistico puntando più sul ciclismo quotidiano dei cicloturisti, sicuramente più in salute rispetto al mondo agonistico.
Un saluto a tutti i lettori e buone vacanze a tutti.

mercoledì 29 luglio 2009

Passo Cereda

Il Passo Cereda da Tonadico è qualcosa di fottutamente duro. Sono otto chilometri dalla cittadina vicino Fiera ma la salita vera è propria è di sei chilometri e mezzo. Dopo il falsopiano del primo chilometro , la strada comincia ad inerpicarsi all’interno del bosco che porterà in cima al passo. Il secondo chilometro passa via ancora facilmente, ma già dal terzo si comincia ad avere punte al 15% con una media dell’undici e mezzo. In quel punto ho tirato un po’ troppo e al quarto chilometro ero già al gancio. La strada non cala mai sotto al 7% fino all’ultimo chilometro, si arriva a toccare anche brevissime punte al 16%. In poche parole, non ha molto da invidiare al Duran, è meno lunga ma le pendenze sono cattivelle e lasciano poco respiro. Se non si è allenati si rischia di fermarsi a ripetizione, il segreto per non schiattare è partire il più piano possibile e dare tutto negli ultimi due, tre chilometri. Tutta un’altra cosa rispetto al versante di Gosaldo, il vero Cereda è questo, dalla parte di Fiera di Primiero. Una salita che poco nota, non è esattamente un luogo di passaggio come può essere un Rolle o un Falzarego, però sicuramente molto più duro e insipido degli altri due. Nel 2005 fu anche passaggio della tappa del Giro che faceva arrivo a Zoldo Alto, con il Duran nel finale. Da provare, mentre la scali te ne penti, solamente una volta in cima si ha la soddisfazione e la consapevolezza della fatica provata lungo la ruvida strada che si inerpica lungo il colle.

domenica 26 luglio 2009

Finalmente è finito



Un Tour de France noiosissimo, abbiamo intravisto la rivalità del futuro tra Andy Schleck e Alberto Contador, per il resto, oltre alle sei vittorie di Mark Cavendish, c'è stato poco altro.
Per l'Italia un bottino soddisfacente, prima la maglia gialla di Rinaldo Nocentini, poi la maglia a pois di Franco Pellizotti che sul Ventoux (mi ero dimenticato di scriverlo ieri), ha onorato ulteriormente il suo Tour.
Classifica finale che parla chiaro, Contador ha stravinto in ogni settore, la sorpresa è stato Wiggins, il primo degli italiani Nibali, ultimo della classifica il biellorusso Yauheni Hutarovich, come dice qualcuno "gli ultimi saranno i primi".

1. Alberto Contador 85h48'35" il bagnino ora può davvero andare a farsi un bel bagno
2. Andy Schleck 4'11" unico avversario di rilievo, ha vinto di nuovo la classifica giovani
3. Lance Armstrong 5'24" il nonno ha confermato che la condizione sale
4. Bradley Wiggins 6'01" il percorso lo ha aiutato ma non si può dire che abbia deluso
5. Franck Schleck 6'04" una vittoria di tappa nella tappa più dura, ma è il gregario del fratello
6. Andreas Kloden 6'42" è andato bene, se avesse la palle farebbe il capitano in un team diverso
7. Vincenzo Nibali 7'35" Basso non c'era ma aveva la fotocopia
8. Christian Vandevelde 12'04" un gregario di lusso per Wiggins
9. Roman Kreuziger 14'16" un fenomeno passato in secondo piano ma attenti, il futuro è vicino
10. Cristophe Le Mevel 14'25" i francesi sono riusciti a metterne uno nei dieci. Complimenti.
14. Rinaldo Nocentini 20'45" ed ora si metterà a fare classifica?! :D
17. Carlos Sastre 26'21" ha pagato il Giro d'Italia
30. Cadel Evans 45'24" capitombolo sulle Alpi ma cercherà il riscatto alla Vuelta a Espana
37. Franco Pellizotti 56'19" inesistente per quanto concerne la classifica, complimenti per la maglia a pois
51. Denis Menchov 1h17'04" Francamente non sapevo nemmeno che fosse arrivato a Parigi
95. Alessandro Ballan 2h26'22" Come non averlo
100. Filippo Pozzato 2h39'39" Vedi sopra
131. Mark Cavendish 3h21'54" Un mostro delle volate.


e il prossimo anno, la seconda manche tra questi due.

sabato 25 luglio 2009

Il monte calvo


Come si fa a regalare così il Mont Ventoux?

Charly Gaul
Raymond Poulidor
Eddy Merckx
Bernard Thevenet
Jean Francois Bernard
Marco Pantani
Richard Virenque
Juan Manuel Garate

Nel 2002 Richard Virenque vinse grazie alla benedizione di una fuga lasciata andare allo sbaraglio, oggi uguale, lo spagnolo Garate ha vinto grazie soprattutto al comportamento dei big. Sembra quasi che il simbolo di vincere su un luogo importante sia scemato e che i corridori di oggi cerchino più il piazzamento finale rispetto alla vittoria di una tappa dal grande significato.
Francamente, anche oggi non mi sono divertito, lontani i ricordi degli scatti di un Pantani vestito di rosa che sfidava a fioretto l’alieno Lance Armstrong. Oggi, togliendo gli scatti di Andy Schleck, il nulla completo. Contador si è limitato a marcare, per questo ha molti amici, perché gli avversari sanno che con lui qualcosa possono vincere. Ma così facendo ne risente soprattutto lo spettacolo.

venerdì 24 luglio 2009

Sellaronda

foto di Manuel

Il 19 Luglio è stata la volta del Sellaronda, un giro che mi ero prefissato dall’anno scorso e che puntualmente è arrivato a Luglio. Tutto progettato in modo impeccabile, a partire dalla giornata che meteorologicamente è stata una delle migliori in assoluto dall’inizio dell’Estate.
Partenza da Arabba, ore 8:50 non da solo ma con Manuel, grande esperto del percorso visto che mi raccontava di averla fatta già parecchie volte negli anni.
Il primo passo di giornata sarà il Pordoi, conosciutissimo per le antiche gesta dei corridori degli anni che furono.
Va su abbastanza regolare e dopo un po’ di tornanti si comincia ad ammirare la vallata che sta alle nostre spalle. Sarà stata l’ora ma che io ricordi mentre si saliva c’era poca gente, molta di più una volta in cima, come si dice, una bolgia. Poco più di tre quarti d’ora per raggiungere i 2239 metri del mitico passo dove c’è il monumento dedicato a Fausto Coppi, pieno zeppo di gente grazie anche al passaggio di una gara di trekking. In mezzo al “bailame” riconosco un corridore professionista vincitore della tappa di Faenza all’ultimo Giro d’Italia, così suggerisco a Manuel di chiedere se sia lui: e difatti è lui, Bertagnolli. Si discute un po’, poi dice di dover andare a fare quattro ore di allenamento, così lo salutiamo e ci buttiamo giù dall’altro versante del Pordoi.
Discesa freddissima ma per fortuna dura poco, il bivio con il Sella ci evita l’assideramento. Rimango innamorato del Passo Sella (2240 metri sul livello del mare), sei chilometri da vivere, fantastici e con panorami unici. Una salita ben più dura del Pordoi e che vale la pena fare. Sulla cima c’è meno posto ma la gente anche in questo caso non manca, sarà la cima più alta della giornata.
Da qui si può dire che le salite più dure sono tutte alle spalle, scesi dal Sella comincia il Gardena il quale non presenta grandi difficoltà ma che, come paesaggio, vale anch’esso la pena di vivere. Nonostante i suoi 2121 mslm, è più freddo sia del Pordoi che del Sella. Una volta arrivati in cima piccolo rifornimento prima di involarsi verso Corvara in Badia. Lungo la discesa notiamo una marea di ciclisti, sembrava il Giro d’Italia.
Arrivati a Corvara rimane solo un passo, il Campolongo (1865 mslm), non affascinante come gli altri tre, però c’è da dire che a fine giro uno non ha nemmeno più la voglia di guardarsi troppo attorno. Il caldo comincia a farsi sentire, mezzogiorno è ormai passato e nonostante l’altitudine, la temperatura rispetto agli altri passi è completamente cambiata. Sul Campolongo incontreremo delle simpatiche signore che già avevamo incontrato in precedenza sul Pordoi e che ci avranno scattato un rullino di foto. Il bello del Sellaronda, come suggeriva Manuel, è il fatto che nell’arco del giro si possono incontrare più volte le stesse persone.
Il giro finisce una volta scesi dal Campolongo, inutile soffermarsi sulle descrizioni degli scenari dolomitici, li conosciamo bene e una fotografia a volte sostituisce i lunghi discorsi che vengono fatti.
Il Sellaronda è qualcosa di unico, mi va di suggerirlo a chi ancora non l’ha fatto, non troppo impegnativo e accessibile con un minimo di allenamento alle spalle, ti assicura una giornata bella, serena e per molti indimenticabile.