mercoledì 26 novembre 2008

Il ritorno di Vdb

Come la fenice, anche Franck Vandenbroucke vorrebbe rinascere dalle ceneri di una carriera da anni anonima ed arida di risultati.
Chi è stato Vandenbroucke? Vandenbroucke è stato per brevissimo tempo un fenomeno senza rivali, capace di vincere corse di un giorno, giri brevi e tappe nei grandi giri. Un grande fuoco destinato a bruciarsi in poco tempo.
Vandenbroucke da quanto è forte passa direttamente nei professionisti senza correre nei dilettanti, è la Lotto a dare fiducia al giovane belga, era il 1993.
Nel 1996 passa alla Mapei, squadrone degli anni novanta dove sono passati quasi tutti i più forti corridori. Qui Vandenbroucke si fa conoscere meglio grazie alla vittoria nel Giro del Mediterraneo. Anche al Tour de France del 1997 lo vediamo spesso inserito in varie fughe, senza però acchiappare la vittoria. Ma il giovane belga ha tempo, è nato nel 1974 e ha solo 23 anni…
Nel 1998 arrivano le prime vere vittorie di prestigio. Vince il Giro di Vallonia, la Parigi-Nizza (giro breve che vincono solo i grandi) e la classica di un giorno, la Gand-Wevelgem. Da segnalare il secondo posto alla Fleccia Vallone e il sesto alla Liegi-Bastogne-Liegi.
Vandenbroucke è un vulcano che potrebbe esplodere da un momento all’altro, non sappiamo ancora i suoi limiti, sappiamo solamente che può diventare un predatore poliedrico in ogni campo. Nel 1999 passa dalla Mapei alla Cofidis, qui vivrà l’anno di apice assoluto a soli 25 anni. Si piazza secondo al Giro delle Fiandre, 4° alla Parigi-Nizza vincendo una tappa e settimo alla Parigi-Roubaix.
Vince una classica belga dalla grandissima importanza, la Liegi-Bastogne-Liegi, la Omloop Het Volk, poi durante l’Estate si presenta alla Vuelta a Espana e si dimostra competitivo in tutte le specialità, comprese salita e cronometro. Conclude 12° in classifica finale portandosi a casa due tappe e la classifica a punti. Viene segnalato come il favorito principale in vista dei Campionati del Mondo a Verona ma cade e si rompe il polso. Nonostante l’incidente rimane nel gruppo dei migliori non potendo però rispondere all’attacco di Freire Gomez negli ultimi metri concludendo settimo. A fine stagione è terzo nella classifica di Coppa del Mondo e nella Uci.
L’anno seguente è uno dei più attesi ma vivrà una stagione da dimenticare. Sarà l’inizio del tracollo. Inesistente nelle classiche, il nostro raccoglierà solo un secondo posto al campionato nazionale del Belgio prima di disputare un Tour de France anonimo.
Nel 2001 ritorna a correre per una squadra italiana, la Lampre di Camenzind e Simoni ma vivrà un’altra stagione senza successi, cambiando presto casacca e passando di nuovo in un team fiammingo, la Domo-Farm Frites dove vincerà solo una corsa di secondo piano: Prix d'Erpe-Mere.
Nel 2003 la Domo diventa Quick Steep e si ritrova nella squadra di Paolo Bettini, nuovo uomo di punta delle classiche. Per Vandenbroucke solo piazzamenti in una stagione che aveva trovato buone speranze al Giro delle Fiandre (secondo dietro Van Petegem).
L’anno successivo approda in Italia, alla Fassa Bortolo, ormai trentenne e lontano dai momenti d’oro di una carriera che non trova più una vera luce. Sesto alla Parigi-Nizza, settimo alla Fleccia-Vallone, sedicesimo e diciottesimo rispettivamente alla Liegi e all’Amstel Gold Race. Un tempo le avrebbe vinte a mani basse.
Da questo momento nessuna squadra di rilievo darà più fiducia al belga il quale farà parlare di sé soprattutto per la sua lunga depressione che lo porterà lontano dai risultati di rilievo.
Mr Bookmaker, Unibet.com, Acqua & Sapone, tutte squadre che cambia dal 2005 al 2007 senza raccogliere praticamente nulla sul campo.

Ma Franck Vandenbroucke ritorna, è notizia di oggi il suo passaggio alla Cinelli nella quale il nostro gioca l’ultima carta a 34 anni, dopo molti anni bui nei quali ha tentato anche di farla finita, questa volta però la voglia di rialzare la testa e chiudere con il mondo del ciclismo in modo dignitoso, da campione, se davvero lo era.

sabato 22 novembre 2008

Cassani in ricognizione a San Martino di Castrozza


Ecco i primi rumor a riguardo della tappa con arrivo a San Martino di Castrozza comparsi ieri sul Gazzettino:

Il ciclista commentatore Rai Davide Cassani in zona con troupe e telecamere

Il Giro d'Italia scalerà Croce d'Aune La corsa "rosa" ritorna feltrina

Il Giro d'Italia passerà di nuovo a Feltre e non è detto che i girini scalino anche il Passo Croce d'Aune prima di arrivare a San Martino di Castrozza.

Dopo l'annuncio che la corsa rosa l'11 maggio farà tappa a Valdobbiadene, la speranza che il Giro passasse ancora per le strade del Feltrino si stava facendo largo tra gli appassionati di ciclismo. Soprattutto nel primo anno di partecipazione del sette volte vincitore del Tour, Lance Armstrong e dell'attesissimo rientro nelle competizioni del campione Ivan Basso. Da ieri la speranza è qualcosa di più concreto, quasi una certezza che sarà rivelata solo il 13 dicembre con la presentazione ufficiale del Giro del centenario nel teatro La Fenice di Venezia. L'altra sera, infatti, Davide Cassani, ex-maglia azzurra del ciclismo italiano e ora commentatore Rai durante il Giro d'Italia, ha fatto tappa a Feltre. È andato a trovare l'amico Ivan Piol, organizzatore della Gran Fondo Sportful e di Castelli24h, la maratona cui il commentatore Rai ormai ha preso parte almeno quattro volte. Una presenza non casuale, visto che ieri mattina Cassani è stato visto prima a San Martino con una troupe della Rai e poi in sella alla sua bicicletta lungo la salita di Passo Rolle, seguito dalla telecamera. Considerato che voci ormai insistenti danno per certo che il Giro arriverà all'Alpe di Siusi, non è escluso che ci sia una tappa che prima arriva a San Martino e il giorno dopo sull'Alpe di Siusi. Ma da Valdobbiadene a San Martino il passaggio per Feltre pare quasi obbligato e i bene informati danno per certo che prima di arrivare in Primiero i girini dovranno scalare una montagna leggendaria. E nel loro cammino una salita divenuta leggendaria grazie a Tullio Campagnolo è proprio Passo Croce d'Aune. In sostanza i corridori del Giro percorreranno a ritroso la salita che gli amatori ogni terza domenica di giugno fanno come ultima fatica della Gran Fondo.

venerdì 14 novembre 2008

Fantaciclismo: ipotesi sul finale della IV tappa

Manca un mese alla presentazione ma qualcuno è già stufo di aspettare. Una volta almeno lo presentavano ai primi di Novembre, ora invece a metà Dicembre ma va bene lo stesso, evidentemente vogliono fare le cose in grande e il percorso non sarà ancora disegnato del tutto.
Raccogliendo fonti (non per forza attendibili), si possono già immaginare varie cose:

1. Si parte da Venezia
2. La seconda tappa arriva a Trieste
3. La terza a Valdobbiadene con tanto di circuito finale
4. Il Giro conclude a Roma con una cronometro
5. Prima Alpi e poi Appennini

e via così...

L'ipotesi che propongo è inerente alla quarta tappa, quella con arrivo a San Martino di Castrozza (in teoria).
A sentir parlare, non sarà una tappa sfruttata al massimo, essendo la quarta, l'opzione andrebbe su un percorso non troppo impegnativo: val agordina e la via più facile delle Forcelle. La via più facile è il Forcella Franche, salita corta e pedalabile che anticipa il lungo falsopiano che porterà dapprima a Gosaldo e poi nei brevi chilometri del Passo Cereda. Da qui, discesa verso Tonadico e Fiera di Primiero prima dell'arrivo a San Martino di Castrozza.
Ecco quindi come dovrebbero essere gli ultimi chilometri della quarta tappa:

Ovviamente sono solo supposizioni, però fare un pò di ipotesi prima che sia presentato il Giro d'Italia, è divertente per confrontare eventuali errori o "azzeccature" una volta svelato il tutto.

giovedì 13 novembre 2008

Fu vergognoso


Facciamo ordine sulla vicenda Simeoni-Armstrong che in questo decennio ha sicuramente infiammato le polemiche e che (forse) sta giungendo ad un termine.
La questione diventa famosa al grande pubblico in seguito ad un grave fatto accaduto nelle strade del Tour de France, precisamente il 23 Luglio 2004 nella tappa che da Annemesse portava a Lons le Saunier.
Una tappa insignificante, a due giorni dal termine e con una classifica già chiusa a favore di Lance Armstrong per la sesta volta. E’ uno di quei giorni in cui vanno in fuga una manciata di corridori, il gruppo lascia fare e morta lì. Questa volta no!
Nella fuga ci sono 6 ciclisti: Flecha, Joly, Garcia Acosta, Fofonov, Mercado e Lotz. Dal gruppo attacca un altro corridore, l’italiano Filippo Simeoni della Domina Vacanze (l’allora squadra di Cipollini).
L’italiano cerca di recuperare quei 40” di svantaggio ma colpo di scena, lo raggiunge da dietro Armstrong il quale si mette alla sua ruota e senza collaborare rientra sui sei davanti. La fuga prende 1’50” di vantaggio e a quel punto nel gruppo comincia a lavorare la T Mobile di Ullrich e Kloden.
Armstrong dice che con Simeoni la fuga sarà ripresa e così dopo essersi beccato insulti dai colleghi, l’italiano è costretto a rialzarsi e farsi riprende dal gruppo insieme al texano.

«Mi hanno colpito le parole di Armstrong, che è venuto a riprendermi e ha detto ai miei compagni di fuga di farmi rialzare - gli occhi di Simeoni diventano più stretti nel ricordo di quei momenti -. Ha impedito che continuassi la fuga e dopo mi ha minacciato: "Hai sbagliato a parlare contro Ferrari (uno dei consulenti della preparazione del texano, ndr) e hai sbagliato a querelarmi. Io ho soldi e tempo e tanti avvocati a disposizione. Io posso distruggerti".
<
La notizia fa il giro del mondo, si creano due schieramenti, chi da ragione al tiranno in maglia gialla e chi invece all’italiano della Domina Vacanze.
Due giorni più tardi, il 25 Luglio, si arriva alla conclusione del Tour de France. Si corre l’ultima delle venti tappe francesi, quella con l’arrivo a Parigi.
Per quattro volte Filippo Simeoni prova a prendere il largo ma per quattro volte verrà stoppato dai gregari di Armstrong, con tanto di ingiurie da parte di Ekomov (uno dei “vassalli” del texano) contro l’italiano.

<Al Tour, Armstrong ha impedito che continuassi la fuga e dopo mi ha minacciato. "Hai sbagliato a parlare contro Ferrari e a querelarmi. Io ho soldi, tempo e tanti avvocati. Posso distruggerti".
Storia triste, è solamente la parentesi più famosa dell’intera “trama” di una lunga controversia cominciata il 12 Dicembre del 2001 quando al tribunale di Bologna si apre il processo a carico del medico, preparatore di numerosi corridori. L' accusa: somministrazione di prodotti farmaceutici pericolosi per la salute degli atleti, esercizio abusivo della professione di farmacista, commercio di sostanze alimentari nocive, frode sportiva.
Qualche mese più tardi, il 12 Febbraio 2002, Filippo Simeoni accusa Ferrari. «Ho assunto Epo su indicazioni del dottor Ferrari. Avevo cominciato ad assumere Epo già nel 1993. Il mio rapporto col dottor Ferrari è cominciato nell' ottobre 1996 ed è finito nel novembre 1997. La prima visita avvenne nella sua abitazione di Ferrara. Nel ' 97 Ferrari mi indicò i prodotti da prendere per migliorare potenza e resistenza. Più avanti, mi parlò di ormoni per recuperare energie. Per evitare problemi all' antidoping mi aveva detto di utilizzare l' Emagel (fluidificante) la mattina dei controlli e l' albumina umana al 5% la sera prima».
L’anno successivo, il 16 Aprile 2003, Armstrong interviene in difesa di Ferrari, consulente della preparazione: «Simeoni è un bugiardo». L’11 Luglio dello stesso anno Simeoni querela Armstrong per diffamazione.
Tutto ciò prima di quel 23 Luglio 2004, nel giorno in cui Lance Armstrong, il “boss”, impedisce a Simeoni di prendere parte ad una fuga.
Come è finita la storia? Il dottor Michele Ferrari venne assolto da ogni accusa nel Maggio del 2006. Ma quest’ultima cosa, lasciatemela dire, non cancella tutto quello che può esserci stato dietro a questo caso.

ps.
La stampa internazionale ha spesso associato numerosi nomi di spicco del mondo ciclistico al dottor Ferrari, fra i più famosi: Moreno Argentin, Giorgio Furlan, Eugeni Berzin, Gianni Bugno, Tony Rominger, Abraham Olano, Claudio Chiappucci, Ivan Gotti, Mario Cipollini, Eddy Mazzoleni, Paolo Savoldelli, Levi Leipheimer, Axel Merckx, George Hincapie, Floyd Landis, Patrik Sinkewitz e Alexandre Vinokourov. Non tutti santi.

Molte verità...

Ho trovato questo video su youtube. Si parla del mondo professionistico e del doping. Chi parla oggi non c'è più. Si chiamava Valentino Fois e aveva solo 34 anni.

Copio e incollo anche un'intervista molto interessante a Valentino Fois risalente a un anno fa...

BERGAMO, 14 settembre 2007 - "E’ anche per colpa del ciclismo se sono ridotto così, ma senza ciclismo non so stare". Valentino Fois è seduto al tavolino di un bar nel centro di Bergamo. Pochi metri più in là c’è la redazione locale del "Giorno" nella quale lunedì sera l’ex corridore bergamasco si è introdotto per rubare due vecchi computer portatili. Una bravata che gli è costata una condanna a 100 giorni di reclusione, tramutati in una pena pecuniaria di 4 mila euro. Valentino era un talento e come tanti talenti si è fatto tentare dal diavolo doping, finendo poi schiacciato dagli "effetti collaterali". A vederlo ora, sembra il Fois di una decina di anni fa. Forse un po’ smagrito, ma elegantissimo. Giacca e cravatta, pantalone gessato, la faccia bella da sciupafemmine. Ma basta guardargli il sorriso forzato, gli occhi velati di tristezza, per capire che dentro quel vestito firmato c’è un ragazzo di quasi 34 anni che lotta con una sofferenza che lo sta devastando.
Fois, partiamo dalla brutta storia del tentato furto.
"Lunedì sono tornato a bere dopo tanto tempo e il cocktail con gli ansiolitici mi ha mandato in confusione. Sono entrato nell’ufficio, mi sono nascosto in bagno, poi ho cercato di scappare con i computer. E’ stata una cazzata, ma non ho fatto un’ora di carcere e ho trovato un giudice comprensivo".
Lei è malato?
"Ho problemi di depressione e ansia, sono in cura in un centro tossicologico di Parma".
Da che cosa sono originati i suoi problemi?
"Dalla squalifica di tre anni per doping presa nel 2002, quando correvo nella Mercatone Uno con Pantani".
Nel ’98 era già stato fermato per un anno per essere stato trovato positivo al Giro di Svizzera e al Giro di Polonia. Che sostanze prendeva?
"Prendevo, anzi, mi davano il DHEA, che serve a stimolare la produzione di testosterone endogeno. Eppoi... E’ inutile fare l’elenco. Prendevo quello che prendevano tutti. E se qualcuno nega, è bugiardo. Dovevamo scendere a compromessi".
Eppure non ne aveva bisogno. E’ diventato professionista nel ’96 ed era considerato un ottimo scalatore.
"Avevo appena vinto il tricolore dilettanti e dominato il Giro della Valle d’Aosta. Avevo fatto grandi cose anche nella Mtb. Sono arrivato al professionismo pulito. Pulitissimo. Vincevo perché ero forte. Ero, e mi sentivo, il numero uno al mondo".
Allora perché ha ceduto alla tentazione del doping?
"Il mondo del ciclismo, fino allo scandalo Festina del ’98, era una schifezza. Gestivano tutto medici e direttori sportivi. Poi le cose sono un po’ migliorate, ma non metterei la mano sul fuoco su alcun corridore di oggi. Chi vince, una settimana dopo è già nella polvere".
C’è qualcuno del ciclismo che l’ha aiutata?
"Soltanto uno. E’ un mondo falso e ipocrita. No, preferisco restare con i miei problemi piuttosto che avere a che fare con persone finte. Ho la mia famiglia e un amico vero, Pavel Tonkov, vincitore del Giro d’Italia ’96. Abito da lui a Madrid per sei mesi l’anno, fa il procuratore e forse mi aiuterà a tornare a correre. Altrimenti lavorerò nell’albergo che aprirà a Cordoba".
E lei vorrebbe tornare in quel ciclismo che considera causa dei suoi problemi?
"Non ho mai smesso di allenarmi, 3-4 ore ogni giorno. Durante la squalifica ho partecipato anche ad alcune Granfondo, vincendone 14 su 16, poi mi hanno fatto sentire indesiderato anche lì. Mi mancano le corse".
Ha preso altre droghe?
"Ho provato la cocaina. Ma non sono tossicodipendente. Sono soltanto un ragazzo debole".
Attualmente che cosa fa?
"Non lavoro. Ma studio: filosofia, psicologia, so tutto delle religioni orientali".
Li sa i pettegolezzi che girano sul suo conto?
"Che sono stato l’amante di Inzaghi, che rifornivo di coca Vieri. Balle. Conoscevo Pippo e Bobo perché giocavano nell’Atalanta e frequentavamo gli stessi locali. Stop. Non li vedo né sento da anni".
Non ha paura di fare la stessa fine di Pantani?
"Ho vissuto da vicino il dramma di Marco e posso dire di non aver mai raggiunto il suo livello di disperazione".
A un ragazzino che comincia a correre che consigli darebbe?
"Di ragionare con la propria testa, senza farsi travolgere dal sistema. Io mi rimprovero di non aver dato il meglio nel mio lavoro, mi piacerebbe poter recuperare".

Ancora addio Valentino.

domenica 26 ottobre 2008

Basso è tornato




























E’ ritornato Ivan Basso, l’ultima volta che aveva preso parte ad una corsa ciclistica era nella Primavera del 2007. E’ passato molto tempo ma a differenza di altri il varesino non ha mai smesso di fare la vita da ciclista e non è facile allenarsi con costanza se non si hanno impegni durante la stagione. Basso ha simulato grandi giri, tappe di montagna (ad Agosto si è fatto il percorso della Dolomiti Stars), simulazioni di cronometro e quant’altro possa servire per mantenere la gamba da professionista. In poche parole, non è andato in depressione e rimboccandosi le maniche ora è qui ed è uno dei favoriti del Giro del Centenario. La Liquigas gli ha dato fiducia e probabilmente è stata una mossa di mercato azzeccata.
Si parlava di ritorno e difatti il nuovo capitano della Liquigas ha disputato una corsa proprio oggi, precisamente nel “sol levante”, la Japan Cup, corsa asiatica di livello non alto ma pur sempre un test importante per Basso, il quale nemmeno si ricordava più cosa volesse dire pedalare con il numero attaccato sulla schiena. Il responso è subito positivo.
Ha vinto Damiano Cunego, come prevedibile, ma Basso non è stato fermo, anzi, coraggiosamente ha attaccato nel penultimo giro selezionando il gruppo e all’ultima tornata a riattaccato per la seconda volta andando via insieme a Cunego lungo la salita più dura. Dopo l’ascesa è rientrato l’ex campione d’Italia Visconti, seguito da Agnoli ma nello sprint finale è stato Cunego ad avere la meglio su tutti. Secondo Visconti, terzo Basso che conferma di essere preparato per ripartire. “Ora posso affrontare l’Inverno col sorriso”, ha concluso il varesino.
Possiamo proprio dire che è tornato a tutti gli effetti. Gli avversari sono avvisati.

sabato 25 ottobre 2008

Mont Ventoux 2000

Il racconto di quella giornata




























Le Mont Ventoux 2000, penultima volta che il gigante fu inserito come arrivo del Tour de France. Era il 13 Luglio di oltre otto anni fa e la corsa aveva scoperto un nuovo padrone. Nell’anno x della tanto aspettata sfida tra Pantani-Ullrich-Armstrong, gli organizzatori hanno pensato bene di bilanciare la corsa al meglio: oltre alle cronometro ci sono anche le salite.
Ma Pantani non è più Pantani, ce ne siamo accorti il 10 Luglio ad Hautacam, in una fredda giornata di pioggia le prime carte sono state messe sul tavolo e il responso è negativo: cinque minuti persi dal texano. Nemmeno Ullrich non sembra più quel giovanotto del 1997 che faceva il bello e cattivo tempo con il suo pedalare in modo potente: oltre tre minuti lasciati al texano. La forza di Armstrong ad Hautacam ha reso Ullrich e Pantani piccini e battibili. Di fatto il Tour appare semi chiuso visto che l’americano amministra già quattro minuti sul secondo (Ullrich) dopo dieci tappe.
I giorni passano e arriva la tappa del Ventoux, salita nota per il repentino cambiamento climatico e soprattutto l’assenza di vegetazione in quota.
Quando comincia l’ascesa finale le cose sembrano mettersi ancora male per il pirata, grande atteso di giornata per la rivincita. Si stacca sotto il ritmo asfissiante della Banesto e rimane a bagnomaria proprio come non era abituato a fare quando la strada saliva. Ma da grande campione, ai meno 6 dall’arrivo riacciuffa il gruppo dei migliori dove ci sono Ullrich, Botero, Beloki, Virenque ed Heras, oltre ovviamente alla maglia gialla Lance Armstrong.
Neanche il tempo di rientrare e accodarsi a qualcuno che il pirata parte subito all’attacco seguito da Roberto Heras. Sarà il primo di una lunga serie di attacchi emozionanti.
La vegetazione oramai non c’è più ma lo scalatore di Cesenatico sembra esserci a tutti gli effetti, nonostante non sia in condizione super. Sebbene non prenda il largo, Pantani continua imperterrito a tenere alta l’andatura, Heras è già stato ripreso dal gruppetto trainato da Jan Ullrich mentre la maglia gialla, per ora, sta a guardare. Il primo a cedere è Virenque, la presenza del capitano della Mercatone Uno lo ha fatto saltare del tutto e prosegue spalleggiando con il suo ritmo cercando di limitare i danni.
Si vede che la situazione sta per esplodere, il secondo scatto del pirata allunga il gruppetto ma non si stacca nessuno, anzi, i nostri si studiano, specialmente Ullrich che invece di guardare in avanti continua a voltarsi nervosamente cercando il cambio da qualcuno e facendo venire a galla il suo momento non ottimale.
Pantani rimane a centro gruppo per un paio di metri poi riparte per la terza volta, questa volta più convinto dei suoi mezzi. I cinque stanno a guardarsi, il texano parla all’auricolare, evidentemente chiede lumi su come muoversi. Poco dopo si muove Santiago Botero, la rivelazione di questa giornata, il quale, con uno stile inguardabile riesce ad avvicinarsi al pirata. Quando Armstrong si accorge che Ullrich è a tutta, scatta con un impressionante agilità passando a velocità doppia Botero e riportandosi su Pantani facendogli segno con la mano di seguirlo.
Pantani rimane a scia, davanti non potrebbe stare visto che l’americano mulina le gambe con un’agilità talmente elevata da far pensare che stia andando con il 39 in pianura.
Il resto lo sappiamo tutti, arrivati in prossimità dell’arrivo Armstrong lascerà tagliare per primo il traguardo a Pantani. Ad essere obbiettivi si può certamente dire che quel giorno il più brillante era ancora Armstrong il quale in effetti sembrò poter avere la forza per vincere. Quale fu l’errore del texano? Semplicemente sbandierare nel dopo corsa di aver fatto vincere il Ventoux al pirata. D’altro canto, come è giusto che sia, il re della montagna Marco Pantani non ringraziò e mai accettò quel gesto, tutt’altro, si impegnò per staccare il texano (lo staccò qualche giorno più tardi a Courchevel), dimostrando così di non aver bisogno di regali per vincere in salita. Armstrong accusò il colpo e da quella giornata venne a crearsi una rivalità a distanza fra i due: ad oggi mai consumata.

giovedì 23 ottobre 2008

Tour 2009: le Alpi




Le Alpi vengono affrontate ben sei giorni dopo i Pirenei e questo amplio buco potrebbe rimescolare le carte, come già scritto, facendo aumentare la forma ad alcuni e facendola diminuire ad altri. Motivo per cui vedo epiloghi diversi nelle due fasce montane. Ma arriviamo al dunque, tre tappe di montagna più quella stazionaria di Colmar che però ritengo adatta a fughe di giornata. Le Alpi apriranno i battenti Domenica 19 Luglio 2009, con l’arrivo a Verbier, in Svizzera. La tappa verrà pedalata quasi tutta in Suisse ma di salite se ne vedranno pochissime fino all’erta finale. Per me Verbier è tabù, non saprei le difficoltà di questa salita, so solamente che è lunga 9 km e che per arrivarci si passa per Martigny. Arrivo che fa parte della storia del Giro della Svizzera, nel 2009 scelto come secondo arrivo in salita al Tour de France.
Il giorno dopo riposo prima di avviarsi verso la 16° tappa, quella che da Martigny arriverà a Bourg Saint Maurice. Si toccheranno ben tre nazioni in questa giornata, dapprima la Svizzera da dove si parte e dove si affronterà il Grand Saint Bernard (2473 m.), salita eterna, lunga 30 chilometri con pendenze del 5,7% e difficile solo negli ultimi 7 km che oscilleranno dal 7 al 9,7%. Qui si potrebbe staccare qualcuno. Dopo il Gran San Bernardo si scende nella lunga discesa che porta ad Aosta, quindi si continuerà nelle strade italiane per 80 km, passando a Morgex e scalando il Petit Saint Bernard (2184 m.), altro “panettone” di giornata, lungo 27 km ma con una pendenza del 4,6%, praticamente un falsopiano che raramente toccherà pendenze incisive. Una volta in cima al Piccolo San Bernardo si scende nella lunga discesa che porterà di nuovo in Francia, a Bourg Saint Maurice. 160 chilometri, pochi se vogliamo ma con ben 57 chilometri di salita, quasi tutta facile ma pur sempre salita… Non credo ci sarà selezione, purtroppo i due San Bernardi sono alti quanto pedalabili. Largo alle fughe, chi vorrà vincere dovrà fare selezione negli ultimissimi chilometri del Gran San Bernardo, cercando di portare via una fuga che resista nel Piccolo San Bernardo. Impresa non facile se dietro si mettono d'accordo gli squadroni.
Rientrati in Francia i nostri dovranno vedersela con l’ultima tappa alpina, quella con più salite. Da Bourg Saint Maurice si inizierà subito a scalare Cormet de Roselend, 19 chilometri non facilissimi ma con vari tratti di riposo, la salita tocca spesso i 7% di pendenza ma è la prima di giornata e non farà alcun danno. La seconda asperità è il Col des Saisies (22 km al 5,5%), poi una cinquantina di chilometri pianeggianti e la Cote d’Araches che anticipa il Col de Romme, la vera chicca di giornata: 9 km al 8,8% di pendenza media e che potrebbe fare molto male a chi non ha il ritmo dei migliori. Il Col de Romme lascia poco fiato, sembra tutto tranne che un monte francese e tocca spesso punti al 10, 12%. Sarà un momento chiave, anche perché la discesa successiva è breve, circa 6 km che serviranno per tirare il fiato prima dell’ultimo monte, il Col de la Colombière. La Colombière sarà affrontata a metà, gli ultimi sei chilometri più impegnativi che non vanno mai sotto l’8% e che nell’ultimo chilometro arrivano a toccare il 10%. Sarà quindi un finale duro anche se la discesa verso Le Grand Bornand potrebbe ricompattare gli eventuali attaccanti. Di certo sarà giornata di grande selezione, un momento chiave.
Valutandole attentamente le Alpi sono molto più difficili dei Pirenei, presentano un arrivo in salita e due arrivi in discesa con salite vicine all’arrivo. Se poi contiamo che anticiperanno la cronometro di 40 km andando di conseguenza a influenzarla, beh, possiamo dire che non è poi così “facilissimo” questo tracciato. Attenti specialmente alla tappa di Le Grand Bornand, chi avrà la giusta inventiva potrà guadagnare molto sui diretti avversari.
Le altimetrie




























Il Piccolo San Bernardo è lungo ma troppo facile e difficilmente qualcuno perderà contatto

















Dopo il Col de Romme, 7 chilometri molto duri che porteranno in cima alla Colombière

Tour 2009: i Pirenei

Parto con il commentare i Pirenei. Quando si inizierà a scalarli la classifica sarà già stata movimentata da una cronometro di 15 km e una cronosquadre sulla trentina. Quindi molti specialisti della prova contro il tempo si ritroveranno messi molto bene rispetto agli scalatori (d’altra parte questo è il Tour de France).
I Pirenei apriranno i battenti già alla 7° tappa, il primo arrivo in salita nelle “asperità” di Arcalis, vicino Andorra. A dirla tutta è una salita sostanzialmente facile, lunga si 11 km ma con pendenze che fanno ridere chi se ne intende di vere asperità. Ci saranno nei primi 4 km delle pendenze che alterneranno il 7 e l’8% ma poi spianerà per i rimanenti 7 km al 5/6%. Nel 1997, se ricorderete, a vincere su questa salita fu il Kaiser Jan Ullrich che staccò tutti andando al traguardo a braccia alzate. Quella volta i distacchi furono molto ampli ma l’altimetria era anche più dura di quella che affronteranno i corridori nel 2009. Motivo per cui credo che i distacchi saranno contenuti ma chi ha le cartucce da sparare le spari subito perché questa è l’unica tappa “dura” che si affronta nei tornanti pirenaici. Il resto è noia.
L’ottava tappa che arriva a Saint Girons è da considerarsi una media tappa di montagna. La salita più lunga è collocata nei primi chilometri e le altre due oltre ad essere corte e distanti dall’arrivo di ben 40 km (!!!), hanno pendenze non oltre l’8% alternando tratti di frequente riposo.
La segue a braccetto la terza e ultima tappa pirenaica. Della serie “Come sprecare salite leggendarie”. Di “boiate” ne ho viste tante ma quella di mettere i monti lontani dall’arrivo è una cosa frequente e fastidiosa del Tour. La nona tappa presenta il Col d’Aspen (6,5% pendenza media) e Col du Tourmalet (17 km al 7,4% di pendenza media!) a 70 chilometri dall’arrivo. Il Tour 2009 non sarà quindi deciso sui Pirenei, al massimo saranno un mesto antipasto in vista della parte finale della corsa francese. Una sonora bocciatura per quanto riguarda l’ottava e la nona tappa, per gli scalatori in questo “trittico” ci sarà davvero poco da fare.

Altimetria di Arcalis



E le altimetrie delle tre tappe Pirenaiche













mercoledì 22 ottobre 2008

Tour de France 2009

Le Tour de Ventoux



























E’ stato presentato questa mattina il Tour de France 2009. Partirà da Monaco con una cronometro di 15 km adatta agli specialisti. Ci saranno poi due tappe pianeggianti e alla 4° tappa una cronosquadre di 38 km che potrebbe far accusare ulteriormente terreno agli scalatori. Quinta tappa ancora per velocisti, poi la sesta frazione si correrà nelle strade di Spagna, da Gérone a Bercellona (non sarà comunque l’unico sconfinamento della corsa francese). La tappa del giorno successivo presenta già il primo arrivo in salita, da Barcellona i nostri si sposteranno fino ad Arcalis, 2240 metri. I Pirenei saranno protagonisti anche nei giorni successivi. L’8° tappa presenta 3 passi e un arrivo pianeggiante (Saint Girons), adatto alle fughe da lontano, la 9° tappa uguale, Aspin e Tourmalet a metà percorso e settanta chilometri finali in totale pianura. In poche parole, i Pirenei sono stati sfruttati malissimo anche se collocati molto presto e questo potrebbe essere “spettacolare” rendendo la corsa meno banale. Dopo il trittico dei Pirenei ci sarà il primo riposo e lo spostamento al centro Francia, a Limoges, dove per tre tappe ci sarà molto spazio per fughe e velocisti. Per ritrovare un po’ di salita bisogna aspettare la 13° tappa, quella di Colmar, ma più per scalatori questa ha tutta l’aria di essere l’ennesima tappa per outsiders. Quindi ampio spazio a fughe, prima dell’arrivo nelle Alpi che avranno sfogo dalla quindicesima tappa: Pontarlier-Verbier (Svizzera), 207 km, secondo arrivo in quota. A Verbier secondo e ultimo riposo prima della settimana finale. La 16° tappa che partirà da Martigny presenta due lunghe salita, il Grande San Bernardo e il Piccolo San Bernardo, prima di involarsi in discesa verso Bourg-Saint Maurice.
Il giorno dopo le Alpi prendono tutto il loro sfogo presentando cinque passi, l’ultimo dei quali il Col de la Colombiere prima della discesa finale verso Le Grand Bornand. Come vedete, anche le Alpi sono state sfruttate poco.
Dopo le Alpi una cronometro di 40 km ad Annency, ma siamo appena alla 18° tappa e il Tour deve ancora giocare l’asso dalla manica.
Infatti l’edizione del 2009, come potete notare, è mooolto facile altimetricamente parlando e potrebbe agevolare addirittura qualche passista rivolto alle cronometro. Ma il penultimo giorno, sette anni dopo Virenque e nove dopo Pantani, ritorna il Mont Ventoux in tutta la sua grandiosità. Eccolo quindi il giorno chiave della Grand Boucle che offre un percorso simile alla concezione del Giro d’Italia, con salite sin dalla prima settimana ma mai troppo incisive fino al giorno della resa dei conti. Nemmeno la cronometro di due giorni prima potrà “parare” chi sul monte ventoso avrà la sventura di incappare in una giornata nera. E forse sta qui il fascino di questa edizione, differenziarsi dal solito schema da Tour e puntare tutto su un arrivo mitico del Massiccio Centrale collocato il giorno prima della passerella ai Campi Elisi. Personalmente lo troverei un percorso assai soft e congeniale ai passistoni non fosse che gli organizzatori hanno pensato alla ciliegina sulla torta. Una parola sola: Mont Ventoux. Sarà il monte calvo il vero protagonista della corsa, nonché arbitro finale.
A breve commenterò una per una le tappe chiave del nuovo Tour de France.