mercoledì 21 ottobre 2009

2006

RIVEDREMO MAI PIU' QUEL BASSO?


Il 2006 è l’inizio di una nuova era. Il vuoto dell’assenza di Armstrong dopo sette, otto stagioni di sbalorditive performance crea disorientamento ma la cosa che sconquasserà il tutto sarà Operacion Puerto.
La stagione inizia con la vittoria di Filippo Pozzato alla Milano-Sanremo, ad oggi possiamo dire che è stata la sua più importante vittoria della carriera, insieme alle due tappe del Tour.
Il Giro delle Fiandre è per la seconda volta consecutiva di Tom Boonen, il quale perde la Roubaix ai danni di un Cancellara formidabile.
All’Amstel Gold Race Franck Schleck sconfigge Wesemann, ma il re del trittico delle Ardenne è Alejandro Valverde, vincitore di Freccia Vallone e Liegi, quest’ultima davanti agli italiani Bettini e Cunego.
Poi ci si avvia per il Giro d’Italia che sarà principalmente a senso unico. Chi l’anno precedente ne era uscito con le ossa rotte, medita vendetta e così è. Paolo Savoldelli è subito in rosa ma ben presto la perde ai danni di vari outsiders, prima che Ivan Basso dia inizio alla vera guerra.
La vera corsa ha inizio sulla Maielletta, ottava tappa vinta proprio dal varesino che risponde ad un generoso attacco di Damiano Cunego. Da qui nessuno riuscirà più a strappargliela di dosso, quella maglia rosa che andrà ad allargarsi in modo un po’ troppo sovrumano.
Basso più che un ciclista sembra un ciao elaborato, perde la crono di Pontedera ma Ullrich non è certo uomo da classifica in questo Giro, perde anche a La Thuille ma Piepoli non può impensierirlo nella generale. In poche parole, Basso guadagna terreno in ogni tappa sui veri avversari i quali, giorno dopo giorno, cedono in successione.
Ed è sul Monte Bondone che raggiungiamo il culmine della corsa. E’ la giornata della grande sfida tra Simoni e Basso, vinta da quest’ultimo in modo esagerato. Nei giorni seguenti, Basso controllerà e continuerà a fare distacchi, regalando qua e là briciole a Piepoli (primo al Furcia), o benedicendo la fuga di Garate sul San Pellegrino.
Il Giro è già chiuso ma nel giorno del Mortirolo, Basso non fa alcun regalo, stacca Simoni verso l’Aprica e scatena le ire del trentino, il quale a suo tempo non era certo più generoso del varesino.
La classifica finale parla chiaro, il secondo è a 9’18” di ritardo da Basso, si chiama Gutierrez e in tanti si chiedono come sia riuscito ad arrivare così in alto. Terzo Simoni, commovente a quasi dodici minuti, poi Cunego a diciotto, Savoldelli a diciannove… Cose da marziani.
Ci si prepara per il Tour e Basso fa paura. Se sarà il Basso del Giro, sarà suo anche il Tour. Ma l’Operacion Puerto incombe, Basso, Ullrich e Vinokourov sono di fatto rispediti a casa senza muovere un colpo di pedale.
Il Tour, orfano dei più forti, prosegue nei giorni seguenti a livelli abbastanza bassi. Landis è la prima maglia gialla di prestigio, poi, una fuga bidone cambia volto alla generale, Pereiro Sio è il nuovo leader, chi riuscirà a farlo capitombolare?
Landis sembra riuscirci nel giorno dell’Alpe d’Huez (vinta da Franck Schleck sul nostro Cunego), ma lo spagnolo ha la pellaccia dura e appena Landis vive una giornata nera, si riprende di nuovo il giallo.
Il giorno successivo, l’americano della Phonak fa l’impresa di dare oltre cinque minuti al gruppo dei più forti risalendo in classifica generale… Se vede anche senza binocolo che c’è qualcosa di anomalo e difatti in seguito lo scopriremo. Intanto per tutti, in quel Luglio del 2006, Landis è vincitore del Tour, secondo Pereiro e terzo Kloden, ma nel 2007, il Tour sarà dato a Pereiro in seguito ad una positività di Landis. Brutta storia da dimenticare. Nota positiva per l’Italia, la maglia bianca di miglior giovane al piccolo principe, Cunego.
La Vuelta viene dominata da uno degli esclusi del Tour, Vinokourov riesce così a vincere il suo primo grande giro, atteso da anni. Sconfigge Valverde e il connazionale Kashechkin, primo degli italiani Piepoli, tredicesimo.
Passiamo al finale di stagione, positivo per l’Italia. Il campionato mondiale si svolge in Austria, a Salisburgo. La prova a cronometro viene vinta da Cancellara su Zabriskie e Vinokourov, mentre nella gara in linea viviamo un’esaltante momento quando Paolo Bettini alza le mani al cielo, quattro anni dopo Cipollini, sconfiggendo il vecchio Erik Zabel e un Valverde abbonato ai piazzamenti mondiali.
Bettini vincerà anche il Lombardia su Sanchez e Wegmann, onorando l’iride sino in fondo. La stagione si chiude qui, lascia un minimo di amaro in bocca per le note vicende del Tour e dell’Operacion Puerto, ma si va avanti, sempre.

domenica 18 ottobre 2009

Mongolini d'oro 2009

Si aprano le danze.



Miglior corridore 2009
Come l’anno scorso mi viene da dire Alberto Contador. Ha vinto il Tour de France e questo secondo me può già bastare. Poi c’è da dire che già ad inizio stagione era con i primi e per uno che prepara il Tour può essere più che positivo.

Miglior velocista 2009
Anche qui, come l’anno scorso, riconfermo Mark Cavendish. Una Milano-Sanremo, tre volate al Giro d’Italia più una cronosquadre, ben sei volate al Tour de France. Imbattibile.

Miglior scalatore 2009
Non ho visto grandi scalatori in questa stagione… Riconfermo Contador, in salita mi è sembrato ancora una volta il più brillante. Lo segue Andy Schleck.

Miglior crono man 2009
Ancora lui, Fabian Cancellara, vincitore di un mondiale a mani basse ma anche della cronometro di apertura al Tour e due alla Vuelta. In tutto sei cronometro vinte e la classifica finale del Giro di Svizzera.

Miglior corridore nelle corse di un giorno
Condizionato dal finale di stagione, ora come ora vi sparo Philippe Gilbert. Sabatini, Parigi-Tours, Piemonte e Lombardia in pochi giorni. Per me può bastare.

Miglior corridore nelle corse a tappe
Tra Menchov, Valverde e Contador scelgo quest’ultimo. Mi piacerebbe vedere il Menchov del Giro contro il Contador del Tour.

Miglior giovane
Boasson Hagen, perché è nato nel 1987 e ha vinto Gand Wevelgem e una tappa al Giro d’Italia. Chi si aspettava Andy Schleck, vi dico che dopo due anni, per quel che mi riguarda, non è più nella lista delle giovani leve, nonostante la candida età.

Delusione 2009
Mi accanisco ancora una volta con Filippo Pozzato. Se per voi un campionato italiano e un Giro del Veneto sono molto, per me non è lo stesso. Manca una vera corsa prestigiosa da due stagioni, speriamo che la serie non continui. Ma sicuramente meglio del 2008.

Miglior squadra 2009
Team Columbia tutta la vita… li segue l’Astana e la Lotto.

sabato 17 ottobre 2009

Le foglie morte a Gilbert

Quando uno entra in forma nel finale di stagione, di solito si ritrova a vincere più di una corsa. Ma quello visto quest'anno è superlativo, quattro corse quattro vittorie per un Gilbert che davo favorito in un Lombardia che ho seguito solo negli ultimi chilometri. Il finale è stato Samuel Sanchez vs Philippe Gilbert, speravo che vincesse Sanchez ma come previsto ha vinto il belga, momentaneamente imbattibile.
Sembrava ieri che era iniziata la stagione, oggi, per quanto mi riguarda, si è chiusa, tutte le gare che vengono sono di secondo piano. C'è ancora l'appuntamento con la presentazione del Giro d'Italia e della Vuelta a Espana ma per il resto, il più è fatto.
Cunego non è riuscito nel poker, Basso si riconferma poco adatto alle corse in linea, speriamo di vederlo ad alti livelli al Tour de France 2010, adatto alle sue caratteristiche.
Ciclisticamente parlando, il 2009 è finito, ora assegnerò i mongolini d'oro, tutto ciò nel prossimo post.
Un saluto.

mercoledì 14 ottobre 2009

Tour de France 2010

Il Tour-malet


Finalmente si ritorna a fare sul serio. Dopo l'edizione molto piatta di questa stagione, la Grand Boucle ritorna ad offrire un percorso duro, non durissimo ma sicuramente duro.
Si parte dall'Olanda, da Rotterdam, si toccherà il Belgio prima di rientrare in Francia. La prima settimana non dovrebbe significare moltissimo, sarà dall'ottava tappa che si comincerà a vedere il primo scossone. Cominceranno le Alpi.

Le Alpi

Poche ma buone. L'ottava tappa è simile a quella vinta da Virenque nel 2003, con l'unica differenza che dopo aver scalato la Ramaz ed essere scesi a Morzine, si arriverà in salita ad Avoriaz. La salita finale è di 14 km, nove di vera salita e i restanti in falsopiano. La salita tocca picchi importanti, sicuramente c'è la pendenza per creare buoni distacchi e come già si sa, il primo giorno di salite è quasi sempre uno dei più selettivi.
Due giorni dopo la seconda tappa alpina che presenta quattro salite, l'ultima è la Maddalena prima di scendere a St Jean de Maurienne. Potrebbe essere un giorno interessante come una tappa insignificante, bisognerà principalmente giocare di fantasia.
Quattro tappe di transizione prima di cominciare i Pirenei. E ce ne sono parecchi.

I Pirenei

La quattordicesima tappa è un classico del Tour. Si scala il Pailheres, dura e lunga salita che anticipa Ax 3 Domaines, più corta e pedalabile. E' una giornata dove non dovrebbero esserci distacchi esagerati, però l'arrivo in salita creerà sicuramente unO scossone.
Il giorno successivo tappa intrigante, con qualche saliscendi prima del Port de Bales, salita non continua ma che presenta vari settori arcigni. Una volta sopra il Bales, discesa verso Bagneres de Lucon dove è situato l'arrivo. E' una tappa per fantasisti kamikaze, di per giunta è una tappa per chi sa osare.
La terza giornata consecutiva di salite sarebbe anche la più zeppa di colli, non fosse che il finale è disegnato male. Si comincia con il Peyresourde, l'Aspin, il Tourmalet, l'Aubisque dalla parte più facile e quasi sessanta chilometri di discesa e pianura. Non succederà quasi nulla, andrà via una fuga da lontano e così sia.
Dopo il giorno di riposo si ritorna a salire per l'ultima volta. E' una giornata memorabile, si fa arrivo in cima al Tourmalet, tra l'altro già scalato due giorni prima.
La tappa presenterà anche il Marie Blanque, salita dalle pendenze dispettose, poi il Col du Soulor e quindi il Tourmalet. Possiamo quindi dire che la giornata del Tourmalet potrebbe essere la più fondamentale, ma anche no...

Perchè due giorni dopo c'è una cronometro di 51 km da Bordeaux a Poiuillac, da non sottovalutare, anzi, è il giorno che incoronerà definitivamente la maglia gialla. Di fatto è l'unica cronometro di un Tour che non raggiunge i sessanta chilometri contro il tempo. La cosa è positiva, mi sarebbe piaciuto vedere un Indurain in queste condizioni altimetriche, o un Pantani che quasi sicuramente avrebbe vestito la maglia gialla prima della cronometro finale, magari mantenendola sino a Paris.
Che altro aggiungere, è un percorso che mi piace, non ci sono cronometro prima delle salite quindi gli scalatori potranno ambire alla leadership contando su cinque giornate cruciali per guadagnare il più possibile prima della crono finale. Chi lo vince? Probabilmente Contador ma dipenderà anche dalle mosse degli avversari.

martedì 13 ottobre 2009

Franck Vdb

Generazione novanta


Per i più giovani, chi era Franck Vandenbroucke? http://pensiericiclismo.blogspot.com/2008/11/il-ritorno-di-vdb.html

R.i.p.

venerdì 9 ottobre 2009

2005

Armstrong 7

Il 2005 è un anno di rilancio per il ciclismo, almeno se si considera il Giro d’Italia, da anni in decadenza. La stagione inizia con la Milano-Sanremo vinta da Alessandro Petacchi, velocista spezzino che ha raccolto in modo egregio l’eredità di Mario Cipollini.
Tom Boonen vince il suo primo Giro delle Fiandre e non contento di ciò fa sua anche la Parigi-Roubaix sconfiggendo Hincapie.
Per il secondo anno consecutivo l’Amstel Gold Race è di un italiano, dopo Rebellin è la volta di Danilo Di Luca che sconfigge Michael Boogerd, secondo per la quarta volta nella corsa di casa.
Di Luca vince anche la Freccia Vallone e a quel punto tutti dicono che potrebbe imitare Rebellin facendo il clamoroso tris alla Liegi, cosa che non avviene visto che il kazako Alexandre Vinokourov batte Voigt e… Boogerd. Da non crederci.
A Maggio è la volta del Giro d’Italia, corsa che riscopre i team stranieri di alto livello, per anni assenti. Ci sono finalmente nomi degni di nota, per lo più italiani. Scopriamo un Di Luca da grandi giri, un venezuelano di nome Rujano capace di prodigiose fughe e un Basso che per buona metà della corsa è il vero padrone, prima di precipitare in quel di Stelvio causa problemi fisici.
Così, dal tracollo di Basso ne escono bene principalmente Savoldelli e Simoni i quali si sfidano in modo epico nella tappa del Sestriere, con il Colle delle Finestre per la prima volta.
Quel giorno succede di tutto, il vincitore sarà Rujano che sbigottisce tutti conquistando il terzo posto nella classifica finale ma è Simoni il vero sconfitto di giornata, riesce si a staccare Savoldelli, ma per 28” è dietro. Una vera disdetta.
Arriva poi il Tour de France e la Discovery Channel parte già con il morale alle stelle dopo la vittoria del falco al Giro. In Francia il capitano è Lance Armstrong che ha già annunciato l’addio al ciclismo. Rivisto oggi non si può dire ciò.
Possiamo dire che è l’edizione nella quale il texano è stato più giorni in maglia gialla… In poche parole, chi si aspettava una sconfitta si è sbagliato di grosso.
L’americano è in maglia gialla già dalla cronosquadre di Blois e nessuno riuscirà più a strappargliela di dosso, nemmeno un Basso dai livelli mai visti o un Ullrich non certo malaccio.
Armstrong manipola a suo piacimento la corsa, controlla e stacca gli avversari sulle Alpi, ingaggia poi sui Pirenei delle sfide molto interessanti con Basso senza però cedere alcun secondo.
La cronometro di St Etienne parla chiaro, Armstrong ha vinto per la settima volta il Tour de France con 4’40” di vantaggio su Basso e 6’21” sul rivale di sempre Ullrich.
Passiamo alla Vuelta a Espana che era stata vinta da Roberto Heras, squalificato in seguito ad un controllo antidoping in una delle ultime tappe. Così, dopo anni e anni di vittorie iberiche, uno straniero è re di Spagna, si chiama Denis Menchov e in molti lo mettono come possibile protagonista dei prossimi grandi giri. Dietro di lui Carlos Sastre e Francisco Mancebo, già quarto al Tour de France. Petacchi vincerà la classifica a punti.
Inoltratisi nel finale di stagione, possiamo dire che il mondiale rispecchia un po’ quello che era stato Zolder tre anni prima. Largo ai velocisti e così è, Boonen sconfigge Valverde e Geslin e si fregia della preziosa maglia iridata.
La prova a cronometro rispecchia il podio dell’anno precedente, primo Rogers, secondo Gutierrez quindi Cancellara.
Il tutto si conclude con il Giro di Lombardia, vinto da Bettini su Simoni e un nome che sentiremo spesso negli anni venturi, Franck Schleck.
Che aggiungere… è la stagione che chiude il cerchio di Armstrong, dovrebbe in teoria aprire le speranze sia di Basso che di Ullrich ma l’onda Operacion Puerto è minacciosa e precluderà a molti nomi fin qui blasonati la possibilità di vincere la Grand Boucle. Ne riparleremo nella prossima puntata.

martedì 6 ottobre 2009

2004

MORTO UN "PAPA" non SE NE FA UN ALTRO

Dove eravamo rimasti… 2003. Ora c’è il 2004, anno che comincia drammaticamente per la scomparsa di Marco Pantani che condizionerà tutto l’arco della stagione.
Alla Milano-Sanremo vince Freire che sconfigge uno scatenato Zabel, il Giro delle Fiandre è roba di Wesemann mentre alla Parigi-Roubaix è lo svedese Backstedt ad esultare.
Ad Aprile Davide Rebellin compie una grande impresa, vince l’Amstel davanti all’onnipresente Boogerd, vince la Freccia Vallone davanti a Di Luca e come se non bastasse conquista la Liegi davanti ancora a Boogerd. In poche parole, in una settimana vince quello che molti non vincono in un’intera carriera.
Comincia il Giro d’Italia, la penisola è alla ricerca di un nuovo corridore da imprese. Il vuoto della morte di Pantani si fa sentire anche dopo vari mesi e questo, secondo molti, va colmato. Così, al Giro d’Italia, un Giro sotto molti punti di vista misero, è la volta di voltare pagina. Simoni non è in formissima, Garzelli vive di alti e bassi, tutti gli altri sono abbastanza mediocri e ben presto esplode Damiano Cunego, ventiduenne, scalatore ed esplosivo anche nelle volate ristrette. Cunego domina la tappa di Falzes conquistando la maglia rosa che difenderà in modo egregio dalle grinfie del compagno di squadra Gilberto Simoni, con il quale ingaggerà vari colpi di fioretto anche a parole.
Vincendo il Giro d’Italia, Cunego sembra colmare, ma solo in parte, quel vuoto lasciato da Pantani… Però è roba di poche settimane, il veronese non è mai assomigliato al pirata e non ripercorrerà quel tipo di carriera.
Al Tour de France il motto è “impedire ad Armstrong di conquistare l’ennesimo Tour de France” che lo porterebbe a quota sei, numero mai raggiunto da nessun altro ciclista.
Ullrich è il più acclamato tra gli avversari ma ben presto lui e Vinokourov vanno alla deriva e per il texano diventa molto facile l’avvicinamento di Parigi.
Armstrong lascia vincere Ivan Basso a La Mongie, va poi a vincere a Plateau de Beille, a Villard de Lans e poi, nel giorno della tappa dedicata a Marco Pantani, la cronoscalata dell’Alpe d’Huez, ipoteca in modo plateale il suo sesto Tour.
Non lascia nemmeno le briciole agli avversari, sono sue anche le tappe di Le Grand Bornand e di Besancon, distanziando di oltre sei minuti Kloden e Basso, i due avversari più brillanti, mentre Jan Ullrich esce per la prima volta dal podio arrivando quarto ad oltre otto minuti. Per Armstrong è il sesto Tour e secondo molti può vincerne altri…
In piena Estate, Paolo Bettini fa onore all’Italia vincendo l’oro ad Atene, per il grillo è l’apice di una carriera che non ha ancora finito di stupire.
E’ poi la volta della Vuelta a Espana, corsa che viene dominata in modo plateale dagli iberici. Nessun straniero nei primi 10, la vittoria va ancora una volta a Roberto Heras, inesistente al Tour ma leone nella corsa di casa. Sconfigge Perez di soli 30” e Mancebo di 2’13”. Quarto è Valverde ad oltre tre minuti e mezzo ma questo atleta è ancora un “bambino” e secondo molti ha un avvenire d’oro.
Si giunge al finale di stagione con i campionati mondiali di Verona. Acclamato più di tutti è proprio il corridore di casa Cunego che corre molto bene ma è Freire Gomez a fregiarsi del titolo per la terza volta. Secondo Zabel, proprio come alla Milano-Sanremo, terzo l’italiano Paolini che per una giornata ha pensato un po’ di più a se stesso. La prova a cronometro viene vinta dall’australiano Michael Rogers che sconfigge Ivan Gutierrez e un certo Fabian Cancellara.
Tutto si conclude con il Giro di Lombardia vinto da Damiano Cunego che corona così una stagione molto bella. Sconfigge Boogerd, secondo ancora una volta, mentre Basso conferma il piazzamento del Tour, è terzo. Ed è proprio di questi due, Basso e Cunego, che la gente già parla per una probabile sfida al Giro d’Italia 2005... Ma questa è un’altra storia.

domenica 27 settembre 2009

Evans iridato

Cadel Evans è secondo il mio punto di vista un corridore poliedrico che oggi raggiunge l’apice di carriera. Regolare nelle grandi corse a tappe, il nostro non ne ha mai vinta una, pur rimanendo sempre con i primi e prendendosi ben due podi al Tour de France.

Inutile dire che mi ero già dimenticato di lui, non so, sinceramente non mi sembrava possibile che riuscisse a fare un’azione personale e autoritaria. Ma così è stato ed entra nella storia come primo corridore del suo continente e soprattutto dell’Australia ad aver alzato le braccia al cielo in un campionato mondiale di ciclismo. Quindi doppia soddisfazione.

Per il resto, dopo tanti anni, un corridore da corse a tappe vince il mondiale, non succedeva da… dal 1995, l’anno di Olano.

Secondo è arrivato Kolobnev… Tanto per dire, era già arrivato secondo a Stoccarda dietro Bettini e non è che sia uno di quelli che vince chissà quante corse all’anno. Praticamente è uno specialista dei campionati mondiali e soprattutto dell’argento. Terzo Joacquin Rodriguez, lo avevamo già visto bene alla Liegi.

L’Australia ha vinto anche il medagliere, due ori e il prossimo anno i mondiali si disputeranno proprio in questo paese.

Cosa altro aggiungere, ho seguito poco questi mondiali, sono contento che un corridore di alto livello abbia portato a casa l'oro, sperando possa onorare la maglia iridata nelle grandi salite che hanno fatto la storia del ciclismo.

Ora ci si avvia verso il finale di stagione, Parigi-Tours, Giro di Lombardia e poi presentazione dei due massimi grandi giri a cui dedicherò le consuete recensioni. Dalla prossima settimana si ricomincia a commentare anno per anno il decennio che sta per terminare.

Bye.

venerdì 25 settembre 2009

Il percorso di Mendrisio




E' stato valutato come uno dei più duri degli ultimi anni e più duro di quello di Varese dell’anno scorso.
Sono 13,8 km e presentano due salite, Castel San Pietro la prima, poi discesa e salita verso Novazzano lunga circa due chilometri, poco meno. Da Novazzano mancheranno due chilometri e mezzo, un po’ troppi e questo potrebbe favorire gente che si era per rientrare giocandosela nella volata finale. Perché volata? Perché secondo me quest’anno sei, sette ciclisti arriveranno assieme in prossimità dell’ultimo chilometro e a quel punto se la giocheranno allo sprint. Motivo per cui dò favoriti Cunego e Valverde su tutti e motivo per cui vedo inappropriato come capitano Ivan Basso che potrebbe invece essere adoperato come aiutante del veronese.
I giri da percorrere saranno diciannove per un totale di 262 km, si parla poco di Ballan ma a mio modesto parere è più fresco di quasi tutti visto che ha saltato tutta la prima parte di stagione senza raggiungere un vero e proprio picco di forma prima di oggi. Ma forse anche quest’ultimo sarà adoperato più in appoggio al tanto citato Cunego che non ad una azione personale.
Non vorrei essere pessimista ma i percorsi duri spesso si rivelano delle ciofeche colossali, non è il percorso a fare la selezione bensì i corridori stessi. Quindi, non bisognerà essere troppo attendisti ma bensì mettere alla frusta il gruppo così da fare fuori i più veloci. Non sottovalutate Oscar Freire Gomez, ne ha già vinti fin troppi di campionati mondiali, non diamo la possibilità di vincerne un altro.
A domenica.

lunedì 21 settembre 2009

Valverde vince la Vuelta

La Vuelta di Valverde


Ed è arrivato anche per Valverde il momento tanto atteso di vincere un grande giro. Ha vinto quello di casa, dopo vari anni di prestazioni medie al Tour de France.
Lo spagnolo classe '80, a ventitre anni era già terzo nella classifica finale di una Vuelta, quarto l'anno successivo, vinse poi l'arrivo di Courchevel al Tour del 2005, da quel giorno in molti pensarono che sarebbe riuscito a conquistare un grande giro ma negli anni a seguire alternò momenti buoni a momenti da dimenticare.
Tralasciando le sue vittorie nelle corse di un giorno, Valverde arrivò secondo alla Vuelta del 2006 dopo essersi ritirato per la seconda volta dal Tour della presunta conferma.
Nel 2007 ricordiamo un anonimo settimo posto in classifica finale senza essere mai pericoloso per la sorte della maglia gialla.
L'anno scorso, in molti cominciarono a storcere il naso sulle sue reali possibilità di vittoria in un grande giro. Nono in un Tour di basso livello, quinto nella Vuelta vinta da Contador, troppo poco per un corridore che in tenera età faceva razzie.
Dal 2009 non può correre sulle strade d'Italia e per questo motivo non prenderà parte nè al Giro d'Italia nè al Tour de France. L'ultima spiaggia era proprio la corsa di casa, la Vuelta che vedeva tra i partenti anche un italiano intenzionato a vincere. Ma Valverde è stato più forte di lui, beffandosi di tutto il putiferio creatosi intorno a lui in questi mesi. Sconfitto l'olimpionico Samuel Sanchez per 55" e l'australiano Evans, terzo a 1'32", quarto Basso a 2'12" voglioso di ritornare numero uno, ma sembra che ci sia da attendere ancora un bel pò di tempo prima di rivedere il varesino davanti a tutti. I tempi sono cambiati, due stagioni ti cambiano la vita e nuovi nomi si fanno avanti. Ma a me Basso piace proprio così, umano e battibile. Con un pò di impegno sono sicuro che riuscirà a fare di nuovo la voce grossa nelle stagioni future anche se per ora è tempo di spagnoli, dopo Contador incombe Valverde, corridore dalle lUCI e dalle ombre, ma chi non ne ha oggi come oggi.