mercoledì 17 febbraio 2010

L'uso del casco

nella foto: Voigt a terra, salvo grazie al casco


Prendo la palla al balzo lanciata da Manuel per quanto riguarda il discorso del casco. Il confine tra la vita e la morte non va sottovalutato e l’esempio dovrebbe essere dato prima di tutto dai professionisti. La situazione rispetto a vari anni fa è migliorata, ormai il casco è diventato obbligatorio non solo nelle corse professionistiche ma anche per quanto riguarda le graduatorie minori sino ai semplici circuiti della domenica o le gran fondo. Ma una gran fondo, come un circuito, sono eventi della durata di qualche ora e dietro a ciò ci stanno millanta ore di uscite dove, ahinoi, molti si dimenticano di quel indispensabile accessorio salva vita. Il casco non deve essere una forzatura, non va messo solo quando il regolamento lo prevede, va messo sempre, anche quando si pedala per un semplice quarto d’ora. Dalla bici si può cadere in qualunque momento e sbattere la testa su un marciapiede o su un cancello di ferro non è cosa così rara, anzi.
Ritenuto da molti antiestetico, sostituito da inutili berrettini, bandane e quant’altro, lo troviamo riposto nell’armadio per mesi, prima che faccia la sua comparsa nella testa di chi sta per accingersi alla partenza di una competizione. Insegnare ai più piccoli, prima di tutto, a portarlo perché l’esempio con cui sono cresciute le generazioni precedenti non è il massimo della vita. Chi non si ricorda le volate senza casco di vent’anni fa e chi non si ricorda quante volte è stato utile quando ciclisti di spicco sono finiti col viso sull’asfalto?! Un esempio poco menzionato è quello di Chris Boardman, cronoman inglese che nel 1998, dopo aver vinto per l’ennesima volta il cronoprologo di apertura della Grand Boucle, finì a terra nella seconda frazione fratturandosi lo zigomo e procurandosi una commozione cerebrale: indossava il casco. Possiamo immaginarci come sarebbe finita se non avesse indossato quella manna dal cielo che salva molti ciclisti da una stupidissima ed evitabile fine.
Indossatelo, grandi, vecchi, bambini. Non crediate che la fortuna sia sempre dalla vostra, basta davvero poco per lasciarci le penne.

domenica 14 febbraio 2010

San Valentino, le rose e...

Riconobbe quel rumore e si voltò. Stava andando senza fretta verso gli scogli, con la canna su una spalla e lo zaino nell'altra, e quel bambino con la bicicletta sembrava andare nella sua stessa direzione. Era un giorno fresco, di quelle che l'estate ti fa capire che è finita e apre le porte a un timido autunno. Intorno, non c'era nessuno, gli ultimi turisti erano ripartiti con la nave della domenica e all'improvviso sull'isola era calato un grande silenzio. Accadeva così ogni anno, ma per la gente del posto, era quasi una benedizione, dopo il frastuono di luglio e l'invasione di agosto. Il tempo di spazzare le cartacce e raccogliere le cicche sulla spiaggia, poi di quel frastuono non ci sarebbe stata più traccia fino all'anno successivo.
Lui aveva smesso da un pezzo di farsene coinvolgere. Viveva nella sua casetta ai margini del villaggio e non faceva mai nulla per incontrare gente. Qualcuno diceva che fosse pazzo, i più pensavano che nascondesse un segreto. Lo salutavano e lui ricambiava con quel suo strano accento. Portava al mercato ciò che pescava e lo scambiava con ciò di cui aveva bisogno, ma quel giorno si era svegliato tardi e la pesca sarebbe stata probabilmente modesta. Poco male, aveva pensato uscendo di casa.
I rumori del paese rimasero presto oltre il promontorio, l'unica traccia della presenza umana da quella parte dell'isola erano le poche baracche dei pescatori a strapiompo sul mare. Il bambino lo affiancò, rallentò e lo fissò accigliato.
Il vecchio si fermò a sua volta e lo guardò divertito. Pensò che evidentemente non tutti erano ripartiti e che forse i suoi genitori avevano preferito godersi un pò di quiete prima di rituffarsi nel lavoro. La prossima nave sarebbe partita soltanto mercoledì.
Sembrava un piccolo campione, con quelle gambette secche e piene di graffi gli mise addosso una gran tenerezza. Teneva le mani sul manubrio ricurvo con l'impeto di un rematore. La bicicletta rossa era decisamente grande e anche la maglia gli cadeva sui fianchi troppo abbondante per essere la sua. Il casco era di traverso sulla fronte impolverata e rigata dal sudore. Un piccolo guerriero, pensò il vecchio. E poi gli chiese cosa volesse.
"Lo sai" gli disse "che sono stato in cima alla montagna e non sono mai sceso dalla bici?".
Il vecchio lo guardò e sollevando il mento gli fece capire che la cosa non gli faceva nè caldo nè freddo. E allora?
"Se lo scopre mio padre" continuò il bambino per nulla in soggezione "di sicuro mi sgrida, perchè dice che sono troppo piccolo per fare certi sforzi. Questa bicicletta è sua, ma lui non la usa più e così mi permette di prenderla. Dice la mamma che una volta ne era così geloso che guai anche solo toccargliela. Poi però gli è passata la voglia e adesso ha messo su pancia".
Il vecchio pensò che quel giorno non avrebbe pescato neppure per mangiare. Ma l'incontro lo divertiva e così gli fece cenno di avvicinarsi a un grosso masso sul ciglio della strada e sbuffando ci si sedette sopra.
"Perchè mi racconti queste cose? Che cosa vuoi?".
Il bambino lo guardò e per un istante ebbe paura. Abbassò lo sguardo e poi lo rialzò. Aveva gli occhi scuri e curiosi, i capelli biondi e ribelli. Il timbro di voce era ancora sottile, ma deciso. Prese il sorriso del vecchio come un invito a continuare. Si scosse e ricominciò a parlare.
"Lo sai che ad andare sulla montagna c'è un pezzo di strada così ripido che l'ombra ti resta indietro?".
Il vecchio capì cosa volesse dire. Immaginò la scena e fece cenno di si col capo, ricordando quella rampa subito fuori dal paese su cui i motorini dei turisti spesso si impuntavano e non andavano più avanti. Allora lo guardò ammirato e gli disse che se davvero era andato fin lassù senza scendere, significava che era stato proprio bravo.

Vide il bambino gonfiarsi d'orgoglio e si chiese ancora una volta perchè lo avesse raccontato proprio a lui. Di solito i bambini lo evitavano e forse un pò avevano paura, ma questo sembrava diverso. E mentre pensava e sorrideva, il bambino prese fiato e continuò a parlare.
"Dove abito io" disse "non è così".
"Così come?"
"Tranquillo. C'è un gran baccano là in città. Le macchine. Gli aerei. I giornali. La gente. La gente è cattiva, lo sai? Si corre sempre, non si parla più. Qui è meglio. Si può pescare, si può andare in bici, ma si può stare anche tutto il giorno a guardare il mare. Da grande vengo a viverci".

Il vecchio lo fissò e nei suoi occhi passò il film di una vita. Cercò di non guardarsi troppo dentro. Si passò la canna da una mano all'altra, poi sollevò lo sguardo verso l'orizzonte e in lontananza vide la sagoma di una barchetta che arrancava contro la corrente in direzione del porto. Sorrise, ma il bambino vide l'ombra nei suoi occhi.
"Tu chi sei?"
"Sono un pescatore" gli disse, "un pover'uomo. Non dovresti neanche star qui a parlare con me. Cosa ne sai se sono una brava persona?"
Il bambino non battè ciglio e continuò a guardarlo fisso in volto, poi d'improvviso la voce prese a tremargli e allora strinse più forte sul manubrio.
"Tu mi somigli"
Il vecchio smise di sorridere. Si innervosì, ma cercò di non darlo a vedere.
"Somiglio a chi? Non sai neanche chi sono. Somiglio a chi?"
Il bambino rimase per un secondo in silenzio, incerto se andare avanti o fermarsi. Ma ormai c'era arrivato e tanto valeva continuare.
"Somigli a Pantani, sai quel campione di ciclismo... Ho la sua foto in camera mia e tu gli somigli. Mio padre mi ha chiamato Marco in suo onore. Ti ho visto l'altra settimana, ti avevo già visto l'anno scorso. Volevo dirtelo, tu gli somogli..."
Il vecchio tacque e il suo silenzio parve lungo come il tempo, poi si avvicinò e con il dito gli fece cenno di avvicinarsi a sua volta. Aveva tolto il cappello e lo stringeva tra le mani. I pochi capelli erano in balia del vento, ma d'improvviso gli occhi si erano messi a scintillare. Chinò il capo, guardò la polvere sulla punta delle scarpe, poi gli poggiò una mano sulla spalluccia magra, lo guardò fisso e il bambino ebbe un sussulto.
Strinse con la mano il manubrio e si chinò ancora.
"Pantani" bisbigliò il vecchio, "lo so bene chi è Pantani. Ma è morto tanto tempo fa. Quanti anni hai, undici?"
"Tredici", rispose orgoglioso, "tredici già compiuti".
"Undici, tredici, fa lo stesso. Non eri neanche nato. Se avessi letto i giornali, sapresti che è morto. Buttala via quella foto, Pantani è morto tanto tempo fa. Io sono Marco, sono il vecchio pirata pelato di cui non importa niente a nessuno".
Il bambino lo fissò con gli occhi pieni di lacrime. Provò a parlare ma gli uscì un mezzo singhiozzo. Lo guardò fisso con i brividi nelle gambe. Il vecchio si alzò, tirò un sospiro e gli poggiò la mano sul casco. Poi gliela battè sulla spalla in un gesto di affetto e complicità. "Vattene adesso" gli disse con dolcezza, "devo andare a pescare".

Il bambino lo guardò dal basso e gli sembrò altissimo, con il sole alle spalle che rendeva la sagoma nera e ancora più potente. "Sei tu".

Il vecchio rimase impassibile. Il bambino lo abbracciò. Avrebbe voluto chiedergli, sapere, restare lì in eterno, ma gli disse solo ciao. Tirò su col naso, poi salì in sella. "Vattene" ripetè il vecchio.

Il bambino fece cenno di si e non si curò più di nascondere le lacrime. Lo abbracciò di slancio e poi veloce si ritrasse. Voltò la bici e prese la via del paese. Il vecchio lo vide allontanarsi con le gambette magre che spingevano poco convinte e ricominciò a camminare. Aveva rimesso il cappello in testa e la canna sulla spalla. Il bimbo non vide che anche il vecchio piangeva. Pantani era morto, Marco era ancora vivo. Il bimbo cacciò un urlo che fece scappare i gabbiani. Smise di piangere, iniziò a ridere e a spingere forte sui pedali. Il sole era ormai alto, il vento si era posato. Si voltò ancora. Quella fu l'ultima volta che lo vide.

Era mio figlio
Tonina Pantani ed Enzo Vicennati

lunedì 8 febbraio 2010

sabato 6 febbraio 2010

Monte Terminillo (Mons Tetricus)

1° puntata: Monte Terminillo


Il primo arrivo in salita del prossimo Giro d’Italia sarà situato sul Monte Terminillo (o Mons Tretricus), asperità lunga e selettiva, che creerà una prima panoramica della classifica generale. Il 16 Maggio non è poi così lontano, la tappa sarà di 189 chilometri e lascerà sicuramente il segno.
Ma quali sono le origini ciclistiche del Terminillo? Fu prima di tutto “lanciato” da Benito Mussolini, il quale non perse tempo nel dare ordine di costruire la strada che da Rieti s’inerpica lungo il colle. Da qui le promozioni pubblicitarie usando il palcoscenico del Giro d’Italia.
Fu ideata la cronoscalata Rieti-Terminillo che diventò un rituale della corsa rosa dal ’36 al ’39. Primo vincitore fu Olmo ma erano gli anni di Bartali il quale vinse la cronoscalata l’anno successivo portandosi a casa anche la prestigiosa maglia di leader. Nel trentotto e trentanove, anticipando l’ascesa al trono di Coppi, a fare la voce grossa fu Giovanni Valetti, vincitore di quelle due edizioni. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, quella che per alcuni anni era divenuta una salita importante per la manifestazione ciclistica italiana, perse lustro tracollando nell’oblio più completo.
Fu ripresa negli anni sessanta come semplice abbellimento di frazioni che si concludevano a Rieti, prima di vivere altri sedici anni di digiuno. Ricomparsa nel settantotto e successivamente nel ’81 e ’86, ritornò finalmente come arrivo in salita solo l’anno successivo quando a vincere fu Jean Claude Bagot, nella stagione del Roche cannibale.
Di passaggio nel ’91, è di nuovo arrivo nel 1992, quando Luis Herrera diede l’ultima zampata da leone prima di appendere la bici al chiodo.
Ritroviamo il Terminillo nell’edizione del 1997: Pavel Tonkov vive una prima settimana da urlo, vince la cronometro di San Marino e due giorni più tardi, nella quinta tappa con arrivo sul Mons Tetricus, si ritrova vestito di rosa ma stretto nella morsa del trio Leblanc, Pantani, Gotti.
Tre ossi duri ma alla fine, il cosacco dell’armata rossa ha la meglio e porta a casa la seconda vittoria di tappa, in un’edizione che lo vedrà secondo a Milano alle spalle di quel Gotti capace di riportare in Italia un Giro che per cinque anni era stato dominato dalle compagini straniere.
Sei anni più tardi sarà la volta di Stefano Garzelli, ritornato da un periodo di stop causa doping, riesce a correre una prima parte di Giro da padrone, basti pensare che quattro giorni prima aveva già esultato alle Terme Luigiane.
Ma sul Terminillo, Garzelli eccede, non si fa intimorire dal ritmo forsennato imposto dalla Saeco di Simoni e quando quest’ultimo accenna l’attacco è lo stesso Garzelli a rispondere e tenere testa al trentino sino all’arrivo, dove, come da pronostico, lo brucia. Per Stefano, la maglia rosa durerà solo due giorni, ma vivrà una sorta di rinascita terminando secondo nella classifica finale dominata da Simoni.
A tre anni dall’ultimo fuggiasco passaggio, siamo qui ad aspettare di nuovo un degno arrivo su un monte che non è mai passato inosservato per quanto concerne la classifica finale. C’è da dire che dal dopoguerra ad oggi, chi ha vinto sul Terminillo ha poi perso il Giro e questo potrebbe accadere anche quest’anno, essendo la prima tappa importante, sarà determinante ma al tempo stesso una bella lotteria e non è detto che vengano a crearsi distacchi abissali. E’ sicuramente l’occasione adatta per Pellizotti, il delfino di Bibione non credo si farà molti scrupoli a staccare gli avversi e soprattutto l’Avversario (Basso). Attenti a Sastre, anche se quest’ultimo lo vedo meglio sulle Alpi ed un occhio di riguardo lo riserviamo anche a quel Riccardo Riccò che ha dalla sua le caratteristiche giuste per papparsi molte tappe del Giro, non ultima quella del Terminillo. Basso ed Evans dovranno soprattutto marcare a uomo, di sicuro non potranno vincere una fantomatica volata a ranghi ristretti, a loro basterà scremare il gruppo e pregare di avere la gamba adatta per rimanere da soli prima dell’ultimo chilometro. Cosa non facile in una salita come questa.

martedì 19 gennaio 2010

L'Alpe d'Huez


Salitech è un gran bel sito per gli amanti delle altimetrie. Guardando certi profili, ripercorri e riconosci strade già vissute. E’ il caso dell’Alpe d’Huez, con la quale ho il piacere di ritornare a parlare di scalate . Non che sia un fanatico feticista, collezionatore di monti, però, quando capita, capita. Dicevo, è il caso dell’Alpe d’Huez che mi riporta ad un Luglio targato 2008, di annata magra per il Tour. Con gli amici si parte poco distanti da Le Bourg d’Oisans, nella valle che anticipa quella tanto famosa ascesa.
Arrivati a Le Bourg d’Oisans, c’è ancora un chilometro di pianura prima di cominciare a salire. E’ una salita che ti aggredisce subito e ti toglie il respiro. I primi due chilometri non vanno mai sotto il dieci percento e per una catena montuosa denominata “alpi francesi”, ben lontana dalla nostra concezione italiana di pendenza, vuol già dire molto.
Dopo i primi due chilometri la strada comincia a farsi lievemente più agevole, mai sotto il sette percento. E’ famosa per la moltitudine di tornanti, i quali sono l’unico arpione di salvezza per gli atleti. 21 tornanti in 14 km, in una strada larga e ben tenuta che si arrampica man mano lungo il colle.
Digerito l’inizio, se uno riesce a trovare la giusta cadenza, può alleviare le proprie sofferenze, di fatto l’Alpe è una salita con continui cambi di ritmo ma al tempo stesso senza troppi sbalzi (non ci si riposa mai). Dopo otto chilometri si arriva nella cittadina di Huez, secondo molti quello è il punto in cui uno può capire in che stati raggiungerà la cima. Da Huez mancano ancora cinque chilometri e paragonati ai nove già scalati, ci sembrano una scemenza. Ma c’è davvero poco da sottovalutare, la strada non cala mai del 7% se non in rarissime circostanze e i punti di maggiore sofferenza li ho avuti dopo il bivio che porta all’Alpe d’Huez Est. Sarà che eravamo già al decimo chilometro di ascesa, ma quello è stato il punto in cui la lampadina ha cominciato ad emanare meno luce e per fortuna che si è spenta proprio quando si entrava nella zona soft, dove c’è la nota galleria con tanto di addolcimento delle pendenze. E’ l’ultimo chilometro, il più simpatico in assoluto, ti sembra di volare ma non gasatevi troppo, perché in quel tratto la strada è passata dall’otto al sei percento e man mano calerà sino al tre.
Andando a parare su panorami e affini, per me è pura antinatura. Sembra di stare in una città di tutto rispetto, con l’unica differenza che siamo in piena montagna… “minimetropoli” a milleottocento metri sul livello del mare, non sono mai il massimo della vita e tolgono la poesia che molte montagne meno blasonate, possono offrire. Questi palazzi che sorgono in cima a molte prelibatezze turistiche, sono ornamentali quanto un mare inquinato dal catrame. Nel complesso, salita affascinante per scalatori puri, a me personalmente è piaciuta, si differenzia da molte altre colleghe francesi, dolci ed eterne. L’Alpe è l’Alpe solo perché situata in Francia, se fosse di nazionalità italiana, avrebbe la fama di un Plan di Montecampione e chi esulterebbe non sarebbe ricordato, per l’appunto, come il grande campione che vinse l’Alpe d’Huez ma uno dei tanti che vince un normale arrivo in salita. Solo il Tour riesce a mitizzare le proprie rampe in modo incisivo, all'italietta mancano i Ventoux e i Tourmalet, ma solo di nome.
Teniamoci cari i Mortiroli, Fauniere o Fedaia vari, le salite dure sono made in Italy, ma per piacere, non parlatemi di Plan de Corones o Zoncolan, lì non si tratta più di bici da corsa, bensì di alpinismo.

sabato 2 gennaio 2010

Obiettivi stagionali

Prima di tutto pedalare tranquillamente e divertirmi, tutto ciò quando ne ho voglia senza forzature.
Punto due, la tappa del 22 Maggio che arriva ad Asolo passa sul Monte Grappa. E se la giornata sarà bella, voglio esserci, tra l'altro su un passo che non ho ancora scalato.
Fino a metà Marzo niente passi, poi si comincerà a farne qualcuno, niente di eccessivo fino a metà Maggio.
Tra le montagne interessanti per la prossima Estate, mi interessa particolarmente il Fedaia, Giau, Falzarego e Duran dalla parte zoldana, oltre al Brocon e la Staulanza. Almeno la metà di queste vorrei farle, con tanto di recensioni delle giornate.
Niente competizioni, come già scritto nei precedenti post, è un settore che ad oggi non mi attira minimamente.

martedì 17 novembre 2009

Passo San Pellegrino 2006

San Pellegrino 2006
E' storia recente ma sembra ieri

1° Garate tagliato a metà sulla destra
2° Voigt a 4" centro foto

7° Simoni a 2'15" tutta grinta 8° Basso " una sfinge
10° Di Luca a 2'19" appena dietro

a 25" dal gruppo maglia rosa arrivano Cunego e Gutierrez
a 2'01" dal gruppo maglia rosa, Savoldelli e Piepoli


Bs le chiamerebbe "le foto del cassetto" o del cassonetto.

mercoledì 11 novembre 2009

2009

ARMSTRONG VS CONTADOR, LA SFIDA IN CASA

E arriviamo a quest’anno, alla stagione del Giro del Centenario, del ritorno di Armstrong e Basso, mancava soltanto Ullrich all’appello ma il crucco si è dato alle macchine.
La Milano-Sanremo se la giocano le nuove leve, vince Cavendish che sconfigge Haussler. Il Giro delle Fiandre è di nuovo di Devolder che sconfigge Haussler, ancora secondo, terzo Gilbert.
Parigi-Roubaix, tris di Boonen, imbattibile, secondo Pozzato in una bolgia a suo sfavore, terzo il vichingo Hushovd.
L’Amstel è di Ivanov su Kroon e un aggressivo Gesink, pochi giorni dopo Rebellin sconfigge Andy Schleck e Damiano Cunego alla Freccia Vallone, verrà successivamente trovato positivo al CERA, ma in merito al secondo posto dell’Olimpiadi di Pechino del 2008. E’ dramma.
La Liegi Bastogne Liegi viene stravinta da un incontenibile Andy Schleck, il ragazzino che arrivò secondo al Giro del 2007, oggi può ritenersi uno dei maggiori esponenti della bici.
Giro del Centenario, ci sono molti nomi internazionali, a partire da Armstrong ma non manca Sastre, Menchov, Leipheimer ecc…
Un percorso anomalo, prima Alpi e poi Appennini, scombussola il tutto. Armstrong viene da un infortunio, non sarà della partita. Di Luca sembra essere quello di due stagioni fa, vince a San Martino di Castrozza, contiene Menchov all’Alpe di Siusi, vince poi la Cuneo-Pinerolo ed è la degna maglia rosa di metà giro.
Ma quando è l’ora della maxi crono delle Cinque Terre, Denis Menchov sbaraglia chiunque, conquista la maglia ai danni di Di Luca e lo tallona in ogni salita.
Sastre vince sul Monte Petrano, Pellizotti sul Blockhaus, Sastre di nuovo sul Vesuvio e dietro a questi c’è sempre Menchov, l’ombra di Danilo Di Luca. Non brilla invece Basso, sono lontani i tempi in cui dava minuti su minuti agli avversari.
Neanche la caduta nella cronometro finale di Roma piega il russo, Menchov è rosa fino alla fine, Di Luca perde per 41”, verrà successivamente trovato positivo al CERA.
Terza piazza per Pellizotti, quarto Sastre, quinto Basso e sesto Leipheimer, è stato un Giro di alto livello.
Passiamo al Tour de France, atteso Armstrong che dopo il Giro d’Italia si dice pronto per poter ben figurare in Francia. Ma dovrà vedersela col compagno di squadra, Contador, ritornato dopo due anni per riprendersi quella maglia gialla piovuta dal cielo.
L’Astana domina, è la squadra più forte e si vede sin dalle prime battute. L’Italia vive otto giorni in giallo con Rinaldo Nocentini, peccato per non aver portato a casa nemmeno una tappa. La situazione rimane stazionaria e noiosa fino alle Alpi, a Verbier Contador apre le danze e stacca tutti prendendosi il giallo che porterà fino a Parigi. A Le Grand Bornand, trova nei fratelli Schleck i veri rivali per la conquista dello scettro, specialmente Andy, questo giovane sorprendente che fa paura a chiunque. Armstrong è un po’ più indietro ma riuscirà nella cronometro di Annecy a salire alla terza piazza, dietro un Contador imprendibile e ad un Andy Schleck lunare.
Il Mont Ventoux decreterà la conquista del secondo Tour a Contador, Andy non può nulla, oltre quattro minuti sono troppi da recuperare in una giornata, terzo Armstrong a 5’24”, l’americano ne esce con dignità.
Primo degli italiani Nibali, settimo, da segnalare la conquista della maglia a pois di Pellizotti, maglia che mancava da molti anni in Italia.
A Settembre è l’ora della Vuelta che vede al via svariati nomi importanti. L’Italia porta a casa due tappe con Cunego che però non arriverà a Madrid. Per quanto riguarda la classifica, Valverde riesce finalmente a fare suo un grande giro, Samuel Sanchez è secondo a 55”, terzo Evans a poco più di un minuto e mezzo. Ivan Basso è il primo degli italiani, quarto a 2’12”, la sua stagione può ritenersi più che dignitosa, bene anche Tiralongo, ottavo a 9’11”.
Mondiali a Mendrisio, l’Italia ben figura con le donne, Cantele è argento a cronometro e bronzo in linea, Guderzo è oro in linea, saranno le uniche medaglie dell’intera settimana iridata.
Cancellara ritorna vincitore del campionato mondiale a cronometro, egemonia assoluta la sua, per la terza volta.
Nella prova in linea, doveva essere l’anno dei grandi nomi e così è stato. L’Italia ne esce sconfitta dopo tre annate vincenti, a vincere è Cadel Evans, uomo da grandi giri che stacca tutti e giunge a braccia alzate a Mendrisio. Per l’Australia è vittoria storica nel medagliere finale.
La stagione si conclude con il Giro di Lombardia vinto da un cannibale Philippe Gilbert che mette dietro l’olimpionico Sanchez e l’eterno piazzato Kolobnev.
Finisce così l’ultimo decennio ciclistico che abbiamo vissuto, tra qualche mese se ne apre uno nuovo, si spera con più pulizia e correttezza.


Questo è uno degli ultimi articoli dedicati al mondo professionistico, sinceramente sono stanco di dedicare spazio a questo mondo, ci sono sicuramente molti siti che fanno lo stesso e x questo il blog prenderà una nuova forma, come premesso qualche tempo fa. Metterà in secondo piano il mondo professionistico e parlerà principalmente del ciclismo amatoriale, quello immerso nei boschi, nelle colline o al fianco di una rupe rocciosa, di un lago o delle onde del mare, in una giornata di pioggia o di torrido sole, il ciclismo metropolitano, o quello delle strade dimenticate, il ciclismo lontano da riflettori e pettorali di gara. Questo sarà il mio nuovo ciclismo.

domenica 8 novembre 2009

2008

IL NUOVO GIGANTE

Penultimo appuntamento con il riassunto del decennio che sta per finire. Di questa annata ci ricorderemo di varie cose, prima di tutto la vittoria di Fabian Cancellara alla Milano-Sanremo. Lo svizzero sconfigge Pozzato e Gilbert. Al Giro delle Fiandre ha la meglio Devolder su Nuyens e Flecha, la Parigi-Roubaix è per la seconda volta di Boonen, Cancellara è battuto. Terzo Ballan, l’italiano è per la seconda volta nel podio della classica del pavè, un giorno potrebbe vincerla.
Trittico delle Ardenne, sempre positivo per l’Italia. Damiano Cunego fa sua l’Amstel Gold Race sconfiggendo Franck Schleck e Valverde, due abbonati di queste corse.
Alla Freccia Vallone Krichen sconfigge Evans, Cunego è terzo e promette bene per la Liegi che però viene vinta per la seconda volta da Valverde, il quale batte Rebellin e Franck Schleck. In tre anni, Valverde non è mai andato sotto il secondo posto alla Liegi, complimenti.
Arriva Maggio, è tempo di Giro d’Italia. E’ un’annata fortunata, ci sono molti nomi internazionali, a partire da Contador e Kloden, esclusi dal Tour perché militanti nella discussa Astana.
C’è anche Menchov che promette bene mentre l’Italia punta soprattutto su Di Luca, campione uscente ma reduce da una Primavera sofferta.
E’ un Giro che si deciderà principalmente nell’ultima settimana, difatti nelle prime due ci sono distacchi residui, Riccò vince due tappe, è il vero uomo di punta dell’Italia. La cronometro di Urbino è vinta da Bruseghin, il veneto sembra in palla e lo dimostrerà nelle salite successive.
Nella prima tappa alpina, quella dell’Alpe di Pampeago, vede la fuga di Sella che tutto solo vince con oltre quattro minuti sul secondo. I migliori si controllano, va forte Menchov ma non guadagna più di tanto, idem per Riccò e Pellizotti, mentre Contador è offuscato, ma in classifica risulta il primo dei big. Sarà sua la maglia rosa l’indomani, sulla Marmolada, che vede il bis clamoroso di Sella. Lo spagnolo si difende con i denti da Riccò e in classifica è davanti a tutti. Difenderà poi il primato nella cronoscalata di Plan de Corones, aumentando il vantaggio, ma viene attaccato da Riccò e Di Luca nella tappa del Monte Pora mantenendo la maglia rosa per soli 4” su Riccardo e 21” su Danilo. L’indomani è il giorno del Mortirolo, tutto sembra aperto ma nessuno ha la forza di fare la differenza, così, Sella va a prendersi la terza vittoria in questo Giro, mentre Di Luca cede abbandonando definitivamente i sogni di gloria.
A sancire la vittoria di Contador è soprattutto la cronometro finale di Milano dove sbaraglia i diretti rivali e conquistando la corsa rosa senza aver portato a casa nemmeno una tappa (come Balmamion).
Secondo è un polemico Riccò, incontenibile ma spettacolare, terzo Bruseghin che corona un sogno e priva a Pellizotti il podio per soli due secondi. Dopo dodici anni, uno straniero vince il Giro.
Al Tour, l’Astana non c’è e si sente. La corsa inizia nel migliore dei modi, Riccò fa sognare gli italiani, vince a Super Besse, stacca tutti sull’Aspin e arriva solo a Bagnere de Bigorre, in molti lo inquadrano come un possibile vincitore del Tour, ma in seguito alla tappa dell’Hautacam viene trovato positivo al CERA e viene fatto fuori insieme alla Saunier Duval. Ecco perché i giallo-bianchi andavano così forte! Per il terzo anno consecutivo, il Tour è nella bufera, ma la corsa va avanti, si giunge sulle Alpi senza più sogni ma tanti bisogni.
Dopo l’arrivo di Prato Nevoso, Evans perde la maglia gialla ai danni di Franck Schleck ma la classifica ha ritardi risicati, non c’è un uomo dalla marcia in più.
Ci penserà l’Alpe d’Huez a incoronare Sastre re della corsa. Stacca tutti e giunge solo sul mitico traguardo con oltre due minuti di vantaggio sul gruppo dei migliori. Resiste a Evans nella cronometro finale e a Parigi è in giallo. Secondo Evans, terzo il sorprendente Kohl, vincitore della maglia a pois, successivamente positivo al CERA.
E’ l’anno delle Olimpiadi a Pechino, la prova a cronometro è di Cancellara che saluta tutti e chiude così la sua stagione, la prova in linea è di Samuel Sanchez che sconfigge Davide Rebellin e Cancellara.
A Settembre è tempo di Vuelta, qui ritroviamo gli Astana con il duo Contador-Leipheimer, praticamente imbattibile.
Manipolano la corsa nelle tappe più importanti, Contador vince ben due arrivi in salita fra cui l’Anglirù, Leipheimer vince le due cronometro e a Madrid è secondo come Barrichello a 46” dal capitano. Terzo l’infaticabile Sastre, decimo Bruseghin primo degli italiani.
Si giunge successivamente alla settimana iridata di Varese. Si gioca in casa e si domina. La prova a cronometro non è roba nostra, difatti va a Grabsch su Tuft e Zabriskie, ma nella prova in linea non ci sono cazzi, Ballan da finisser mette tutti al palo e a gran sorpresa è il successore di Bettini che annuncia il ritiro. Secondo un amaro Cunego ma rilancia per Mendrisio.
Per Cunego la stagione non è comunque finita, poco tempo dopo è l’ora della vittoria al Giro di Lombardia, la terza, vinta contro due giovani, Brajkovic e Uran…
Ma quello che ora fa più paura è l’annuncio del ritorno di Armstrong, la stagione si conclude così, con l’annuncio del ritorno del texano e quello di Ivan Basso, tutto ciò per far sognare un 2009 da Centenario…

mercoledì 4 novembre 2009

2007

Bettini nella storia

In questa stagione viene escluso Ivan Basso, da poco approdato alla Discovery Channel, coinvolto nell’Operacion Puerto, rimarrà fuori per quasi due anni. L’Italia, orfana, cerca nelle nuove leve nomi di rango, intanto, alla Milano-Sanremo vince per la seconda volta Freire Gomez. Al Giro delle Fiandre la vittoria va ad Alessandro Ballan, terzo è Paolini, diversamente, alla Parigi-Roubaix vince un australiano, il primo del suo paese, un nome blasonato quale Stuart O’Grady.
All’Amstel Schumacher sconfigge Rebellin e Di Luca, Rebellin si prenderà poi la rivincita alla Freccia Vallone sconfiggendo Valverde e un Di Luca abbonato ai terzi posti.
Danilo è in palla e qualche giorno più tardi conquista la Liegi sconfiggendo Valverde e Franck Schleck. L’abruzzese è anche molto blasonato in prospettiva Giro d’Italia, all’orizzonte non sembrano esserci grandi rivali.
Il Giro difatti inizia nel migliore dei modi, è sua la cronosquadre e l’arrivo in salita a Montevergine, va forte anche al Santuario della Madonna della Guardia vincendo poi il tappone alpino dell’Izoard con arrivo a Briancon.
La giornata che segnerà la definitiva vittoria sarà la tappa delle Tre Cime di Lavaredo vinta dal giovane Riccardo Riccò su Piepoli. Quel giorno ci ricorderemo soprattutto dell’attacco in coppia di Savoldelli e Mazzoleni, quest’ultimo risale in classifica al secondo posto senza tuttavia impensierire la maglia rosa.
Nella giornata dello Zoncolan, sorprende soprattutto il fratellino Andy Schleck, capace a 22 anni di un secondo posto mozzafiato nella generale, stacca Di Luca e viene preceduto solo dal duo Saunier Duval, Simoni e Piepoli.
Per Di Luca è fatta, perde altro terreno nella prova contro il tempo di Verona ma a Milano conserva 1’55” su Andy Schleck e 2’25” su Mazzoleni.
E’ il Giro del cambio generazionale, a vincere è un non giovane ma dietro sia Schleck junior che Riccò scalpitano in vista del 2008.
Passiamo al Tour de France, un Tour drammatico per via dei soliti scandali doping. Doveva essere il Tour di Vinokourov ma causa una caduta, il kazako si ritroverà ad arrancare. Non lo accetterà.
La corsa è senza leader, a Tignes Rasmussen s’inventa la fuga da lontano e conquista la maglia gialla. Nei giorni seguenti si susseguono gli scatti, brilla specialmente Contador, questo nuovo volto iberico ritornato da un brutto infortunio.
Rasmussen dispone di oltre due minuti su Valverde e Mayo, ma sappiamo quali sono le sue lacune a cronometro… Cronometro vinta da Vinokourov che fino a qualche giorno prima non stava nemmeno in piedi. Rasmussen se la cava benissimo e mantiene il giallo per un minuto su Evans e due minuto e mezzo su Contador.
Quando cominciano i Pirenei, diventa un duello tra Rasmussen e Contador, a Plateau de Beille vince lo spagnolo mentre cede clamorosamente Evans, abbandonando così i propositi di vittoria.
Il giorno successivo nel tappone di Loudenville, Vinokourov fa bis, verrà poi espulso dalla corsa per trasfusione di sangue.
Nella tappa successiva Rasmussen sembra chiudere il Tour, stacca tutti e vince sull’Aubisque, ipotecando così la possibile vittoria finale. Ma la sera stessa viene cacciato dal Tour dalla sua squadra per avere mentito sulla sua reperibilità nel mese di giugno ed alimentando così i sospetti di doping sul suo conto. Tutta colpa di Cassani!
La Grand Boucle è caduta di nuovo in disgrazia, non era bastato il caso Landis del 2006, nel 2007 si raddoppia e a Parigi si arriva con una classifica segnata inesorabilmente. La cronometro finale vinta da Leipheimar consegna a Contador la vittoria finale che vince a sorpresa per soli 23” sull’australiano Cadel Evans.
Ma di questo Tour si ricorderà ben altro.
Alla Vuelta, la Russia domina e contrasta in modo egregio gli spagnoli, disabituati all’egemonia di qualche anno fa. La vittoria va a Denis Menchov che ha la meglio su Sastre e Samuel Sanchez, Evans è quarto. Per Menchov è la seconda Vuelta in tre anni, per molti è destinato a diventare un volto importante in prospettiva Tour de France.
Passiamo poi al Mondiale di Stoccarda. L’Italia vince il medagliere grazie anche alla vittoria di Marta Bastianelli nella prova in linea delle donne, oltre al bronzo della Bronzini.
Ritornando ai professionisti, la prova a cronometro è vinta di nuovo da Cancellara che sconfigge Bodrogi e Clement.
Il momento clou lo viviamo nella prova in linea degli uomini, Paolo Bettini risponde a chi non lo voleva in corsa con uno sprint al cardiopalma che lo corona per la seconda volta consecutiva campione del mondo.
La stagione si conclude qualche settimana più tardi con il consueto Lombardia, la sfida è italiana, Riccò vs Cunego, vinta dal veronese che fa bis, quarto Andy Schleck il quale incombe sulla stagione futura in modo molto pericoloso.