domenica 11 aprile 2010

Grandine

L’uscita di oggi è stata dimezzata per le condizioni meteorologiche avverse incontrate lungo la strada. La mattinata si presentava soleggiata ma fredda e con delle nuvole abbastanza minacciose che spuntavano dietro le spigolose pre Alpi, così la decisone è stata quella di rimanere nei dintorni (quaranta chilometri) e debbo dire che non ce ne siamo per nulla pentiti, valutando quello che è venuto a crearsi dalle undici in poi.
Lasciato alle spalle il “frastuono” dei centri abitati, ci siamo inoltrati in quella strada che s’inerpica leggiadra su per il colle collegando la valle del feltrino a quella del fiume Cismon. Per non farla troppo lunga, oggi siamo saliti a Croce d’Aune e mentre si pedalava , nulla sembrava minaccioso, anche se il sole iniziava a farsi pallido e le nuvole aumentavano di volume.
Come si suol dire, gli inconvenienti nel ciclismo sono sempre dietro l’angolo e non vanno sottovalutati, come non va sottovalutata la salita odierna che prosegue attorniata da una vasta quantità di alberi per gran parte dell’ascesa, prima di scollinare sul valico divenuto famoso grazie anche a Tullio Campagnolo.
In montagna nulla è certo, soprattutto se nella vallata c’è un sole col sorriso durban’s e dietro alle vette ci sono delle serie e nemmeno troppo ferme nuvole grigie che potrebbero fare il tutto o il niente, a seconda delle correnti.
Giornata presa tranquillamente, d’altra parte venivo da una contrattura muscolare e pedalare in salita dopo tre giorni dall’inconveniente, secondo i manuali sportivi, non è cosa buona e giusta. Ma volendo sfatare il non sfatabile, ho seguito l’irresistibile richiamo delle sirene amalgamandomi in quei nove chilometri, poco meno, al sette virgola otto % medio.
Tre quarti d’ora e si era in cima, con un cielo divenuto nuvoloso e un’atmosfera strana, nonostante la calma apparente che aleggiava nei dintorni.
Sarà stata la sosta al bar per la cioccolata calda, sarà stato che, in effetti, qualcosa in quel cielo non tornava, sta di fatto che in pochi minuti quella presunta calma superficiale si era trasformata in piccoli chicchi di ghiaccio provenienti dai cumulonembi già citati in precedenza.
Saltata l’’idea di scendere dall’altra parte del valico, per me e Manuel si presentavano dinnanzi due scelte, o aspettare l’esodo della perturbazione oppure sfidarla.
In lontananza, la valle splendeva ancora di quel sole lucente che ci aveva accompagnati in precedenza: non ci è rimasto altro da fare che mettere la mantellina e involarci giù per la discesa. Le sensazioni che vengono a crearsi dentro al ciclista congelato che inforca il suo strumento – in questo caso – di tortura, mentre il freddo lo attanaglia e i “proiettili” di ghiaccio lo colpiscono senza pietà, sono comprensibili solo da chi si è già trovato in condizioni simili o peggiori.
Dopo tre chilometri, la grandine si era tramutata in leggera pioggerellina, dopo altri tre l’asfalto era tornato asciutto e il peggio era passato.
Una volta a valle, alzando lo sguardo verso le montagne, la decisione è stata inevitabile, ovvero tornare alle rispettive case anticipando così l’imminente diluvio che stava per arrivare.

lunedì 5 aprile 2010

Ancora San Boldo

Ancora lui, ma in un giro completamente diverso rispetto a quello di venerdì, apparte il tratto Tovena-San Antonio.
La mattinata si preannunciava tutt’altro che favorevole, il cielo era grigio, la strada bagnata e come se non bastasse, ad affievolire questo quadretto, c’erano dei corvi che svolazzavano di qua e di là in cerca di cibo di cui saziarsi.
Trovatomi con Manuel dopo otto chilometri, si è partiti nella trafficata e monotona strada che congiunge la valbelluna e la marca trevigiana.
Tutto tranquillo nei primi chilometri che anticipano Vas e che accostano in una strada dritta e lineare il fiume Piave.
Passato il cartello “Benvenuti a Treviso: se la vedi ti innamori”, si svolta a sinistra e cominciano i mangia e bevi.
Il primo è quello di San Vito, che anticipa Valdobbiadene, dove chiedo a Manuel quale via voglia prendere, quella più nervosa e breve oppure quella facile ma più lunga; la scelta cade sulla prima.
Così, usciti indenni dal mercato che inframmezzava la cittadina, si imbocca una strada che evade dal casino generale e spazia tra le piantagioni di uva (ideale sarebbe un’uscita ad agosto/settembre finalizzata solo ed esclusivamente per i grappoli).
E’ tutto un su e giù per diversi chilometri e ciò rende il proseguimento tutto fuorché noioso, allietato da paesini pittoreschi dei quali ricordo con particolare piacere quello di Santo Stefano, situato poco prima dello strappo che porta a Combai.
Inutile dire che in queste zone, di ciclisti ce ne sono a bizzeffe. Raggiunto Combai si scende di un paio di chilometri e si pedala dapprima a Follina e più tardi a Cison di Valmarino dove c’è l’inquietante cartello Praderadego 7.
Noi proseguiamo dritti in una strada in falsopiano che diventerà più ardua causa un vento contrario che ci perseguiterà anche nei primi chilometri del San Boldo.
Finalmente il cielo si fa più sereno, anche Tovena è oramai questione di poche pedalate, a quel punto si comincia a salire per quei sei chilometri già scalati tre giorni addietro.
Tutto bello, apparte l’ultimo chilometro con i semafori che rompono sonoramente le scatole… e non solo.
Le sensazioni di scalata sono state più buone rispetto all’altro giorno. Dalla cima Si scende di un paio di chilometri, si risale brevemente in quel di Sant'Antonio e si prosegue verso il paese del libro, dove cominciano gli ultimi chilometri che alterneranno pianura, falsopiani e qualche salitella.
Oggi siamo andati contro ogni pronostico meteorologico partendo con sei gradi e un cielo molto cupo e tornati con un sole e delle temperature ideali per praticare sport. A referto ottantacinque chilometri, San Boldo fatto due volte in quattro giorni e per uno come me che ama la varietà e il varietà, direi che per ora può bastare, difficilmente ci tornerò nei prossimi mesi.

domenica 4 aprile 2010

Aspettando il Giro...

 
ricognizione in auto sul Monte Grappa

chiuso il versante di Semonzo

il 22 Maggio sembra ancora lontano
Buona Pasqua

venerdì 2 aprile 2010

Uscita fresca di giornata

Nel pomeriggio, sfruttando una giornata fresca e molto variabile, ho deciso di fare un giro ad anello dall’altimetria completa. I primi venticinque chilometri sono stati i più noiosi essendo in pianura o in leggero falsopiano, le località si susseguivano una dopo l’altra: Levego, Cadola prima di avvicinarmi e accostare il Lago di Santa Croce, nel quale si specchiavano quelle narcisiste e innevate pre Alpi. E' stato il ricordo più bello dell’intero giro. Un giro che ha cominciato a smuoversi solamente dopo quel breve scalino (Sella di Fadalto) che dal versante del lago è ancora più facile di quello della provincia di TV.
Il cielo era assai minaccioso, alternava tratti di azzurro a nuvole nere che rimanevano immobili a fissare il vuoto.
La discesa del Sella di Fadalto è dolce,nemmeno troppo insidiosa e accosta un lago che anticipa la località di San Floriano, a quel punto ricomincia la pianura che porta a Vittorio Veneto ma io ho svoltato al bivio precedente dove inizia un’altra salitella dolce e breve che anticipa il paese di Revine. Fatta questa, ritorno a pedalare in pianura accostando altri due laghi che avevano più le sembianze di stagni, ad ogni modo Tovena fa molto presto ad arrivare e a quel punto, come ben sappiamo, non mi resta che salire.
L’inconfondibile gola del Passo San Boldo ha il cielo azzurro e a discapito delle nuvole incontrate nei dintorni, capisco che per oggi non ci sarà pioggia.
L’ho scalata varie volte questa salita “lunga” circa sei chilometri, dalla pendenza media del 7,5% e devo dire che rimane una signora salita, certamente non duratura, ma non da meno di asperità dolomitiche più blasonate (vedi Pordoi).
La strada prosegue circondata di alberi e rocce, oltre agli immancabili tornanti che non fanno mai male a fiato e gambe. Non riscontro grosse difficoltà nei primi quattro chilometri, a parere mio i più belli essendo ancora nel tratto boschivo, ma da quando iniziano i semafori e le gallerie, non solo le pendenze passano all’11%, ma soprattutto non si può più stare tranquilli visto che la strada all'interno delle gallerie è stretta e se c’è traffico bisogna pure stare attenti alle auto.


Raggiungo la cima affaticato, col Boldo non ho mai avuto un rapporto troppo amichevole, sarà che mi capita di scalarlo solo nei primi mesi, quando la condizione è ancora insufficiente.
Mantellina e via, scendo di quattro chilometri circa e poi ricomincio a salire in quel km che porta a St Anthony di Tortal dove,invece di proseguire dritto per la discesa, decido di girare a destra e cominciare un’altra salita, breve, ma pur sempre salita… abbastanza pendente e con le gambe che non giravano più come prima, salvate dal 34x25.
Quella che in precedenza era solamente brezza, lungo la strada che porta sulla cima diventerà un vento freddo e più deciso. Quattro chilometri circa di pendenze prima di raggiungere l’altopiano che prosegue per qualche chilometro in quel di Valmorel. Ma una volta arrivato a Pranolz, la curiosità mi ha fatto prendere la decisione di svoltare a sinistra e imboccare una strada mai affrontata in precedenza, ovvero il versante di Valmorel da Trichiana che ho pedalato in discesa senza rimanerne affascinato. Le pre Alpi illuminate dai raggi solari erano ferme ed imponenti, sembravano molto lontane, quasi inarrivabili.
Dopo tre ore e mezza in sella, gli ottanta venivano segnati, le temperature si facevano più taglienti ma l'arrivo era divenuto questione di poche pedalate.

lunedì 29 marzo 2010

Gavia e Tonale

ultima puntata: Gavia e Tonale


Ultima puntata con le salite del Giro d’Italia 2010. Bormio-Passo Tonale è a parere mio il vero tappone del Giro d’Italia, anche se non propone pendenze esagerate. Ma guardiamo i punti a favore: prima di tutto è il penultimo giorno di corsa e quindi concentra tutte le fatiche delle tre settimane precedenti, in secondo luogo non è una tappa corta e presenta due salite lunghe quali Forcola di Livigno e Passo Gavia prima di terminare sul Passo Tonale. Una giornata che sarà condizionata dal Mortirolo di ventiquattro ore prima e per giunta imprevedibile sotto qualunque punto di vista. La classifica potrebbe essere già scritta ma anche se così fosse, con un’altimetria come questa, chi può stare davvero tranquillo?!
Valutandone i punti deboli, possiamo dire che il Gavia scalato da Bormio è troppo incostante per creare selezione, apparte otto chilometri centrali, lo stesso Tonale non è un’asperità che fa male, ma questo può contare davvero poco a fine Giro e qualcuno potrebbe pagare dazio, in special modo se va a sottovalutarne le caratteristiche.
E’ la tappa con le quote più alte dell’intera corsa rosa, il Gavia sarà anche l’eccellente Cima Coppi (2618 mslm) di questa edizione ed è probabile che gli atleti scollineranno con la neve a bordo strada, dando quel tocco pittoresco ad un Giro che volge al termine.
Non è la classica giornata adatta ai grimpeur, la vedo più dedicata a passisti scalatori dotati di fondo, Ivan Basso in primis, Pellizotti, Evans... oppure ad un Carlos Sastre che nella terza settimana fa spesso e volentieri male a molti.
Verona è alle porte, chi vuole tentare qualcosa di importante o lo fa oggi, oppure non avrà altri spazi, pur rimanendo che non va sottovalutata nemmeno la cronometro delle Torricelle, soprattutto se dovesse esserci una classifica ancora corta, cosa non facile vista la moltitudine di salite, ma nemmeno impossibile.
Terminillo, Monte Grappa, Zoncolan, Plan de Corones, Mortirolo più Gavia&Tonale che inglobo assieme perché, ne sono sicuro, gli ultimi cinquanta chilometri della ventesima tappa saranno vissuti appieno sia dagli appassionati che dagli atleti in gara.
L’unica pecca di questo percorso, lo scrissi già ad Ottobre, è la mancanza di salite inusuali, in poche parole, gli organizzatori hanno messo sul piatto troppi passi già pedalati negli ultimi tempi: l’ultima volta di un arrivo sul Terminillo è datata 2003, lo Zoncolan è storia del 2007, Plan de Corones del 2008, il finale della 19^ tappa era già stato affrontato nel non lontano 2006. E si che ce ne sarebbero di salite meno conosciute ma altrettanto valide nella penisola.

domenica 28 marzo 2010

Valico Le Laste

Ovvero la continuazione di Col Falcon.
La giornata si preannuncia bella, senza alcuna nuvola a macchiare l’azzurro cielo. Le temperature si presentano decisamente più temperate rispetto alle scorse settimane, soprattutto se contiamo che sarebbero state le nove di ieri, divenute le dieci di oggi grazie al cambio del fuso orario. Routine di pianura nell’avvicinamento al Ponte Serra, poi svolta a destra e si sale. Come già scritto qualche settimana fa, Col Falcon è facile, da primi colpi di pedale, costante, da affrontare senza lavorar troppo di denti.
Soffio, refolo e venticello verso il quinto chilometro, quasi a dire “eccoli di nuovo”, quel guardiano che oggi ha solamente accarezzato carbonio e alluminio, senza alcuna insistenza. Una ventata di aria fresca essendo un momento di calura non indifferente sia per me che per Manuel, il quale si è dato daffare a scandire il ritmo fino a Faller, dove ad accoglierci al di fuori della chiesa c’erano delle anziane signore con rami d’ulivo.
Passato il paese, ci si immerge nel sottobosco che ci tiene compagnia praticamente fino alla cima. Come suggeriva il mentore, questo è il classico luogo dove venire a refrigerarsi nel pieno dell’Estate, meglio se in compagnia di qualche lettura.
Bivio sp39, che comincino le danze: quattro chilometri alla cima, i più aspri. Da questo momento l’asfalto diventa a dir poco sconnesso e disastrato, sembra di ritornare indietro di qualche decennio con buchi profondi, strada ruvida e resti di sabbia antineve come contorno.
Le pendenze, finalmente, si fanno serie, dal 7% al 9% per due chilometri, nei quali si è potuta scorgere la neve nel sottobosco che spaziava soprattutto sulla cima.
La strada non cala mai del 6.5% toccando un picco del dieci e mezzo negli ultimi quattrocento metri che anticipano il Valico le Laste (1098 mslm), come riportato nell’altimetria della dodicesima tappa del Giro che celebrava il Giubileo.

Al contrario di come viene scritto, questa salita non va classificata né come il terzo versante del Croce d’Aune né la cima del Monte Avena, bensì un punto di collegamento con esse. Per raggiungere l’Aune dalle Laste, si scende di un chilometro prima di sfrecciare davanti al monumento dedicato a Tullio Campagnolo.
Una volta scesi nella vallata, il più è fatto. Sessanta chilometri in punto per quasi tre ore contando le soste per cambio vestiti e rifornimento, sfiorati i mille metri di dislivello e provata per la prima volta la compatta: dinamica e scorrevole in pianura, agile e più vivibile nei tratti duri delle salite. Un regalo gradito che mi sono concesso in vista di Pasqua.

venerdì 26 marzo 2010

Fanta Giro donne

Per la prima volta ciclodonne anche in questo blog, ma in modo alquanto fantasioso. Ho disegnato un Giro d’Italia femminile, toccando le regioni dell’Emilia-Romagna, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto e per finire Friuli Venezia Giulia.
Poco più di ottocento chilometri racchiusi in nove tappe.

1° tappa: Cesena - Bologna 87 km
Per scaldare i glutei, tutta pianura per un chilometraggio piatto e dedicato alle sprinter. Si passa anche per Imola, prima di giungere in quel di Bologna. Prima maglia rosa.
2° tappa: Modena – Cremona 110 km
Più lunga della precedente ma ancora in completa pianura, ci si gioca il primato agli abbuoni.
3° tappa: Lodi – Comazzo 21 km (crono)
Cronometro piatta come la tavola del biliardo, apparte un leggerissimo ed impercettibile falsopiano verso Comazzo. La classifica si è mossa a favore delle cronogirl.

4° tappa: Milano – Lecco 107 kmOggi è previsto il primo Gpm ed è già uno di quelli tosti, Colma di Sormano da Nesso, 13 km al 6.5%. Dalla cima della Colma, discesa verso Sormano e poi qualche scalino prima di Lecco. Una prima selezione c’è stata.


5° tappa: Lecco – Lumezzane 101 km
Giornata dal finale incerto. Tutta pianura fino a Iseo, poi passo Tre Termini (9.2 km al 5.6%), discesa, un po’ di pianura in avvicinamento all’ultimo strappo che porta in quel di Lumezzane. Vi ricordate le scaramucce tra Pantani e Jalabert nel ’99!? Il finale è simile.

6° tappa: Darfo Boario Terme – Campo Carlo Magno 117 km
Prima tappa di vera salita, sorvolando l’interlocutoria di ieri. Passo Tonale da Ponte di Legno ovvero 11 km al 5.9% di pendenza media, discesa e avvicinamento alla salita finale, Campo Carlo Magno da Dimaro (15.2 km al 6% medio). La salita finale è dura solo nei primi cinque chilometri ma la tappa è lunghetta.

7° tappa: Cles – Moena 92 kmGiorno di trasferimento senza lode e senza infamia, in mezzo alla tappa c’è da scalare il St. Lugan che presenta oltre sedici chilometri al 5.3% di pendenza media ma la cima è troppo distante da Moena per poter pensare di fare azioni personali. Meglio risparmiarsi per la tappa del giorno dopo.

8° tappa: Moena – Passo Pordoi 98 km
Qui si decide il giro. Specialmente se da Moena devi scalarti il Passo Sella (11 km al 6.6 %), il Gardena dal bivio Sella( un cavalcavia) e il Valparola con gli ultimi cinque, sei chilometri duri. Scesi di un chilometro, bivio Cortina-Andraz, si sceglie la seconda opzione e da Arabba si scala il Pordoi (9.4 km al 6.8%).

9° tappa: Vittorio Veneto - Lignano Sabbiadoro 90 kmKermesse finale completamente in pianura, tra Veneto e Friuli Venezia Giulia.

martedì 23 marzo 2010

Mortirolo e Aprica

4° puntata: Mortirolo e Aprica


Quattro anni dopo rieccoti quel finale che creò distacchi a dir poco abissali, ma era un Giro particolare, più duro di quello di quest’anno e soprattutto con un Basso formato Armstrong che uccideva la concorrenza.
Che il Mortirolo sia una salita che crea selezione è un falso mito, è sicuramente una salita dalle pendenze proibitive ma se nessuno si muove, i distacchi non si fanno, come del resto in qualunque altra asperità.
La Brescia-Aprica verrà dopo diciotto giorni di corsa e non sarà nemmeno troppo corta (195 km), quindi c’è da aspettarsi che proprio quel giorno venga a crearsi qualche cosa di particolare. Chi andrà forte sul Mortirolo non è detto che faccia fuochi e fulmini sul Tonale, a meno che non stia vivendo il classico momento di grazia. A dirla tutta, potrebbero bastare i tre giorni finali per capovolgere l’intera classifica e cancellare tutto quello successo in precedenza, ma bisognerà avere le cosidette palle e una fantasia abbinata all’intuito non indifferente.
Da Mazzo saranno dodici chilometri all’11% di pendenza media e scusate se è poco, inoltre, una volta in cima al Mortirolo bisognerà mantenere i nervi saldi, scendere in quel di Edolo e ricominciare a salire verso l’Aprica, luogo dove è situato l’arrivo.
Siamo di fronte a due salite completamente differenti e consentitemi di valutare l’Aprica da Edolo un falsopiano di quindici chilometri che non creerà alcuna selezione, al limite stazionerà un fantomatico divario già creatosi sulla cima dedicata al pirata.
E’ una delle giornate più difficili del Giro, forse la giornata più difficile se valutiamo che il giorno successivo è caratterizzato da un numero minore di chilometri e pendenze più accessibili rispetto a quelle che gli atleti incontreranno in questo frangente.
Sarà una tappa importante per la classifica, la maglia rosa potrebbe cambiare oppure consolidarsi ulteriormente.
Ma se il Mortirolo dovesse essere preso con lo spirito del 2008, dubito seriamente che possa venire fuori qualcosa di rilevante. Infine, non dimentichiamoci che molti potrebbero pararsi il fondoschiena e limitarsi a marcare pensando più in prospettiva Tonale/Verona che non alla gloria di aver fatto saltare il banco in una singola tappa.
Favoriti di giornata? Non è facile dirlo, potrebbe fare bene Franco Pellizotti, non dimentichiamoci di Carlos Sastre il quale, per vincere dovrebbe rimanere solo già prima di Edolo. Non la vedo una giornata fantastica per Cadel Evans, meglio di lui Basso che proprio su queste strade quattro anni addietro legittimò in modo esagerato la sua maglia rosa nei confronti dei diretti avversari.
Attenti a Francesco Masciarelli, farò il tifo per lui, oltre che per Carlo Sastre. Infine mi dispiace molto per le assenze di Riccardo Riccò e Josè Rujano, due scommesse che potevano essere vinte.
Una cosa è certa, con un percorso così, se un corridore è una spanna sopra gli altri, deve osare e tentare l’impossibile, dimenticandosi per un attimo di qualunque logica prefissata in partenza.

sabato 20 marzo 2010

Allegoria della Primavera

Una rondella non fa primavera, ma se l’astronomia non farnetica, allora la nostra è appena iniziata e ci terrà compagnia fino alla seconda metà di Giugno.
Il prolungato Inverno ha lasciato le sue inesorabili tracce, di fatto la natura comincia solo in questi ultimi giorni a riprendersi e creare quello che sarà il meraviglioso, delicato e successivamente colorato vestito di fiori che ci affiancherà per diverso tempo.
Ed è arrivata in ritardo come nelle previsioni di inizio anno che descrivevano i mesi di Febbraio e Marzo rigidi e cupi, ma Pasqua è alle porte e quel grigio periodo ha i giorni contati.
Nel sottobosco, ai bordi delle strade, tra le rocce umide appaiono timidamente le primule, tra l’erbetta verde che funge da sfondo a quella che sarà l’imminente fioritura delle prossime settimane.
L’atmosfera sembra aprirsi, il cinguettare armonioso di alcuni uccelli in lontananza è l’ennesimo allarme di ripresa.
La primavera è così, ti sembra apparire in anticipo, quasi avventatamente per poi sparire non prima di ricomparire una volta per tutte, acquisire fiducia con impeto e gioia, caratteristiche che possiamo notare nelle giornate di maggior sfogo.
E’ il momento più bello dell’anno, questa fantastica mutazione che porta sempre e comunque una minima ventata di aria fresca che si fonde tra le fragranze dei boschi a quelle ineluttabili di stallatico. Il vento Boreo l’accompagna, si fa più tènue, ma potrebbe rigonfiarsi di quella potenza delle settimane passate da un momento all’altro.
Tutto ciò ha caratterizzato in gran parte il giro odierno, nel quale l’unico elemento mancante, presente ma al tempo stesso assente a causa delle nubi nel cielo, è stato il sole.
In concomitanza con la classica dei fiori di terre ben più calde, per oggi niente salite ma continui sali scendi per un chilometraggio simile a quello del week end scorso (una settantina). Nei numerosi e pendenti speroni affrontati lungo la strada, ho notato di aver riacquistato una leggera fluidità, non paragonabile a quella dell’anno passato ma qui subentra il fattore allenamento che, al momento, non ho potuto affinare causa un free time tutt’altro che favorevole. Di positivo c'è che ora mi diverto di più.
Con l’amico Manuel si è pedalato in lungo e in largo così, ridendo scherzando si è finiti poco lontani dalla Tour Eiffel.


A partire dai prossimi fine settimana, meteo permettendo, si apre la stagione delle salite di medio livello - Cros d’Aune, Franche, Aurine, Praderadego (di alto livello), Cima Campo e via dicendo - ideali per preparare il fiato e le gambe ad eventuali dolomie tappe nei mesi più caldi.

Good lake.

sabato 13 marzo 2010

Valmorel da Limana

Ci sono salito oggi, dopo una settimana di stop e soprattutto di nevicate. Saltato il giro mattutino con Pst, ho dovuto ripiegare nelle ore pomeridiane, sfruttando un tempo meteo a dir poco favorevole.
Primi chilometri piatti, poi, prima di iniziare l’ascesa incrocio Manuel con cui scambio un paio di battute in vista dell’indomani.
Arrivato in quel di Limana, inizia Valmorel, salita che può essere presa da almeno quattro, cinque paesi differenti, a seconda delle preferenze.
Un colle per passisti, abbastanza simile al San Boldo da Trichiana ma più affascinante, sia come asfalto che come panorama circostante.
Lasciato il centro abitato, ci si immerge in una strada larga e ben tenuta, attorniata da alberi amici che fanno ombra nei mesi più caldi. E’ un tracciato incostante con poche curve e vari rettilinei.
I primi quattro chilometri sono quelli nei quali possiamo trovare le pendenze più difficili, ma durano poco, un duecento metri al dodici percento nel secondo chilometro, trecento metri al dieci percento nel terzo mentre il quarto e gran parte del quinto non calano mai del 7,6%.
Superato quest’ultimo tratto, sempre alternato da tratti boschivi, rocce e prati, possiamo dire che la vera salita è finita, apparte l’ottavo chilometro dove si ritrova un 5%-10%...
Arrivato in cima ad un piccolo altipiano, l'ormai onnipresente guardiano della montagna si è fatto vivo con la sua fredda voce che mi ha ricordato vagamente l’uscita di otto giorni fa.
Lassù, per un attimo mi sono dimenticato che siamo già al 13 Marzo. Prima di arrivare in Valmorel (792 mslm) bisogna passare Valpiana, ma è questione di pochi metri, il paesaggio è silenzioso, solo la voce del vento si fa sentire costante.

Neve sul Col Visentin, che saluta



Ho proseguito in una strada piena di insidie che mi ha portato dapprima in quel di St Antonio di Tortal, versante più arduo dell’odierno, e poi giù nella pericolosa discesa che termina al paese del libro, accompagnato dalle note di “What is love?” provenienti dalla piazza.
L'ho sentita a tratti nell’aria, non so se era lei, ma non dovrebbe mancare ancora molto alla nuova stagione.

ps. esordio della fotocamera portatile