domenica 19 settembre 2010
The shark
Era da vent’anni che un italiano non conquistava la Vuelta a Espana, l’ultimo era stato Marco Giovannetti dopodichè il vuoto.
In realtà se si guarda l'albo d'oro del Giro di Spagna, si noterà che gli itaiani hanno raccolto poco, un pò come gli spagnoli al Giro d'Italia.
A spezzare l’incantesimo durato due decenni ci ha pensato il nuovo astro nascente del ciclismo italiano, lo squalo Vincenzo Nibali che ha vissuto una stagione memorabile. E dopo aver indossato di sfuggita la maglia rosa al Giro d’Italia, il nostro è riuscito a portarsi a casa la rivoluzionaria maglia rossa della più importante corsa della penisola iberica.
Per vincere i grandi giri ci vuole tanta forza ma anche una buona dose di fortuna e a Nibali queste due caratteristiche non sono mancate di certo. Ha avuto la forza di essere il più regolare di tutti nell’arco delle tre settimane e la fortuna di confrontarsi con corridori abbastanza battibili.
Il mattatore delle prime due settimane era stato lo spagnolo Igor Anton vincitore degli arrivi di Valdepenas e Andorra, ma la sventura lo avrebbe tagliato fuori alle porte dell’ultima settimana costringendolo al ritiro.
A raccogliere l’eredità lasciata dal corridore basco ci ha pensato Nibali il quale ha dovuto vedersela con l’altro scalatore spagnolo, Joaquin Rodriguez, maglia rossa al termine della 16° tappa con arrivo a Cotobello.
Il resto lo sappiamo: nella lunga cronometro di Penafiel, Rodriguez ha perso un botto di minuti dal siciliano uscendo inevitabilmente dai giochi e passando la palla al connazionale Ezequiel Mosquera che, alla soglia dei trentacinque anni, si sta riprendendo il “tempo perso” in gioventù.
Uno dei più forti di questa Vuelta targata 2010 è stato lo slovacco Peter Velits il quale ha dimostrato ottime doti nelle prove contro il tempo e valida resistenza anche nelle tappe di alta montagna. Per lui un podio che deve far riflettere in prospettiva futura.
Chi invece ha pagato gli sforzi di una stagione in parte già scritta sono stati lo stacanovista Carlos Sastre (che un posto nei dieci l’ha comunque raccolto) e il russo Denis Menchov. Meglio di loro Franck Schleck anche se la condizione non ha rispecchiato quella del Giro di Svizzera.
Ed ora si entra nel gran finale di stagione con la settimana iridata, la Parigi- Tours e per finire l’immancabile classica delle foglie morte che decreterà la conclusione di questo duemila10 ciclistico.
giovedì 16 settembre 2010
Sondaggio: Il grande giro che preferite?
Come nelle più rosee previsioni ne esce vincitore il Giro d’Italia, corsa simbolo della penisola tricolore, nata nel lontano 1909 e capace, ad oggi, di ben novantatre edizioni disputate.
Una corsa che negli anni è entrata di diritto nella storia del panorama storico, culturale ma soprattutto sportivo, raggiungendo l'apice negli anni quaranta e cinquanta grazie alla famosa rivalità tra Gino Bartali e Fausto Coppi, campioni che elevarono il Giro ai livelli del Tour de France.
E' da ritenersi il secondo GT più importante del panorama ciclistico internazionale anche se la morfologia del territorio lo rende più affascinante e avvincente della Grande Boucle.
Gli scenari della corsa rosa e le combinazioni da incastrare nell'arco delle tre settimane sono le più svariate; il disegno ideale prevede la partenza da una località del meridione e successiva risalita nella parte settentrionale della penisola. Ma tutto ciò è alquanto relativo.
Spazia dalle coste marittime, alle salite collinari appenniniche, giungendo poi sulle Alpi, laddove spesso e volentieri si decidono le sorti della classifica finale e dove tante storie eroiche sono state scritte dai più celebri talenti della bicicletta: Alfredo Binda, Eddy Merckx, Charly Gaul, Jacques Anquetil, Laurent Fignon, Bernard Hinault, Miguel Indurain, Marco Pantani ecc.
Molte le salite famose, tra le più importanti ed alte v'è certamente il passo Stelvio (2758 mslm), considerato assieme al non troppo distante passo Gavia (2651 mslm) una sorta di tetto della corsa rosa.
Negli ultimi decenni gli organizzatori hanno spesso e volentieri scoperto salite dalle pendenze proibitive; il miglioramento dei fondi stradali e i nuovi materiali adottati nelle specialissime dei corridori hanno contribuito a far si che si andasse alla ricerca di itinerari che potessero creare maggiore selezione. Se nell'era di Coppi il passo Pordoi era considerato come una salita di grandissimo valore, oggi i nuovi colossi sono denominati passo Mortirolo oppure monte Zoncolan, asperità più idonee ai rapporti delle mountain bike che non a quelli delle bici da corsa.
Attualmente gli occhi sono tutti puntati sull’edizione del 2011, quella del centocinquantenario dell’unità d’Italia che, secondo indiscrezioni, dovrebbe ripercorrere parte del tragitto affrontato da Garibaldi. La partenza sarà collocata nel capoluogo del Piemonte mentre la conclusione torna, dopo tre anni, in quel di Milano con probabili passaggi in Sicilia e dintorni.
martedì 14 settembre 2010
Welcome to Australia
Avevamo lasciato la settimana iridata di Mendrisio 2009 con un medagliere vinto dall’Australia, nazione che negli ultimissimi anni ha fatto passi da gigante nel mondo del ciclismo.
E sarà proprio il continente oceanico ad ospitare gli imminenti campionati mondiali su strada, precisamente dal 29 Settembre al 3 di Ottobre. Il percorso di Melbourne non sembra calzare a pennello agli sprinter, infatti il nuovo ct della nazionale italiana Paolo Bettini ha da poco elencato i nomi degli azzurri lasciando a casa due pedali veloci quali Alessandro Petacchi e Daniele Bennati.
La punta di diamante sarà quindi Filippo Pozzato e al suo fianco ci saranno Vincenzo Nibali, Giovanni Visconti, Luca Paolini, Daniel Oss, Francesco Gavazzi, Marzio Bruseghin, Matteo Tosatto, Marco Pinotti (il quale prenderà parte anche alla prova a cronometro), Rinaldo Nocentini e Andrea Tonti.
Tra gli assenti illustri spicca il nome del varesino Ivan Basso e dei due veneti Alessandro Ballan e Damiano Cunego, tutti e tre presenti al Tour de France.
Quali caratteristiche offre il percorso di Melbourne? Ricorda le classiche del Nord con i suoi pochi momenti di recupero adattandosi bene a chi gioca di fantasia. Nomi internazionali da tenere sott’occhio sono sicuramente Fabian Cancellara, Philippe Gilbert e perché no, Oscar Freire Gomez che per il campionato del mondo ha sempre avuto una certa predisposizione. Particolare attenzione va anche al mannese Mark Cavendish che dovrà essere sfiancato già nelle prime ore di corsa.
Molti altri nomi meno blasonati tenteranno il colpaccio e ben sappiamo che la sorpresa è spesso dietro l’angolo.
lunedì 23 agosto 2010
Vuelta a Espana 2010: il percorso
Si parte il 28 Agosto da Siviglia con una cronosquadre di sedici chilometri e mezzo che avvantaggerà, tanto per cambiare, i potenti, a discapito di chi milita in team di medio basso livello.
La prima settimana è movimentata e non offre moltissime opportunità agli sprinter. Le tre tappe successive alla cronosquadre di apertura non sono dedicate ai velocisti, tutt’altro, la terza tappa, quella con arrivo a Màlaga, presenta una salita di prima categoria, il Puerto de Leòn, che potrebbe creare un minimo di selezione prima del traguardo.
Altre giornate per attaccanti sono la quarta con arrivo a Valdepeñas de Jaén, dal finale movimentato e l’ottava con arrivo a Xorret de Catì, adatta più agli scattisti-discesisti che non agli scalatori puri, idem per quanto concerne la successiva che termina ad Alcoy, con sei colli, quattro dei quali di seconda categoria.
Per assistere al primo arrivo in salita bisognerà aspettare l’11° tappa che farà arrivo ad Andorra Vallnord Sector Pal. Non è esattamente una giornata di alta montagna, di fatto, l’unica salita da affrontare nei 208 km complessivi sarà quella finale.
Da tenere in considerazione c’è anche la 14° tappa, con una breve salita finale che porterà in cima a Peña Cabarga, tuttavia non incisiva quanto l’arrivo del giorno dopo al Lagos de Covadonga (14,2 km al 7,44% medio), ma come nel caso della tappa di Andorra, anche questa sarà caratterizzata da una vasta quantità di pianura prima dell’imbocco dell’ascesa finale.
Il primo tappone è collocato alla 16° tappa, lunga 179 km e con tre passi di prima categoria: Alto de San Lorenzo, Puerto de la Cobertoria ed infine Cotobello: a mio modesto parere la giornata più dura.
Dopo il giorno di riposo di Martedì 14 Settembre, si ritornerà sulle strade della Spagna con una cronometro piatta di 46 chilometri. Qui i passisti potranno, in parte, riparare eventuali ritardi dovuti alle precedenti tappe di alta montagna.
L’ultima giornata che può cambiare la classifica generale prima della kermesse finale di Madrid è la 20°, che prevede le scalate di Alto de Leòn, Puerto de Navacerreda e l’arrivo finale a Bola del Mundo, asperità molto lunga (21,8 km) con gli ultimi dieci dalle pendenze di tutto rispetto.
Nel complesso è una Vuelta che non si discosta molto dalla consueta stilistica già proposta in passato, le tappe più importanti sono sparpagliate nell’arco delle tre settimane e, nota di merito, l’ultima settimana mi sembra disegnata abbastanza bene.
giovedì 29 luglio 2010
Tour 2010: considerazioni finali

Protagonisti indiscussi della corsa, manco a dirlo, Andy Schleck e Alberto Contador. Il lussemburghese e lo spagnolo, il futuro e il presente del ciclismo internazionale. Se le sono date di santa ragione, il biondo e il moro. Schleck, al contrario di Contador, ha fatto la voce grossa nelle prime due settimane, riuscendo a mantenere un livello alto fino a Parigi. Il madrileno, invece, ha vissuto un Tour sottotono, forse offuscato dalla forza dello stesso Schleck. Tuttavia, a portare a casa la maglia gialla, è stato proprio colui che è apparso meno brillante, ovvero Contador: furbo, intelligente, tattico, capace di dosarsi ove necessario e, anche per quest’anno, più forte del lussemburghese.
Una sfida, come di consueto, vissuta di fortune e sfortune inframmezzate nelle tre settimane: da ambedue le parti, s’intende.
Molto rappresentativo il duello verso la cima del Col du Tourmalet, anche se i due rivali non sono riusciti a regalare, per quanto mi riguarda, grandi emozioni. Di fatto, il Tour è finito quel Giovedì sera, con qualche suspance nella cronometro antecedente a Parigi grazie ad un Andy supersprint. Nel complesso il più sfortunato dei due è stato il lussemburghese, che poi abbia goduto di privilegi creati dal forte cronoman della medesima squadra, è altrettanto vero.
Il contorno, come detto in precedenza, è stato caratterizzato da varie uscite di scena, a partire da Franck, la spalla di Andy, che ha abbandonato i sogni di gloria sulle strade del pavè… successivamente Lance Armstrong, attanagliato dalle diverse cadute verso Avoriaz o Cadel Evans, stoico campione fratturato ma volenteroso di arrivare fino a Parigi.
Così la conquista del gradino più basso del podio è andata al russo Denis Menchov, re dei regolaristi e il più forte dei big nella cronometro finale: 1’52” guadagnati sulla maglia gialla.
A dar vita dura al russo nella conquista del terzo posto, ci ha pensato il campione olimpionico Samuel Sanchez che sul Tourmalet ha dato l’idea di potercela fare, senza però mettere in conto la performance di Menchov a Pauillac.
Passando al mondo delle volate, come nelle più rosee previsioni a dettare legge è stato Mark Cavendish, vincitore di cinque sprint ma privato della maglia verde dal volpone spezzino.
E’ stato un Tour positivo per i francesi (6 vittorie contro le 2 dell’anno scorso), lo è stato anche per Fabian Cancellara, leader indiscusso delle prove contro il tempo e maglia gialla per diversi giorni. Peccato che lo svizzero non abbia grandi capacità nelle tappe di alta montagna. Per finire… L’Italia deve ringraziare principalmente lo sprinter Alessandro Petacchi, capace di due vittorie e la classifica punti; non poco per un classe ’74. A Petacchi va dato merito del fatto di aver riportato nella penisola una maglia, quella verde, che mancava dal controverso sessantotto (vittoria di Franco Bitossi, se non erro).
Quasi inesistente, invece, Ivan Basso. Il vincitore dell’ultimo Giro d’Italia, contrastato dalla bronchite, è peggiorato di tappa in tappa.
A terminare il trio italico: il piccolo principe di Verona, Damiano Cunego. Un combattente capace di regalare frammenti di spettacolo, osando nelle fughe e rincorrendo, senza successo, la magica maglia a pois. Ne esce ancora una volta battuto, ma a testa alta.
giovedì 22 luglio 2010
Pareggio momentaneo

Oggi ho visto un Contador molto sicuro di se stesso e della propria superiorità in vista della cronometro di Pauillac. Inoltre non mi è sembrato di vederlo chissà quanto inferiore al 2009, più che altro è Andy Schleck ad essere migliorato a tal punto da avvicinarsi ai suoi tempi. Il testa a testa venutosi a creare negli ultimi chilometri del Col du Tourmalet, mi ha vagamente ricordato un’altra sfida famosa, ossia quella vista nel 1998 a Plan di Montecampione tra Marco Pantani e Pavel Tonkov.
Un duello, quello tra Contador e Schleck, abbastanza bilanciato, in queste settimane nessuno ha dimostrato all’altro di averne di più e la classifica generale, salti di catena a parte, lo evidenzia.
Tolti i due protagonisti principali, la situazione appare un po’ mediocre, con tutto il rispetto per i bravi Denis Menchov e Samuel Sanchez.
D’altro canto abbiamo assistito ad una corsa ad eliminazione, molti possibili protagonisti della vigilia hanno dovuto fare i conti con la sfortuna o con delle gambe svuotate dalle precedenti fatiche.
Ma Contador ha davvero ipotecato il Tour de France 2010? A scanso di inconvenienti durante la cronometro, direi di si. Per quanto possa essere in forma, Andy Schleck non ha le doti per poter tenere testa allo spagnolo nelle prove contro il tempo. Non dimentichiamoci che nel prologo di Rotterdam, il lussemburghese ha “concesso”al capitano dell’Astana ben 42”.
Per quanto riguarda l’Italia del pedale, luci e ombre. C’è in atto una (non) sfida inconsapevole tra Cunego (29°) e Basso (30°) che decreterà il primo degli italiani nella classifica finale e che troverà una determinata risposta Sabato pomeriggio.
lunedì 19 luglio 2010
Ci pensa la sfortuna

Dopo l'interessante azione di Riblon ad Ax3Domaines, anche oggi la fuga è andata in porto premiando il trentunenne campione francese Thomas Voeckler che ha staccato i compagni di fuga sul Port de Balès tagliando la linea del traguardo di Bagnères de Luchon in completa solitudine.
Nulla da fare per gli altri fuggitivi di giornata tra i quali spicca il nome dell’ex campione del mondo Alessandro Ballan (2°).
Dietro succedono scintille: Andy Schleck si mette davanti, forza il ritmo, infine rompe gli indugi e se ne va via di potenza, ma la sua azione dura qualche frazione di secondo, un problema al cambio lo blocca nel bel mezzo della strada costringendolo a fermarsi.
Sfruttando la sfortuna della maglia gialla, Alberto Contador si alza sui pedali e rilancia all’impazzata verso la cima del Port de Balès trovando in Menchov e nel connazionale Samuel Sanchez preziosi alleati.
Schleck rincorre, con grinta tenta di limitare i danni ma ormai è troppo tardi. Al traguardo pagherà trentanove secondi, otto in più di quelli che aveva di vantaggio sul fortunato e opportunista Alberto Contador.
Tour finito in anticipo? Forse, ma aspettiamo a dirlo. La tappa di domani è disegnata molto male, con quattro passi pirenaici nei primi centotrentotto chilometri ed i successivi sessanta in pianura, quindi, con ogni probabilità, il buon Andy dovrà tentare il tutto per tutto Giovedì sul Col du Tourmalet,
salita lunga, pendente e che offre ampio spazio alle azioni personali ai fini della maglia gialla. Certo è che dopo l’epilogo odierno le cose appaiono in modo più prevedibile.
domenica 18 luglio 2010
Aspettando il Tourmalet

Finisce con l’inizio dei Pirenei la seconda settimana del Tour de France. L’arrivo di Ax 3 Domaines ha confermato una classifica stabile per quanto concerne le primissime posizioni.
Nel complesso non è successo molto, vittoria in fuga del francese di turno (Cristophe Riblon) e breve bagarre tra gli uomini di alta classifica. Ne sono usciti bene Denis Menchov e Samuel Sanchez i quali hanno staccato il duo Contador-Schleck guadagnando preziosi secondi nella generale.
Contador non è riuscito a fare la differenza e questo può essere un primo impercettibile segnale in vista delle prossime tappe di montagna. Andy Schleck ha corso da padrone ma al tempo stesso andando controcorrente alle aspettative generali.
Lo dico perché Andy ha solo un modo per poter conservare la maglia gialla, ovvero attaccare e staccare Contador laddove la strada pende. Contando che mancano “solo” tre tappe di montagna, una delle quali inutile, la condotta del lussemburghese appare strana e controproducente in vista della cronometro individuale di Pauillac.
Okay che c’è di mezzo uno spaventoso Tourmalet che può creare ampi divari, ma siamo sicuri che Andy abbia tutta questa superiorità nei confronti di Alberto?! Direi di no, almeno, non da presentarsi la mattina di Bordeaux con un minuto e mezzo-due di vantaggio.
Buona prova per Damiano Cunego, oggi primo degli italiani vista la defaillance della punta di diamante della Liquigas. Difficile che il veronese possa vestirsi a pois a Parigi, ma già da ora il suo è un Tour più che positivo.
martedì 13 luglio 2010
A. Schleck vs A. Contador
Nella tappa più dura delle Alpi, le carte sono state in parte scoperte, il responso odierno evidenzia una sfida a due, tutto il resto è masturbazione cerebrale.
Se due giorni addietro avevamo assistito alla disfatta di Lance Armstrong, oggi abbiamo assistito a quella del fuggiasco leader della corsa nonché campione del mondo, Cadel Evans. L’australiano salta sul Col de la Madeleine e perde per strada ogni sogno di gloria.
Ma gli occhi sono rimasti puntati sui due colossi di questa edizione, Andy Schleck e Alberto Contador che sul lungo valico finale hanno creato il vuoto ipotecando, a scanso di catastrofi, la prima e seconda piazza in quel di Parigi.
E’ ufficialmente iniziata la tanto annunciata sfida, d’altro canto, tutti gli altri big non sembrano avere le gambe per rimescolare le carte, al limite potranno fungere da arbitri/rompiscatole prima del grande finale.
Chi se l’è cavata bene è Denis Menchov, il russo ha fatto capire di essere simile a quello del Giro d’Italia 2009, ma in questo frangente la concorrenza è di livelli ben più alti e questo basta per promuoverlo.
Tra gli altri “protagonisti” di giornata figura il nome di Armstrong, il cowboy si è ripreso ed è probabile che possa presentarsi all’altezza nelle tappe più importanti della terza e ultima settimana.
“Delude” casa Liquigas: Basso ha pagato le fatiche scontate al Calendimaggio mentre Kreuziger ha vissuto una giornata negativa ritornando ad indossare i panni della seconda punta.
Infine poteva essere la giornata di Damiano Cunego, ma il veronese non ha colto l’attimo nello sprint finale venendo sconfitto da due corridori si forti ma non necessariamente veloci: Sandy Casar e LL Sanchez. Tutto rinviato, come sempre, alla prossima occasione. Se ci sarà.
domenica 11 luglio 2010
La fine di un'era

Succede nei dintorni di Morzine, laddove dieci anni fa finiva l’era del pirata, oggi si chiude anche quella del cowboy venuto dalla Luna.
Attanagliato dalla sfortuna già nella tappa del pavè e perseguitato dalle cadute odierne, il texano non può fare altro che accettare il duro responso della corsa. Dal 1999 ad oggi, mai lo avevamo visto così alla deriva.
Tappa dura ma non troppo, la selezione c’è stata ma non ha coinvolto i big della vigilia, di fatto abbiamo assistito ad un tira e molla finale nel quale ne è venuto fuori da vincitore il lussemburghese Andy Schleck. E’ apparso leggermente appannato, il favorito spagnolo Alberto Contador, ma c’è da dire che è riuscito più volte a rispondere ai diversi attacchi subiti, dimostrandosi più in forma dei vari Basso, Menchov, Sastre e compagnia.
Maglia gialla all’onnipresente Cadel Evans il quale ha giustamente marcato a uomo gli avversari più pericolosi, andando ad "abbracciare" il simbolo del primato.
Finisce così la prima settimana di un Tour che ha visto già un primo approccio con le salite, le Alpi, che ritorneranno puntuali Martedì con il tappone di Saint Jean de Maurienne.
Cala il sipario su Lance Armstrong, il Tour non potrà più essere suo e non mi dispiace, anche se oggi, ad Avoriaz, speravo di vederlo con il gruppo dei migliori.
...a meno che non rilanci per il Tour de France del 2011. ;)
domenica 4 luglio 2010
Al seguito del Giro d'Italia femminile

Tra l'altro veniva affrontata nelle ore più soffocanti: 10:45-14:00, per la "gioia" di cicliste, tifosi e addetti ai lavori.
Non c'è due senza tre e così la trentacinquenne tedesca Ina-Yoko Teutenberg ha centrato il tris conservando la maglia rosa.
Prima delle italiane e nuova maglia azzurra, la campionessa del mondo Tatiana Guderzo, incrociata nel dopo corsa in un bar delle vicinanze mentre sorseggiavo una limonata in compagnia di Manuel. 
I bestioni roboanti delle atlete
Certo, questo è un mondo completamente diverso rispetto al ciclismo maschile: poca gente, meno nervosismo e maggiore libertà di muoversi nella zona delle premiazioni.
mercoledì 30 giugno 2010
Sondaggio "Chi vince il Tour?"

Alberto Contador 7 (63%)
Andy Schleck 1 (9%)
Lance Armstrong 0 (0%)
Denis Menchov 1 (9%)
Ivan Basso 2 (18%)
Nessuno di questi 0 (0%
Come nelle previsioni è Alberto Contador il corridore più accreditato alla conquista della famosissima e quanto mai prestigiosa maglia gialla. Le idee sembrano chiare, specialmente dopo le recenti prestazioni al Giro del Delfinato che lo hanno visto trionfare nell’importante traguardo dell’Alpe d’Huez.
Un sondaggio a senso unico, il madrileno sbaraglia la concorrenza, dietro di lui Ivan Basso, da poco ritornato sugli altari del ciclismo e unica àncora di salvezza per un’Italia già bastonata ai Mondiali di calcio in Sud Africa (breve ot).
Possiamo dire con certezza che Ivan Basso arriverà alla vigilia del Tour con le gambe un po’ più affaticate rispetto a quelle degli altri grandi favoriti, eppure ho come la netta sensazione che non deluderà le aspettative.
Un solo voto per il russo Denis Menchov, uno solo anche per il giovane e pericoloso Andy Schleck. Il lussemburghese è sicuramente un pericolo da non sottovalutare, anzi, sotto certi punti di vista va considerato come IL rivale per eccellenza di Contador.
Chi non ha preso alcun voto è Lance Armstrong e la cosa mi sorprende un tantino, non solo perché stiamo parlando del corridore capace di conquistare ben sette Tour di fila, ma anche perché, in fin dei conti, il cowboy ha finalizzato la stagione in funzione di questo evento e nonostante la condizione non sia più quella di cinque anni fa, incute ancora timore.
Si riparte dunque, per la novantasettesima volta tra festeggiamenti, entusiasmo, agonismo, malignità, insinuazioni, noia e quant’altro.
giovedì 24 giugno 2010
Arriva l'Estate, ecco il Tour
Cosa offre il percorso? 61 km a cronometro, pochi se valutiamo la maggior parte delle edizioni precedenti. Questo può risultare un punto a favore degli scalatori, soprattutto se contiamo che l’unica vera cronometro in linea è posizionata come diciannovesima e penultima tappa prima della conclusione di Parigi.
Le montagne? Né troppo poche né in abbondanza, diciamo che lo spazio ci sarebbe per combinare qualche cosa.
Dopo una prima settimana nervosa e da non sottovalutare visto il pavè del Belgio, ci si avvierà con le prime asperità dell’ottava tappa, quella con il Col de la Ramaz e l’arrivo in salita a Morzine-Avoriaz. Vi ricordate la lunga fuga di Richard Virenque nel 2003? All’epoca, però, dopo avere scalato la Ramaz si terminava direttamente nella località di Morzine senza andare ad affrontare l’asperità di quest’anno.

Dopo l’arrivo ad Avoriaz ci sarà la tappa di Saint Jean de Maurienne che presenta quattro passi, la Colombiere, l’Aravis, Saisies e la Madeleine.
Dodici anni fa La Madeleine fu teatro di una sfida tra titani, Pantani vs Ullrich con la vittoria in volata del tedesco ma all’epoca la salita veniva affrontata dal versante opposto e l’arrivo era posizionato ad Albertville, quest’anno luogo di passaggio della Grand Boucle.

Molto più incisivi i Pirenei, anche se di quattro tappe solo due sembrano avere un’altimetria di spessore.
Nella 14° tappa si andrà ad affrontare un finale già visto, ovvero la scalata del Pailheres e l’arrivo ad Ax 3 Domaines vinto da Carlos Sastre nell’edizione del centenario (2003), e dall’austriaco Georg Totschnig nel 2005. E’ la classica giornata che può creare selezione.
L’arrivo successivo a Bagneres de Luchon, può nascondere qualche agguato anche se il Port de Bales non è certo selettiva al punto tale da stravolgere la classifica generale.Si può dire lo stesso anche della 16° tappa, quella con arrivo a Pau, capace di ben quattro salite da scalare (Peyresourde, Aspin, Tourmalet e Aubisque) ma con gli ultimi sessanta chilometri pianeggianti che ricompatteranno eventuali tentativi degli uomini di alta classifica.
Così tutto sarà rinviato alla tappa con arrivo sul Tourmalet e che vedrà affrontare il Col de Marie Blanque e il Col du Soulor prima di aggredire la salita che attribuirà il souvenir Henri Desgrange. “Bianco come Pierrot”, “dal volto cadaverico”, così il pistard e giornalista francese definiva il Colle del Tourmalet, salita leggendaria nonché vetta regina del Tour ’10.
“Ritengo sempre che il cambio di velocità è per persone oltre i 45 anni. Non è meglio trionfare con la forza dei propri muscoli piuttosto che grazie all'artificio meccanico del deragliatore? Ci stiamo rammollendo, per me...datemi una bici a rapporto fisso!” (cit. Henri Desgrange, L'Équipe 1902)
domenica 30 maggio 2010
Il punto sul Giro 2010

1° Ivan Basso: La sua vittoria è plateale, fuga bidone di Arroyo apparte, già dopo lo Zoncolan si poteva intuire che la leadership era semi ipotecata 9
2° David Arroyo Duran 1’51”: uno dei pochi a creare un po’ di spettacolo sulle Alpi (vedi la rincorsa a Basso giù dal Mortirolo). Promosso a pieni voti per la stoica resistenza 8
3° Vincenzo Nibali 2’37”: gregario di lusso ma il futuro è suo… la Liquigas scelga a chi affidarsi per l’anno venturo. 8,5
4° Michele Scarponi 2’50”: ha corso come non mai dimostrandosi più forte di alcuni volti internazionali. 8,5
5° Cadel Evans 3’27”: il solito Evans pieno di limiti. La maglia rossa e la vittoria di Montalcino salvano, in parte, un piazzamento finale sottotono 7,5
6° Alexandre Vinokourov 7’06”: in calando, come nelle previsioni. Tutto sommato, per uno che non correva un grande giro da tre anni, è "normale" 7
7° Richie Porte 7’22”: vince la maglia bianca grazie alla fuga bidone ma non si può dire che sia andato male nelle tappe importanti. 7
8° Carlos Sastre 9’39”: la grande delusione di questa edizione. Da rivedere nei prossimi mesi 4
9° Marco Pinotti 14’20”: ha corso bene soprattutto se contiamo che quest’anno mancavano cronometro ideali per le sue caratteristiche 6,5
10° Robert Kiserlovski 14’51”: un giovane interessante, sotto certi punti di vista il giovane più brillante di questa edizione. 6,5
11° Damiano Cunego 17’10”: si è impegnato anche se nel complesso porta a casa il nulla. Bravo in alcuni frangenti (vedi Montalcino). 5,5
domenica 23 maggio 2010
Il punto sulla 2° settimana di Giro
1° David Arroyo: No, non sarà lui a vestire la maglia rosa in quel di Verona.2° Richie Porte 2’34”: degna maglia bianca di un Giro senza molti giovani di spicco.
3° Ivan Basso 3’33”: bravo sul Grappa, sbalorditivo sullo Zoncolan. E’ tornato il Basso dei tempi d’oro ed entro Venerdì potrebbe vestirsi di rosa.
4° Carlos Sastre 4’21”: Spento. Forse l’età comincia a farsi sentire.
5° Cadel Evans 4’43”: da questa seconda settimana ne esce abbastanza bene anche se non sembra avere la condizione di Basso.
6° Alexandre Vinokourov 5’51”: come prevedibile sta calando ma si difende alla grande. Vediamo se prima della fine riesce a combinare ancora qualcosa.
7° Vincenzo Nibali 6’08”: in questo Giro si è tolto le sue soddisfazioni con la maglia rosa indossata nella prima settimana e la vittoria di Asolo nella seconda. Ora deve pensare a lavorare per Basso e preparare al meglio il Tour: con Basso.
8° Michele Scarponi 6’34”: un gran bel Giro anche per lui, certamente non è uomo capace di vincere un grande giro ma il terzo posto sullo Zoncolan lo colloca nel mazzo dei grandi in questa edizione.
9° Linus Gerdemann 7’12”: come Sastre non ha avuto le gambe per sfruttare la fuga bidone di L'Aquila.
11° Damiano Cunego 9’19”: sta correndo bene, in ordine di forza, secondo il mio punto di vista, è sesto.
12° Marco Pinotti 9’53”: E’ in condizione e si vede. Un posto nei dieci può essere suo.
sabato 22 maggio 2010
Passaggio Monte Grappa
lunedì 17 maggio 2010
Il punto sulla 1° settimana di Giro

Tiriamo le somme di questa prima settimana di Giro
1° Alexandre Vinokourov: parte bene nel cronoprologo, veste per un giorno la maglia, la perde e la riprende nel giorno di Montalcino (strade bianche). Per ora tiene anche in salita ma la verifica vera e propria l’avrà da Domenica prossima.
2° Cadel Evans 1’12”: Parte meglio di tutti i big ma cade e nella cronosquadre cede ancora qualcosa a diversi avversari. Ma a Montalcino è il più forte. Comunque è ancora presto per dire che è l’uomo da battere.
3° Vincenzo Nibali 1’33”: da come ho capito non è qui a pettinare le bambole, quindi, quella maglia rosa che ha perso a Montalcino potrebbe essere a portata di mano laddove le gambe migliorassero ulteriormente nell’ultima settimana. Contador insegna.
4° Ivan Basso 1’51”: per ora non si è mai sbilanciato e non ha dimostrato nemmeno doti particolari in nessun settore. Aspetterà la terza settimana e un tracollo del kazako?
5° Marco Pinotti 2’17”: una prima settimana alla grande, specialmente a Montalcino. Con una cronometro nella seconda settimana avrebbe potuto sperare di rimanere a galla per più tempo. Difficilmente potrà tenere le ruote dei migliori sulle Alpi.
6° Richie Porte 2’26”: La SaxoBank orfana dei gioielli si affida a questo ciclista giovane e per ora sorprendente quanto basta. Da tenere d’occhio. Ha un nome da star di Hollywood.
7° Vladimir Karpets 2’34”: dopo una buona prima parte, è andato malaccio sul Terminillo quindi non può essere visto come un pericolo per chi vuole portarsi a casa la rosa.
8° Stefano Garzelli 2’47”: mi sorprende ogni giorni di più, soprattutto se ne valutiamo l’età. Brillante a Montalcino, uno dei pochi ad allungare sul Terminillo… Che altro aggiungere. Avanti così.
9° Damiano Cunego 3’08”: finalmente abbiamo rivisto un Cunego ad alti livelli e se la condizione migliora, un posto nei cinque può essere fattibile. La terza settimana è adatta alle sue caratteristiche.
10° Michele Scarponi 3’09”: Era ora che provasse a fare classifica… sfortunato a Montalcino, uno dei pochi a fare qualcosina sul Terminillo… Vediamo se tiene le tre settimane.
21° Carlos Sastre 8’10”: lontano anni luce da quel corridore che 12 mesi fa vinse Petrano e Vesuvio. Le Alpi saranno la sua ultima àncora di salvezza in un Giro cominciato nel peggiore dei modi. Aggiungo che quasi sicuramente sta pagando i cinque mesi di inattività dell'autunno-inverno '09.
venerdì 7 maggio 2010
Vedo, stravedo, prevedo

IVAN BASSO
E’ fin da ora il mio favorito per la conquista del Giro d’Italia. Lo vedevo messo meglio di Pellizotti, almeno come esperienza nel settore “vincere grandi giri”. Lui sa bene come vincerlo anche se non abbiamo di fronte il Basso di quattro anni fa. La regolarità potrebbe essere il suo punto di forza quando sarà l’ora di tirare le somme nella classifica finale, ma deve essere più pimpante di quello del 2009. E ad essere sinceri, l’uscita di scena di Pellizotti gioca impercettibilmente a suo favore.
Possibilità di vittoria: *****
CALOS SASTRE
E’ un percorso per scalatori e lui, nonostante l’età, è lo scalatore più forte dell’intero mazzo. In suo favore, oltre alla moltitudine di asperità, ci sarà un numero ridotto di chilometri contro il tempo, pur rimanendo che un ciclista che ha vinto il Tour non ha paura delle crono del Giro.
Aspettiamolo soprattutto negli arrivi in salita, se sarà il Sastre dell’anno scorso, la vedo dura per chiunque.
Ps. Nel sondaggio ho votato lui
Possibilità di vittoria: *****
CADEL EVANS
L’australiano non ha mai vinto un grande giro e questo percorso non rende completamente grazia alle sue caratteristiche. E’ un corridore completo, come Basso e più di Sastre, giocando di regolarità può far venire fuori qualcosa di importante. Non dimentichiamoci che ha già vestito la maglia rosa al termine di una tappa dolomitica quando era agli albori della bdc. Ma sono sicuro che riuscirà a non vincere, era troppo in forma le settimane scorse per poter reggere a quei livelli fino al 30 di maggio.
Possibilità di vittoria: *****
ALEXANDRE VINOKOUROV
Non corre un grande giro dal 2007 e questo influirà sulle sue possibilità di vittoria, infatti, secondo me il kazako non vincerà la corsa rosa, al limite potrà ambire a vincere una prova contro il tempo e tentare di non perdere troppo terreno nelle tappe di montagna. Prevedo un tracollo nella terza settimana.
Possibilità di vittoria: ***
DAMIANO CUNEGO
L’incognita. Ma questa volta con meno pretese rispetto agli anni scorsi. Le stagioni passano e il corridore veronese si distacca sempre più dal mondo dei grandi giri. Il percorso è adatto alle sue ex caratteristiche, peccato che gli avversari da battere siano psicologicamente e fisicamente più carichi di lui. Potrebbe subentrare nella lista favoriti colmando il vuoto dell’improvvisa assenza del delfino di Bibione. Da non sottovalutare ma nemmeno da prendere troppo sul serio. L’ho messo perché andava messo, punto.
Possibilità di vittoria: **
FRANCESCO MASCIARELLI
Tutti i maggiori favoriti sono “vissuti” e nati prima del ’80, quindi ci voleva il giovane di turno. Classe 1986, diciassettesimo l’anno scorso e soprattutto scalatore in un Giro nel quale ci sono molti regolaristi completi ma pochi scalatori puri. E’ chiamato in causa per stupire visto e considerato che sembra già tutto scritto per quanto concerne il gruppo dei migliori.
Possibilità di vittoria: *
VINCENZO NIBALI
Lo squalo sostituisce il delfino e lo fa all’ultimo minuto, quando la preparazione ha già preso una determinata piega in funzione della campagna del nord (prima) e il Tour (poi). Motivo per cui non lo vedo uomo capace di rimpiazzare Pellizotti per quanto riguarda l’alta classifica. Ha la consapevolezza che se pedala forte a Maggio, pedalerà meno bene a Luglio. Molte meglio aiutare Ivan Basso e preservare le energie per l’Estate.
Possibilità di vittoria: **
GILBERTO SIMONI
Il guru del gruppo all’ultima partecipazione dopo oltre dieci anni di fatiche nelle parti alte del gruppo. Uno dei pochi superstiti dell’era novanta capace di stupire fino aD un paio di annate fa. La vedo molto dura per lui, ma può tentare una fuga da lontano.
Possibilità di vittoria: nessuna
STEFANO GARZELLI
Dieci anni dopo aver conquistato il suo unico Giro d’Italia, l’ex gregario del pirata si appresta all’ennesima avventura rosa. L’anno scorso è stato molto bravo a piazzarsi sesto ma da anni la sua professione è quella di cacciare tappe movimentate e devo dire che anche per quest’anno ha il lavoro assicurato.
Prossibilità di vittoria: nessuna
Altri outsiders:
Michele Scarponi, Marzio Bruseghin, Domenico Pozzovivo, David Moncoutie, Christian Vandevelde, Eugeni Petrov, Linus Gerdemann ecc.
lunedì 3 maggio 2010
Sondaggio "Chi vince il Giro?"
Conclusosi oggi il sondaggio “Chi vince il Giro d’Italia?”. Lettori, visitatori e semplici passanti hanno così espresso le loro preferenze:
Cadel Evans 7 voti 29%
Franco Pellizotti 5 voti 20%
Carlos Sastre 3 voti 12%
Ivan Basso 3 voti 12%
Riccardo Riccò 3 voti 12%
Altro (Cunego, Vinokourov ecc…) 3 voti 12%
Quindi sembra Cadel Evans il gigante da abbattere in questo 2010, soprattutto ora che Pellizotti non sarà al via, come del resto l'altro italiano dalle gambe pericolose: Riccardo Riccò. Il cast dei partenti ha perso lustro rispetto alle aspettative di inizio anno, ci si appende a quei tre quattro big internazionali presenti sperando che venga fuori qualche sorpresa dalle retrovie (Masciarelli?)
Tre voti per Basso e Sastre i quali vengono visti meno pericolosi rispetto all’australiano, tre voti anche per l’opzione “Altro” grazie alle recenti prestazioni di un Vinokourov evergreen.
Per Sabato avevo preparato i pronostici dedicati al Giro ma dopo le ultime news dovrò riarrangiare il tutto e postarlo all'ultimo minuto evitando così altre brutte sorprese. Questo ciclismo lascia sempre l’amaro in bocca.
mercoledì 21 aprile 2010
Santuario di Oropa 2007

Andy Schleck la rivelazione
10° a 40"







