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giovedì 16 settembre 2010

Sondaggio: Il grande giro che preferite?


Come nelle più rosee previsioni ne esce vincitore il Giro d’Italia, corsa simbolo della penisola tricolore, nata nel lontano 1909 e capace, ad oggi, di ben novantatre edizioni disputate.
Una corsa che negli anni è entrata di diritto nella storia del panorama storico, culturale ma soprattutto sportivo, raggiungendo l'apice negli anni quaranta e cinquanta grazie alla famosa rivalità tra Gino Bartali e Fausto Coppi, campioni che elevarono il Giro ai livelli del Tour de France.
E' da ritenersi il secondo GT più importante del panorama ciclistico internazionale anche se la morfologia del territorio lo rende più affascinante e avvincente della Grande Boucle.
Gli scenari della corsa rosa e le combinazioni da incastrare nell'arco delle tre settimane sono le più svariate; il disegno ideale prevede la partenza da una località del meridione e successiva risalita nella parte settentrionale della penisola. Ma tutto ciò è alquanto relativo.


Le cittadine simbolo del Giro, almeno per quanto riguarda il luogo di chiusura della competizione, sono Verona, Roma, Firenze e soprattutto Milano, città dove ha sede il giornale che organizza la corsa - La Gazzetta dello Sport - che prende il particolare colore rosa proprio dalla maglia del vincitore del Giro d'Italia.
Spazia dalle coste marittime, alle salite collinari appenniniche, giungendo poi sulle Alpi, laddove spesso e volentieri si decidono le sorti della classifica finale e dove tante storie eroiche sono state scritte dai più celebri talenti della bicicletta: Alfredo Binda, Eddy Merckx, Charly Gaul, Jacques Anquetil, Laurent Fignon, Bernard Hinault, Miguel Indurain, Marco Pantani ecc.


Molte le salite famose, tra le più importanti ed alte v'è certamente il passo Stelvio (2758 mslm), considerato assieme al non troppo distante passo Gavia (2651 mslm) una sorta di tetto della corsa rosa.
Negli ultimi decenni gli organizzatori hanno spesso e volentieri scoperto salite dalle pendenze proibitive; il miglioramento dei fondi stradali e i nuovi materiali adottati nelle specialissime dei corridori hanno contribuito a far si che si andasse alla ricerca di itinerari che potessero creare maggiore selezione. Se nell'era di Coppi il passo Pordoi era considerato come una salita di grandissimo valore, oggi i nuovi colossi sono denominati passo Mortirolo oppure monte Zoncolan, asperità più idonee ai rapporti delle mountain bike che non a quelli delle bici da corsa.
Attualmente gli occhi sono tutti puntati sull’edizione del 2011, quella del centocinquantenario dell’unità d’Italia che, secondo indiscrezioni, dovrebbe ripercorrere parte del tragitto affrontato da Garibaldi. La partenza sarà collocata nel capoluogo del Piemonte mentre la conclusione torna, dopo tre anni, in quel di Milano con probabili passaggi in Sicilia e dintorni.

domenica 4 luglio 2010

Al seguito del Giro d'Italia femminile

Si è svolta a Biadene di Montebelluna la terza frazione del Giro d’Italia femminile. Una cronometro individuale di quasi 17 km, condizionata da un clima molto caldo...



Tra l'altro veniva affrontata nelle ore più soffocanti: 10:45-14:00, per la "gioia" di cicliste, tifosi e addetti ai lavori.
Non c'è due senza tre e così la trentacinquenne tedesca Ina-Yoko Teutenberg ha centrato il tris conservando la maglia rosa.

Prima delle italiane e nuova maglia azzurra, la campionessa del mondo Tatiana Guderzo, incrociata nel dopo corsa in un bar delle vicinanze mentre sorseggiavo una limonata in compagnia di Manuel.
I bestioni roboanti delle atlete


Certo, questo è un mondo completamente diverso rispetto al ciclismo maschile: poca gente, meno nervosismo e maggiore libertà di muoversi nella zona delle premiazioni.

domenica 30 maggio 2010

Il punto sul Giro 2010

Vince Basso in un Giro avaro di emozioni




1° Ivan Basso: La sua vittoria è plateale, fuga bidone di Arroyo apparte, già dopo lo Zoncolan si poteva intuire che la leadership era semi ipotecata 9
2° David Arroyo Duran 1’51”: uno dei pochi a creare un po’ di spettacolo sulle Alpi (vedi la rincorsa a Basso giù dal Mortirolo). Promosso a pieni voti per la stoica resistenza 8
3° Vincenzo Nibali 2’37”: gregario di lusso ma il futuro è suo… la Liquigas scelga a chi affidarsi per l’anno venturo. 8,5
4° Michele Scarponi 2’50”: ha corso come non mai dimostrandosi più forte di alcuni volti internazionali. 8,5
5° Cadel Evans 3’27”: il solito Evans pieno di limiti. La maglia rossa e la vittoria di Montalcino salvano, in parte, un piazzamento finale sottotono 7,5
6° Alexandre Vinokourov 7’06”: in calando, come nelle previsioni. Tutto sommato, per uno che non correva un grande giro da tre anni, è "normale" 7
7° Richie Porte 7’22”: vince la maglia bianca grazie alla fuga bidone ma non si può dire che sia andato male nelle tappe importanti. 7
8° Carlos Sastre 9’39”: la grande delusione di questa edizione. Da rivedere nei prossimi mesi 4
9° Marco Pinotti 14’20”: ha corso bene soprattutto se contiamo che quest’anno mancavano cronometro ideali per le sue caratteristiche 6,5
10° Robert Kiserlovski 14’51”: un giovane interessante, sotto certi punti di vista il giovane più brillante di questa edizione. 6,5
11° Damiano Cunego 17’10”: si è impegnato anche se nel complesso porta a casa il nulla. Bravo in alcuni frangenti (vedi Montalcino). 5,5

domenica 23 maggio 2010

Il punto sulla 2° settimana di Giro

Momento + della settimana: il diluvio nella tappa di L'Aquila


1° David Arroyo: No, non sarà lui a vestire la maglia rosa in quel di Verona.
2° Richie Porte 2’34”: degna maglia bianca di un Giro senza molti giovani di spicco.
3° Ivan Basso 3’33”: bravo sul Grappa, sbalorditivo sullo Zoncolan. E’ tornato il Basso dei tempi d’oro ed entro Venerdì potrebbe vestirsi di rosa.
4° Carlos Sastre 4’21”: Spento. Forse l’età comincia a farsi sentire.
5° Cadel Evans 4’43”: da questa seconda settimana ne esce abbastanza bene anche se non sembra avere la condizione di Basso.
6° Alexandre Vinokourov 5’51”: come prevedibile sta calando ma si difende alla grande. Vediamo se prima della fine riesce a combinare ancora qualcosa.
7° Vincenzo Nibali 6’08”: in questo Giro si è tolto le sue soddisfazioni con la maglia rosa indossata nella prima settimana e la vittoria di Asolo nella seconda. Ora deve pensare a lavorare per Basso e preparare al meglio il Tour: con Basso.
8° Michele Scarponi 6’34”: un gran bel Giro anche per lui, certamente non è uomo capace di vincere un grande giro ma il terzo posto sullo Zoncolan lo colloca nel mazzo dei grandi in questa edizione.
9° Linus Gerdemann 7’12”: come Sastre non ha avuto le gambe per sfruttare la fuga bidone di L'Aquila.
11° Damiano Cunego 9’19”: sta correndo bene, in ordine di forza, secondo il mio punto di vista, è sesto.
12° Marco Pinotti 9’53”: E’ in condizione e si vede. Un posto nei dieci può essere suo.

sabato 22 maggio 2010

Passaggio Monte Grappa

Riuscirà Sastre a mantenere un vantaggio di:

1'24" su Nibali
1'48" su Vinokourov
1'59" su Evans
2'16" su Basso

ma soprattutto... riuscirà l'iberico a recuperarne 5'27" su Arroyo?

lunedì 17 maggio 2010

Il punto sulla 1° settimana di Giro

Momento + della prima settimana: le maschere di fango sulle strade bianche della Toscana


Tiriamo le somme di questa prima settimana di Giro

1° Alexandre Vinokourov: parte bene nel cronoprologo, veste per un giorno la maglia, la perde e la riprende nel giorno di Montalcino (strade bianche). Per ora tiene anche in salita ma la verifica vera e propria l’avrà da Domenica prossima.

2° Cadel Evans 1’12”: Parte meglio di tutti i big ma cade e nella cronosquadre cede ancora qualcosa a diversi avversari. Ma a Montalcino è il più forte. Comunque è ancora presto per dire che è l’uomo da battere.

3° Vincenzo Nibali 1’33”: da come ho capito non è qui a pettinare le bambole, quindi, quella maglia rosa che ha perso a Montalcino potrebbe essere a portata di mano laddove le gambe migliorassero ulteriormente nell’ultima settimana. Contador insegna.

4° Ivan Basso 1’51”: per ora non si è mai sbilanciato e non ha dimostrato nemmeno doti particolari in nessun settore. Aspetterà la terza settimana e un tracollo del kazako?

5° Marco Pinotti 2’17”: una prima settimana alla grande, specialmente a Montalcino. Con una cronometro nella seconda settimana avrebbe potuto sperare di rimanere a galla per più tempo. Difficilmente potrà tenere le ruote dei migliori sulle Alpi.

6° Richie Porte 2’26”: La SaxoBank orfana dei gioielli si affida a questo ciclista giovane e per ora sorprendente quanto basta. Da tenere d’occhio. Ha un nome da star di Hollywood.

7° Vladimir Karpets 2’34”: dopo una buona prima parte, è andato malaccio sul Terminillo quindi non può essere visto come un pericolo per chi vuole portarsi a casa la rosa.

8° Stefano Garzelli 2’47”: mi sorprende ogni giorni di più, soprattutto se ne valutiamo l’età. Brillante a Montalcino, uno dei pochi ad allungare sul Terminillo… Che altro aggiungere. Avanti così.

9° Damiano Cunego 3’08”: finalmente abbiamo rivisto un Cunego ad alti livelli e se la condizione migliora, un posto nei cinque può essere fattibile. La terza settimana è adatta alle sue caratteristiche.

10° Michele Scarponi 3’09”: Era ora che provasse a fare classifica… sfortunato a Montalcino, uno dei pochi a fare qualcosina sul Terminillo… Vediamo se tiene le tre settimane.

21° Carlos Sastre 8’10”: lontano anni luce da quel corridore che 12 mesi fa vinse Petrano e Vesuvio. Le Alpi saranno la sua ultima àncora di salvezza in un Giro cominciato nel peggiore dei modi. Aggiungo che quasi sicuramente sta pagando i cinque mesi di inattività dell'autunno-inverno '09.

venerdì 7 maggio 2010

Vedo, stravedo, prevedo


Quale sarà l’identità misteriosa che vestirà la maglia rosa in quel di Verona? Lo deciderà la strada ma oggi come oggi possiamo già intuire i quattro volti più accreditati:

IVAN BASSO
E’ fin da ora il mio favorito per la conquista del Giro d’Italia. Lo vedevo messo meglio di Pellizotti, almeno come esperienza nel settore “vincere grandi giri”. Lui sa bene come vincerlo anche se non abbiamo di fronte il Basso di quattro anni fa. La regolarità potrebbe essere il suo punto di forza quando sarà l’ora di tirare le somme nella classifica finale, ma deve essere più pimpante di quello del 2009. E ad essere sinceri, l’uscita di scena di Pellizotti gioca impercettibilmente a suo favore.
Possibilità di vittoria: *****

CALOS SASTRE
E’ un percorso per scalatori e lui, nonostante l’età, è lo scalatore più forte dell’intero mazzo. In suo favore, oltre alla moltitudine di asperità, ci sarà un numero ridotto di chilometri contro il tempo, pur rimanendo che un ciclista che ha vinto il Tour non ha paura delle crono del Giro.
Aspettiamolo soprattutto negli arrivi in salita, se sarà il Sastre dell’anno scorso, la vedo dura per chiunque.
Ps. Nel sondaggio ho votato lui
Possibilità di vittoria: *****

CADEL EVANS
L’australiano non ha mai vinto un grande giro e questo percorso non rende completamente grazia alle sue caratteristiche. E’ un corridore completo, come Basso e più di Sastre, giocando di regolarità può far venire fuori qualcosa di importante. Non dimentichiamoci che ha già vestito la maglia rosa al termine di una tappa dolomitica quando era agli albori della bdc. Ma sono sicuro che riuscirà a non vincere, era troppo in forma le settimane scorse per poter reggere a quei livelli fino al 30 di maggio.
Possibilità di vittoria: *****

ALEXANDRE VINOKOUROV
Non corre un grande giro dal 2007 e questo influirà sulle sue possibilità di vittoria, infatti, secondo me il kazako non vincerà la corsa rosa, al limite potrà ambire a vincere una prova contro il tempo e tentare di non perdere troppo terreno nelle tappe di montagna. Prevedo un tracollo nella terza settimana.
Possibilità di vittoria: ***

DAMIANO CUNEGO
L’incognita. Ma questa volta con meno pretese rispetto agli anni scorsi. Le stagioni passano e il corridore veronese si distacca sempre più dal mondo dei grandi giri. Il percorso è adatto alle sue ex caratteristiche, peccato che gli avversari da battere siano psicologicamente e fisicamente più carichi di lui. Potrebbe subentrare nella lista favoriti colmando il vuoto dell’improvvisa assenza del delfino di Bibione. Da non sottovalutare ma nemmeno da prendere troppo sul serio. L’ho messo perché andava messo, punto.
Possibilità di vittoria: **

FRANCESCO MASCIARELLI
Tutti i maggiori favoriti sono “vissuti” e nati prima del ’80, quindi ci voleva il giovane di turno. Classe 1986, diciassettesimo l’anno scorso e soprattutto scalatore in un Giro nel quale ci sono molti regolaristi completi ma pochi scalatori puri. E’ chiamato in causa per stupire visto e considerato che sembra già tutto scritto per quanto concerne il gruppo dei migliori.
Possibilità di vittoria: *

VINCENZO NIBALI
Lo squalo sostituisce il delfino e lo fa all’ultimo minuto, quando la preparazione ha già preso una determinata piega in funzione della campagna del nord (prima) e il Tour (poi). Motivo per cui non lo vedo uomo capace di rimpiazzare Pellizotti per quanto riguarda l’alta classifica. Ha la consapevolezza che se pedala forte a Maggio, pedalerà meno bene a Luglio. Molte meglio aiutare Ivan Basso e preservare le energie per l’Estate.
Possibilità di vittoria: **

GILBERTO SIMONI
Il guru del gruppo all’ultima partecipazione dopo oltre dieci anni di fatiche nelle parti alte del gruppo. Uno dei pochi superstiti dell’era novanta capace di stupire fino aD un paio di annate fa. La vedo molto dura per lui, ma può tentare una fuga da lontano.
Possibilità di vittoria: nessuna

STEFANO GARZELLI
Dieci anni dopo aver conquistato il suo unico Giro d’Italia, l’ex gregario del pirata si appresta all’ennesima avventura rosa. L’anno scorso è stato molto bravo a piazzarsi sesto ma da anni la sua professione è quella di cacciare tappe movimentate e devo dire che anche per quest’anno ha il lavoro assicurato.
Prossibilità di vittoria: nessuna

Altri outsiders:

Michele Scarponi, Marzio Bruseghin, Domenico Pozzovivo, David Moncoutie, Christian Vandevelde, Eugeni Petrov, Linus Gerdemann ecc.

lunedì 3 maggio 2010

Sondaggio "Chi vince il Giro?"


Sarà la volta del canguro?


Conclusosi oggi il sondaggio “Chi vince il Giro d’Italia?”. Lettori, visitatori e semplici passanti hanno così espresso le loro preferenze:

Cadel Evans 7 voti 29%
Franco Pellizotti 5 voti 20%
Carlos Sastre 3 voti 12%
Ivan Basso 3 voti 12%
Riccardo Riccò 3 voti 12%
Altro (Cunego, Vinokourov ecc…) 3 voti 12%

Quindi sembra Cadel Evans il gigante da abbattere in questo 2010, soprattutto ora che Pellizotti non sarà al via, come del resto l'altro italiano dalle gambe pericolose: Riccardo Riccò. Il cast dei partenti ha perso lustro rispetto alle aspettative di inizio anno, ci si appende a quei tre quattro big internazionali presenti sperando che venga fuori qualche sorpresa dalle retrovie (Masciarelli?)
Tre voti per Basso e Sastre i quali vengono visti meno pericolosi rispetto all’australiano, tre voti anche per l’opzione “Altro” grazie alle recenti prestazioni di un Vinokourov evergreen.

Per Sabato avevo preparato i pronostici dedicati al Giro ma dopo le ultime news dovrò riarrangiare il tutto e postarlo all'ultimo minuto evitando così altre brutte sorprese. Questo ciclismo lascia sempre l’amaro in bocca.

mercoledì 21 aprile 2010

Santuario di Oropa 2007

Danilo di Luca padrone ma non troppo
3° a 8"


Andy Schleck la rivelazione
10° a 40"

domenica 4 aprile 2010

Aspettando il Giro...

 
ricognizione in auto sul Monte Grappa

chiuso il versante di Semonzo

il 22 Maggio sembra ancora lontano
Buona Pasqua

lunedì 29 marzo 2010

Gavia e Tonale

ultima puntata: Gavia e Tonale


Ultima puntata con le salite del Giro d’Italia 2010. Bormio-Passo Tonale è a parere mio il vero tappone del Giro d’Italia, anche se non propone pendenze esagerate. Ma guardiamo i punti a favore: prima di tutto è il penultimo giorno di corsa e quindi concentra tutte le fatiche delle tre settimane precedenti, in secondo luogo non è una tappa corta e presenta due salite lunghe quali Forcola di Livigno e Passo Gavia prima di terminare sul Passo Tonale. Una giornata che sarà condizionata dal Mortirolo di ventiquattro ore prima e per giunta imprevedibile sotto qualunque punto di vista. La classifica potrebbe essere già scritta ma anche se così fosse, con un’altimetria come questa, chi può stare davvero tranquillo?!
Valutandone i punti deboli, possiamo dire che il Gavia scalato da Bormio è troppo incostante per creare selezione, apparte otto chilometri centrali, lo stesso Tonale non è un’asperità che fa male, ma questo può contare davvero poco a fine Giro e qualcuno potrebbe pagare dazio, in special modo se va a sottovalutarne le caratteristiche.
E’ la tappa con le quote più alte dell’intera corsa rosa, il Gavia sarà anche l’eccellente Cima Coppi (2618 mslm) di questa edizione ed è probabile che gli atleti scollineranno con la neve a bordo strada, dando quel tocco pittoresco ad un Giro che volge al termine.
Non è la classica giornata adatta ai grimpeur, la vedo più dedicata a passisti scalatori dotati di fondo, Ivan Basso in primis, Pellizotti, Evans... oppure ad un Carlos Sastre che nella terza settimana fa spesso e volentieri male a molti.
Verona è alle porte, chi vuole tentare qualcosa di importante o lo fa oggi, oppure non avrà altri spazi, pur rimanendo che non va sottovalutata nemmeno la cronometro delle Torricelle, soprattutto se dovesse esserci una classifica ancora corta, cosa non facile vista la moltitudine di salite, ma nemmeno impossibile.
Terminillo, Monte Grappa, Zoncolan, Plan de Corones, Mortirolo più Gavia&Tonale che inglobo assieme perché, ne sono sicuro, gli ultimi cinquanta chilometri della ventesima tappa saranno vissuti appieno sia dagli appassionati che dagli atleti in gara.
L’unica pecca di questo percorso, lo scrissi già ad Ottobre, è la mancanza di salite inusuali, in poche parole, gli organizzatori hanno messo sul piatto troppi passi già pedalati negli ultimi tempi: l’ultima volta di un arrivo sul Terminillo è datata 2003, lo Zoncolan è storia del 2007, Plan de Corones del 2008, il finale della 19^ tappa era già stato affrontato nel non lontano 2006. E si che ce ne sarebbero di salite meno conosciute ma altrettanto valide nella penisola.

martedì 23 marzo 2010

Mortirolo e Aprica

4° puntata: Mortirolo e Aprica


Quattro anni dopo rieccoti quel finale che creò distacchi a dir poco abissali, ma era un Giro particolare, più duro di quello di quest’anno e soprattutto con un Basso formato Armstrong che uccideva la concorrenza.
Che il Mortirolo sia una salita che crea selezione è un falso mito, è sicuramente una salita dalle pendenze proibitive ma se nessuno si muove, i distacchi non si fanno, come del resto in qualunque altra asperità.
La Brescia-Aprica verrà dopo diciotto giorni di corsa e non sarà nemmeno troppo corta (195 km), quindi c’è da aspettarsi che proprio quel giorno venga a crearsi qualche cosa di particolare. Chi andrà forte sul Mortirolo non è detto che faccia fuochi e fulmini sul Tonale, a meno che non stia vivendo il classico momento di grazia. A dirla tutta, potrebbero bastare i tre giorni finali per capovolgere l’intera classifica e cancellare tutto quello successo in precedenza, ma bisognerà avere le cosidette palle e una fantasia abbinata all’intuito non indifferente.
Da Mazzo saranno dodici chilometri all’11% di pendenza media e scusate se è poco, inoltre, una volta in cima al Mortirolo bisognerà mantenere i nervi saldi, scendere in quel di Edolo e ricominciare a salire verso l’Aprica, luogo dove è situato l’arrivo.
Siamo di fronte a due salite completamente differenti e consentitemi di valutare l’Aprica da Edolo un falsopiano di quindici chilometri che non creerà alcuna selezione, al limite stazionerà un fantomatico divario già creatosi sulla cima dedicata al pirata.
E’ una delle giornate più difficili del Giro, forse la giornata più difficile se valutiamo che il giorno successivo è caratterizzato da un numero minore di chilometri e pendenze più accessibili rispetto a quelle che gli atleti incontreranno in questo frangente.
Sarà una tappa importante per la classifica, la maglia rosa potrebbe cambiare oppure consolidarsi ulteriormente.
Ma se il Mortirolo dovesse essere preso con lo spirito del 2008, dubito seriamente che possa venire fuori qualcosa di rilevante. Infine, non dimentichiamoci che molti potrebbero pararsi il fondoschiena e limitarsi a marcare pensando più in prospettiva Tonale/Verona che non alla gloria di aver fatto saltare il banco in una singola tappa.
Favoriti di giornata? Non è facile dirlo, potrebbe fare bene Franco Pellizotti, non dimentichiamoci di Carlos Sastre il quale, per vincere dovrebbe rimanere solo già prima di Edolo. Non la vedo una giornata fantastica per Cadel Evans, meglio di lui Basso che proprio su queste strade quattro anni addietro legittimò in modo esagerato la sua maglia rosa nei confronti dei diretti avversari.
Attenti a Francesco Masciarelli, farò il tifo per lui, oltre che per Carlo Sastre. Infine mi dispiace molto per le assenze di Riccardo Riccò e Josè Rujano, due scommesse che potevano essere vinte.
Una cosa è certa, con un percorso così, se un corridore è una spanna sopra gli altri, deve osare e tentare l’impossibile, dimenticandosi per un attimo di qualunque logica prefissata in partenza.

venerdì 26 febbraio 2010

Plan de Corones

3° puntata: Plan de Corones

il panorama dalla cima

La storia ciclistica di Plan de Corones è recente e senza grandi racconti su cui soffermarsi. Misura 2275 metri sul livello del mare e sarà proposta come cronoscalata al prossimo Giro d’Italia.
La salita viene valutata da San Vigilio di Marebbe, nonostante ci siano leggere pendenze anche nei quattro chilometri precedenti. Prima di raggiungere Plan de Corones, bisogna scalare un primo passo, il Furcia, lungo dodici chilometri e che prevede tratti duri (8-11%) soprattutto negli ultimi quattromila metri.
Raggiunto il Furcia si imbocca il bivio per Plan de Corones, distante oltre cinque chilometri nei quali troveremo di tutto, dallo sterrato alle pendenze più aspre. E’ una via crucis dagli effetti collaterali, alternando momenti al 12% ad altri al 10%, con un chilometro ristoratore di falsopiano al tre percento, prima di affrontare la curva a gomito che proietterà gli atleti nel famoso muro finale. La strada sterrata non sarà di aiuto quando le pendenze si impenneranno al 14,8% medio, dove possiamo trovare momenti terribili al 24% e 22%. Gli amatori rischiano di fare le impennate e ritrovarsi fermi a ripetizione, i professionisti di basso livello vanno su discretamente tentando di salvarsi mentre i big, beh quelli con notevoli sforzi riescono a tenere ritmi impensabili per chiunque.
La panoramica dalla vetta è fantastica, apre la visuale ad una vallata ricoperta di boschi e valli d’or con un piccolo pensiero alla non troppo lontana Marmolada.
Scoperta recentemente in ambito ciclistico, fu proposta per la prima volta nel 2006 come arrivo di tappa ma il 24 maggio di quell’anno ci furono condizioni meteorologiche a dir poco avverse, temperature sullo zero e soprattutto una neve che riporta ad un Bondone d’altri tempi.
Ridimensionata l’altimetria, la tappa fu ridotta a centoventi chilometri saltando sia Passo delle Erbe che Corones, collocando l’arrivo sul più accessibile Furcia vinto da Piepoli in compagnia di Basso.
Due anni più tardi, precisamente il 26 maggio del 2008, Plan de Corones può finalmente fare il suo esordio. Sarà una cronoscalata di 13 km in una giornata nuvolosa ma tiepida.
Ecco i tempi dei più forti:

Franco Pellizotti 40’26”
Emanuele Sella 40’32”
Gilberto Simoni 40’43”
Alberto Contador 40’48”
Riccardo Riccò 40’56”
Josè Rujano 41’15”
Marzio Bruseghin 41’30”
Domenico Pozzovivo 42’09”
Danilo Di Luca 42’11”
Denis Menchov 42’15”

Quest’anno la cronoscalata è identica a quella del ’08, cambia solo la data, 25 Maggio.
Una salita dai 1268 metri di dislivello, 7.5% di pendenza media contando il Furcia e falsipiani precedenti e successivi a S.Vigilio di Marebbe: Pellizotti è già intento a preparare un clamoroso quanto probabile (ma anche no) bis. Tra i corridori in forma, non dovrebbero esserci distacchi abissali, ma due anni fa gente come Menchov e Di Luca persero quasi due minuti, motivo per cui va sfruttata l’occasione per l’assalto alla maglia rosa, di certo già condizionata dalla tappa precedente che termina sullo Zoncolan. Non si decide nulla ma qualcosa di importante potrebbe accadere.

lunedì 22 febbraio 2010

Monte Zoncolan

2° puntata: Monte Zoncolan


Il Monte Zoncolan sarà il secondo arrivo in salita del Giro d’Italia. Stiamo parlando di una delle salite più dure in assoluto e che da sette anni è entrata a far parte della storia del Giro d’Italia. Montagna della Carnia, friulana, alta 1730 metri, raggiungibile dalle località di Ovaro, Sutrio e Priola.
La storia ciclistica di questa asperità è agli albori visto e considerato che l’esordio è datato 24 Maggio 2003, anno in cui, guarda a caso, si arrivava anche sul Terminillo. Coincidenze che fanno apparire quell’edizione simile a quella odierna.
Nel 2003 lo Zoncolan fu affrontato da Sutrio, il versante meno ostico ma che lasciò un bel segno. Questo versante sarebbe il più lungo, ma i primi undici chilometri non sono estremamente selettivi, le pendenze spaziano dal 5% al 13% senza costanza, aiutate da ben dieci tornanti ristoratori. Come è ristoratore il tratto di falsopiano che anticipa il rifugio Moro. Passato il rif. cominciano gli ultimi 3300 metri, a dir poco sfiancanti.
La strada si restringe e le pendenze non vanno mai sotto l’11,5 %, toccando picchi anche al 22%. Ed è proprio in quegli ultimi chilometri che nel 2003 si decise la corsa. Lo scatto della maglia rosa Gilberto Simoni provocò lo sgretolamento dell’intero gruppo ancora forte di molte unità. Sembrava che il trentino potesse fare il vuoto ma da dietro successe qualcosa di inaspettato. Garzelli continuò del suo passo, Casagrande cercò di tenere duro ma fu soprattutto Marco Pantani a recuperare terreno dopo una prima debacle. Il pirata rientrò su Garzelli e spalleggiandolo cercò di rinascere dalle proprie ceneri. I tifosi esplosero, sembrò di tornare indietro di quattro anni, prima che quel corridore si perdesse negli oscuri meandri della vita.
Per Simoni fu vittoria facile, ma sul traguardo riuscì a stento ad esultare e ammise con aria affaticata che quelle non erano pendenze consone nemmeno ad atleti professionisti. Secondo scollinò Garzelli a 34”, quindi Casagrande 39” e Popovych 42”. Nel finale a cedere fu soprattutto Pantani, arrivato appena dietro a Popovych ma soddisfatto di essere tornato a livelli perlomeno discreti. Fu una delle sue ultime giornate di grazia prima di andarsene.
Ma se nel 2003 lo Zoncolan era stato affrontato dalla parte più facile, quattro anni più tardi viene proposto dalla parte più ostica. Da Ovaro è un vero e proprio muro, apparte i primi due chilometri abbastanza pedalabili, i restanti sono a dir poco estremi, non solo per le pendenze ma soprattutto per la lunghezza e la continuità.
Nel 2007 la tappa fu disegnata male, corta e senza insidie, consentendo a gente come Petacchi di iniziare l’ascesa finale con il gruppo maglia rosa.
Ad inizio salita la Liquigas fece un’andatura non da poco facendo fuori Mazzoleni e il giovane Riccò. Ai meno sei dall’arrivo arrivò l’attacco di Gilberto Simoni e per il leader di classifica Di Luca cominciarono i dolori. A riportarsi sul trentino furono il compagno di team Piepoli e quel ragazzo prodigio che risponde al nome di Andy Schleck. Il terzetto proseguì fino all’arrivo dove il duo Sounier Duval staccò Schleck. Piepoli lasciò la vittoria al capitano Simoni cosa rivista un anno dopo al Tour quando ad Hautcam, Cobo Acebo (se non sbaglio), lasciò la vittoria a Piepoli.
Lo Zoncolan è un’asperità dalle caratteristiche uniche, anche se le pendenze troppo elevate non sempre sono sinonimo di grandi distacchi. I rapporti da usare saranno ad occhio e croce 34x27, 38x29, 36x29 a seconda delle caratteristiche/velleità/esigenze.
D’altra parte, siamo davanti a pendenze che rimangono impassibili dal 11 al 20% per almeno sei chilometri, “spianando” solamente negli ultimi due dove possiamo trovare brevi tratti al 6/7%, prima di ritornare a superare il 10% negli ultimissimi metri.
1210 m. di dislivello in appena dieci chilometri con una pendenza media dell’undici e mezzo percento. Secondo molti lo Zoncolan è un po’ più duro del Mortirolo ma credo che sia difficile fare paragoni davanti a certi estremi.
Sarà una giornata da grimpeur, benedetto chi sarà in palla, un po’ meno chi vivrà una giornata offuscata. La “Montagna Simoni” è lì che aspetta, come uno stadio pronto a scatenarsi all’ingresso dei gladiatori.

martedì 17 novembre 2009

Passo San Pellegrino 2006

San Pellegrino 2006
E' storia recente ma sembra ieri

1° Garate tagliato a metà sulla destra
2° Voigt a 4" centro foto

7° Simoni a 2'15" tutta grinta 8° Basso " una sfinge
10° Di Luca a 2'19" appena dietro

a 25" dal gruppo maglia rosa arrivano Cunego e Gutierrez
a 2'01" dal gruppo maglia rosa, Savoldelli e Piepoli


Bs le chiamerebbe "le foto del cassetto" o del cassonetto.

lunedì 26 ottobre 2009

La 3° settimana di Giro

Sei giorni di fuoco
Lunedì 24 Maggio è l’ora del secondo riposo, poi si riprende per quella che è la settimana più difficile dell’intero Giro. La classifica fino a qui è già scritta in parte, ma tutto è apertissimo con quello che sta per venire.
Cronoscalata a Plan de Corones, con pendenze anche al 24%. Però io ora mi chiedo, ma perché proporre una fotocopia della tappa del 2008? Perché non fare una cronoscalata in un’altra salita?! Mah, ad ogni modo non ci saranno grossi distacchi, il mio favorito è Josè Rujano, sarebbe bello rivederlo vincitore di una tappa al Giro dopo cinque annate di anonimato.
Il giorno successivo Brunico-Pejo Terme, tappa di media salita ma dopo la giornata di Corones sfido chiunque ad avere le gambe riposate. Non ci saranno distacchi, però qualcosa potrebbe succedere verso Pejo Terme. Anche questa da non sottovalutare, sicuramente se confrontata alle altre tappe alpine della terza settimana, rappresenta il male minore.
La tappa di Brescia è l’ultima dedicata ai velocisti, ma quanti ce ne saranno ancora nel gruppo?! Rischiamo di vedere una volata vinta da Basso?
Bando alle ciance, è un Venerdì 13 quello che aspetta i corridori nella tappa che da Brescia porterà all’Aprica. La tappa inizia timidamente, c’è un primo transito sull’Aprica, scalata del Trivigno, scalata del Mortirolo (il momento di pathos), discesa verso Edolo e arrivo sull’Aprica. Piccola nota di demerito, si la tappa è dura e farà male, però potevano fare arrivo sul S.Cristina… perché fotocopiare sempre dal passato? Ad ogni modo, Aprica o non Aprica, saranno cazzi amari per molti.
Come saranno cavoli amari anche nella tappa del giorno dopo, la penultima. Partenza da Bormio, Forcola di Livigno, sconfinamento in Svizzera, Eira, Foscagno, di nuovo Bormio, scalata del Gavia (Cima Coppi), discesa e arrivo sul Passo del Tonale che non è durissimo ma dopo tutte quelle salite farà di certo male a chiunque. Qui si chiude la parentesi delle salite e possiamo esserne fieri, gli organizzatori ne hanno messe tante e collocate anche bene.
Fino ad ora non c’è stata nessuna cronometro individuale a parte il cronoprologo e la cronoscalata, quindi la classifica vedrà principalmente scalatori in prima fila. Chi si aspetta la cronometro finale da passi stoni stile Tour, si sbaglia di grosso. Ed è qui che il Giro gioca un colpo basso, la cronometro finale che si svolge nel circuito delle Torricelle a Verona, presenta quattro chilometri e mezzo di salita, per un totale di soli quindici chilometri di prova contro il tempo. Lasciatemi dire che anche in questa giornata gli scalatori avranno la possibilità di fare molto bene.
E’ Verona, quindi, il luogo di chiusura. Per il secondo anno consecutivo niente Milano (ma chissenefrega).
Credo di aver scritto tutto… Non c’è altro da aggiungere. Il percorso è per scalatori, ce ne fossero in giro… Speriamo che arrivi qualche grimpeur dall’estero, che so, un Soler, un Rujano, di certo con un percorso così potrebbero fare grandi cose. Tra i campioni italiani vedo bene il duo Liquigas e soprattutto una speranza per rivedere Cunego nei primi cinque posti. Secondo me il piccolo principe può farcela ma deve dimenticarsi le classiche del Nord.
Campioni internazionali? Mah, la vedo dura, Contador non sembra intenzionato, Armstrong fa bene a starsene lontano, con un percorso così non arriverebbe nemmeno decimo, Menchov come Armstrong non mi sembra adatto ad un percorso del genere e sono sicuro che punterà al Tour… La mia speranza è vedere Sastre ed Andy Schleck, questi due potrebbero anche vincerlo, specialmente il lussemburghese che sta maturando sempre più.
Bene, ora basta, mi sono rotto di fantasticare, lasciamo tempo al tempo e scopriremo chi vincerà davvero la corsa rosa.

Il giorno del Mortirolo sarà fondamentale. Ben 4 salite, una entrata nella leggenda.
La giornata delle giornate. Quinto arrivo in salita. Qui si decide il Giro.

La 2° settimana di Giro

Si risale al Nord

La seconda settimana comincia timidamente con la tappa di Cava de Tirreni, pianeggiante ma non nel finale dove c’è una dolce salitella che potrebbe essere utile ai colpi di mano.
Il giorno successivo tappa per velocisti, c’è da dire che Bitonto è anche il punto più a Sud di questo Giro d’Italia.
Ricomincia così la risalita con la tappa di L’Aquila, abbastanza movimentata ma più per fughe da lontano che per altro.
Porto Recanati è un'altra tappa per velocisti e forse anche quella di Cesenatico dove ci sarebbero due salite ma l’ultima dista a quaranta chilometri da traguardo e questo mi fa pensare che molto probabilmente qualche sprinter potrebbe anche rientrare.
La tappa di Cesenatico segna la fine del Giro facile e da inizio al vero Giro. Sabato 22 Maggio si valicheranno le porte dell’inferno, da Ferrara ad Asolo, con il Monte Grappa da Semonzo, venti chilometri molto duri che creeranno selezione. A dirla tutta non è poi chissà quale tappa, dipenderà dai fantasisti del gruppo renderla ardua.
Terminiamo la seconda settimana con la quindicesima tappa, quella che da Mestre porterà i nostri sul Monte Zoncolan. E’ l’ora di scazzottarsi per bene. Prima dello Zoncolan ci saranno tre salite medie che anticiperanno Ovaro, quindi scalata della salita più dura d’Italia… Sarà una giornata fondamentale per gli scalatori. Ma è ancora presto per dare sentenze.

domenica 25 ottobre 2009

La 1° settimana di Giro

Da Amsterdam al Terminillo

Cominciamo con la prima settimana di percorso. Si parte l’8 Maggio 2010 dalla capitale dell’Olanda, che ospiterà la partenza delle prime tre frazioni.
La prima è un cronoprologo di otto chilometri e mezzo, primi distacchi ma nulla di esagerato, quindi, due tappe lunghe e molto pianeggianti adatte ai velocisti che, usufruendo di abbuoni, potrebbero anche vestire la maglia rosa.
Martedì 11 è già riposo, il giorno dopo c’è la cronosquadre di Cuneo, lunga poco più di trenta chilometri, principalmente in falsopiano. In questa giornata, chi milita in un team importante, potrebbe mettere il primo tassello per la classifica.
La tappa di Novi Ligure è ancora per velocisti, per vedere i primi movimenti bisognerà aspettare Carrara dove ci sono tre salite, due di queste negli ultimi quaranta chilometri. I velocisti si staccheranno per la prima volta.
Poi, da Carrara ci si avvierà verso Montalcino, la tappa delle strade bianche con un finale pericoloso e adatto a chi predilige gli sterrati o i pavè. E’ la classica giornata dove si possono creare buchi e tendere trappole a corridori d’alta classifica.
Arriviamo a Domenica 16 Maggio e finalmente è l’ora delle salite. Da Chianciano Terme al Terminillo, primo arrivo in salita, primo test e sicuramente prima vera maglia rosa di prestigio. La salita è lunga quasi venti chilometri e con pendenze importanti, tutto ciò potrebbe creare selezione, basti pensare all’ordine d’arrivo del 2003 quando Garzelli sconfisse Simoni.
Direi che la prima settimana si può riassumere con la tappa del Terminillo, ma non bisogna sottovalutare le tappe di Carrara e Montalcino. Il resto è noia, la classifica sarà ancora da capire.

sabato 24 ottobre 2009

Primi pareri sul Giro 2010

Vince uno scalatore

Che dire… Se il Tour è considerato per scalatori, il Giro lo è dieci volte di più. Il motivo è abbastanza lampante, le salite sono tante e molte di queste da grimpeur e di chilometri a cronometro se ne vedono davvero pochi. Tornano finalmente i tapponi mitici, ce ne sono due negli ultimi tre giorni e faranno sicuramente sconquasso.
Si torna quindi alla tradizione, anche se la partenza dall’Olanda non è poi così tradizionale, anzi. Mancano le salite piemontesi, manca il profondo Sud, mancano anche le Dolomiti, una pecca di un Giro disegnato tutto sommato bene.
Ritorna lo Zoncolan dopo tre anni, ritorna la cronoscalata di Plan de Corones dopo due, non è certo un percorso innovativo, d’altra parte dopo quello del Centenario era normale avere un minimo di routine.
Ritorna il Terminillo dopo sei anni, sarà il primo vero test per chi vuole vincere la classifica generale. C’è una tappa con le strade bianche che potrebbe essere considerata un’Eroica in miniatura.
I due tapponi finali sono interessanti, in uno c’è Mortirolo e Aprica simile alla tappa del 2006 vinta da Ivan Basso, nell’altro c’è il Gavia con l’arrivo sul Tonale e scusatemi se è poco.
Sommo i chilometri a cronometro e ne ricavo 24 in linea, 32 a squadre e 13 di scalata, una miseria per i passisti. Sono sicuro che la lista partenti del prossimo Giro non vedrà al via molti passisti, anzi. Questo è un percorso per scalatori, gente come Menchov, Armstrong o affini non hanno possibilità alcuna di vestire la maglia rosa.
Per ora mi fermo qui, nei prossimi giorni recensioni tecniche dell’intero percorso. Bye.


...Ah, un'ultima cosa... in quattordici anni cinque partenze dall'estero, spero che non diventi una moda.

venerdì 5 giugno 2009

Reperto storico


Ecco cosa è saltato fuori dal baule delle cose vecchie, l'anno di Giovanni Battaglin, ma alla vigilia i riflettori erano puntati tutti su Saronni e Moser. Un pò come quest'anno con Basso e Armstrong e alla fine è spuntato il terzo incomodo