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domenica 19 settembre 2010

The shark


Era da vent’anni che un italiano non conquistava la Vuelta a Espana, l’ultimo era stato Marco Giovannetti dopodichè il vuoto.
In realtà se si guarda l'albo d'oro del Giro di Spagna, si noterà che gli itaiani hanno raccolto poco, un pò come gli spagnoli al Giro d'Italia.
A spezzare l’incantesimo durato due decenni ci ha pensato il nuovo astro nascente del ciclismo italiano, lo squalo Vincenzo Nibali che ha vissuto una stagione memorabile. E dopo aver indossato di sfuggita la maglia rosa al Giro d’Italia, il nostro è riuscito a portarsi a casa la rivoluzionaria maglia rossa della più importante corsa della penisola iberica.
Per vincere i grandi giri ci vuole tanta forza ma anche una buona dose di fortuna e a Nibali queste due caratteristiche non sono mancate di certo. Ha avuto la forza di essere il più regolare di tutti nell’arco delle tre settimane e la fortuna di confrontarsi con corridori abbastanza battibili.
Il mattatore delle prime due settimane era stato lo spagnolo Igor Anton vincitore degli arrivi di Valdepenas e Andorra, ma la sventura lo avrebbe tagliato fuori alle porte dell’ultima settimana costringendolo al ritiro.
A raccogliere l’eredità lasciata dal corridore basco ci ha pensato Nibali il quale ha dovuto vedersela con l’altro scalatore spagnolo, Joaquin Rodriguez, maglia rossa al termine della 16° tappa con arrivo a Cotobello.
Il resto lo sappiamo: nella lunga cronometro di Penafiel, Rodriguez ha perso un botto di minuti dal siciliano uscendo inevitabilmente dai giochi e passando la palla al connazionale Ezequiel Mosquera che, alla soglia dei trentacinque anni, si sta riprendendo il “tempo perso” in gioventù.
Uno dei più forti di questa Vuelta targata 2010 è stato lo slovacco Peter Velits il quale ha dimostrato ottime doti nelle prove contro il tempo e valida resistenza anche nelle tappe di alta montagna. Per lui un podio che deve far riflettere in prospettiva futura.
Chi invece ha pagato gli sforzi di una stagione in parte già scritta sono stati lo stacanovista Carlos Sastre (che un posto nei dieci l’ha comunque raccolto) e il russo Denis Menchov. Meglio di loro Franck Schleck anche se la condizione non ha rispecchiato quella del Giro di Svizzera.
Ed ora si entra nel gran finale di stagione con la settimana iridata, la Parigi- Tours e per finire l’immancabile classica delle foglie morte che decreterà la conclusione di questo duemila10 ciclistico.

lunedì 23 agosto 2010

Vuelta a Espana 2010: il percorso

Che percorso offre la corsa più importante della Spagna?



Si parte il 28 Agosto da Siviglia con una cronosquadre di sedici chilometri e mezzo che avvantaggerà, tanto per cambiare, i potenti, a discapito di chi milita in team di medio basso livello.
La prima settimana è movimentata e non offre moltissime opportunità agli sprinter. Le tre tappe successive alla cronosquadre di apertura non sono dedicate ai velocisti, tutt’altro, la terza tappa, quella con arrivo a Màlaga, presenta una salita di prima categoria, il Puerto de Leòn, che potrebbe creare un minimo di selezione prima del traguardo.
Altre giornate per attaccanti sono la quarta con arrivo a Valdepeñas de Jaén, dal finale movimentato e l’ottava con arrivo a Xorret de Catì, adatta più agli scattisti-discesisti che non agli scalatori puri, idem per quanto concerne la successiva che termina ad Alcoy, con sei colli, quattro dei quali di seconda categoria.
Per assistere al primo arrivo in salita bisognerà aspettare l’11° tappa che farà arrivo ad Andorra Vallnord Sector Pal. Non è esattamente una giornata di alta montagna, di fatto, l’unica salita da affrontare nei 208 km complessivi sarà quella finale.
Da tenere in considerazione c’è anche la 14° tappa, con una breve salita finale che porterà in cima a Peña Cabarga, tuttavia non incisiva quanto l’arrivo del giorno dopo al Lagos de Covadonga (14,2 km al 7,44% medio), ma come nel caso della tappa di Andorra, anche questa sarà caratterizzata da una vasta quantità di pianura prima dell’imbocco dell’ascesa finale. 
Il primo tappone è collocato alla 16° tappa, lunga 179 km e con tre passi di prima categoria: Alto de San Lorenzo, Puerto de la Cobertoria ed infine Cotobello: a mio modesto parere la giornata più dura.
Dopo il giorno di riposo di Martedì 14 Settembre, si ritornerà sulle strade della Spagna con una cronometro piatta di 46 chilometri. Qui i passisti potranno, in parte, riparare eventuali ritardi dovuti alle precedenti tappe di alta montagna.
L’ultima giornata che può cambiare la classifica generale prima della kermesse finale di Madrid è la 20°, che prevede le scalate di Alto de Leòn, Puerto de Navacerreda e l’arrivo finale a Bola del Mundo, asperità molto lunga (21,8 km) con gli ultimi dieci dalle pendenze di tutto rispetto.
Nel complesso è una Vuelta che non si discosta molto dalla consueta stilistica già proposta in passato, le tappe più importanti sono sparpagliate nell’arco delle tre settimane e, nota di merito, l’ultima settimana mi sembra disegnata abbastanza bene.

lunedì 21 settembre 2009

Valverde vince la Vuelta

La Vuelta di Valverde


Ed è arrivato anche per Valverde il momento tanto atteso di vincere un grande giro. Ha vinto quello di casa, dopo vari anni di prestazioni medie al Tour de France.
Lo spagnolo classe '80, a ventitre anni era già terzo nella classifica finale di una Vuelta, quarto l'anno successivo, vinse poi l'arrivo di Courchevel al Tour del 2005, da quel giorno in molti pensarono che sarebbe riuscito a conquistare un grande giro ma negli anni a seguire alternò momenti buoni a momenti da dimenticare.
Tralasciando le sue vittorie nelle corse di un giorno, Valverde arrivò secondo alla Vuelta del 2006 dopo essersi ritirato per la seconda volta dal Tour della presunta conferma.
Nel 2007 ricordiamo un anonimo settimo posto in classifica finale senza essere mai pericoloso per la sorte della maglia gialla.
L'anno scorso, in molti cominciarono a storcere il naso sulle sue reali possibilità di vittoria in un grande giro. Nono in un Tour di basso livello, quinto nella Vuelta vinta da Contador, troppo poco per un corridore che in tenera età faceva razzie.
Dal 2009 non può correre sulle strade d'Italia e per questo motivo non prenderà parte nè al Giro d'Italia nè al Tour de France. L'ultima spiaggia era proprio la corsa di casa, la Vuelta che vedeva tra i partenti anche un italiano intenzionato a vincere. Ma Valverde è stato più forte di lui, beffandosi di tutto il putiferio creatosi intorno a lui in questi mesi. Sconfitto l'olimpionico Samuel Sanchez per 55" e l'australiano Evans, terzo a 1'32", quarto Basso a 2'12" voglioso di ritornare numero uno, ma sembra che ci sia da attendere ancora un bel pò di tempo prima di rivedere il varesino davanti a tutti. I tempi sono cambiati, due stagioni ti cambiano la vita e nuovi nomi si fanno avanti. Ma a me Basso piace proprio così, umano e battibile. Con un pò di impegno sono sicuro che riuscirà a fare di nuovo la voce grossa nelle stagioni future anche se per ora è tempo di spagnoli, dopo Contador incombe Valverde, corridore dalle lUCI e dalle ombre, ma chi non ne ha oggi come oggi.

giovedì 15 gennaio 2009

La sfida dell'anno


E’ la sfida dell’anno che fino a dodici mesi fa nessuno si sarebbe immaginato, perché fino a poco tempo fa Armstrong era un ex corridore a tutti gli effetti e Basso uno di quelli che dovevano scontare il periodo di sospensione per l’Operacion Puerto.
Ma da Ottobre ad oggi è successo di tutto e di più, motivo per cui, oggi come oggi ci stiamo per avviare verso quella che ha tutta l’aria di una sfida lasciata in sospeso quattro anni fa. Lasciata in sospeso per molti motivi, primo su tutti il fatto che nel 2005 Basso era ancora in crescita e Armstrong di certo non era in decadenza. Negli anni Ivan Basso ha fatto progressi sempre più evidenti avvicinando sempre più il corridore texano.
Un po’ di statistiche al Tour dei due dal 2002 al 2005:

Tour 2002
Lance Armstrong 1°
Ivan Basso 11° a 19’18”

Tour 2003
Lance Armstrong 1°
Ivan Basso 7° a 10’12”

Tour 2004
Lance Armstrong 1°
Ivan Basso 3° a 6’40”

Tour 2005
Lance Armstrong 1°
Ivan Basso 2° a 4’40”

Come possiamo notare, ogni anno che passava era un miglioramento da parte dell’italiano che in quattro edizioni è passato dal beccarsi quasi venti minuti al lottare con il texano pur prendendosi i suoi 4’40”. Nel 2005 Basso era ancora inferiore ad Armstrong e anche di molto, perché 4’40” sono sempre 4’40”. Ma Armstrong quell’anno si ritirò e da allora, pur mantenendo l’attività fisica, non si è più allenato specificamente per vincere un grande giro.
Storia diversa per Ivan Basso che l’anno successo al ritiro del texano fece un ulteriore salto di qualità schiantando chiunque al Giro del 2006. L’Operacion Puerto lo ha poi fatto fuori nelle stagioni 2007 e 2008 dove lui, però, ha sempre continuato a fare la vita del corridore allenandosi in funzione delle grandi corse a tappe.
Sta quindi in questo ultimo punto la vera differenza tra Armstrong e Basso, oltre che nell’età: ben sei gli anni di differenza, a questi livelli pesano molto più che nelle categorie amatoriali.
Sulla carta, alla vigilia di questa già annunciata sfida, in teoria è Basso ad avere i favori del pronostico. L’italiano ha già programmato un Giro, lo ha perfino vinto. L’altro, invece, ha sempre corso pochi giorni all’anno puntando tutto sul Tour de France, corsa tecnicamente diversa dal Giro d’Italia.
Ma attenti a sottovalutare Lance Armstrong, non è assolutamente il tipo che viene al Giro d’Italia per preparare il Tour de France, come faceva il kaiser Jan. No, Armstrong non è il tipo e se lo facesse sarebbe una grande delusione. E’ più probabile che il texano voglia venire al Giro per portarselo a casa, proprio come fece con quei sette Tour vinti. E dopo il Giro arriverebbe il Tour, dal percorso soft e dove dovrà confrontarsi soprattutto con il compagno di squadra Alberto Contador, che sarà li specificatamente solo ed esclusivamente per bissare il successo del 2007.
Riuscirà Armstrong a fare l’accoppiata Giro-Tour, 11 anni dopo Marco Pantani? Oppure ne vincerà “soltanto” uno? O magari neanche uno dei due sentendo il naturale corso degli anni!?
Queste domande avranno risposta ad Agosto, ora è troppo presto per parlare e dare vincitori o vinti. Di certo, l’ultima cosa che dovranno fare tutti sarà non sottovalutare né Ivan Basso né Lance Armstrong.
Il varesino potrebbe riaprire la sua era, spezzata sulla nascita due anni, l’americano, invece, potrebbe ritornare e far capire una volta per tutte, anzi, per l’ennesima volta, di essere imbattibile.
Ma c’è una cosa che Armstrong deve capire da subito: se Basso e Contador rappresentano oggi il presente e il futuro, lui invece rappresenta il passato, un passato che fa comunque la voce grossa (di fatto dal suo ritiro il livello del Tour è calato) seppur momentaneamente (dubito che il nostro sia tornato per correre più di una stagione).
Quindi, comunque vada, la consapevolezza di Contador e Basso (e di tutti gli altri medio giovani di alto livello), è quella che, con o senza Armstrong, avranno davanti a sé altre stagioni su cui poter tessere grandi successi. Il futuro è vostro, Armstrong è già passato, comunque vada.

mercoledì 17 dicembre 2008

Vuelta a Espana 2009

GLI SCALATORI SI FACCIANO AVANTI

Dopo il Giro d’Italia e il Tour de France è stata presentata anche la Vuelta a Espana. Dopo lo scempio del 2008, quest’anno gli amici spagnoli sono riusciti a confezionare un prodotto all’apparenza migliore ma che potrebbe risultare, come quest’anno, scarsissimo nell’ultima settimana.
Si parte con un cronoprologo da Assen, in Olanda. Sembra strano ma la Vuelta partirà proprio dall’Olanda e ci rimarrà fino alla terza tappa. La quarta farà arrivo a Liegi, poi trasferimento in Spagna da cui ripartirà la “vera” corsa spagnola.
Una prima settimana per scattisti o velocisti anticiperà la cronometro di Valencia che viene alla 7° tappa con solo 30 km contro il tempo. Non è un percorso per crono man ed è meglio così.
Il primo arrivo in salita viene dopo la crono di Valencia, sull’Alto de Aitana, 205 km che cambieranno la classifica in favore degli scalatori. Il giorno dopo, Xorret de Cati, arrivo già visto con la salita dell’Alto de Xorret de Cati a pochissimi chilometri dall’arrivo. Altra tappa insidiosa.
Dall’undicesima alla quattordicesima tappa, solo salita. L’undicesima farà arrivo a Caravaca de la Cruz, una tappa che arriva in pianura ma che presenta parecchie "ampe durante il percorso. Il giorno successivo l’arrivo all’Alto de Velefique, 174 km con tre salite alte, lunghe e pericolose. La tredicesima tappa arriverà a Sierra Nevada, lunga scalata che non passerà inosservata nelle gambe dei ciclisti. Infine, la quattordicesima tappa conclude questo magnifico poker con l’arrivo a Sierra de la Pandera, quarto e ultimo arrivo in salita che servirà molto a chi ha ancora voglia di guadagnare sui rispettivi rivali. Da qui, tre tappe insignificanti prima di ritrovare un minimo di salita. La diciottesima tappa con l’arrivo ad Avila non creerà grandi distacchi, 17 km di pianura finale serviranno solo a ricompattare possibili fughe. Il giorno dopo, ultima tappa montana: Avila-Segovia, 174 km con quattro salite e l’arrivo dopo una discesa. Sarà sicuramente importante.
La ventesima tappa sarà una cronometro di 26 km, a Toledo. Solo 26 km che sommati con i 30 di Valencia e i 4,5 di Assen fanno appena 60 km di cronometro contro 8 tappe di salita.
Particolarità del percorso, nel 2009 niente Pirenei, snobbati alla Vuelta e indeterminanti al Tour de France.
Tirando le somme, un percorso per scalatori, finalmente, i passisti e i crono man non potranno contare sulle prove contro il tempo, chi avrà la forza di fare la differenza in salita sarà il vero vincitore.
Ivan Basso qualche tempo fa aveva detto che, dopo il Giro d’Italia, avrebbe puntato sulla corsa spagnola. Saprà sconfiggere quei pochi scalatori che ci sono in circolazione? Lo scopriremo vivendo.

domenica 21 settembre 2008

Contador: Tour, Giro, Vuelta

Ma in futuro sarà degno di questi 4 fuoriclasse?














La foto qui sopra immortala i cinque corridori che hanno avuto la forza e la fortuna di vincere almeno un Giro d’Italia, un Tour de France e una Vuelta a Espana.
Negli anni sessanta a riuscirci fu Jacques Anquetil, vincitore di cinque Tour e tre Giri, primo nella corsa spagnola nel 1963, anno in cui riuscì nella doppietta Tour-Vuelta.
Il secondo a riuscire in tale impresa fu il nostro italiano Felice Gimoni, allora astro nascente, già capace di vincere un Tour de France nel 1965 e tre Giri d’Italia, Felice ebbe l’occasione di vincere la Vuelta nel 1968. Dopo Gimondi arrivò l’uragano Eddy Merckx. Il cannibale, come sappiamo, nella sua breve carriera vinse praticamente tutto. Cinque Giri, cinque Tour e una Vuelta nel 1973, anno in cui, come Contador quest’anno, il belga fece la doppietta Giro-Vuelta.
Bernard Hinault fu il terzo gigante. Il francese vinse cinque volte il Tour de France, tre volte il Giro d’Italia e come che non bastasse, due volte la Vuelta. Il bretone si impossessò della maglia oro nel 1978 e nel 1983, e nel ’78, come Anquetil, riuscì a fare doppietta Tour-Vuelta. C’è da dire che dalla prima edizione, datata 1935, fino alla metà degli anni novanta, la Vuelta a Espana era una corsa che si svolgeva nel periodo primaverile così che risultava più ardua l’accoppiata Giro-Vuelta (riuscita a Merckx), piuttosto che quella Vuelta-Tour.
Era dal 1983 che un corridore già vincitore di Giro e Tour non vinceva anche la Vuelta. Secondo me sono quelle cose che fanno bene al ciclismo, da prendere come esempio. In una generazione che ha fatto del calendario una cosa assai risicata nella quale i grandi campioni lavorano in funzione di pochi mesi di corse all’anno, questa doppietta di Contador dimostra che si può essere competitivi per più mesi durante la stagione, onorando quest’ultima come si deve.
Passiamo alle altre classifiche della Vuelta. Il vincitore della maglia a punti è stato il giovane belga Greg Van Avermaet mentre la classifica dei G.P.M. è andata al francese David Moncoutiè che a 33 anni, probabilmente, fa capire che con una mentalità diversa avrebbe potuto aiutare il ciclismo francese con prestazioni più degne. La combinata è andata di nuovo a Contador, il madrileno aveva infatti vinto sull’Alto de Anglirù con una maglia bianca, quella del detentore di tale classifica.
Infine classifica squadre: in una Vuelta dominata dall’Astana è la squadra di Alejandro Valverde, la Caisse d’Epargne a fregiarsi di tale titolo, confermando e bissando il successo dell’anno scorso.
Chiusa quindi la Vuelta meno combattuta degli ultimi anni si volta pagina e si ritorna in Italia, precisamente in Lombardia, a Varese, dove la prossima settimana ci saranno i campionati mondiali su strada. La stagione si fa fredda, ormai ci stiamo avviando verso l’Autunno, ma il ciclismo non si ferma, non quello professionistico per lo meno. Ancora molte corse interessanti aspettano di essere viste e valutate.
A presto.

sabato 20 settembre 2008

A Leipheimer la cronoscalata

A Contador la Vuelta

E arriviamo all’epilogo finale della Vuelta di Spagna, primo appuntamento che ha inaugurato questo blog. Oggi, cronoscalata di 17 km, troppo pochi per cambiare le posizioni di classifica. Gli Astana si sono confermati i numeri uno ma Alberto Contador ha leggermente vacillato contro il compagno di squadra Levi Leipheimer. Dopo 8 km l’americano guadagna 11 secondi sullo spagnolo il quale ne può amministrare ancora 67”. Comincia la salita ma Leipheimer continua ad andare nettamente più forte degli altri. Al km 12 il distacco di Contador è rimasto invariato ma saranno gli ultimi 5 a fare la differenza: la maglia oro paga 36 secondi dal compagno di squadra Leipheimer. Alberto Contador, come previsto vince la Vuelta a Espana e conquista la doppietta Giro-Vuelta in questo suo strepitoso 2008. Levi Leipheimer, vincitore delle due cronometro e per alcuni giorni leader di classifica, si deve accontentare del secondo posto a soli 46” di distacco dal madrileno.
Quest’oggi ha brillato anche Alejandro Valverde, terzo con lo stesso tempo di Contador, quarto Sastre a 1’02” mentre il primo degli italiani, manco a dirlo, è Marzio Bruseghin a 1’31”.
Nella classifica finale Sastre mantiene il terzo posto a 4'12” da Contador, quarto Mosquera a 5’19”, quinto Valverde a 6’00”, poi Rodriguez 6’50”, Gesink 6’55”, Moncoutie 10’10”, Martinez 10’50” e decimo Marzio Bruseghin a 11’56”.
La Vuelta continua anche domani ma come sappiamo, l’ultima tappa è una passerella dove i nostri arriveranno tutti insieme in un volatone generale.
Analizzando la tappa odierna abbiamo visto un Leipheimer davvero bionico nelle prove contro il tempo. A molti sorgerà il dubbio “Ma se Leipheimer non era compagno di squadra di Contador, avrebbe potuto vincere la Vuelta?”. E’ una di quelle domande che non trovano mai una risposta concreta. Una cosa è certa, questo Contador non è uomo da grandi distacchi, tutt’altro, è molto ragioniere e sembra amministrare nel migliore dei modi i distacchi più risicati (vedi anche Tour 2007 o Giro 2008). Certo, non deve essere stata una grandissima fatica per il madrileno vincere una Vuelta nella quale si è trovato a combattere contro un suo potenziale alleato. Gli avversari militanti nelle altre squadre non si sono mai dimostrati all’altezza, Sastre era stanco e ha già fatto tanto salendo sul gradino più basso del podio, Mosquera ha i suoi limiti, non può competere contro certi nomi mentre Valverde è discontinuo e chi ha questo difetto non potrà mai ambire ad un successo finale nelle grandi corse a tappe. E’ stata quindi la Vuelta dell’Astana che giorno dopo giorno ha costruito il primo e secondo posto nella generale, cosa non facile se ci pensiamo bene…
Per il 2009 crediamo che non ci sarà questa ampia egemonia da parte della squadra “kazaka”, perlomeno non in questi ampi termini. Incombono di fatto in questo mese alcuni ritorni eccellenti, sorvolando Lance Armstrong che potrebbe pure far parte dell’Astana stessa, l’altro grande ritorno sarà quello di Ivan Basso. Contador è stato molto forte a vincere i tre maggiori giri negli ultimi due anni ma ci siamo mai chiesti contro chi ha corso e contro chi correrà nel futuro? Non voglio sminuire Contador, anzi, è un grandissimo campione ma i campioni si dimostrano tali soprattutto nelle sfide più difficili. E stiamo certi che le sfide più ardue dell’attuale maglia oro sono quelle che non ci sono ancora state. Lo spagnolo è già entrato nella storia del ciclismo, ora sta a lui confermare di essere il numero uno nelle grandi corse a tappe contro avversari del suo calibro.

venerdì 19 settembre 2008

Vigilia della cronoscalata

Contador vs Leipheimer: una non sfida













La Vuelta in questi giorni è proseguita con tappe che non hanno fatto né caldo né freddo alla classifica generale. Insomma, cinque giorni abbastanza noiosi da quel punto di vista. Contador ha mantenuto la maglia oro, come prevedibile, non ci sono state cadute e i nomi importanti che hanno lasciato la corsa lo hanno fatto solo ed esclusivamente per preparare il Mondiale di Varese: vedi Bettini o Freire Gomez.
Lunedì a vincere è stato Garcia Da Pena che ha staccato i compagni di fuga verso i chilometri finali e guadagnando quattordici minuti in classifica generale risalendo fino al 13° posto.
Il giorno successivo volata di gruppo con Tom Boonen che ha sconfitto Filippo Pozzato per mezza bicicletta. Mercoledì altro successo per la bionica Quick Step. Se a sprintare non c’è Boonen allora i Quick Step propongono altre giuste alternative: Wouter Weylandt, ventiquattrenne e molto atteso per il futuro degli sprint.
Ieri, invece, la fuga è andata in porto. Non poteva essere altrimenti visto che c’erano ben 18 ciclisti rappresentanti dei migliori team. Fra questi spiccano i nomi di Flecha, Van Avermaet e Paolo Bettini che nel dopo corsa saluta tutti e se ne va a preparare il Mondiale. A vincere, però, è stato Erviti, il giovane spagnolo di Pamplona che ha sconfitto l’irlandese Roche, non Stefan bensì Nicolas (il figlioletto).
Oggi ennesima fuga e dopo giorni e giorni di nulla abbiamo rivisto qualche scaramuccia fra gli uomini di alta classifica. A muoversi è stato dapprima Sastre e poi Mosquera. Ma alla fine non succede nulla di sorprendente e Arroyo batte il compagno di fuga Kyrienka staccandolo in un piccolo tratto di salita verso gli ultimi chilometri. Il gruppo chiude a 11”.
E se questa settimana non ha offerto opportunità per poter dare l’ultimo assalto alla maglia oro, domani le cose ritorneranno a farsi determinanti per l’esito finale. La cronoscalata di 17 chilometri lungo la salita dell’Alto di Navacerrada sarà quindi l’ultimo confronto fra Leipheimer e Contador. I primi 9 chilometri saranno facili e alterneranno pianura o falsopiano. Di salita ci saranno invece gli ultimi sette ma con pendenze non impossibili e questo andrà in favore di chi è in riserva. Credo ne verrà fuori una tappa non troppo importante e dai distacchi abbastanza contenuti. Non cambieranno in modo esagerato le posizioni di classifica, a meno che qualcuno non vada completamente fuori giri. Non c’è da escludere il tris per Alberto Contador visto che in queste prove è tutt’altro che fermo. Ad ogni modo, la sfida si profila già da ora Astana: Leipheimer contro Contador, quest’ultimo che può amministrare 1’17” in 17 chilometri, 8 dei quali in salita. Io dico che vincerà ancora una volta Contador, dimostrando la sua superiorità nei confronti degli avversari trovati in questa Vuelta a Espana.

Di seguito la classifica attuale prima della cronoscalata:

Alberto Contador 73h54’38”
Levi Leipheimer 1’17”
Carlos Sastre 3’41”
Ezequiel Mosquera 4’35”
Robert Gesink 5’49”
Alejandro Valverde 6’
Joacquim Rodriguez 6’11”
Egoi Martinez 8’56”

E l’altimetria dell’Alto de Navacerrada, direttamente dal sito ufficiale della Vuelta

domenica 14 settembre 2008

Contador: bis in oro

Inedito Fuentes de Invierno

Dopo il duro arrivo di ieri anche oggi ci sono state salite da scalatori. L’arrivo inedito a Fuentes de Invierno non ha comunque creato grossi distacchi, come del resto ogni tappa, Angliru escluso.
La corsa si è aperta con l’inaspettato ritiro di Davide Rebellin, fino a questa mattina primo degli italiani nella classifica generale. Ha vita poi una fuga di undici uomini nei quali spunta il nome di Damiano Cunego, super attivo nelle ultime tappe. Ma ben presto il gruppo reagisce e così, come ieri, sono i migliori a contendersi la vittoria nell’asperità finale.
Il primo a muoversi è il capitano della Csc Carlo Sastre che a 5 chilometri dall’arrivo riesce a selezionare il gruppo dei migliori. E’ un attacco sterile visto che poco dopo lo stesso Sastre si ritrova in affanno insieme a Valverde, nel momento in cui il trentaduenne Ezequiel Mosquera aumenta il ritmo al punto tale che i soli Contador e Leipheimer riescono a seguirlo.
L’epilogo decisivo avviene però a poco più di un chilometro dal traguardo quando il leader della corsa Alberto Contador si alza sui pedali e se ne va tutto solo verso il bis. A 2” dal fenomeno dell’Astana è arrivato il compagno di squadra Leipheimer, poi Mosquera a 4” mentre Sastre ha tagliato il traguardo con Moncoutie e il giovane Gesink a 20”. Primo degli italiani Marzio Bruseghin, settimo a un minuto di distacco dal vincitore, insieme a lui i due protagonisti della Caisse, Rodriguez e Valverde quest’oggi non hanno ripetuto l’exploit di ieri.
Ora la Vuelta sembra davvero chiusa, l’unico in grado di poter ostacolare Contador è il compagno di squadra Leipheimer che si trova secondo a 1’17”, ma siamo sicuri che non scavalcherà l’attuale maglia oro. In terza posizione un dignitoso Carlos Sastre a 3’41”, quarto Mosquera a 4’35”, quinto Gesink a 5’49” mentre Alejandro Valverde conferma la sua poca predisposizione per i grandi giri scivolando a sei minuti di distacco.
Da domani si entrerà nella terza e ultima settimana della Vuelta. Una settimana non troppo difficile se contiamo che ci saranno cinque tappe ondulate ma non decisive e più adatte agli outsiders come Bettini o Cunego piuttosto che ai big di alta classifica. In assenza di altre asperità possiamo quindi dire che Alberto Contador (cadute apparte), ha vinto la Vuelta con sette tappe di anticipo.
Mica male.

sabato 13 settembre 2008

Contador gigante sull'Angliru

Vince e ipoteca la Vuelta


E arriviamo alla tappa conclusasi da poco, quella che ha fatto arrivo sull'Alto de Angliru. Ogni epoca ha il suo padrone ma era da molto tempo che un corridore non si dimostrava così forte e poliedrico nell’arco del calendario. Probabilmente tutti i mali non vengono per nuocere, l’esclusione dell’Astana al Tour de France ha fatto si che Alberto Contador corresse il Giro d’Italia e allo stesso tempo avesse il periodo necessario per presentarsi in grandissima forma anche alla Vuelta di Spagna. E lo ha dimostrato come solo i grandi sanno fare. Ha scelto lo scenario più duro, tra le pendenze al 23% dell’Angliru, andando a mettere il suo nome affianco a Jimenez, Simoni ed Heras.
La tappa, come da routine, ha visto nella prima parte della corsa la fuga di tre uomini: Kern, Jurco e Tjallingi. L’Astana controlla e non lascia troppo spazio ai tre, mentre lungo la discesa dell’Alto de Cordal cade il capitano della Euskaltel, Igor Anton costretto al ritiro. La corsa perde un possibile protagonista.
Quando inizia l’Angliru i tre fuggitivi vengono risucchiati dal gruppo sempre più allungato sotto il forcing dell’Astana. Il primo corridore di classifica a cedere è l’altro dell’Euskaltel, la maglia oro Martinez che non può fare altro che continuare con il suo passo cercando di perdere il meno possibile. Anche Carlos Sastre è in affanno ma con classe ed esperienza non affonderà mai, emergendo pian piano.
Ai - 6 km dall’arrivo Alejandro Valverde accelera facendo perdere contatto a Leipheimer e portandosi dietro Alberto Contador in compagnia del compagno di squadra Rodriguez. Si viene quindi a formare il terzetto Contador-Valverde-Rodriguez e a 20” il duo Leipheimer-Sastre.
La situazione esplode, Contador aumenta il ritmo e a tre chilometri dall’arrivo, in un tratto al 20% scatta ripetutamente staccando dapprima Valverde e poi Rodriguez.
E mentre Contador giunge esultando al traguardo, Valvere mantiene un ritmo di tutto rispetto limitando il proprio ritardo a 42”. Più indietro Rodriguez a 58” mentre Leipheimer risuscita nel finale tagliando il traguardo con 1’05” dal compagno di squadra. Offuscata è stata la prova di Carlos Sastre, evidentemente al limite dopo la vittoria al Tour de France, accusa 1’32”.
Buona la prova di Damiano Cunego il quale, dopo aver forato ad inizio salita, non si è perso d’animo ed è riuscito a salire con regolarità perdendo solo 2’43” dalla nuova maglia oro. Undicesimo Davide Rebellin a 4’08”, vecchio leone che non ha mollato neanche oggi la presa dei migliori.
Oltre al successo di tappa, a Contador è andata anche la maglia oro e per quello che ha mostrato quest’oggi sembra davvero difficile che qualcuno possa insidiarlo nei giorni a venire. Ora Leipheimer ha 1'07" di svantaggio, Carlo Sastre 3'01", quarto Mosquera a 4'19" mentre il campione spagnolo Valverde naviga a 4'40".
Una vittoria già annunciata? Probabilmente si se contiamo che mancano solamente due tappe decisive, quella di domani e la cronoscalata di Sabato 20 Settembre.
Se così fosse Contador sarebbe ad un passo dalla storia entrando di diritto nel gruppo di quei pochi grandi campioni in grado di vincere Giro-Tour-Vuelta. Se poi aggiungiamo che lo spagnolo deve ancora compiere 26 anni, si fa presto a dire che siamo di fronte al nuovo gigante del ciclismo professionistico.

venerdì 12 settembre 2008

Anglirù 2002: Il volo di Roberto Heras

L’ultima volta che la Vuelta de Espana fece arrivo sull’Alto de Anglirù fu nel 2002. Ma la prima apparsa di questa mitica salita è datata 1999 quando il compianto Jose Maria Jimenez andò a trionfare da grande scalatore. L’anno successivo fu la volta dell’italiano Gilberto Simoni, scalatore trentino che in quel finale di stagione lanciò un chiaro segnale in vista del 2001, anno della sua prima maglia rosa.
Il terzo fu un altro scalatore di nota fama. Se nel 1999 Roberto Heras era considerato dagli spagnoli una sorta di nuovo Pantani, capace di fare la differenza quando le pendenze si facevano ardue, negli anni seguenti ci furono conferme (vittoria della Vuelta nel 2000), ma anche scelte discutibili come il suo passaggio alla corte di Lance Armstrong alla Us Postal.
Uno dei più forti scalatori di inizio millennio faceva quindi il gregario al texano quando si trattava di correre il Tour de France e poi si presentava alla Vuelta con velleità di vittoria. Dopo un 2001 abbastanza deludente, Roberto Heras visse l’anno successivo da grande protagonista. Uscito da un Tour strepitoso (arrivò 9° correndo da gregario), si presentò a puntino alla Vuelta, cercando di riprendersela. I pretendenti erano davvero tanti e il favorito soprattutto uno, il secondo classificato del Tour, da tre anni sul podio della corsa francese, Joseba Beloki. E fu proprio Beloki a vestire la prima maglia oro usufruendo della vittoria della Once nella cronosquadre di apertura. Ma come l’anno precedente, Beloki accusò ben presto le fatiche del Tour dimostrando quanto sia difficile essere competitivi in due grandi giri nella stessa stagione. La maglia passò in poco tempo all’altra giovane promessa spagnola, Oscar Sevilla, voglioso di rifarsi dalla grandissima delusione dell’anno precedente quando Angel Casero lo beffò nella cronometro finale di Madrid. Il “nino” tenne la maglia per ben nove tappe, fino al giorno che sto per andare a raccontare. Negli anni successivi anche lui si perse finendo in poco tempo alla Telecom come gregario di Jan Ullrich.
Ma ritorniamo a quel 22 Settembre 2002, quando Sevilla indossa ancora la maglia amarillo, la sua ultima, guardandosi bene dalle insidie di uomini in forma come il compagno di squadra Aitor Gonzalez, disegnato da tutti come il nuovo mostro per le corse a tappe e lo scalatore Roberto Heras. La giornata è drammatica, la pioggia, il freddo e la nebbia la fanno da padrone. Cadono Guido Trentin e David Millar, quest’ultimo si ritira per protesta.
Vanno in fuga 24 uomini, fra questi il non ancora Ale-jet Petacchi, Bertoletti, Aggiano e Cioni. Ben presto la fuga si frantuma lungo le prime pendenze dell’Angliru, quando gli uomini Kelme si portano in testa per creare selezione in favore di Sevilla e Aitor Gonzales. Nel gruppo dei migliori ci sono ancora tre nomi importanti del panorama ciclistico italiano: Casagrande, Simoni e Di Luca.
A 7 km dal traguardo succede l’impensabile, si muove colui che nella carta è il meno accreditato a fare bella figura, Aitor Gonzalez. Ed è proprio lo scatto di Aitor Gonzalez a tagliare fuori il leader della corsa Oscar Sevilla nonché suo compagno di squadra. Accortosi del momento difficile della maglia amarillo, Roberto Heras provoca l’affondo decisivo transitando ai -5 km dal traguardo con 24” su Aitor Gonzalez e Beloki. Gli ultimi chilometri sono una marcia trionfale per Heras che crea il vuoto dietro di se entrando nell’immaginario della storia della Vuelta e del ciclismo in generale. In uno scenario da lupi, Heras vince e prima di vedere qualcuno tagliare il traguardo dietro di lui bisogna aspettare un minuto e mezzo, quando transita Beloki, primo dei terrestri. Terzo un italiano a cui è sempre mancata la fortuna nei grandi giri, il toscano Francesco Casagrande distanziato di 1’41”. Aitor Gonzalez, che aveva dato il la agli attacchi, cede nel finale accusando 2’16” mentre il compagno di squadra, ormai ex leader di classifica, limita i danni arrivando con 2’50”. Da ricordare il sesto posto di Di Luca e il settimo di Simoni, il primo sorpreso e fiducioso per un suo eventuale futuro da protagonista al Giro d’Italia, il secondo deluso anche da una stagione dal sapore amaro.
In seguito a questa giornata, Roberto Heras prenderà la maglia oro con 35” di vantaggio su Aitor Gonzalez con il quale ingaggerà una sfida al cardiopalma fino alla cronometro finale di Madrid dove, però, verrà nettamente sconfitto dal corridore della Kelme riportando alla memoria l’epilogo finale di dodici mesi prima quando a perdere allo stesso modo fu Sevilla, scavalcato dal corridore della Festina Angel Casero. Protagonisti diversi ma epiloghi uguali e a pagarne le conseguenze sempre due scalatori. Ma di quella Vuelta, io (e sicuramente i più), ricorderanno soprattutto il grande volo di Roberto Heras in cima all’Alto de Anglirù.

giovedì 11 settembre 2008

Bettini: il bis e la rabbia

Bettini: addio Quick Step

Inutile dire che il protagonista delle maggiori notizie di quest’oggi è Paolo Bettini. Si parla di divorzio con la sua storica e attuale formazione, la Quick Step. Ebbene si, il campione del mondo è stato preferito ad un corridore più giovane e dal futuro più lungo: Stefan Schumacher. Alla notizia dell’acquisto di Schumacher è Bettini ad accusare la squadra con queste parole “Avevano detto di non avere budget per rinnovare il mio contratto in scadenza, ma avevamo lasciato una porta aperta. Ora prendono Schumacher. Tutti i soldi evidentemente erano destinati a lui. A me niente. Mi sento offeso - ha ammesso Bettini - Non meritavo questo trattamento. A questo punto, escludo di poter continuare la mia carriera con loro. Prenderò altre squadre”.
Ma evidentemente il budget per tenere Bettini in squadra era talmente elevato rispetto a quello di Stefan Schumacher così che il team manager Patrick Lefevrè ha pensato bene di scegliere la via più economica puntando più sul futuro che non al presente.
Di risposta alla notizia di mercato inaspettata, il campione del mondo si è reso protagonista della dodicesima tappa alla Vuelta. Nella giornata che ha tagliato fuori dalla classifica Alejandro Valverde (rimasto attardato di molti minuti dal gruppo dei migliori), sono gli italiani ha dominare la corsa. La pioggia e il freddo incombono, la fuga di Casar, Hinault e Quinziato viene ripresa e così a decidere le sorti è il falsopiano finale dove Bettini centra il bis con la maglia iridata. Alle sue spalle altri tre italiani: l’eterno secondo Rebellin, un Cunego molto attivo e il già vincitore di una tappa e Ballan. Non c’è da aggiungere altro, l’Italia si fa prepotentemente sentire e il conto alla rovescia in vista del Mondiale è sempre più breve.
Domani riposo, Sabato l’Angliru che celebrerò a modo mio, ricordando i precedenti arrivi in questo picco dalle pendenze infernali.
A domani.

Aggiornamento Vuelta

Giornate intermedie in questa Vuelta dal percorso un po’ troppo fatto male. Gli organizzatori sono andati incontro alle esigenze dei turisti proponendo week end formidabili di montagna, ma lasciando nei giorni lavorativi una distesa di tappe monotone. Ad ogni modo, da tre giorni non succede praticamente nulla se non le solite fughe, alcune riuscite altre no. Leipheimer ha perso di nuovo la maglia, evidentemente gli fa schifo indossarla.
La maglia oro è ora sulle spalle di Egoi Martinez che grazie alla fuga di Lunedì è risalito in classifica ritrovandosi davanti a tutti per soli 11”. Probabilmente se la terrà fino al prossimo arrivo in salita. A vincere la tappa di Lunedì è stato Greg Van Avermaet il quale ha beffato grandi nomi italiani quali Rebellin, Nocentini e Cunego. Segnatevi questo nome perché, nonostante non sia facile da pronunciare e all’apparenza risulti ancora insignificante, potrebbe invece rivelarsi un gran corridore nelle stagioni future.
Passiamo alla tappa di Martedì che non ha riservato molte sorprese. Degno di nota lo scatto da finisser di Pozzato che però è stato neutralizzato dalla volata vinta da Sebastien Hinault. Nella tappa di Mercoledì con arrivo a Burgos il copione è stato simile. Parte una fuga, poi neutralizzata negli ultimi chilometri, quindi ennesima volata che dovrebbe, in teoria, vedere in Boonen il vincitore, invece alla sua ruota c’è un noto ex campione del mondo di nome Oscar Freire Gomez il quale rimonta e lo supera di mezza ruota centrando il suo undicesimo successo alla Vuelta. Un corridore di classe si vede anche in queste cose e nonostante una condizione da rivedere, Freire ha saputo prendersi un successo di tutto rispetto mettendo in allarme i suoi avversari del prossimo Mondiale.
La corsa spagnola proseguirà Giovedì con una tappa adatta di nuovo ai velocisti, Venerdì, invece, riposo in vista della tappa più dura, quella con arrivo sull’Angliru.

domenica 7 settembre 2008

A volte ritornano

MONCOUTIE RITORNA A VINCERE DOPO 3 ANNI

Ancora fughe alla Vuelta de Espana e quest’oggi, in una tappa dal chilometraggio esiguo e dalle pendenze dolci, è il francese David Moncoutie ad andare a centrare la vittoria.
Moncoutie, ex speranza del ciclismo francese che da tre anni non riusciva più a vincere nulla (l’ultima fu il 14 Luglio 2005 al Tour de France), ha quindi spezzato l’incantesimo aggiudicandosi la sua primissima vittoria alla Vuelta.
E mentre la cavalcata del francese va in porto, da dietro l’Astana induce i diretti avversari a un duro forcing lungo la salitella di Pla de Beret.
Le pendenze dolci di questa ascesa non hanno concesso distacchi abissali infatti la classifica è cambiata di poco. Si è mostrato un po’ di più Alberto Contador che ha attaccato portandosi dietro il redivivo Valverde e l'altro spagnolo Anton. Nella volata finale ad avere la meglio è stato Valverde che grazie alla conquista del secondo posto ha usufruito degli abbuoni di tappa accorciando così il suo distacco in classifica dal duo Astana. A 5” dal terzetto è arrivato il gruppo di Levi Leipheimer nel quale è riuscito a riagganciarsi verso gli ultimi chilometri Carlos Sastre, un po’ in affanno a Pla de Beret. Primo degli italiani Marzio Bruseghin, giunto sul traguardo con 1’23” da Moncoutie e confermando la sua miglior stagione in assoluto.
Chi ne ha fatto le spese è stato invece il vincitore di ieri nonché maglia oro fino a questa mattina, Alessandro Ballan che, pago della lunga fuga in quel di Andorra ha dovuto cedere il primato a Levi Leipheimer.
Il corridore statunitense che ha dominato pochi giorni addietro la cronometro, ora ha 21” di vantaggio su Contador, 49” su Valverde e 1’24” su Carlos Sastre. Decimo e primo degli italiani nella classifica generale Marzio Bruseghin con 3’35”.
Finito questo week end di fuoco, la Vuelta ritorna da domani con tappe ondulate ma non determinanti per gli uomini di alta classifica. Per ritrovare l'alta montagna bisognerà aspettare Sabato prossimo con l’arrivo sull’Alto de Angliru, tappa regina dalle pendenze proibitive e che svelerà le carte di chi vuole fare sua questa edizione della Vuelta.
Personalmente trovo questo percorso non azzeccato e nonostante le tappe decisive siano presenti in tutte e tre le settimane, rimango dell’idea che l’ultima settimana sia davvero troppo facile per creare un minimo di suspense finale. Il rischio è che si sappia già una settimana prima del termine il nome del vincitore finale.
A presto.

sabato 6 settembre 2008

L'esordio del blog

ALESSANDRO BALLAN 1° AD ANDORRA

Questo post tiene a battesimo il blog nel giorno in cui l’Italia gioisce per l’impresa di Alessandro Ballan alla Vuelta de Espana.
Il corridore veneto militante nella formazione Lampre ha scelto una giornata da lupi fuggendo dal gruppo in compagnia di Landaluze, Zandio, De Maar e Meersman.
I migliori lasciano fare così che, arrivati in prossimità dell’ascesa finale lunga una quindicina di chilometri, il veneto può gestire la corsa con un buon margine di vantaggio. Stacca i compagni di fuga che uno a uno saltano e s’invola verso l’arrivo di Andorra a braccia alzate.
Dietro, intanto, non succede praticamente nulla. I migliori si controllano, c’è chi resiste e chi non riesce a mantenere il ritmo. Sono sembrati brillanti i due capitani dell’Astana, Leipheimer e Contador, quest’ultimo che stacca i diretti rivali con un guizzo in prossimità della linea d’arrivo. Bene anche Sastre, l’ultimo vincitore del Tour de France ha tenuto il gruppetto dei “grandi” dimostrando una gamba ancora performante. Ma oltre a Ballan, a sorprendere nelle scuderie italiane sono stati Bruseghin e Rebellin i quali hanno pagato solo 26” (!!!) da un ventenne quale è Contador. Un Rebellin così competitivo nelle corse a tappe non lo si vedeva da almeno dieci anni.
Ha invece perso la maglia oro in fretta e furia il francese Sylvain Chavanel, in affanno probabilmente per le ostiche condizioni meteorologiche e anche per il suo non buonissimo rapporto con gli arrivi di montagna.
E’ parso lontano da una condizione da podio anche Alejandro Valverde il quale ha ceduto 50” a Contador ma tutto sommato si sapeva che la sua partecipazione alla corsa iberica era in funzione del campionato mondiale piuttosto che alla classifica finale della Vuelta.
Tirando le somme, la classifica è ancora corta. Come era prevedibile nessuno ha voluto sbilanciarsi più di tanto e alla fine mi è sembrato di rivedere la vittoria di Emanuele Sella in quel di Pampeago quando tutti i big lasciarono andare la fuga e nella rampa finale rimasero a controllarsi a vicenda rendendo il tutto abbastanza noioso. Speriamo non diventi una sorta di abitudine.
Alla prossima.