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domenica 22 agosto 2010

Campolongo - Gardena - Sella - Fedaia

Si era appena entrati nella seconda metà di Luglio quando, poco convinto, mi ero involato dalla cima del Falzarego con la voglia di dedicare ancora un giro a queste fantastiche montagne - le Dolomiti - che si offrono accoglienti fino al mese di Settembre.
E c’è solo da inebriarsi ed inchinarsi in questi salubri ed incontaminati scenari, talvolta bistrattati da chi vive di sola superficialità.
Nelle zone alpine, il mese d’Agosto non è da prendere sottogamba, le temperature cominciano a farsi più fresche rispetto alle settimane precedenti e la variabilità del tempo gioca spesso a sfavore.
Essendo l’ultimo assalto alle Dolomiti e quasi probabilmente anche l’ultimo giro di rilievo di questa annata, ho aspettato una giornata con un tempo meteo godibile. Di opzioni ne avevo a bizzeffe, lì per lì ero pure indeciso su quali strade prendere… Poi arrivò la giusta decisione.
Partenza ai piedi di sua maestà la Marmolada, così da limare eventuali ed inutili chilometri pianeggianti di a/r. Una partenza come tante altre, nel primo mattino, attorniato da una vasta quantità di vette imponenti, esaltate dalla visuale delle valli circostanti.
Salite in programma, cinque. Con me, ancora una volta, Manuel Pst.



Studio l’altimetria nel dettaglio e ne ricavo all’incirca una trentina di chilometri di salita, contro i 34 ca. del giro “Franche-Cereda-Rolle-Valles” affrontato oltre un anno fa. Itinerari e chilometraggi diversi, oltre ad un Valles assente nella parte finale del percorso, mi fanno intuire che oggi non sarà dura come quel giorno.
Così, scaricate le biciclette dall’auto e agganciate per bene le scarpe ai pedali, ci si appresta ad affrontare le prime pendenze verso Digonera e successiva rampa di quattro chilometri che porta al bivio della ss 48 dove svoltiamo verso Livinallongo del Col di Lana, località che anticipa quella di Arabba posta all'inizio del Campolongo, oltre che del più celebre passo Pordoi.
Ed è proprio il Campolongo il primo passo di giornata; breve e anonimo s’inerpica leggiadro su per il colle fino a scollinare a 1875 metri sul livello del mare.



Dal vapore mattutino dei primi chilometri ci involiamo nella discesa che porta a Corvara in Badia per poi svoltare verso Colfosco ed iniziare la terza salita, il passo Gardena (2121 mslm), lunga 8,5 chilometri con pendenze generalmente regolari (6,2% medio) e con punte massime del 10%.
Salgo regolare, in solitudine, senza alcun problema, attorniato da scenari fantastici; ritengo il Gardena uno dei passi dolomitici più belli in assoluto, sia per lo sfondo che avvolge l'ascesa sia per la visuale che si può ammirare guardando verso il passo Sella.



Dopo una breve pausa scendiamo nella gelida e ventilata discesa del versante opposto prima di imboccare la strada che porta in cima al passo Sella (2214 mslm): una salita breve, di cinque chilometri, ma con pendenze che spesso e volentieri si mantengono oltre l'8% medio.
Da questo momento entriamo nella seconda metà del giro, le gambe iniziano a farsi pesanti, lo stesso Manuel, in giornata no, una volta giunto sulla cima dell'incantevole passo, ammette di avere seri dubbi sul proseguirsi.
Gli faccio coraggio facendogli notare che il Fedaia dal versante di Canazei è tutto sommato "pedalabile".



Indossate le mantelline, ci si butta nella lunga discesa che termina in quel di Canazei. Tempo di riempire le borracce di acqua che è ora di ricominciare a salire per la quinta e ultima fatica della giornata, il passo Fedaia (2057 mslm). Solo a sentirne il nome c'è da spaventarsi ma il versante odierno, rispetto a quello di Caprile, è più facile.
I primi sette chilometri sono pedalabili e non prevedono grosse difficoltà, sono gli ultimi quattro a mantenersi sopra il 7%, prima di scollinare in prossimità del rifugio Castiglioni che anticipa il suggestivo lago Fedaia.
La strada prosegue larga, attorniata da una vasta quantità di abeti che emanano un piacevole odore di resina, mescolato a quello della fresca vegetazione. Durante l'ascesa mi improvviso gregario di Manuel in quella che si prospetta una sofferente scalata. Lo incito a continuare, non ha senso mollare adesso, quando mancano un paio di chilometri alla vetta.
Difatti, finita la salita proseguiamo nel breve altopiano che accosta il lago prima di indossare le rispettive mantelline antivento ed imbatterci nella discesa verso Caprile.
Che altro aggiungere, oggi il turismo si è fatto sentire: strade ultra trafficate e miriadi di persone in cima ai vari valichi - specialmente su Gardena e Sella – ad assaporare l'aria delle alte vette dolomitiche.

domenica 1 agosto 2010

Giro di mezza estate - Cima Campo


L’aria e la freschezza di queste giornate riporta alle settimane che anticipano l’Autunno, per la precisione a Settembre, che assieme a Maggio é il mese che mi trasmette le migliori sensazioni.
Cima Campo: questa la mèta odierna.
Mattinata fresca e soleggiata quella del primo giorno d’Agosto, ideale per il cicloturismo, con i primi quindici chilometri pianeggianti per scaldar le gambe in vista di Arsiè, laddove la strada si fa seria.
Passata la piazza della sopraccitata cittadina si comincia a pedalare in quelle dolci e continue pendenze che porteranno a Col Perer e poco più tardi sul Cima Campo.
La strada che si accinge a risalire il colle è lunga 19 km, quindici dei quali in salita; sono i classici valichi che mal digerisco e che ben degusta il mio compagno di pedalate, più idoneo alle salite durature e pedalabili.
Sono stati momenti nei quali ho perso la cognizione del tempo, circondato da una vegetazione luccicante di radiosi e mattutini raggi solari.
Superato Col Perer la strada si fa leggermente più disastrata e stretta, lo scenario circostante appare isolato e poco trafficato; macchine e moto passano lanciando, di tanto in tanto, qualche suonata di claxon come gesto di incitamento.
Per quanto concerne le altre caratteristiche dell'ascesa: i tratti peggiori li possiamo trovare nella seconda metà e spaziano dal 8 al 9% di pendenza, con vari settori ristoratori che male non fanno, in special modo se collocati negli ultimissimi chilometri, dove il panorama si apre a distese di pascoli e prati dai colori caldi e degni di un quadro di Van Gogh. La cima proietta a diverse visuali interessanti, una di queste è il lago del Corlo che ci appare nella parte finale dell'ascesa.
Dai 1440 metri del Cima Campo ci siamo poi involati, rigorosamente senza mantellina, nella strada che porta a Castello Tesino.
Discesa determinata dal confine Trento-Belluno, il tratto della carreggiata bellunese è a dir poco impraticabile, viceversa, una volta entrati nel trentino, le strade tornano ad essere ben tenute e con un asfalto che profuma di nuovo. Conclusa la discesa, siamo passati nell'affollato centro abitato di Castello Tesino munito di un fondo stradale in pavè niente male, poi lungo rettilineo ombreggiato verso il bivio per il Passo Brocon, ma visto che le gambe iniziavano a chiedere pietà, la scelta è stata quella di svoltare a destra e proseguire nella discesa che porta a Roà, Chioè quindi Pian del Vescovo e l’immancabile Ponte Serra prima di rientrare nel catino della valbelluna. Da quel momento, i pochi chilometri restanti per raggiungere il luogo di partenza, spaziavano perlopiù tra pianure ed impercettibili cavalcavia. Un'altra Domenica era archiviata.

Una visuale dalla cima del valico



Fontana con alpino in legno (zona Castello Tesino)

La savana di Arten

sabato 17 luglio 2010

Giau e Falzarego

PST Summer Tour - 5° tappa - Giau e Falzarego [70 km]

si ringrazia Manuel per le foto

Era da diversi mesi che quel passo, situato ai piedi di Nuvolau e Averau, m’intrigava.
L’altimetria parla chiaro: ci sono pochi momenti di riposo e la strada rimane pendente sino alla vetta.
L’anno scorso, di questi tempi, ci si apprestava a fare il simpatico e spettacolare Sellaronda, nulla a che vedere con l’altrettanto bello e più duro giro odierno.
Una scampagnata effettuata nei giorni scorsi mi ha suggerito una condizione discreta e presumibilmente in crescendo. Fatto sta che sarò attivo su queste pagine fino allo scadere dell'Estate, poi la mia stagione volgerà – penso - al termine, con la consapevolezza di aver fatto molta salita e pochi chilometri.
Andiamo con la quinta (e ultima?) puntata del Pst Summer Tour per un’Estate, già da ora, dura e indimenticabile.

Il caldo di queste ultime settimane ha sfibrato chiunque ma i mesi estivi sono belli proprio per questo aspetto; come l’Inverno brilla per l’immagine intatta e pura della neve, l’Estate s’esalta nelle splendide giornate soleggiate che trovano refrigerio nell'acqua cristallina del mare oppure nella freschezza delle vette rocciose.
A differenza delle ultime uscite, quella di oggi è stata caratterizzata da un clima ideale, con tanto sole e quel pizzico di venticello che ha mantenuto l’aria respirabile.
Partenza da Alleghe, quindi Colle di Santa Lucia (1485 mslm) da Caprile, salita di riscaldamento in vista delle altre due fatiche giornaliere.
Una volta imboccata la strada del passo Giau (2236 mslm), sono cominciati i dieci chilometri più ardui (9% medio) dell'intero giro. Salita composta da ben ventinove tornanti, presa con cadenza lenta e cauta, solamente dopo aver superato la parte centrale, ho osato aumentare il ritmo riuscendo a salire con ottime sensazioni fino alla sommità della strada.
Da diverse settimane e soprattutto durante l’ascesa, Manuel continuava a narrare della presenza delle “vacche del sole” ai lati del Giau: risultato? Volatilizzate nel nulla.
Dopo essere scesi a Pocol, abbiamo girato a sx iniziando a salire in quei dieci chilometri che portano sull’ultimo passo della giornata, il Falzarego (2117 mslm).
Una salita pedalabile, per passisti-scalatori, attorniata da montagne dalle delicate sfumature grigio-rosa che trasmettono, per chi vuole, una sorta di momentaneo incanto.
Il Falzarego, però, ha un difetto, è un tantino trafficato: una motivazione plausibile va certamente attribuita al fatto che questo passaggio funge da collegamento per la maggior parte delle zone turistiche di alta montagna: Cortina, Arabba, Val Badia ecc. La cima era una bolgia.
Una volta superato questo valico, il più era alle spalle; non ci è rimasto che inforcare le bicidacorsa e involarci nella lunga (e maestosa) discesa, prima di passare Caprile e terminare sulle rive del lago di Alleghe. Oggi le gambe giravano bene; sotto certi punti di vista è stato il giorno migliore dall'inizio dell'anno.

V. anche… http://acpstfeltre.blogspot.com/2010/07/pst-summer-tour-2010-giaufalzarego.html

giovedì 15 luglio 2010

Fedaia e Pordoi - altre foto

Le altre foto del giro di Domenica 11 Luglio 2010: "Fedaia e Pordoi"

Sculture a Rocca Pietore [foto di Manuel]


L'attacco di Manuel verso la Marmolada


Cartelli inquietanti


Finalmente in cima al passo Fedaia


I roboanti bestioni fermi come il lago


Pordoi, bandiere e monti pallidi [foto di Manuel]


Gruppo del Sella visto dal Pordoi

domenica 11 luglio 2010

Fedaia e Pordoi

PST Summer Tour - 4° tappa - Fedaia e Pordoi [75 km]

E arriviamo alla quarta tappa del pst summer tour, fino a questo momento la più prestigiosa. Avevamo affrontato la Staulanza, poi il Duran, degne salite, certo, successivamente il Lago di Calaita, non particolarmente conosciuto dai più e infine il Forcella Franche: ma nessuna di queste salite vale quanto le due affrontate quest’oggi.
Come succulento menù, un’asperità regina affiancata da un’altra più pedalabile ma pur sempre storica.
Investiti dal caldo di Luglio, non ci è restato che volare in alto, come gli scriccioli.

Ci si avvii, dunque, verso il racconto di una giornata all’insegna della fatica-passione, a seconda, con un occhio di riguardo a le maillot à pois.
Partenza da Alleghe nel primo mattino, anticipando le ore più calde e irrespirabili del dì di festa.
Passato Caprile abbiamo proseguito in una strada abbastanza dolce che ci ha portato dapprima a Rocca Pietore e successivamente al bivio per Sottoguda. Fin qui, tutto facile.
Da questo istante iniziavano otto chilometri di dolori… E dopo un avvio dalle sensazioni non del tutto buone, mi sono timidamente ripreso laddove le pendenze cominciavano a farsi serie.
Ho innestato un 34x25 che è divenuto fisso sino alla vetta. Passata Malga Ciapela si è entrati nella fase hot della salita, tre chilometri con una media superiore al 12%, ma stringendo forte i denti e superato anche questo tratto, ci si è immersi negli ultimissimi tre chilometri, altrettanto ardui. .
Dinnanzi a noi scenari a dir poco pittoreschi e un’atmosfera ideale per praticare attività fisica. Il Fedaia (2057 mslm) è stato il vero momento di pathos dell’intero giro, circondato da una dolce agonia.

un paio di tornanti

il lago FedaiaPassato il lago artificiale, ci siamo buttati a rotta di collo verso la località di Canazei. Era giunto il momento di scalare la seconda e ultima asperità della giornata: il passo Pordoi (2242 mslm).
Una salita spettacolare, attorniata da boschi e ruscelli e caratterizzata da una vasta quantità di tornanti, toccasana x delle gambe un po’ bastonate dalle precedenti fatiche.
Dopo un paio di chilometri che salivo, mi è sopraggiunto un dolore allo stomaco dovuto ad un colpo di freddo preso in precedenza mentre scendevo dal Fedaia, in poche parole, quella che si presupponeva una scalata tranquilla e agile, si è trasformata in qualcosa di poco piacevole, non solo per il colpo d’aria ma anche per la calura che iniziava a farsi sentire in quelle ore.
Paesaggisticamente parlando, questa zona mi ha folgorato in tutta la sua essenza grazie a quelle fantastiche opere d’arte denominate “monti pallidi”.

Pordoi-Sella centro direzionale


bellezze d'Estate

- Un uomo solo al comando, la sua maglia è biancoceleste, il suo nome è... -

Al cartello dei -2 alla vetta si è cominciato ad intravvedere una certa nuvolaglia che si avvicinava nelle zone circostanti: era il segnale che le annunciate perturbazioni pomeridiane iniziavano a farsi largo, tuttavia senza concretizzarsi del tutto.
Una volta in cima al passo, Manuel mi ha fatto notare che nei dintorni si stava svolgendo una gara ciclistica amatoriale, ovvero la cronoscalata Arabba-Passo Pordoi.
Dopo una breve sosta vicino al monumento dedicato al campionissimo, ci siamo involati verso Arabba. Il più era fatto anche se le minacciose nuvole che dominavano sopra il Falzarego non rassicuravano del tutto i nostri animi.
Superato Livinallongo del Col di Lana abbiamo girato a destra imbattendoci in una discesa che ben presto ci ha portati a Saviner di Laste e poco più tardi in quel di Alleghe.
Il tempo di caricare le biciclette nell’auto che ha cominciato a piovere: se non è culo questo.
Che altro aggiungere di questa uscita… bella e vissuta, per certi versi simile a quella di Sabato 3 Luglio, sia come meteo che come scenari.
Per i prossimi due weekend bisognerà valutare diversi aspetti. Di certo, per quanto timore possa suscitare, il passo Giau è un itinerario alquanto allettante.

sabato 10 luglio 2010

Passo Praderadego versante bellunese


Il Passo Praderadego dal versante bellunese inizia dalla località di Gus di Mel ed è diviso in due settori. Il primo tratto, lungo tre chilometri, porta in cima al paese di Carve, in una strada larga, ben tenuta e dalle pendenze che spaziano dal 7% al 10,5%.
Superata la località di Carve si prende la strada di destra che, per un chilometro e mezzo, scende sino a Valmaor.
Da Valmaor mancano oltre quattro chilometri alla cima del passo; quattro chilometri di sofferenze, sudore e fatica.
La carreggiata si fa piccola e mal tenuta, s’impenna senza pietà aggredendo il colle e immergendosi, per la maggior parte della scalata, nel fitto bosco.
I primi due chilometri sono i più duri in assoluto, raramente si va sotto il 10% e più frequentemente si sfora oltre il 15%.
Superato questo tratto, la strada spiana leggermente mantenendosi comunque oltre il 7% di pendenza.
Nonostante il chilometraggio esiguo, la cima sembra non arrivare mai. Il bosco che attornia e protegge la strada, impedisce qualunque contatto con il panorama circostante, creando al tempo stesso numerose ed accoglienti zone d'ombra.
Da Valmaor a Praderadego il dislivello è di 431 metri e la pendenza media del 9,7%; la cima misura 910 metri sul livello del mare e nei mesi estivi può essere il classico itinerario dove cercare un po’ di arietta fresca.


ps.
Da segnalare che l'ultimo chilometro del versante trivigiano è stato asfaltato.


sabato 3 luglio 2010

Campolongo e Valparola

Vista l’assenza di Manuel, oggi niente pst summer tour, così ho ben pensato di fare un giro dolomitico in “solitudine”.
Partenza da Saviner di Laste, a quel punto, passato Caprile, ho cominciato a pedalare in una strada ombreggiata e immersa nel verde. Dieci chilometri abbastanza dolci e freschi prima di passare il bivio [Pordoi-Falzarego] e girare a destra: direzione Arabba.
Fatta la prima salita e superato il bivio, ho iniziato ad incrociare una quantità spropositata di ciclisti da ambedue le direzioni (l’indomani ci sarebbe stata la Maratona delle Dolomiti).
Pedalo agile e senza affanni, anche se l’atmosfera cominciava a farsi rovente: 22 gradi ad Arabba (1580 mslm) nel bel mezzo della mattinata.
Una volta giunto nel centro della sopracitata cittadina, ho aggredito la seconda salita della giornata, il passo Campolongo (1875 mslm), corto ma birichino e soprattutto sovrappopolato di gran/medio fondisti.

pst fans club

scorcio di Dolomiti

Sceso in un’affollata Corvara, giro a destra per poi continuare verso La Villa e iniziare l’ultima fatica della giornata, il passo Valparola (2192 mslm).
Me ne mancavano sette alla cima quando ho iniziato a respirare male e a pedalare in modo legnoso: era l’ora del calvario.
Per quattro chilometri la strada non cala mai del 8,8% e raggiunge il culmine del 9,5% nel penultimo km.
Il paesaggio diviene lunare, la strada, attorniata da rocce e sassi,non permette alcun tipo di refrigerio, difatti più che a duemila metri sembrava di stare nel deserto Libico.
Il giro – e l’agonia – sono finiti una volta superato il Valparola, a quel punto mancava solamente la lunga e maestosa discesa del Falzarego prima di ritornare a Caprile.

Nubi sopra il Falzarego

domenica 27 giugno 2010

Valle del Mis

PST Summer Tour - 3° tappa - Valle del Mis [80 km]

Come terzo appuntamento abbiamo scelto la rocciosa Valle del Mis e le colline sovrastanti.
La partenza alle otto lasciava presagire una giornata soleggiata e molto calda… in effetti.
La strada che accosta il Lago del Mis è stretta e stracolma di gallerie, il panorama è tutt’altro che affascinante, sembra di stare rinchiusi in una strettissima gola che prosegue allungata. La superficie del lago, luccicante di un sole mattutino non ancora insistente, ha dato un tocco di vitalità in più alla prima parte del giro.
Superato il ponte che decreta l’inizio e la fine del lago, a seconda della direzione, abbiamo proseguito in una strada ruvida che accosta la parete rocciosa e un fiume.
Questi luoghi sono fantastici, specialmente nelle giornate soleggiate e permettono di evadere da tutto il resto immergendosi nella natura incontaminata.
La strada prosegue in falsopiano e alterna diverse gallerie scavate nella roccia prima di iniziare a pedalare nella salita che porterà a Tiser, ovvero il Forcella Franche.

Le suggestive gallerie scavate nella roccia


Il panorama dal Forcella Franche


Quanti tifosi!
Questo versante, al contrario di quello agordino, è degno di nota e le pendenze vanno anche oltre l’otto percento toccando il culmine prima del bivio che collega le località di Agordo e Gosaldo.
Prima di Tiser abbiamo incontrato due ciclisti che per la loro età salivano bene, uno di loro mi raccontava di essersi sciroppato tutto il percorso della Parigi-Roubaix e di aver visto parecchie bici da corsa rotte.
Passato il bivio ci siamo diretti verso Gosaldo, prima di ritornare indietro: un ritorno all’insegna del caldo torrido e afoso che ci ha prosciugato tutte le energie.
Per le Dolomiti, tutto è rinviato a Luglio.

domenica 6 giugno 2010

Lago di Calaita a/r

PST Summer Tour - 2° tappa - Lago di Calaita a/r [93 km]

Secondo appuntamento con il PST Summer Tour, questa volta nella valle di Primiero. Giornata calda, le temperature sono aumentate, l’abbigliamento estivo sfoggiato alle 8:30 del mattino ne è stata una prova.
Lasciato il feltrino abbiamo proseguito verso il Trentino Alto Adige alternando gallerie e una strada quasi sempre in falsopiano. Sarebbe una bella valle ma come dicevo prima, la presenza di traffico e gallerie è un punto a sfavore… il panorama comincia ad aprirsi solamente una volta arrivati alle porte di Imer, dove abbiamo svoltato a sx iniziando la prima salita di giornata, il Passo di Gobbera (988 mslm).
La strada larga e ben tenuta è attorniata da prati e tratti boschivi, prosegue senza mai eccedere nelle pendenze lungo i tornanti fino ad entrare nell’ultimo chilometro dove si accosta la parete rocciosa.
Sarà stata l’ora ma il caldo si faceva afoso quanto basta. Poi, breve discesa di seicento metri prima di svoltare a dx e iniziare la salita verso il Lago di Calaita (1620 mslm).
I primi chilometri sono abbastanza facili, fino al Rifugio Lozen si può pedalare senza troppi intoppi, sono gli ultimi quattro ad avere le punte peggiori. Si entra in un tratto boschivo, le pendenze s’impennano al 9,5% per almeno un chilometro e salgono ulteriormente prima all’11%, poi al 13%... 15%... 18% e anche oltre in alcuni punti. Definire questo tratto come proibitivo è alquanto limitativo.

18%? Anche di più...

il tratto più duro visto in discesa


Ad ogni modo, una volta usciti dal bosco la strada spiana e dopo un paio di tornanti si raggiunge il piccolo ma bello Lago di Calaita, dove in lontananza si possono ammirare le Pale di San Martino che danno quel tocco pittoresco in più.
La parte più noiosa è stata quella del ritorno, scesi dal lago e successivamente dalla Gobbera, abbiamo trovato un fastidioso vento contrario che ci ha soffiato contro da Imer fino a Ponte Serra.
In valbelluna il termometro segnava 30 gradi centigradi, l’afa e il sudore erano divenuti insistenti compagni di un giro che volgeva al termine.

Trovate il resoconto della giornata anche a questo link: http://acpstfeltre.blogspot.com/2010/06/pst-summer-tour-lago-di-calaita-tn.html

mercoledì 2 giugno 2010

Staulanza e Duran

PST Summer Tour – 1° tappa – Agordo, Staulanza, Duran, Agordo [70 km]

Oggi ha avuto avvio questa simpatica iniziativa dedicata alle fantastiche montagne dolomitiche. La partenza è stata collocata ad Agordo in una mattina nuvolosa e ventilata.
Le salite in programma due: Forcella Staulanza (1773 mslm) e Passo Duran (1605 mslm). Ma andiamo con ordine.
La strada che da Agordo prosegue verso Cencenighe Agordino è spaziosa, trafficata e prevalentemente in falsopiano, noi abbiamo girato verso Alleghe la quale è anticipata da una breve e leggera salita che porta nella cittadina bagnata dal lago.

Siamo poi arrivati a Caprile, a quel punto abbiamo girato a destra uscendo dal traffico e cominciando il Forcella Staulanza, salita che si divide in due settori, i primi sei chilometri (i più duri) che portano in quel di Selva di Cadore e i restanti cinque che terminano in cima al passo.
Le pendenze che anticipano Selva di Cadore arrivano a toccare anche il 9% e alternano un paio di gallerie accostando ruscelli e pini.
Arrivati a Selva abbiamo proseguito nel tratto pianeggiante che porta a Pescul, quindi abbiamo ricominciato a salire per altri cinque chilometri abbastanza dolci che s’inerpicano fino ai piedi del Monte Pelmo.

passaggio del valico


Monte Pelmo visto da Zoldo Alto


Scalato il forcella Staulanza siamo scesi verso Zoldo Alto e successivamente Dont prima di imbatterci nel più arcigno Passo Duran.
Ero curioso di scalarlo per farne un paragone col versante opposto. La strada stretta s’impenna senza pietà nei primi seicento metri sfiorando il 15%, poi “spiana” mantenendo oltre l’8% fino alla cima (apparte un chilometro nella località di Gavaz dove c’è un tratto di rilassamento).
La fatica ha iniziato a farsi sentire soprattutto nel tratto immerso nel bosco dove si spazia dall’8% al 10% di pendenza.
Questo versante di Dont l’ho trovato meno duro di quello affrontato in passato da Agordo, sarà che all’epoca avevo una bici in alluminio di 13 kg con il 39x25, ma nel complesso rimango dell’idea che il versante dell’agordino sia più arduo.
In cima al Duran il vento sussurrava pioggia e le nuvole in lontananza non promettevano nulla di buono, ma ormai mancavano tredici chilometri, i più facili essendo in discesa.
Come primo giro dolomitico della stagione mi è piaciuto, è mancato il sole e un clima estivo ma ci siamo divertiti lo stesso, nonostante i dieci giorni di inattività.

Vedi anche http://acpstfeltre.blogspot.com/

sabato 22 maggio 2010

Passaggio Monte Grappa

Riuscirà Sastre a mantenere un vantaggio di:

1'24" su Nibali
1'48" su Vinokourov
1'59" su Evans
2'16" su Basso

ma soprattutto... riuscirà l'iberico a recuperarne 5'27" su Arroyo?