martedì 30 settembre 2008

Tributo a Zabel

Questo post vuole essere l’ultimo saluto ad un grande campione che risponde al nome di Erik Zabel. In questi giorni di "dopo" Mondiale il velocista tedesco ha infatti annunciato di voler lasciare lo corse Venerdì prossimo.
Questa foto l’ho scattata a fine Maggio, durante la cronoscalata di Plan de Corones. Più che una tappa del Giro d'Italia ha tutta l'aria di essere una cronometro di ciclocross.




















Alla fine è arrivata la dura decisione anche per lui, l’irriducibile Erik Zabel, 37 anni, corridore di ferro, mai domo, uno di quei corridori che fanno parte dell’era degli anni 90. Se qualcuno sente nominare il nome Erik Zabel gli viene in mente un corridore sempre piazzato, difficilmente predatore di tappe. Ma il velocista della Milram ha saputo vincere tutto quello che un velocista aspira a vincere… Gli ultimi anni sono stati solo una prova della sua grande professionalità, ma il vero Zabel, quello vincente, portava i colori della Telecom.
Rappresentò, insieme a Mario Cipollini, Frederic Moncassin, Stuart O’Grady e Tom Steels le volate della seconda metà degli anni novanta. Ricordo che dal 1996 al 2001 fu il re incontrastato della classifica punti al Tour de France, vestendo per sei edizioni consecutive la maglia verde a Parigi.
Il suo palmares parla chiaro e lo fa entrare di diritto nella storia del ciclismo. Passato professionista nel 1992 (16 stagioni fa), fu scelto l’anno seguente come velocista della Telekom con la quale avviò un lungo periodo di grandi vittorie.
La prima vittoria di spicco è datata 1994: la Parigi-Tours, classica di fine stagione un tempo compresa nella mitica Coppa del Mondo.
Dal 1995 divenne uno dei migliori velocisti in circolazione, ricorderete le vittorie di Charleroi e Bordeaux al Tour de France. Seguirà un ’96 con altre due vittorie di tappe nella Grand Boucle e la prima conquista della maglia verde.
Nel Marzo del 1997, sfruttando la sua buona resistenza nelle salitelle, vinse la Milano-Sanremo, classica da lui sempre amata. Al Tour de France farà tris vincendo a Pau, Bordeaux e Plumelec e riconfermando per la seconda volta la maglia verde. L’anno seguente rivince di nuovo la Milano-Sanremo, poi, a Giugno, fa suo il campionato nazionale di Germania mentre al Tour de France sarà sempre piazzato nelle volate di gruppo vincendo ancora una volta la sua amata maglia verde.
Divoratore di chilometri, il nostro non ha mai vissuto stagioni in sordina e lo confermerà nel 1999 quando al Tour de France, senza vincere nessuna tappa, riusce a portarsi a casa la sua quarta maglia verde.
Il suo anno migliore rimane comunque il 2000, quando conquista per la terza volta la Milano-Sanremo. Seguiranno l’Amstel-Gold Races, la tappa di Troyes e la maglia verde al Tour de France. A Ottobre verrà premiato come vincitore della Coppa del Mondo, come solo i grandi predatori di classiche sanno fare.
Il sodalizio con la Telekom continua anche negli anni successivi e nel 2001 centra il poker storico alla Milano-Sanremo entrando per sempre nella storia del ciclismo. Nello stesso anno vince tre tappe al Tour de France e la sua sesta (ultima) maglia verde. Partecipa anche alla Vuelta a Espana e vince altre tre volate diventando così il numero 1 nel ranking Uci 2001.
Nel 2002, per la prima volta dopo sei anni, non vince la classifica punti al Tour. Si consolerà con una vittoria di tappa nella corsa francese, la classifica dei punti alla Vuelta a Espana e di nuovo la vittoria nel ranking UCI.
L’età avanza ma Zabel continua anno dopo anno a confermarsi il ciclista più regolare degli ultimi decenni. Nel 2003 vince per la seconda volta il campionato nazionale di Germania e poi coglie due vittorie alla Vuelta a Espana vincendo di nuovo la classifica punti. L’anno successivo trova la giusta forma soprattutto nel finale di stagione riuscendo a conquistare la sua terza e ultima maglia dei punti alla Vuelta a Espana oltre alla classifica di combinata. Ma già alla Milano-Sanremo aveva rischiato di fare il colpaccio, non fosse che all’arrivo, dopo aver esultato, il photofinish decretò vincitore Oscar Freire Gomez. E fu sempre lo spagnolo a sconfiggerlo sette mesi più tardi, questa volta al Mondiale di Verona.
Il 2005 segna la fine della carriera di Erik Zabel alla T Mobile (ex Telekom). Non viene convocato per il Tour de France ma si toglie la soddisfazione di vincere la sua ultima corsa con questo team prendendosi di nuovo la Parigi-Tours, undici anni dopo il primo successo.
Dal 2006 è diventato uomo fondamentale del Team Milram, formazione dedicata soprattutto al velocista del momento, Alessandro Petacchi. I due faranno subito amicizia e Zabel si metterà al servizio di quest’ultimo. Del 2006 ricordiamo soprattutto le due vittorie alla Vuelta a Espana e il secondo posto ai Mondiali di Salisburgo dietro Bettini.
Il 24 Maggio 2007 Zabel ha confessato di aver fatto uso di EPO prima di partecipare al Tour de France 1996, edizione fra l’altro che ha visto vincitore il suo compagno di squadra Bearne Rijs e come secondo il fenomenale e giovanissimo Jan Ullrich. Nonostante questa rivelazione, Zabel ha assicurato di aver usato EPO solo UNA SETTIMANA per poi rifiutarne l’assunzione spaventato evidentemente dagli effetti collaterali.
Quest’anno ho avuto modo di vedere Zabel in azione nella cronoscalata di Plan de Corones al Giro d’Italia e nella tappa dell’Alpe d’Huez al Tour de France. La cosa che mi ha impressionato è la sua forza rispetto agli altri velocisti quando le pendenze si fanno più ardue. Tanto di cappello per questo campionissimo tedesco che grazie alla sua disciplina e regolarità è riuscito ad apparire ai più ancor più grande del più famoso Jan Ullrich.

domenica 28 settembre 2008

Mondiale italiano

L'Italia domina: 1° Ballan 2° Cunego 4° Rebellin

Ed è di nuovo Italia, mai autoritaria come in questa occasione. Succede che negli ultimissimi giri vengono tagliati fuori i nomi più importanti della vigilia: Valverde, Oscar Freire Gomez, Erik Zabel, Boonen e Paolo Bettini sono già distanziati quando davanti alla corsa è in atto la fuga vincente. Tre italiani sono all'interno di tale azione, Alessandro Ballan, Davide Rebellin e Damiano Cunego. Nella salita finale dei Ronchi è Rebellin che screma il gruppetto dei migliori e più volte sia Ballan che Cunego tentano degli scatti incisivi. Dopo lo strappo sono rimasti in sei, gli altri stanno inseguono faticosamente qualche metro dietro. Ci sono tutti i requisiti per una volata ma così non è, a meno 2 km dal traguardo Alessandro Ballan apre il gas e promuove un'azione da finisseur.
Nessuno ricuce, Ballan se ne va così spedito verso la sua vittoria più prestigiosa di carriera, un campionato del mondo che fino a ieri poteva essere solamente una sorta di alternativa nel caso in cui Bettini non fosse stato della partita. E così è stato. Vince la volata del gruppetto Damiano Cunego, deluso per l'occasione perduta (ma ne avrà certamente delle altre) e allo stesso tempo contento per il compagno di squadra iridato.
In terza posizione il danese Matti Breschel il quale impedisce all'Italia uno storico tris sul podio, infatti Rebellin deve accontentarsi di un nuovo piazzamento, questa volta quarto.
Il Mondiale delle seconde linee, quindi. I più attesi, come già detto, si marcano troppo stretti e rimangono imbottigliati indietro e tagliano il traguardo con oltre quattro minuti di ritardo. Per Bettini gli ultimi chilometri sono un continuo esultare per la vittoria di Ballan, mentre i tifosi lo acclamano per l'ultima volta. Un passaggio di consegne, il "vecchio" capitano ha saputo rialzarsi quando i giovani hanno preso il largo. Nasce quindi da questa unione, fatta di molte punte e un unico nucleo, la nazionale di ciclismo più forte degli ultimi sette/otto anni.
Non ci rimane che salutare Paolo Bettini e augurare al nuovo campione del mondo una prossima stagione ancora più brillante di quella che sta per concludersi.
Saluti.

sabato 27 settembre 2008

L'anno degli addii

Bettini: "Corro il Mondiale e poi mi ritiro"

La notizia del ritiro di Paolo Bettini non mi ha sorpreso. Già da tempo il corridore toscano continuava a dire di volersi ritirare a breve, non pensavo così presto però. Ma dopo le recenti incomprensioni con la Quick Step e un'età avanzata quanto basta, il futuro ha cominciato a vacillare sempre più. Scelta giusta? Probabilmente la scelta più prudente. Trentaquattro anni, professionista dal 1997, mancherà al panorama professionistico come del resto mancherà il tedesco Erik Zabel da Venerdì prossimo...
Paolo Bettini, nato passista e con una notevole classe per le corse in linea, nella sua carriera è riuscito a vincere praticamente tutto quello che un ciclista delle sue doti può aspirare.
La svolta di Bettini avviene quando passa dalla Asics alla Mapei, era il 1999. Da quel momento diventerà un vero e proprio predatore di classiche. Compagno di squadra di Michele Bartoli, a quel tempo ancora considerato il migliore italiano per le corse in linea, riuscì ben presto a carpire alcuni segreti e come si dice in gergo "superare il maestro" o il capitano.
La prima vittoria di spicco internazionale è datata 2000: una strepitosa Liegi-Bastogne-Liegi, sogno di una vita. Qualche mese più tardi vince la 9° tappa al Tour de France. Caso vuole che quella rimanga la prima e anche l'ultima vittoria al Tour, da allora, solo piazzamenti nella corsa francese, nonostante le molte partecipazioni successive. A Ottobre arriva secondo al Mondiale di Lisbona, da molti ricordato come il Mondiale delle polemiche e delle doppie facce.
L'anno successivo vince il Campionato di Zurigo e la Coppa Placci, nel 2002, invece, vive una vera e propria stagione all'insegna dei successi: 13 vittorie stagionali.
Ricorderete il bis alla Liegi-Bastogne-Liegi quando, insieme al compagno di squadra Stefano Garzelli, riuscì a staccare tutti e giungere sul traguardo a braccia alzate. Nella stessa stagione vince il Giro del Lazio, la Coppa Sabatini e grazie anche al secondo posto del Campionato di Zurigo, vince la sua prima Coppa del Mondo.
Dal 2003 la Mapei diventà l'attuale Quick Step con cui Bettini si toglierà le maggiori soddisfazioni ciclisticamente parlando. Sette vittorie stagionali dominando la Coppa del Mondo per la seconda volta. Vince la Milano-Sanremo giocando in coppia con il fido Paolini, poi a Giugno diventa campione italiano su strada. Con il tricolore fa sue la classica di Amburgo, la classica di San Sebastian e arriva terzo al campionato di Zurigo.
Ormai considerato il re delle classiche, Bettini si presenta al 2004 come l'uomo da battere. Non si smentisce, fa sue 11 corse. Vince la Tirreno-Adriatico, dimostrando di avere buone caratteristiche anche nei giri brevi, poi fa sue una tappa al Giro di Svizzera, una al Mediterraneo, il G.p. di Camaiore mentre non riesce a vincere nessuna prova di Coppa del Mondo, nonostante il successo nella classifica finale. E' infatti terzo all'Amstel Gold Race, secondo a San Sebastian, Amburgo e Zurigo. Si inventa comunque la magia annuale, ad Agosto vince le Olimpiadi di Atene entrando ancora di più nel olimpo del ciclismo.
Da campione olimpionico riparte per la stagione successiva e non si smentisce. Partecipa al Giro d'Italia e dopo aver vinto la 2° tappa, veste la maglia rosa per quattro giorni. Vincerà la classifica a punti finale vestendo il ciclamino a Milano. Dopo tantissimi piazzamenti rivince per la seconda volta il campionato di Zurigo, quindi si impone in una tappa alla Vuelta a Espana. A Ottobre porta a casa una corsa che mancava nel suo palmares, il Giro di Lombardia.
Nel 2006 è secondo alla Liegi-Bastogne-Liegi, si impone in un due tappe alla Tirreno-Adriatico poi ritorna al Giro d'Italia e vince la 16° tappa vestendo per la seconda volta consecutiva la maglia ciclamino a Milano.
A Giugno diventa per la seconda volta campione italiano, si impone con il tricolore nella 2° tappa della Vuelta a Espana ma poi, come che non bastasse, cambia di nuovo maglia. Il tricolore l'ha già vestito una volta e lui ora ambisce all'iride. Si laurea infatti campione del mondo in quel di Salisburgo, quattro anni dopo Cipollini. E' l'apice di una carriera già stellare. E con la maglia di campione del mondo domina per la seconda volta consecutiva il Giro di Lombardia lasciando pensare a buoni propositi per il 2007.
Ma il duemilasette non è un anno particolarmente brillante. "Solo" tre vittorie per il campione del Mondo. Poche ma buone diranno i più. Dopo mille piazzamenti vince una tappa alla Vuelta a Espana e a Stoccarda si inventa un numero destinato a diventare storia. Diventa per la seconda volta campione del mondo su strada. Il Mondo ce lo invidia, lui continua a vincere anche se l'età avanza. Quello delle ultime due stagioni, cioè il Bettini campione del mondo, a mio modesto parere, è stato potenzialmente meno forte del Bettini degli anni precedenti al 2007. Caso vuole, però, che proprio nel giorno del Mondiale sia riuscito a compiere i numeri di un fuoriclasse. Tanto di cappello. Nel 2008 non si notano molte vittorie di spicco, le migliori sono il Trofeo Matteotti e le due tappe alla Vuelta a Espana. Domani lascia. Da vincente o da sconfitto? Una cosa è certa, calerà il sipario da campione.

Ecco il percorso...

...adatto a corridori completi e con uno spunto veloce












Mi è appena passata sotto le mani l'altimetria del Mondiale così ho avuto l'idea di postarla andando a valutare il tipo di percorso e se sarà davvero selettivo.
Sono 17,350 chilometri che si sviluppano nella cittadina di Varese. La partenza e l'arrivo saranno situati all'interno dell'Ippodromo. Si verrà a creare un dislivello di 3405 metri, simile quindi ad una tappa ondulata di un grande giro. All'interno ci saranno due salite interessanti, la prima è quella del Montello lunga poco più di un chilometro e con una pendenza media del 6,5%. Ci sarà poi una discesa che porterà alla seconda salita, quella dei Ronchi situata ai -4 km dal traguardo. E nonostante non abbia pendenze elevate (solo 4,5%), è lunga oltre 3 chilometri e questo potrebbe bastare per sparpagliare il gruppo.
Quindi da non sottovalutare come percorso, contando che i giri saranno 15 per un totale di 260,25 km, la corsa, se affrontata in modo offensivo, potrebbe davvero essere selettiva e riservata a nomi di grande spicco.
Secondo me non vincerà Paolo Bettini, sarebbe troppo bello per l'Italia il tris consecutivo ma francamente lo trovo quasi impossibile. Bettini sarà super marcato e poi in circolazione, specialmente nella fortissima formazione iberica, ci sono corridori in forma, pronti a giocare non solo una o due punte come invece, probabilmente, farà l'Italia.
L'augurio è che si venga a creare una corsa emozionante e non soft a privilegio dei velocisti. Gli uomini di spicco e a cui dovrà stare attenta l'Italia sono molti. Dipenderà dalla forma, si sa che quando arriva l'Autunno, in molti sono logorati dalla stagione appena corsa e si rivelano inesistenti al Mondiale. Ma se ci sono davvero nomi pericolosi per domani questi sono quasi tutti spagnoli, capaci di uno spunto buono in salita e veloci negli sprint: Valverde sarà il più temibile ma attenti a Oscar Freire Gomez il quale, se non verrà staccato, sarà sicuramente l'uomo più accreditato per il successo finale. Ci saranno poi il campione olimpionico Samuel Sanchez, un buon aiuto anche per i capitani e Contador che però farebbe bene a puntare al Mondiale di Mendrisio del prossimo anno, più adatto alle sue caratteristiche.
Attenti anche a Erik Zabel il quale, se sarà in forma, sarà difficilmente staccato e quindi se la giocherà allo sprint... La Germania ha poi Wegmann, Burghardt e Schumacher, tre corridori tutt'altro che fermi. Sarà sicuramente la terza formazione più pericolosa dietro Italia e Spagna.
Altri nomi che potrebbero rivelarsi temibili, ma anche in questo caso dipenderà dalla forma, saranno i fratelli Schleck, specialmente Andy e poi Van Avermaet, il giovane belga che fino a qualche settimana fa pedalava più che bene alla Vuelta. Non dimentichiamo il francese Chavanel, quest'ultimo già visto nella prova a cronometro dando evidenti segni di una forma ancora buona. Chi vivrà vedrà, magari vincerà un corridore non di spicco, magari vincerà invece il più atteso ma una cosa è certa, l'Italia non dovrà puntare solo ed esclusivamente su Bettini.

giovedì 25 settembre 2008

Grabsch, che sorpresa

Vince il mondiale a cronometro
Ed ora arriviamo alla settimana iridata che ha avuto inizio Martedì con la grandissima vittoria di Malori nella prova a cronometro under 23. Oggi è stata la volta della cronometro elite che alla vigilia aveva due favoriti principali: il primo Levi Leipheimer, re delle cronometro alla Vuelta fino ad una settimana fa e poi l’australiano Michael Rogers, già vincitore tre volte dei mondiali a cronometro. E invece no, è stato il giorno delle sorprese, come spesso accade. Vince il tedesco di 33 anni Bert Grabsch che dopo anni e anni di professionismo ha acquisito quella forza e quella esperienza tale per poter raggiungere tale risultato. Alle sue spalle uno sconosciuto, il campione canadese Sven Tuft chiude la prova contro il tempo a 42” da Grabsch dimostrando una grandissima forma, basti pensare che durante la prova è incappato in una foratura.
Medaglia di bronzo alla seconda punta degli Stati Uniti, David Zabrinskie ha concluso con 52” dal tedesco e con 13” di vantaggio dal compagno di squadra Levi Leipheimer, quarto e grande battuto di giornata.
Gli italiani, come si poteva immaginare, non sono riusciti a centrare le primi dieci posizioni. Tredicesimo Marco Pinotti a 1’34”, quattordicesimo Manuel Quinziato a 1’36”. Ma se le posizioni non sono state “buone”, la prova non è certo da buttare via se contiamo che i due sono finiti a poco più di quaranta secondi dal podio.
Degna di nota la prestazione di Toni Martin, tedesco ventitreenne capace di un settimo posto a 1’16”, lo segue l’altra speranza del ciclismo, Janez Brajkovic nono a 1’25”. Lontano dai tempi d’oro il trentunenne britannico David Millar ottavo a 1’25”, stesso tempo di Brajkovic e di Chavanel. Dodicesimo il pluri campione iridato a cronometro Rogers a 1’33”, quindicesimo un altro ex iridato, Sergei Gontchar (37 anni) finito dietro i due italiani a 1’38”.
E’ stata quindi la giornata delle sorprese, la mancanza di Cancellara ha aperto agli altri molte prospettive facendo andare i pronostici su chi, evidentemente era più stanco o fuori forma rispetto agli altri. A giovarne Grabsch, ciclista che in un’età di maturazione atletica ha messo a centro quello che per molti specialisti è l’obiettivo di una carriera.

Armstrong all'Astana?

E alla fine Lance Armstrong ufficializza il suo patetico ritorno ripetendo che correrà per la lotta contro il cancro quando dietro ci sono mille altri interessi visto che non serve di certo il suo ritorno per promuovere tale cosa.
Chiusa prima parentesi.
Il texano correrà come prevedibile con l’Astana, la squadra che ha come ds il suo storico amico Johan Bruyneel.
La squadra “kazaka” che dispone già attualmente della formazione più forte in assoluto, andrà quindi ad incrementare ulteriormente la sua potenza. Ma siamo sicuri che qualcuno, dopo aver saputo dell’arrivo di Armstrong, non voglia cambiare aria?
L’americano esordirà a Gennaio in Australia per poi partecipare ad altri quattro, cinque giri prima del Tour de France. Tutto come ai vecchi tempi in pratica. Premettendo che Armstrong sia davvero rimasto simile ai livelli dei suoi precedenti anni d’oro, allora la squadra dovrebbe fin da subito, conoscendo le sue reali potenzialità nei giorni precedenti alla corsa francese, preparare una formazione stile Us Postal con una vasta gamma di corridori al suo servizio.
Cosa che appare difficile, basti pensare che nel team corrono nomi noti del panorama internazionale quali Andreas Kloden, ex gregario del grande rivale di Armstrong (Jan Ullrich) e Alberto Contador, astro nascente capace di vincere negli ultimi due anni Tour, Giro e Vuelta. Siamo sicuri che questi corridori vorranno correre nella stessa squadra di Armstrong? Penso di no, specialmente se parliamo di Contador. A quest’ultimo dico “Vattene, è giusto che tu abbia il tuo spazio da capitano senza dividere il tutto con un ciclista che da un momento all’altro potrebbe rivelarsi il tuo nemico più arduo da sconfiggere”.
Di grandi campioni al servizio del texano ce ne sono già stati troppi. Roberto Heras, per esempio, che preferì lo stipendio della Us Postal diventando gregario quando invece avrebbe dovuto impegnarsi per staccare l’americano in salita. E anche vero che altri buoni corridori un tempo gregari di Armstrong decisero di cambiare aria, disegnandosi (giustamente) capitani di altri team: Hamilton, Livingston, Landis, lo stesso Heras ecc. Lo stesso dovrebbe fare Contador, andarsene via già da subito, non accettare questa situazione ma avere le palle di trovarsi un team dove ripartire e lanciare la sfida al Tour de France 2009, contro l’Astana della premiata ditta Armstrong- Bruyneel. Ma purtroppo è tutta utopia, gente coraggiosa ce ne è sempre meno.

domenica 21 settembre 2008

Contador: Tour, Giro, Vuelta

Ma in futuro sarà degno di questi 4 fuoriclasse?














La foto qui sopra immortala i cinque corridori che hanno avuto la forza e la fortuna di vincere almeno un Giro d’Italia, un Tour de France e una Vuelta a Espana.
Negli anni sessanta a riuscirci fu Jacques Anquetil, vincitore di cinque Tour e tre Giri, primo nella corsa spagnola nel 1963, anno in cui riuscì nella doppietta Tour-Vuelta.
Il secondo a riuscire in tale impresa fu il nostro italiano Felice Gimoni, allora astro nascente, già capace di vincere un Tour de France nel 1965 e tre Giri d’Italia, Felice ebbe l’occasione di vincere la Vuelta nel 1968. Dopo Gimondi arrivò l’uragano Eddy Merckx. Il cannibale, come sappiamo, nella sua breve carriera vinse praticamente tutto. Cinque Giri, cinque Tour e una Vuelta nel 1973, anno in cui, come Contador quest’anno, il belga fece la doppietta Giro-Vuelta.
Bernard Hinault fu il terzo gigante. Il francese vinse cinque volte il Tour de France, tre volte il Giro d’Italia e come che non bastasse, due volte la Vuelta. Il bretone si impossessò della maglia oro nel 1978 e nel 1983, e nel ’78, come Anquetil, riuscì a fare doppietta Tour-Vuelta. C’è da dire che dalla prima edizione, datata 1935, fino alla metà degli anni novanta, la Vuelta a Espana era una corsa che si svolgeva nel periodo primaverile così che risultava più ardua l’accoppiata Giro-Vuelta (riuscita a Merckx), piuttosto che quella Vuelta-Tour.
Era dal 1983 che un corridore già vincitore di Giro e Tour non vinceva anche la Vuelta. Secondo me sono quelle cose che fanno bene al ciclismo, da prendere come esempio. In una generazione che ha fatto del calendario una cosa assai risicata nella quale i grandi campioni lavorano in funzione di pochi mesi di corse all’anno, questa doppietta di Contador dimostra che si può essere competitivi per più mesi durante la stagione, onorando quest’ultima come si deve.
Passiamo alle altre classifiche della Vuelta. Il vincitore della maglia a punti è stato il giovane belga Greg Van Avermaet mentre la classifica dei G.P.M. è andata al francese David Moncoutiè che a 33 anni, probabilmente, fa capire che con una mentalità diversa avrebbe potuto aiutare il ciclismo francese con prestazioni più degne. La combinata è andata di nuovo a Contador, il madrileno aveva infatti vinto sull’Alto de Anglirù con una maglia bianca, quella del detentore di tale classifica.
Infine classifica squadre: in una Vuelta dominata dall’Astana è la squadra di Alejandro Valverde, la Caisse d’Epargne a fregiarsi di tale titolo, confermando e bissando il successo dell’anno scorso.
Chiusa quindi la Vuelta meno combattuta degli ultimi anni si volta pagina e si ritorna in Italia, precisamente in Lombardia, a Varese, dove la prossima settimana ci saranno i campionati mondiali su strada. La stagione si fa fredda, ormai ci stiamo avviando verso l’Autunno, ma il ciclismo non si ferma, non quello professionistico per lo meno. Ancora molte corse interessanti aspettano di essere viste e valutate.
A presto.

sabato 20 settembre 2008

A Leipheimer la cronoscalata

A Contador la Vuelta

E arriviamo all’epilogo finale della Vuelta di Spagna, primo appuntamento che ha inaugurato questo blog. Oggi, cronoscalata di 17 km, troppo pochi per cambiare le posizioni di classifica. Gli Astana si sono confermati i numeri uno ma Alberto Contador ha leggermente vacillato contro il compagno di squadra Levi Leipheimer. Dopo 8 km l’americano guadagna 11 secondi sullo spagnolo il quale ne può amministrare ancora 67”. Comincia la salita ma Leipheimer continua ad andare nettamente più forte degli altri. Al km 12 il distacco di Contador è rimasto invariato ma saranno gli ultimi 5 a fare la differenza: la maglia oro paga 36 secondi dal compagno di squadra Leipheimer. Alberto Contador, come previsto vince la Vuelta a Espana e conquista la doppietta Giro-Vuelta in questo suo strepitoso 2008. Levi Leipheimer, vincitore delle due cronometro e per alcuni giorni leader di classifica, si deve accontentare del secondo posto a soli 46” di distacco dal madrileno.
Quest’oggi ha brillato anche Alejandro Valverde, terzo con lo stesso tempo di Contador, quarto Sastre a 1’02” mentre il primo degli italiani, manco a dirlo, è Marzio Bruseghin a 1’31”.
Nella classifica finale Sastre mantiene il terzo posto a 4'12” da Contador, quarto Mosquera a 5’19”, quinto Valverde a 6’00”, poi Rodriguez 6’50”, Gesink 6’55”, Moncoutie 10’10”, Martinez 10’50” e decimo Marzio Bruseghin a 11’56”.
La Vuelta continua anche domani ma come sappiamo, l’ultima tappa è una passerella dove i nostri arriveranno tutti insieme in un volatone generale.
Analizzando la tappa odierna abbiamo visto un Leipheimer davvero bionico nelle prove contro il tempo. A molti sorgerà il dubbio “Ma se Leipheimer non era compagno di squadra di Contador, avrebbe potuto vincere la Vuelta?”. E’ una di quelle domande che non trovano mai una risposta concreta. Una cosa è certa, questo Contador non è uomo da grandi distacchi, tutt’altro, è molto ragioniere e sembra amministrare nel migliore dei modi i distacchi più risicati (vedi anche Tour 2007 o Giro 2008). Certo, non deve essere stata una grandissima fatica per il madrileno vincere una Vuelta nella quale si è trovato a combattere contro un suo potenziale alleato. Gli avversari militanti nelle altre squadre non si sono mai dimostrati all’altezza, Sastre era stanco e ha già fatto tanto salendo sul gradino più basso del podio, Mosquera ha i suoi limiti, non può competere contro certi nomi mentre Valverde è discontinuo e chi ha questo difetto non potrà mai ambire ad un successo finale nelle grandi corse a tappe. E’ stata quindi la Vuelta dell’Astana che giorno dopo giorno ha costruito il primo e secondo posto nella generale, cosa non facile se ci pensiamo bene…
Per il 2009 crediamo che non ci sarà questa ampia egemonia da parte della squadra “kazaka”, perlomeno non in questi ampi termini. Incombono di fatto in questo mese alcuni ritorni eccellenti, sorvolando Lance Armstrong che potrebbe pure far parte dell’Astana stessa, l’altro grande ritorno sarà quello di Ivan Basso. Contador è stato molto forte a vincere i tre maggiori giri negli ultimi due anni ma ci siamo mai chiesti contro chi ha corso e contro chi correrà nel futuro? Non voglio sminuire Contador, anzi, è un grandissimo campione ma i campioni si dimostrano tali soprattutto nelle sfide più difficili. E stiamo certi che le sfide più ardue dell’attuale maglia oro sono quelle che non ci sono ancora state. Lo spagnolo è già entrato nella storia del ciclismo, ora sta a lui confermare di essere il numero uno nelle grandi corse a tappe contro avversari del suo calibro.

venerdì 19 settembre 2008

Vigilia della cronoscalata

Contador vs Leipheimer: una non sfida













La Vuelta in questi giorni è proseguita con tappe che non hanno fatto né caldo né freddo alla classifica generale. Insomma, cinque giorni abbastanza noiosi da quel punto di vista. Contador ha mantenuto la maglia oro, come prevedibile, non ci sono state cadute e i nomi importanti che hanno lasciato la corsa lo hanno fatto solo ed esclusivamente per preparare il Mondiale di Varese: vedi Bettini o Freire Gomez.
Lunedì a vincere è stato Garcia Da Pena che ha staccato i compagni di fuga verso i chilometri finali e guadagnando quattordici minuti in classifica generale risalendo fino al 13° posto.
Il giorno successivo volata di gruppo con Tom Boonen che ha sconfitto Filippo Pozzato per mezza bicicletta. Mercoledì altro successo per la bionica Quick Step. Se a sprintare non c’è Boonen allora i Quick Step propongono altre giuste alternative: Wouter Weylandt, ventiquattrenne e molto atteso per il futuro degli sprint.
Ieri, invece, la fuga è andata in porto. Non poteva essere altrimenti visto che c’erano ben 18 ciclisti rappresentanti dei migliori team. Fra questi spiccano i nomi di Flecha, Van Avermaet e Paolo Bettini che nel dopo corsa saluta tutti e se ne va a preparare il Mondiale. A vincere, però, è stato Erviti, il giovane spagnolo di Pamplona che ha sconfitto l’irlandese Roche, non Stefan bensì Nicolas (il figlioletto).
Oggi ennesima fuga e dopo giorni e giorni di nulla abbiamo rivisto qualche scaramuccia fra gli uomini di alta classifica. A muoversi è stato dapprima Sastre e poi Mosquera. Ma alla fine non succede nulla di sorprendente e Arroyo batte il compagno di fuga Kyrienka staccandolo in un piccolo tratto di salita verso gli ultimi chilometri. Il gruppo chiude a 11”.
E se questa settimana non ha offerto opportunità per poter dare l’ultimo assalto alla maglia oro, domani le cose ritorneranno a farsi determinanti per l’esito finale. La cronoscalata di 17 chilometri lungo la salita dell’Alto di Navacerrada sarà quindi l’ultimo confronto fra Leipheimer e Contador. I primi 9 chilometri saranno facili e alterneranno pianura o falsopiano. Di salita ci saranno invece gli ultimi sette ma con pendenze non impossibili e questo andrà in favore di chi è in riserva. Credo ne verrà fuori una tappa non troppo importante e dai distacchi abbastanza contenuti. Non cambieranno in modo esagerato le posizioni di classifica, a meno che qualcuno non vada completamente fuori giri. Non c’è da escludere il tris per Alberto Contador visto che in queste prove è tutt’altro che fermo. Ad ogni modo, la sfida si profila già da ora Astana: Leipheimer contro Contador, quest’ultimo che può amministrare 1’17” in 17 chilometri, 8 dei quali in salita. Io dico che vincerà ancora una volta Contador, dimostrando la sua superiorità nei confronti degli avversari trovati in questa Vuelta a Espana.

Di seguito la classifica attuale prima della cronoscalata:

Alberto Contador 73h54’38”
Levi Leipheimer 1’17”
Carlos Sastre 3’41”
Ezequiel Mosquera 4’35”
Robert Gesink 5’49”
Alejandro Valverde 6’
Joacquim Rodriguez 6’11”
Egoi Martinez 8’56”

E l’altimetria dell’Alto de Navacerrada, direttamente dal sito ufficiale della Vuelta

mercoledì 17 settembre 2008

Italia: le convocazioni per il Mondiale

Non ci sarà Danilo Di Luca


Le convocazioni degli azzurri ai mondiali sono sempre soggette a critiche e lamentele in favore di chi non viene convocato. Anche quest’anno non sono mancate le polemiche alla notizia della non convocazione di Danilo Di Luca. Il capitano della Lpr che ha corso un Giro d’Italia fra alti e bassi causati soprattutto dalla turbolenta vicenda doping nella quale è stato assolto lo scorso Aprile, non parteciperà al Mondiale di Varese. Poteva essere la seconda punta dopo Bettini e invece il NON invitato alla Vuelta, deve rassegnarsi all’ennesima delusione di una stagione agrodolce. Scelta a parer mio sbagliata, Di Luca si stava avvicinando al Mondiale in modo concreto e avrebbe sicuramente portato una garanzia in più. A lui non mi rimane che augurare un finale di stagione all’altezza in altri scenari.
Insieme a Di Luca starà a casa anche Filippo Pozzato ma tutto sommato quest’ultimo ha corso un Tour de France incolore e nonostante abbia vestito la maglia oro per un giorno alla Vuelta non merita come altri il posto in nazionale.
Ma andiamo ad analizzare i nove nomi che faranno parte della rosa. Partiamo dalla convocazione più scontata ovvero il campione in carica Paolo Bettini che, come è giusto che sia, partirà con il numero uno cercando di centrare un tris che, nonostante l’attuale buona condizione, ad oggi appare un po’ improbabile vista la marcatura a uomo che dovrà subire dagli avversari.
Altro vecchio senatore sarà Davide Rebellin, corridore di esperienza che alla Vuelta ha dimostrato di viaggiare forte e sono sicuro che al Mondiale potrà dire la sua, più come aiutante che come possibile punta.
Passiamo ai gregari: i due della Quick Step, Andrea Tonti-Matteo Tosatto e il magnifico trio Lampre con Damiano Cunego, Marzio Bruseghin e Alessandro Ballan. Questi ultimi tre potrebbero dire la loro, Cunego e Ballan come vice leader e Bruseghin come grande gregario in funzione dei capitani.
Ci saranno poi altri due aiutanti, Luca Paolini dell’Acqua e Sapone e Gabriele Bosisio della Lpr. Le riserve: Leonardo Bertagnolli della Liquigas e Francesco Ginanni della Diquigiovanni ventitreenne vincitore dell’ultimo Giro del Veneto.
Nella prova a cronometro vacche magre: Marco Pinotti (Team Columbia) e Manuel Quinziato (Liquigas) cercheranno di fare del loro meglio contro i colossi internazionali.
In definitiva, il ct Franco Ballerini ha creato una formazione equilibrata e poco contestabile. Se è vero che non bisogna mettere troppi galli nel pollaio, allora le esclusioni di Di Luca e Pozzato appaiono leggermente più sensate… Certo, puntare di nuovo su Bettini era probabilmente la cosa più scontata, d’altra parte il toscano in Spagna ha dimostrato di esserci ancora. Nonostante ciò, però, preferirei vedere in primo piano soprattutto i convocati appartenenti alla nuova generazione… Se bisogna davvero puntare su qualcuno, questa volta, è bene dare uno sguardo ai nomi più giovani.