lunedì 17 maggio 2010

Il punto sulla 1° settimana di Giro

Momento + della prima settimana: le maschere di fango sulle strade bianche della Toscana


Tiriamo le somme di questa prima settimana di Giro

1° Alexandre Vinokourov: parte bene nel cronoprologo, veste per un giorno la maglia, la perde e la riprende nel giorno di Montalcino (strade bianche). Per ora tiene anche in salita ma la verifica vera e propria l’avrà da Domenica prossima.

2° Cadel Evans 1’12”: Parte meglio di tutti i big ma cade e nella cronosquadre cede ancora qualcosa a diversi avversari. Ma a Montalcino è il più forte. Comunque è ancora presto per dire che è l’uomo da battere.

3° Vincenzo Nibali 1’33”: da come ho capito non è qui a pettinare le bambole, quindi, quella maglia rosa che ha perso a Montalcino potrebbe essere a portata di mano laddove le gambe migliorassero ulteriormente nell’ultima settimana. Contador insegna.

4° Ivan Basso 1’51”: per ora non si è mai sbilanciato e non ha dimostrato nemmeno doti particolari in nessun settore. Aspetterà la terza settimana e un tracollo del kazako?

5° Marco Pinotti 2’17”: una prima settimana alla grande, specialmente a Montalcino. Con una cronometro nella seconda settimana avrebbe potuto sperare di rimanere a galla per più tempo. Difficilmente potrà tenere le ruote dei migliori sulle Alpi.

6° Richie Porte 2’26”: La SaxoBank orfana dei gioielli si affida a questo ciclista giovane e per ora sorprendente quanto basta. Da tenere d’occhio. Ha un nome da star di Hollywood.

7° Vladimir Karpets 2’34”: dopo una buona prima parte, è andato malaccio sul Terminillo quindi non può essere visto come un pericolo per chi vuole portarsi a casa la rosa.

8° Stefano Garzelli 2’47”: mi sorprende ogni giorni di più, soprattutto se ne valutiamo l’età. Brillante a Montalcino, uno dei pochi ad allungare sul Terminillo… Che altro aggiungere. Avanti così.

9° Damiano Cunego 3’08”: finalmente abbiamo rivisto un Cunego ad alti livelli e se la condizione migliora, un posto nei cinque può essere fattibile. La terza settimana è adatta alle sue caratteristiche.

10° Michele Scarponi 3’09”: Era ora che provasse a fare classifica… sfortunato a Montalcino, uno dei pochi a fare qualcosina sul Terminillo… Vediamo se tiene le tre settimane.

21° Carlos Sastre 8’10”: lontano anni luce da quel corridore che 12 mesi fa vinse Petrano e Vesuvio. Le Alpi saranno la sua ultima àncora di salvezza in un Giro cominciato nel peggiore dei modi. Aggiungo che quasi sicuramente sta pagando i cinque mesi di inattività dell'autunno-inverno '09.

domenica 16 maggio 2010

Passo Brocon da Ponte Serra

E finalmente con Manuel si è saliti, dopo due rinvii dovuti a diversi motivi. Abbiamo sfruttato una giornata fresca e soleggiata - che di questi tempi è rara come le mosche bianche - per un giro di novantadue chilometri.
Che dire del Passo Brocon (1616 mslm). Quando da Ponte Serra ci si sposta sulla sinistra e si comincia a salire verso la località di Pian del Vescovo, tutto appare facile. Superato il bivio e presa la direzione opposta a quella di Lamon, ci si immerge in un verde primaverile contornato di fiumi e rocce che ti estraniano da tutto il resto.
La salita è divisa in due pezzi, la prima di 7 km, abbastanza regolari tra il 6-7% in una strada larga e attorniata da rocce e alberi che porta nelle località di Roà e Castello Tesino.
Arrivati al fatidico bivio si può scegliere se andare a Castello Tesino (a sx) o proseguire in cima al Passo Brocon (a dx). Da questo momento mancano 10 km alla cima e le pendenze iniziano a farsi più serie rispetto a quelle trovate in precedenza, La strada larga e ben tenuta prosegue attorniata da tratti boschivi e rocce, con qualche casa o punti di ristoro di tanto in tanto.
Le pendenze si mantengono sempre sopra il 6% toccando punte massime del 10% in dei brevi tratti.
Non è esattamente una salita proibitiva, anzi, è molto simile a quelle affrontate al Tour de France, prosegue regolare senza concedere troppi momenti di tregua.
Finite le pendenze si procede per un paio di chilometri nel breve altopiano che porta al cartello del passo che collega la valle del Vanoi alla località di Castello Tesino.
Una salita interessante, non estremamente spettacolare per quanto riguarda il panorama circostante ma siamo immersi in una natura che trasmette molta tranquillità e relax, soprattutto di 'sti tempi poco affollati. Alcuni dati tecnici dell'ascesa: 21 km di salita, 1257 metri di dislivello, si termina a 1616 metri sul livello del mare.
Da provare anche da Canal san Bovo, nei prossimi mesi.

Castello Tesino visto dal passo Brocon (-10 alla vetta)


ultimi tornanti (-3 alla vetta)


venerdì 7 maggio 2010

Vedo, stravedo, prevedo


Quale sarà l’identità misteriosa che vestirà la maglia rosa in quel di Verona? Lo deciderà la strada ma oggi come oggi possiamo già intuire i quattro volti più accreditati:

IVAN BASSO
E’ fin da ora il mio favorito per la conquista del Giro d’Italia. Lo vedevo messo meglio di Pellizotti, almeno come esperienza nel settore “vincere grandi giri”. Lui sa bene come vincerlo anche se non abbiamo di fronte il Basso di quattro anni fa. La regolarità potrebbe essere il suo punto di forza quando sarà l’ora di tirare le somme nella classifica finale, ma deve essere più pimpante di quello del 2009. E ad essere sinceri, l’uscita di scena di Pellizotti gioca impercettibilmente a suo favore.
Possibilità di vittoria: *****

CALOS SASTRE
E’ un percorso per scalatori e lui, nonostante l’età, è lo scalatore più forte dell’intero mazzo. In suo favore, oltre alla moltitudine di asperità, ci sarà un numero ridotto di chilometri contro il tempo, pur rimanendo che un ciclista che ha vinto il Tour non ha paura delle crono del Giro.
Aspettiamolo soprattutto negli arrivi in salita, se sarà il Sastre dell’anno scorso, la vedo dura per chiunque.
Ps. Nel sondaggio ho votato lui
Possibilità di vittoria: *****

CADEL EVANS
L’australiano non ha mai vinto un grande giro e questo percorso non rende completamente grazia alle sue caratteristiche. E’ un corridore completo, come Basso e più di Sastre, giocando di regolarità può far venire fuori qualcosa di importante. Non dimentichiamoci che ha già vestito la maglia rosa al termine di una tappa dolomitica quando era agli albori della bdc. Ma sono sicuro che riuscirà a non vincere, era troppo in forma le settimane scorse per poter reggere a quei livelli fino al 30 di maggio.
Possibilità di vittoria: *****

ALEXANDRE VINOKOUROV
Non corre un grande giro dal 2007 e questo influirà sulle sue possibilità di vittoria, infatti, secondo me il kazako non vincerà la corsa rosa, al limite potrà ambire a vincere una prova contro il tempo e tentare di non perdere troppo terreno nelle tappe di montagna. Prevedo un tracollo nella terza settimana.
Possibilità di vittoria: ***

DAMIANO CUNEGO
L’incognita. Ma questa volta con meno pretese rispetto agli anni scorsi. Le stagioni passano e il corridore veronese si distacca sempre più dal mondo dei grandi giri. Il percorso è adatto alle sue ex caratteristiche, peccato che gli avversari da battere siano psicologicamente e fisicamente più carichi di lui. Potrebbe subentrare nella lista favoriti colmando il vuoto dell’improvvisa assenza del delfino di Bibione. Da non sottovalutare ma nemmeno da prendere troppo sul serio. L’ho messo perché andava messo, punto.
Possibilità di vittoria: **

FRANCESCO MASCIARELLI
Tutti i maggiori favoriti sono “vissuti” e nati prima del ’80, quindi ci voleva il giovane di turno. Classe 1986, diciassettesimo l’anno scorso e soprattutto scalatore in un Giro nel quale ci sono molti regolaristi completi ma pochi scalatori puri. E’ chiamato in causa per stupire visto e considerato che sembra già tutto scritto per quanto concerne il gruppo dei migliori.
Possibilità di vittoria: *

VINCENZO NIBALI
Lo squalo sostituisce il delfino e lo fa all’ultimo minuto, quando la preparazione ha già preso una determinata piega in funzione della campagna del nord (prima) e il Tour (poi). Motivo per cui non lo vedo uomo capace di rimpiazzare Pellizotti per quanto riguarda l’alta classifica. Ha la consapevolezza che se pedala forte a Maggio, pedalerà meno bene a Luglio. Molte meglio aiutare Ivan Basso e preservare le energie per l’Estate.
Possibilità di vittoria: **

GILBERTO SIMONI
Il guru del gruppo all’ultima partecipazione dopo oltre dieci anni di fatiche nelle parti alte del gruppo. Uno dei pochi superstiti dell’era novanta capace di stupire fino aD un paio di annate fa. La vedo molto dura per lui, ma può tentare una fuga da lontano.
Possibilità di vittoria: nessuna

STEFANO GARZELLI
Dieci anni dopo aver conquistato il suo unico Giro d’Italia, l’ex gregario del pirata si appresta all’ennesima avventura rosa. L’anno scorso è stato molto bravo a piazzarsi sesto ma da anni la sua professione è quella di cacciare tappe movimentate e devo dire che anche per quest’anno ha il lavoro assicurato.
Prossibilità di vittoria: nessuna

Altri outsiders:

Michele Scarponi, Marzio Bruseghin, Domenico Pozzovivo, David Moncoutie, Christian Vandevelde, Eugeni Petrov, Linus Gerdemann ecc.

lunedì 3 maggio 2010

Sondaggio "Chi vince il Giro?"


Sarà la volta del canguro?


Conclusosi oggi il sondaggio “Chi vince il Giro d’Italia?”. Lettori, visitatori e semplici passanti hanno così espresso le loro preferenze:

Cadel Evans 7 voti 29%
Franco Pellizotti 5 voti 20%
Carlos Sastre 3 voti 12%
Ivan Basso 3 voti 12%
Riccardo Riccò 3 voti 12%
Altro (Cunego, Vinokourov ecc…) 3 voti 12%

Quindi sembra Cadel Evans il gigante da abbattere in questo 2010, soprattutto ora che Pellizotti non sarà al via, come del resto l'altro italiano dalle gambe pericolose: Riccardo Riccò. Il cast dei partenti ha perso lustro rispetto alle aspettative di inizio anno, ci si appende a quei tre quattro big internazionali presenti sperando che venga fuori qualche sorpresa dalle retrovie (Masciarelli?)
Tre voti per Basso e Sastre i quali vengono visti meno pericolosi rispetto all’australiano, tre voti anche per l’opzione “Altro” grazie alle recenti prestazioni di un Vinokourov evergreen.

Per Sabato avevo preparato i pronostici dedicati al Giro ma dopo le ultime news dovrò riarrangiare il tutto e postarlo all'ultimo minuto evitando così altre brutte sorprese. Questo ciclismo lascia sempre l’amaro in bocca.

mercoledì 28 aprile 2010

Castello Tesino da Grigno

Domenica 25 aprile ’10

BL-VI-TN, queste le province toccate in un chilometraggio identico a quello dell’uscita di Enego, sfiorando i cento.
Una giornata semiestiva valutandone le temperature che ci hanno investito. La partenza è stata veloce, nei primi otto km ho succhiato le ruote ad un paio di ciclisti incontranti occasionalmente poco dopo la partenza, quindi ho proseguito in solitudine incrociando un numero spropositato di biciclette: perfino un gruppo di trenta ad Arsiè.
Verso Fastro, mentre mi accingevo a superare due cicloturisti, più turisti che ciclo, ha attraversato la strada una biscia che sono riuscito a non schiacciare allargando la traiettoria nel bel mezzo della via sentendomi il claxon di un automobilista che mi era dietro.
Una volta a Fastro, ho scorto in lontananza il campanile di Enego, del quale ho un ricordo molto recente.
Sceso giù per la scale e superato Primolano, mi sono accodato ad un gruppo di ciclisti che dopo pochi chilometri ho dovuto salutare, precisamente a Grigno dove ho girato a destra iniziando a salire lungo la salita che si collega con Castello Tesino (905 mslm).
Una salita che mi ha appassionato fin dai primissimi tornanti e che accosta per gran parte della strada la parete rocciosa, alternando anche qualche galleria. Questa asperità di nove chilometri e mezzo al 6,5% medio, rimane pendente fino al tratto roccioso e spiana solamente una volta entrati in quello più aperto che porterà di lì a poco a Castello Tesino.
Nonostante non disprezzi il caldo, quello di oggi mi ha davvero sfibrato, sarà che era il primo della stagione e non ne ero ancora abituato, ma mi ha cotto per tutta la seconda metà del giro.
Tuttavia, a Castel Tesino le temperature erano di 14 gradi centigradi, si stava decisamente meglio rispetto alle valli sottostanti… Ma bisognava scendere e in fretta visto che ero entrato in una crisi abbastanza accentuata nella quale mi si presentavano dei sintomi pessimi: respiro affannoso e striature di sangue nel catarro.
Ho proseguito fino al bivio per il Passo Brocon (vedi foto) e dopo una discesa incostante che mi ha portato a Ponte Serra, sono rientrato in valbelluna dove mi attendevano 25 gradi centigradi… il tutto prima di tornare a casa molto stanco. Una giornata nella quale ho dovuto tirare fuori la grinta e la forza di volontà dal momento che non stavo per nulla bene di salute. Ora periodo di pausa per rimettermi in sesto.

Era l’ultimo girodel mese che sta per finire. Con l’arrivo di Maggio, sarà la volta del Brocon?

mercoledì 21 aprile 2010

Santuario di Oropa 2007

Danilo di Luca padrone ma non troppo
3° a 8"


Andy Schleck la rivelazione
10° a 40"

sabato 17 aprile 2010

Enego e ritorno

Per questo week end l’intenzione era quella di fare un giro che incrementasse il fondo e così è stato, con tanto di espatriata nella provincia di Vicensa. Le temperature erano favorevoli e spaziavano dai quindici ai venti gradi centigradi, il cielo non era messo male, anzi, apparte alcune nuvole minacciose appollaiate dietro le vette, sembrava tutto stabile.
Sono partito poco dopo le dieci "usando", come consueto riscaldamento per le gambe, i primi chilometri ondulati nei quali ho avvertito un leggero fastidio al vasto mediale del quadricipite.
Immerso nel tratto boschivo che anticipa Fastro, ho iniziato a percepire sensazioni positive e così mi sono involato senza troppo pudore giù per le Scale di Primolano dove al primo tornante mi è partita la ruota posteriore, causa l’asfalto maltenuto e sporco di sabbia, riuscendo tuttavia a riprendere il giusto bilanciamento della bicicletta ed evitare di rovinare a terra. Ma come caspita si fa a tenere una strada in quelle condizioni!?
Raggiunto Primolano, ho girato a destra iniziando la salita di undici chilometri che porta nel centro abitato di Enego.
Una salita facile, da passisti, che raramente presenta tratti fastidiosi, non a caso la pendenza media è del 4,7%.
Paesaggisticamente parlando, non mi è piaciuta, non offre nulla di particolare e il contorno spazia tra prati e colline comuni. L’ho presa in modo agile per salvaguardare la condizione in vista del ritorno e soprattutto per non forzare la gamba dx che non è ancora al top dopo la contrattura di una decina di giorni addietro.


Mentre salivo, il sole si era fatto più tenue e nelle valli delle vicinanze si cominciava ad intravedere aria di pioggia, difatti una volta arrivato nella bella cittadina di Enego il tutto era nuvoloso.
Breve break nel quale mi sono alimentato a dovere per affrontare senza spiacevoli imprevisti il ritorno a casa. Sceso poi in quel di Primolano, sono salito su per le Scale, tre chilometri non troppo impegnativi che terminano a Fastro, dove ha iniziato a piovere e tirare una brutta aria.
Fermatomi ad Arsiè per mettere mantellina e gambali, ho inforcato la bici sotto una pioggia sempre più fitta che è rimasta tale per almeno venticinque chilometri. Arrivato a Feltre il cielo si è riaperto e sono potuto ritornare a casa senza grossi fastidi, ma ormai ero grondante. Questo è Aprile.
Novantasei chilometri pedalati in quattro ore superando di qualche metro i mille di dislivello. Per la prossima settimana l’intenzione è quella di fare un giro simile ma non troppo, salire a Castello Tesino da Grigno, ascesa mai fatta come del resto non avevo mai fatto quella odierna di Enego.

domenica 11 aprile 2010

Grandine

L’uscita di oggi è stata dimezzata per le condizioni meteorologiche avverse incontrate lungo la strada. La mattinata si presentava soleggiata ma fredda e con delle nuvole abbastanza minacciose che spuntavano dietro le spigolose pre Alpi, così la decisone è stata quella di rimanere nei dintorni (quaranta chilometri) e debbo dire che non ce ne siamo per nulla pentiti, valutando quello che è venuto a crearsi dalle undici in poi.
Lasciato alle spalle il “frastuono” dei centri abitati, ci siamo inoltrati in quella strada che s’inerpica leggiadra su per il colle collegando la valle del feltrino a quella del fiume Cismon. Per non farla troppo lunga, oggi siamo saliti a Croce d’Aune e mentre si pedalava , nulla sembrava minaccioso, anche se il sole iniziava a farsi pallido e le nuvole aumentavano di volume.
Come si suol dire, gli inconvenienti nel ciclismo sono sempre dietro l’angolo e non vanno sottovalutati, come non va sottovalutata la salita odierna che prosegue attorniata da una vasta quantità di alberi per gran parte dell’ascesa, prima di scollinare sul valico divenuto famoso grazie anche a Tullio Campagnolo.
In montagna nulla è certo, soprattutto se nella vallata c’è un sole col sorriso durban’s e dietro alle vette ci sono delle serie e nemmeno troppo ferme nuvole grigie che potrebbero fare il tutto o il niente, a seconda delle correnti.
Giornata presa tranquillamente, d’altra parte venivo da una contrattura muscolare e pedalare in salita dopo tre giorni dall’inconveniente, secondo i manuali sportivi, non è cosa buona e giusta. Ma volendo sfatare il non sfatabile, ho seguito l’irresistibile richiamo delle sirene amalgamandomi in quei nove chilometri, poco meno, al sette virgola otto % medio.
Tre quarti d’ora e si era in cima, con un cielo divenuto nuvoloso e un’atmosfera strana, nonostante la calma apparente che aleggiava nei dintorni.
Sarà stata la sosta al bar per la cioccolata calda, sarà stato che, in effetti, qualcosa in quel cielo non tornava, sta di fatto che in pochi minuti quella presunta calma superficiale si era trasformata in piccoli chicchi di ghiaccio provenienti dai cumulonembi già citati in precedenza.
Saltata l’’idea di scendere dall’altra parte del valico, per me e Manuel si presentavano dinnanzi due scelte, o aspettare l’esodo della perturbazione oppure sfidarla.
In lontananza, la valle splendeva ancora di quel sole lucente che ci aveva accompagnati in precedenza: non ci è rimasto altro da fare che mettere la mantellina e involarci giù per la discesa. Le sensazioni che vengono a crearsi dentro al ciclista congelato che inforca il suo strumento – in questo caso – di tortura, mentre il freddo lo attanaglia e i “proiettili” di ghiaccio lo colpiscono senza pietà, sono comprensibili solo da chi si è già trovato in condizioni simili o peggiori.
Dopo tre chilometri, la grandine si era tramutata in leggera pioggerellina, dopo altri tre l’asfalto era tornato asciutto e il peggio era passato.
Una volta a valle, alzando lo sguardo verso le montagne, la decisione è stata inevitabile, ovvero tornare alle rispettive case anticipando così l’imminente diluvio che stava per arrivare.

lunedì 5 aprile 2010

Ancora San Boldo

Ancora lui, ma in un giro completamente diverso rispetto a quello di venerdì, apparte il tratto Tovena-San Antonio.
La mattinata si preannunciava tutt’altro che favorevole, il cielo era grigio, la strada bagnata e come se non bastasse, ad affievolire questo quadretto, c’erano dei corvi che svolazzavano di qua e di là in cerca di cibo di cui saziarsi.
Trovatomi con Manuel dopo otto chilometri, si è partiti nella trafficata e monotona strada che congiunge la valbelluna e la marca trevigiana.
Tutto tranquillo nei primi chilometri che anticipano Vas e che accostano in una strada dritta e lineare il fiume Piave.
Passato il cartello “Benvenuti a Treviso: se la vedi ti innamori”, si svolta a sinistra e cominciano i mangia e bevi.
Il primo è quello di San Vito, che anticipa Valdobbiadene, dove chiedo a Manuel quale via voglia prendere, quella più nervosa e breve oppure quella facile ma più lunga; la scelta cade sulla prima.
Così, usciti indenni dal mercato che inframmezzava la cittadina, si imbocca una strada che evade dal casino generale e spazia tra le piantagioni di uva (ideale sarebbe un’uscita ad agosto/settembre finalizzata solo ed esclusivamente per i grappoli).
E’ tutto un su e giù per diversi chilometri e ciò rende il proseguimento tutto fuorché noioso, allietato da paesini pittoreschi dei quali ricordo con particolare piacere quello di Santo Stefano, situato poco prima dello strappo che porta a Combai.
Inutile dire che in queste zone, di ciclisti ce ne sono a bizzeffe. Raggiunto Combai si scende di un paio di chilometri e si pedala dapprima a Follina e più tardi a Cison di Valmarino dove c’è l’inquietante cartello Praderadego 7.
Noi proseguiamo dritti in una strada in falsopiano che diventerà più ardua causa un vento contrario che ci perseguiterà anche nei primi chilometri del San Boldo.
Finalmente il cielo si fa più sereno, anche Tovena è oramai questione di poche pedalate, a quel punto si comincia a salire per quei sei chilometri già scalati tre giorni addietro.
Tutto bello, apparte l’ultimo chilometro con i semafori che rompono sonoramente le scatole… e non solo.
Le sensazioni di scalata sono state più buone rispetto all’altro giorno. Dalla cima Si scende di un paio di chilometri, si risale brevemente in quel di Sant'Antonio e si prosegue verso il paese del libro, dove cominciano gli ultimi chilometri che alterneranno pianura, falsopiani e qualche salitella.
Oggi siamo andati contro ogni pronostico meteorologico partendo con sei gradi e un cielo molto cupo e tornati con un sole e delle temperature ideali per praticare sport. A referto ottantacinque chilometri, San Boldo fatto due volte in quattro giorni e per uno come me che ama la varietà e il varietà, direi che per ora può bastare, difficilmente ci tornerò nei prossimi mesi.

domenica 4 aprile 2010

Aspettando il Giro...

 
ricognizione in auto sul Monte Grappa

chiuso il versante di Semonzo

il 22 Maggio sembra ancora lontano
Buona Pasqua